Condottiero abile e feroce, fu parente per via materna e luogotenente fidato di Gaio Giulio Cesare, sotto il quale si distinse nelle campagne galliche e grazie al quale poté avviarsi con successo alla carriera politica, arrivando a ricoprire importanti cariche pubbliche. A seguito del brutale assassinio di Cesare, accrebbe decisamente, pur nella caoticità e profonda incertezza del periodo, il suo peso politico e la sua influenza, ponendosi altresì quale figura di spicco dei Populares cesariani e contendendosi con Cesare Ottaviano (pronipote, nonché figlio adottivo, di Cesare) la loro guida.

Il grande progetto politico di Marco Antonio era, sulla falsariga di quello di Cesare, la trasformazione di Roma da una repubblica oligarchica a un regime sostanzialmente monarchico, improntato però sul modello teocratico dell'Oriente ellenistico, cosa che, assieme alla sua esuberanza e alla sua vita privata tutt'altro che tranquilla, finì con l’inimicargli le élite patrizie conservatrici. La sua alleanza con la regina tolemaica d'Egitto Cleopatra (della quale era amante) inasprì ulteriormente la sua rivalità con Ottaviano, anche se con lui e con Marco Emilio Lepido aveva costituito un triumvirato che avrebbe dovuto spartire equamente fra loro la gestione dei territori della Repubblica. La loro lotta per il potere si trasformò in una guerra aperta e Antonio venne sconfitto definitivamente nella battaglia di Azio, al largo della Grecia, trovando rifugio con Cleopatra ad Alessandria d'Egitto, dove entrambi si tolsero la vita alla caduta della città per mano delle forze di Ottaviano.

Marco Antonio fu il primo romano a essere vittima d'un provvedimento di damnatio memoriae, una vera e propria condanna all'oblio. Con l'ascesa del suo rivale, che diede vita al primo Principato romano, alla sua morte il Senato non si limitò solo ad applicare provvedimenti riservati ai nemici della patria ma impose la cancellazione di tutti i riferimenti della sua esistenza: documenti, epigrafi, ritratti.

In vita il triumviro romano veniva spesso paragonato alla figura di Eracle, per il suo atteggiamento e per il suo vestiario, dato che sovente si mostrava in pubblico con la tunica cinta all'anca, un mantello di panno ruvido e al fianco una grande spada. Dal suo aspetto deriva l'espressione «essere un Marcantonio», dal significato di «persona grande e grossa, dall'aspetto florido e robusto»treccani.it/vocabolario/marcantonio/ Marcantonio , Vocabolario Treccani..

Fonti Per ricostruire la sua vicenda disponiamo soprattutto della versione dei fatti elaborata dai suoi nemici, ovvero Marco Tullio Cicerone e la storiografia di tradizione augustea, che ne danno un'immagine esclusivamente negativa. Solo sotto l'imperatore Traiano, il greco Plutarco di Cheronea scrisse una lunga biografia di Antonio che, pur non esimendosi dal tramandarne il ritratto negativo fatto dai vecchi cronachisti a lui ostili, ha permesso il recupero dei suoi lati positivi. Nelle varietà di fonti, nelle Vite parallele di Plutarco vengono accostate e rielaborate tradizioni storiografiche diverse, eccone un riepilogo:

Antonio stesso (nella replica alla I Filippica) Cicerone, Filippiche (II 22. 55) a proposito della responsabilità di Antonio nello scoppio della guerra fra Cesare e Pompeo: 6, 1 Cicerone per lo scandalo che Antonio suscitava con il suo comportamento indecente: 9, 5 Antonio (probabilmente in una replica alle Filippiche) sul motivo per cui non accompagnò Cesare nella campagna d'Africa:10, 3 Augusto nelle sue memorie (le Res gestae) spiega perché si era ritirato dal campo a Filippi: 22, 2. Filota di Amfissa racconta al nonno di Plutarco Lampria, aneddoti sulla corte di Alessandria: 28, 3; 7;12 Dellio esprime i suoi timori di essere vittima di un attentato da parte di Cleopatra: 59, 6-7 Augusto ricorda 300 navi catturate ad Azio: 68, 2 Il bisnonno di Plutarco, Nicarco, narra che per la guerra di Azio i cittadini furono costretti a portare un carico di grano fino al mare: 68, 7 Olimpo, nel resoconto sulla morte di Cleopatra, afferma di averla consigliata e aiutata:82, 4.

