Monteiasi (Muntiase in dialetto locale) è un comune italiano di abitanti della provincia di Taranto in Puglia. Geograficamente rientra nella subregione del Salento.

Geografia fisica Territorio Localizzato a nord-est di Taranto, il comune si trova nella zona settentrionale della penisola salentina, a sud delle Murge tarantine orientali a un'altitudine di circa 47 m s.l.m. Il territorio si estende in una piana tra i comuni di San Giorgio Ionico e Carosino a sud, Grottaglie e Montemesola situati più a nord.

Monteiasi rientra nella c.d. "zona sismica 4", classificata a "pericolosità sismica molto bassa", laddove le possibilità di eventi tellurici di rilievo sono esigue e l'accelerazione con probabilità di superamento del 10% in 50 anni si attesta a valori di <0,05g.

Clima A Monteiasi si riscontra un clima caldo e temperato, tipico della macchia mediterranea, contraddistinto da inverni miti ed estati torride e secche.

Origini del nome Molteplici e variegate sono le interpretazioni circa l'etimologia del nome, che, tuttavia, non trovano riscontri documentali a testimonianza delle tesi sostenute.

Secondo l'opinione più accreditata, il termine "Monteiasi" deriva dal composto greco monos tiasos (letteralmente "zona sacra"), poiché nelle campagne circostanti sono stati rinvenuti vari frammenti di statuette votive utilizzate nel culto di Dionisio, dio del vino e delle feste. Altre interpretazioni puntualizzano che per Tiasì si intende una sequela di danze frenetiche eseguite dagli agricoltori locali in onore del dio Bacco, col passare del tempo, i predetti balli saranno stati associati alla Taranta. A giudizio di altri storici, invece, il toponimo deriverebbe dalla devozione verso san Biagio, mons Blasi ("monte di Biagio"). Ulteriori fonti ancora fanno risalire l'etimo alla morfologia del territorio, propendendo per inter montes ("tra i monti"), giacché il centro abitato si adagia tra le modeste alture dove sorgono Montemesola, Monteparano e Grottaglie.

Le sue origini dell'insediamento sono riconducibili alla masseria denominata "Palummara", situata ad ovest del paese, che testimonia, attraverso un articolato complesso archeologico, la presenza umana che si dipana dal Neolitico fino all'epoca della conquista romana, componendo un mosaico archeologico di straordinaria suggestione.

Storia

Testimonianze per lo più frammentarie e lacunose, costituite da reperti emersi nel corso di scavi condotti in epoche e località diverse, consentono di ricostruire, seppur con molta approssimazione, il passato del comune ionico. A tal proposito, di notevole ausilio si è rivelata la scoperta, avvenuta nell'anno 2006, di una piccola necropoli risalente al IV-III secolo a.C., permettendo - così - di sussumere che l'origine dell'abitato è da ascriversi all'età magnogreca.

Nel 1280 i cavalieri reali Natoli presero parte alla campagna intrapresa da Carlo I d'Angiò, al quale erano legati da vincoli di sangue, per la conquista del regno che appartenne a Federico II di Svevia. Discendenti da una secolare stirpe di condottieri di origine normanna, essi trassero il proprio nome dal castello di Nantouillet (anticamente Nantoletium), ubicato nei pressi di Parigi, e assegnato loro dai primi sovrani capetingi nel IX secolo. I milites si distinsero valorosamente in battaglia, e, per alti meriti militari, ottennero vasti possedimenti in diverse regioni d'Italia direttamente da re Carlo I d'Angiò, tra cui in Sicilia, Campania, Toscana e in Puglia, ove un ramo della famiglia si trasferì. Nel corso del tempo, la famiglia modificò il proprio cognome da de Nanteuil (ovvero di Natoli) a Landoglia sino a divenire dell'Antoglietta. In particolare, ad Enrico Landoglia furono assegnate terre dell'attuale Salento, nello specifico il versante orientale dell'odierna provincia di Taranto.

Nel decennio compreso tra il 1461 e il 1470, Giorgio Castriota Scanderbeg, illustre principe di Kruja e baluardo della resistenza albanese contro l’avanzata ottomana, inviò un contingente di cinquemila armati al comando del nipote Coiro Stresio in soccorso di re Ferdinando I d’Aragona, impegnato nella contesa contro Giovanni d’Angiò per il controllo del Regno di Napoli. In segno di gratitudine per l’ausilio ricevuto, il sovrano aragonese concesse a tali milizie e alle loro famiglie il diritto di stanziarsi stabilmente nei casali devastati appartenuti a Giovanni Orsini, Principe di Taranto.

