Unabomber è un bombarolo seriale non identificato, autore di numerosi attentati dinamitardi commessi nelle regioni italiane del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia tra gli anni 1990 e 2000. La sua strategia, priva di un chiaro movente, consisteva nel collocare ordigni esplosivi improvvisati in luoghi aperti al pubblico, che hanno procurato lesioni e menomazioni a chi ne è rimasto vittima. Il nome Unabomber è stato utilizzato dalla stampa italiana in analogia con il caso dello statunitense Theodore Kaczynski.

Le azioni attribuitegli sono, secondo le ricostruzioni, 31 o 33, distribuite su un arco temporale che va dal 1993 al 2007, con un periodo di quiescenza tra il 1997 e il 1999 compresi. L'autore (o gli autori) delle azioni è sempre stato ignoto, non ha mai rivendicato i suoi atti, non ha mai lasciato tracce tali da portare alla sua identificazione ed ha causato danni in una vasta zona dell'Italia nord-orientale, incentrata sull'asse Pordenone-Portogruaro-Lignano Sabbiadoro.

Il suo caso è una delle vicende di cronaca nera che più hanno impressionato l'opinione pubblica italiana a cavallo fra gli anni 1990 e gli anni 2000, per l'inestricabilità, l'apparente irrazionalità e il terrore instillato nella popolazione dagli attentati, capaci di ferire obiettivi casuali e indifesi. L'autore, inoltre, ha colpito spesso in occasioni festose e più di una volta ha avuto come bersaglio i bambini.

Il personaggio Il soprannome Nel 2005 il direttore del Gazzettino Luigi Bacialli decise di ribattezzare l'attentatore con il soprannome Monabomber, mutuato dall'espressione volgare in lingua veneta mona, usata, in senso figurato, per etichettare una persona sciocca. La scelta intendeva screditare il personaggio ed evitarne la gratificazione: in questo senso fu condivisa da firme autorevoliMichele Serra. . La Repubblica, 16 marzo 2005, p. 18. ma rigettata da altre, che la ritennero una violazione della deontologia giornalistica. L'appellativo incontrò inoltre la contrarietà degli stessi giornalisti del Gazzettino, che si rifiutarono di utilizzarlo negli articoli,Comitato di redazione del Gazzettino di Venezia. . Corriere della Sera, 17 marzo 2005, p. 43. del sindacato dei giornalisti del Veneto e della Federazione Nazionale Stampa Italiana.. La Repubblica, 15 marzo 2005, p. 4. Nel luglio 2006 Bacialli fu sostituito alla direzione da Roberto Papetti e la testata ricominciò ad utilizzare il nome Unabomber.

Le attività Unabomber colpiva con regolarità, ma non è ritenuto un serial killer, poiché le sue azioni non hanno mai causato direttamente nessun decesso e probabilmente erano finalizzate non ad uccidere ma a ferire, anche se più volte hanno sfiorato l'esito mortale; potrebbe non essere considerato propriamente neppure un terrorista, avendo agito per moventi oscuri e non rivendicando i gesti criminali e il loro significato. Gli inquirenti ritengono tuttavia possibile attribuirgli l'aggravante della finalità di terrorismo,Giovanni Minoli e altri. . La Storia siamo noi, 25 marzo 2009. che però non è mai stata inserita in un'imputazione formale o in una sentenza. Ad alcune vittime di Unabomber lo Stato ha riconosciuto un risarcimento in denaro, come in genere avviene per le vittime di atti terroristici. La prima donna gravemente ferita, Anna Pignat, è deceduta nel 2008 senza averlo ricevuto; l'hanno ottenuto invece Anita Buosi (90.466 euro), Ludovica Gianni (38.418) e le due bambine di nove e sei anni ferite nel 2003 e nel 2005 (rispettivamente 190.455 e 53.786 euro).. La Nuova di Venezia e Mestre, 28 ottobre 2010.. La Repubblica, 13 aprile 2008, p. 21.

Unabomber è ricercato per una serie di reati inerenti a lesioni personali di varia gravità e per tentato omicidio.