Biografia I primi anni Marco Antonio nacque a Roma il 14 gennaio dell'83 a.C. Suo nonno, Marco Antonio Oratore, ucciso dai sostenitori di Gaio Mario nell'86 a.C., fu un buon militare e un grandissimo oratore. Dopo aver trionfato sui pirati di Cilicia, coronò la sua carriera con l'elezione al consolato, dando così la possibilità alla famiglia degli Antonii, di origine plebea, di entrare a far parte della nobilitas romana. Nell'esigente società repubblicana, una politica favorevole e una buona posizione non erano sufficienti a garantire il pubblico rispetto; per ottenerlo bisognava esercitare una politica di liberalitas, ovvero di elargizioni. Così suo figlio, Marco Antonio Cretico, fu conosciuto per la sua generosità, tanto da suscitare le critiche dei suoi nemici. Riprendendo le orme paterne, cercando di evitare la bancarotta, riprese una guerra contro i Pirati nel 74, ma fu un insuccesso. Mori in giovane età nel 71 a.C., lasciando Antonio e i suoi fratelli Lucio e Gaio e la sorella Antonia alle cure della madre Giulia Antonia, cugina di secondo grado di Gaio Giulio Cesare. Giulia sposò Publio Cornelio Lentulo Sura, un politico coinvolto nella congiura di Catilina e giustiziato nel 63 a.C. su iniziativa di Cicerone. Il prestigio sociale del futuro triumviro era limitato dai debiti ingenti del padre, inoltre né lui e né i suoi fratelli erano stati adottati da Lentulo, quindi pur se orfani di un ex console non appartenevano alla famiglia senatoria ma furono declassati a semplici cavalieri.

Secondo Plutarco, la giovinezza di Antonio fu caratterizzata da uno stile di vita disordinato e dissoluto; divenuto amico del turbolento Gaio Scribonio Curione, accumulò molti debiti a causa delle spese eccessive, tanto che in giovane età sembra che avesse già contratto debiti per una somma di circa 250 talenti, ovvero sei milioni di sesterzi. , Marco Antonio si unì per breve tempo ai seguaci di un altro personaggio discusso di Roma, Publio Clodio Pulcro, da cui peraltro si distaccò deluso e preoccupato per i suoi eccessi e la sua vita pericolosaPlutarco, Vita di Antonio, 2.. Marco Antonio amava anche circondarsi di fenomeni da baracconeOrazio, Satire, I, 3, n. 12 al v. 47, Corriere della Sera, Classici del pensiero libero greci e latini, n° 30, 2012., come il nano Sisifo, alto circa uno o due piediAcronis et Porphyrionis commentarii in Q. Horatium Flaccum, vol. II, Berolini, Svmptibus Ivlii Springeri, 1865, pagg. 55 e 69. Vd. anche Giovanni Canestrini, Antropologia, pag. 8 della liberliber. it/mediateca/libri/c/canestrini/antropologia/pdf/antrop_p. pdf versione online ..

Dopo questo periodo di irrequietezza, Marco Antonio andò in Grecia per studiare retorica e divenne un abile oratore nello stile enfatico cosiddetto asiano. Poco dopo divenne il luogotenente del proconsole Aulo Gabinio assegnato alla provincia di Siria; Antonio assunse il comando della cavalleria e per la prima volta mise in mostra le sue doti di coraggio, l'aggressività e la sua abilità tattica, giocando un ruolo decisivo nelle successive campagne intraprese da Gabinio.