Erardo (Erard de Nanteuil) fu il primo della stirpe dei Landoglia ad essere elevato barone di Fragagnano, nella cui giurisdizione ricadeva un Parcus Tabernae di epoca tardoantica, antica stazione di rifornimento affidata all'Ordine dei Cavalieri di San Giovanni. A definire il ruolo dei Landoglia-Antoglietta provvede l'arcivescovo di Taranto Lelio Brancaccio che, fra il 27 aprile e il 13 maggio 1578, compì una visita pastorale ove attestò che la baronessa Geronima Delli Monti, vedova dell'ottavo barone Francesco Antonio Landoglia (il primo della sua famiglia a fregiarsi del nome "dell'Antoglietta"), avesse dato inizio alla costruzione del casale. Il barone Francesco Antonio aveva legato al suo erede Diofebo, figlio di primo letto, i territori corrispondenti agli odierni comuni di Fragagnano, San Marzano di San Giuseppe, Monteparano, Carosino, Roccaforzata, mentre a Giovan Tomaso, figlio della baronessa Delli Monti, conferì il casale di Montijasum. In tal veste, Giovan Tomaso figura nella relazione di Monsignor Lelio Brancaccio, che registra - altresì - la presenza di circa ottanta anime.

Nel XVI secolo si verificò la seconda ondata di immigrazione albanese, allorché la nobile famiglia dei Landoglia-dell'Antoglietta, originariamente Natoli o de Nanteuil, concesse loro di stabilirsi nel paese. Da tale insediamento ebbe luogo il popolamento del casale detto "Montijasum". Gli esuli schipetari, cristiani di rito greco, furono costretti ad abbandonare la madrepatria, date le incessanti minacce provenienti dall'Impero Ottomano, di fede islamica. Di conseguenza, la zona conobbe un vistoso incremento demografico, e la presenza della comunità albanese risulta ampiamente documentata nelle cronache coeve. Tracce di quel periodo sopravvivono soltanto nella Foc'ra, solenne manifestazione che si rinnova ogni anno nel mese di marzo, contraddistinta da sontuose tavolate, da un grande falò e dai fuochi pirotecnici in onore di San Giuseppe, patrono dei falegnami.

Alla fine del suddetto secolo, tuttavia, le autorità ecclesiali di Taranto proibirono la celebrazione di qualsiasi rito greco, sancendo l'adozione progressiva del rito romano. In seguito a tale divieto, gli immigrati albanesi si videro costretti ad emigrare nuovamente, ne derivò un decremento demografico della comunità, mentre la comunità albanese del paese si estinse.

Monteiasi, come i comuni di Carosino, San Crispieri, Faggiano, Montemesola, Monteparano, Roccaforzata e San Giorgio Jonico, ha perso la propria identità albanofona. Solo San Marzano di San Giuseppe ha mantenuto la cultura arbëreshe dei comuni che appartenevano all'Arberia tarantina.

A Giovan Tomaso dell'Antoglietta succedette Pompeo. Livia, figlia di quest'ultimo, andò in sposa al nobile di Taranto, Carlo Ungaro. Con questa unione si estinse il ramo della famiglia dell'Antoglietta.

La cittadina di Monteiasi, insieme a Roccaforzata e Villa Castelli, fu feudo degli Ungaro, prima baroni e poi duchi, con Carlo Crocifisso Ungaro, nato nel 1786 dal barone Gioacchino Ungaro e dalla nobile napoletana Teresa Borgia, per titolo concesso dal re Ferdinando IV, per gli alti servigi prestati alla corona.

Nell'opera "Quadro storico-politico degli atti del governo de' domini al di qua e al di là del faro ovvero Legislazione positiva del Regno delle Due Sicilie dal 1806 a tutto il 1840", pubblicata nel 1840 da Francesco Dias, uffiziale di carico nel Real Ministero di Stato delle Finanze, definisce Montejasi "comune nel circondario di Grottaglie distretto e diocesi di Taranto in Terra di Otranto; la sua popolazione è di millecentotrentacinque abitanti".