L'ultimo episodio criminale ricondotto ad Unabomber risale al 28 ottobre 2007; la lunga inattività si presta a svariate interpretazioni. Tra le possibili spiegazioni vi sono quelle secondo cui l'attentatore potrebbe essere morto, oppure potrebbe essere stato arrestato ed incarcerato per un altro reato e non identificato, oppure potrebbe aver perso l'interesse a colpire o essere semplicemente in pausa.Massimiliano Melilli. . Corriere del Veneto, 24 novembre 2010. C'è anche chi formula ipotesi più complesse, sostenendo che possa trovarsi in psicoterapia o anche in terapia farmacologica.Ivan Vadori. (intervista allo scrittore Francesco Altan). Affaritaliani.it, 26 gennaio 2011. Alcuni inquirenti, come Domenico Labozzetta, dichiarano un sostanziale agnosticismo sul fatto che le indagini si siano mai realmente avvicinate al responsabile degli attentati. Gli investigatori ritengono comunque aperto il caso Unabomber, sostenendo la necessità di riprenderlo periodicamente in esame.

Il profilo criminologico Un elemento che distingue Unabomber è l'impossibilità di delineare un preciso schema operativo dei suoi attacchi. Si possono solo notare alcune peculiarità, come il fatto che le località più colpite siano state Pordenone e Portogruaro. Si può inoltre ipotizzare che mirasse ai piccoli centri più che alle città, per terrorizzare più efficacemente la popolazione. Tra i caratteri comuni degli attentati, spicca la tendenza ad attuarli nei giorni di festa e/o durante la stagione estiva, in luoghi particolarmente affollati nel periodo dell'anno in corso (le chiese nelle festività religiose, le spiagge durante l'estate, i supermercati in giorni lavorativi, le piazze nel periodo di Carnevale). Il fatto che non abbia colpito tra il 1997 e il 1999 ha indotto alcuni a ipotizzare un impedimento (ad esempio una detenzione, oppure il servizio o una missione militare). In aggiunta sembrava conoscere bene il territorio, quindi potrebbe essere legato al Friuli occidentale o alla stessa città di Pordenone.

I tentativi di profilazione hanno restituito il ritratto di una persona di età tra i 35 e 50 anni, visto il prolungato tempo di attività e le conoscenze dimostrate nel realizzare gli attentati. Il modo in cui venivano preparati i suoi ordigni esplosivi rivelava grande manualità e perizia nella chimica ed anche cura maniacale dei dettagli. Considerando il tempo e la dedizione necessari per la preparazione di dispositivi del genere, è probabile che vivesse da solo o con qualcuno non in grado di intralciarlo, come un genitore anziano o un figlio piccolo, oppure che avesse a disposizione un luogo isolato. Non si esclude che abbia osservato da lontano alcune delle esplosioni: una vittima ha affermato di aver visto un uomo che le sorrideva prima che lei raccogliesse quello che poco dopo si sarebbe rivelato uno degli oggetti esplosivi incriminati. Nel suo modus operandi, tuttavia, non è emersa alcuna tendenza all'esibizionismo o l'intenzione di lasciare una firma.

Molte le ipotesi sui moventi, basate sul fatto che gran parte delle vittime sono state colpite in occasione di festività cristiane o in luoghi di aggregazione collettiva. Le vittime preferite non appartengono a categorie sociali ricorrenti, contro le quali vi potrebbe essere un accanimento causato dal disprezzo, ma sono persone comuni e spesso anche bambini. Secondo alcuni psicologi potrebbe soffrire di un trauma o di una menomazione, che lo spingerebbero a colpire senza mirare ad alcun obiettivo specifico.

Le indagini Complessità Fin dall'inizio le indagini sul caso Unabomber furono penalizzate dall'impossibilità di individuare un movente. Questo dato, pur avendo minore importanza sotto il profilo processuale, è fondamentale in fase investigativa, dal momento che permette di limitare le ricerche a un numero circoscritto di persone sospettabili.