Inviato in Giudea per combattere Aristobulo II, che aveva innescato la rivolta contro Roma, sbaragliò rapidamente il nemico e lo stesso Aristobulo cadde prigionieroPlutarco, Vita di Antonio, 3.. Subito dopo convinse Gabinio a intervenire in Egitto su sollecitazione del re detronizzato Tolomeo XII Aulete; in questa campagna Marco Antonio diresse l'audace marcia della cavalleria fino a Pelusium che ebbe un'importanza decisiva. Archelao, marito di Berenice IV, venne vinto e ucciso, ma Antonio dimostrò magnanimità verso gli sconfitti e impedì sanguinose vendette da parte di Tolomeo XII. Fu durante questa campagna che visitò per la prima volta Alessandria d'Egitto e lì si guadagnò il rispetto e l'ammirazione degli alessandrini.

Luogotenente di Giulio Cesare (54-44 a.C.) Non sappiamo precisamente quando sia nato il rapporto tra Cesare e Marco Antonio: in gioventù Cesare era stato avversario di Gaio Antonio Ibrida in un processo, ma il suo rapporto con gli Antonii non era del tutto negativo. Antonio aveva tutto l'interesse di affidarsi a un protettore di maggior prestigio, visto che sulla scena politica i nuovi dominatori erano Cesare, Crasso e Pompeo uniti nel “primo triumvirato”. Nel 54 a.C., periodo in cui ritroviamo le tappe salienti della sua carriera, Marco Antonio divenne uno dei principali luogotenenti del proconsole Gaio Giulio Cesare impegnato nella difficile conquista della Gallia. Cesare aveva bisogno di uomini del profilo di Antonio: ufficiali energici e risoluti, soprattutto, abbastanza giovani per affrontare in modo elastico le situazioni difficili e al tempo stesso sottostare di buon grado all'autorità del comandante. Inoltre, Antonio tornava dall'Oriente carico di gloria e bottino, ma anche con un notevole bagaglio di esperienze: infatti, oltre ad approfondire l'esperienza militare, si era esercitato anche nell'arte della diplomazia, non sempre ben praticata dai rappresentanti di Roma, e aveva potuto sviluppare una certa sensibilità per le tecniche militari e per le usanze degli altri popoli. Da Cesare, Antonio imparò a trattare i soldati con generosità e senza arroganza:

Nell'autunno del 53 Antonio si affidò alla protezione di Cicerone, il grande oratore che in quel momento viveva una fortunata stagione politica. I due uomini sarebbero poi diventati nemici mortali. Dieci anni prima, Cicerone ne aveva fatto giustiziare il patrigno Lentulo; se Giulia non avesse accettato di umiliarsi, supplicando il console tramite l'intercessione della moglie, Cicerone non avrebbe restituito il cadavere alla famiglia per la sepoltura. Anni dopo questi oltraggi non sarebbero stati dimenticati, ma il complesso funzionamento delle alleanze nella Roma tardo repubblicana, legati a parentele e clientele, rendono più comprensibile l'atteggiamento di Antonio, che doveva essere stato consigliato da Cesare. Cicerone disprezzava Marco Antonio, lo considerava un "gladiatore" (considerata la sua corporatura) rozzo, limitato e sommamente avido. L'oratore gli era però riconoscente, perché con il suo intervento aveva salvato in Gallia da una fine ingloriosa il fratello Quinto Cicerone, messo alle strette dall'esercito dei Nervi.

Nel 52 a.C., come legato, prese parte alla campagna contro la rivolta generale dei Galli guidata da Vercingetorige; egli si distinse, al comando di alcuni settori delle fortificazioni, nella decisiva battaglia di Alesia; Cesare cita per la prima volta Marco Antonio nei suoi commentari in occasione del lungo assedio di Alesia; egli avrebbe respinto, insieme a Gaio Trebonio, l'attacco dei Galli bloccati dentro la fortezza.