Successivamente all'Unità d'Italia, Monteiasi fu inserita nel circondario di Taranto appartenente alla provincia della Terra d'Otranto; con la legge del 1865, che sancì l'abolizione della forma amministrativa del decurionato, il comune elesse per la prima volta il consiglio. Con decreto del Regno d´Italia 2 settembre 1923 n. 1911, fu istituita la provincia di Taranto cui vennero annessi tutti i comuni già ricompresi nel medesimo circondario, tra i quali anche Monteiasi.

Nel 1938 l'introduzione della corrente elettrica inaugurata dall'allora primo cittadino, Michele Prete (nonno di Salvatore, terzultimo sindaco), si segnò un radicale mutamento nello stile di vita della cittadinanza, giacché, per secoli, abituata al lume di candela e alle lampade a petrolio.

In occasione dell'ultimo conflitto mondiale (1939-1945), il paese subì numerose evacuazioni, adottate per prevenire danni mortali cagionati da bombardamenti aerei. Di particolare rilevanza fu la figura del sacerdote monteiasino Antonio Nigro (1919-2011), il cui opuscolo, "Rimozione Coatta", costituisce un prezioso excursus storico su Monteiasi durante il secondo conflitto mondiale. Inoltre, l'ecclesiastico fece da anello di congiunzione tra le milizie italiane e quelle anglo-americane, le quali stanziavano a soli 2 km dal paese, con le campagne circostanti disseminate di tende. In tale contesto, per potenziare le misure di sicurezza, si decise di espletare le opere difensive lungo il perimetro urbano, tra cui una muraglia, un bunker e casematte in conglomerato cementizio nei pressi della Masseria Taverna, posizionate in luoghi strategici di accesso al paese, alcune delle quali sono tuttora parzialmente visibili.

Alla fine degli anni '50 furono inaugurate via Verdi, via Rinascita, via Mascagni, mentre si ultimarono i lavori di ampliamento di via Roma e via Marconi. Negli anni '60 si concentrarono gli interventi edilizi attorno alla nuova Circonvallazione artiglieria denominata "Viale Alcide De Gasperi", che collega via Roma alla SP in direzione Montemesola, attraversando la zona di un antico canale.

Sempre nel corso di questi decenni, furono avviati i lavori per l'espansione della parte ovest del paese, nelle zone di Fattizzone e Benefici, territori appartenenti al comune di San Giorgio Jonico, e successivamente permutati, il cui confine era segnato da un canale naturale, l'attuale via De Gasperi.

Il 27 aprile 2002 Elisa Springer, sopravvissuta allo sterminio nazista, prese parte a un incontro presso l'aula consiliare del paese, dove presentò la propria opera autobiografica Il silenzio dei vivi. Al termine della presentazione, in segno di profonda stima e riconoscenza, le fu conferita la cittadinanza onoraria. In tale opera, la scrittrice di fede ebraica rievoca con toccante lucidità gli orrori vissuti nei campi di concentramento di Auschwitz e Bergen Belsen, dove ebbe modo di conoscere Anna Frank.

Il 25 settembre 2005 la comunità di Monteiasi fu profondamente scossa dall’omicidio del Carabiniere Scelto Angelo Spagnulo, deceduto eroicamente presso la stazione di servizio del paese, gestita dai suoi familiari. Nonostante fosse inabile a causa di una frattura alla gamba, Angelo non esitò a intervenire per sventare un tentativo di rapina messo in atto da un clan mafioso affiliato alla Sacra Corona Unita, noto come Gli Irriducibili, guidati da Mario Vecchio di San Marzano. Nel momento in cui uno dei malviventi tentò di importunare una ragazza, Angelo si qualificò come carabiniere e agì per proteggerla. La sua azione scatenò la brutale reazione di uno dei rapinatori, che aprì il fuoco con un fucile, togliendogli tragicamente la vita. Per il coraggio dimostrato e per l’estremo sacrificio compiuto in ossequio alla legalità, gli fu conferita la Medaglia d’Oro al Valor Civile alla memoria. Nel 2017, la Villa Comunale di Monteiasi è stata intitolata in suo onore, affinché il suo nome e il suo esempio continuino a vivere nel ricordo della comunità.