Anche la sospensione degli attentati si rivelò un problema, poiché se da un lato essi erano l'unica fonte di indizi, dall'altro gli inquirenti stessi si persuasero che gli episodi fossero terminati e l'inchiesta entrò in una fase di quiescenza, venendo poi ulteriormente danneggiata da una serie di errori degli stessi inquirenti e delle forze dell'ordine, oltre che da fughe di notizie.

Anche la partecipazione di associazioni e cittadini, in particolare attraverso l'istituzione di taglie, non fu utile: quando Unabomber colpì a Fagarè, nel più drammatico dei suoi attentati, alcuni supposero si fosse attivato per vendetta contro la taglia di 50.000 euro posta sul suo capo, attraverso il quotidiano Libero, dall'imprenditore Giorgio Panto, la cui fabbrica si trovava nelle vicinanze.. Corriere della Sera, 27 aprile 2003, p. 1. Le varie taglie sarebbero state rese inutili anche dall'inesistenza di un fenomeno di omertà intorno al caso.

Oltre a ciò, la vicenda fu complicata dalla dispersione geografica degli episodi, che finirono per coinvolgere ben quattro procure: il fatto di Sacile (21 agosto 1994) attivò la procura di Pordenone, quello di Aquileia (11 dicembre 1995) coinvolse la procura di Udine, quello di Bibione (26 dicembre 1995) chiamò in causa la procura di Venezia e infine quello di Motta di Livenza (2 novembre 2001) riguardò la procura di Treviso. Un altro problema fu rappresentato dal ricambio dei magistrati, troppo frequente rispetto alla lunga durata delle indagini sul caso. Per ovviare a questi inconvenienti, anche sulla spinta dell'indignazione generale seguita all'attentato compiuto a Fagarè il 25 aprile 2003, fu istituita una "super-procura" con il compito di coordinare le indagini. Lo speciale ufficio però finì per naufragare, inaspettatamente travolto dall'esito imbarazzante del caso Zornitta.

Indizi I principali indizi in mano alle autorità inquirenti sul caso Unabomber sono: i reperti degli ordigni esplosi e inesplosi, il DNA repertato dal RIS di Parma a partire dal capello e dalle tracce di saliva trovate nell'uovo-bomba dell'ipermercato di Portogruaro, unico ordigno ricondotto ad Unabomber a contenere presunte tracce biologiche, una parziale impronta digitale rilevata da uno degli oggetti,Fiorenza Sarzanini. . Corriere della Sera, 6 maggio 2003, p. 16. i profili criminologici dell'attentatore, la sua tempistica, la sua territorialità, i materiali e le tecniche usate per confezionare gli ordigni.

Molti degli ordigni confezionati da Unabomber erano tubi bomba (pipe bomb) dalla struttura molto semplice. Si trattava di segmenti di tubi da idraulico con due tappi alle estremità, riempiti di miscele di composti azotati ricavati a partire da materiali di facile reperibilità: dai comuni fuochi artificiali, alle munizioni da caccia, ai diserbanti e ai fertilizzanti. Dall'ottobre 2000 i congegni esplosivi divennero invece molto più elaborati, dimostrando la notevole perizia tecnica dell'attentatore, che si spinse fino all'uso di un composto molto difficile da maneggiare come la nitroglicerina. Questa svolta ha fatto prendere in considerazione anche la possibile esistenza di più soggetti, che avrebbero preso spunto dal primo attentatore.Domenico Pecile. . Corriere della Sera, 6 novembre 2000, pag. 17.

Indizi minori sono rappresentati da varie testimonianze oculari che portarono anche alla formazione di alcuni identikit. Alcune di esse vennero raccolte in occasione dell'attentato al tribunale di Pordenone (24 marzo 2003), occasione nella quale furono esaminati anche i video del sistema di sicurezza. Questi, però, restituirono immagini confuse, nelle quali parve solo possibile intravedere un uomo che indossava un abbigliamento mimetico con un paio di baffi all'apparenza posticci.Luca Fazzo. . La Repubblica, 26 marzo 2003, p. 25.. Corriere della Sera, 27 marzo 2003, p. 20.