Uno Stato socialista è uno Stato repubblicano governato da un partito politico che dichiara la sua lealtà ai fondamenti e ai princìpi del socialismo o delle sue varianti come il marxismo-leninismo. Altri termini utilizzati per indicare una simile forma statuale sono repubblica democratica (in verità raramente usata per evitare confusioni con le repubbliche parlamentari), democrazia popolare, repubblica socialista, repubblica popolare, Stato operaio, semistato o anche, impropriamente, Stato comunista.

L'espressione Stato socialista può indurre equivoci con altre forme di socialismo, dove il socialismo di Stato è considerato il fine (ad esempio il socialismo arabo, il socialismo democratico, l'eurocomunismo o il socialismo del XXI secolo: tuttavia a livello politico sovente viene usata la denominazione Stato socialista o repubblica popolare anche per questi Stati), mentre nelle repubbliche popolari altro non è che uno stadio intermedio verso il raggiungimento del comunismo, una fase finale nella quale si è conseguita la definitiva estinzione dello Stato e la fine della divisione in classi sociali.

Descrizione Definizione Nella letteratura marxista è consolidata la definizione di "Stato socialista" una forma di Stato in cui il partito comunista detiene il potere nel contesto della dittatura del proletariato, escludendo quindi ogni forma di concorrenza con partiti borghesi nella condivisione del potere politico. Inoltre l'esercitarsi della dittatura del proletariato, rendendo inutile e spezzando l'immensa macchina repressiva di classe nei confronti della maggioranza (sostituzione dell'esercito con il popolo in armi), comincia già a estinguere lo Stato, riducendolo, spezzandolo, rendendolo un semistatohttps://www.marxists.org/italiano/lenin/1917/stat-riv/sr-3cp.htm Lenin, Stato e Rivoluzione. Tuttavia nella realtà storica passata e presente nell'ambito dei poteri costituiti non si è mai verificata la seconda condizione, tale da rendere impossibile la revoca del potere al partito comunista.

Un Paese governato da un partito comunista non è automaticamente uno "Stato socialista". Vi sono stati ed esistono tuttora Paesi in cui i partiti comunisti sono arrivati al potere tramite elezioni plurali e hanno governato nel contesto di una democrazia multipartitica. Tali situazioni si possono attualmente trovare negli Stati indiani di Kerala e Bengala Occidentale, in Nepal, nella Moldavia, a Cipro e nel territorio francese di Riunione; la Repubblica di San Marino dal 1945 al 1957. I partiti comunisti hanno anche preso parte a governi democratici di coalizione in nazioni come Francia e Italia. Nessuna di queste nazioni si qualifica come stato socialista, dal momento che i rispettivi partiti comunisti non detengono il monopolio sul potere politico. Gli stati storici della Repubblica Sovietica Ungherese, della Repubblica Sovietica Slovacca e della Repubblica Sovietica Bavarese furono entità rivoluzionarie di breve vita, difficili da definire come stati socialisti in quanto lo status dei partiti politici non comunisti al loro interno rimase non chiaro.

Teorie comuniste e ideologie di governo

Gli "stati socialisti" si basano sul marxismo-leninismo. Tutti gli "stati socialisti" storici esistiti per periodi significativi nel corso del XX secolo affondavano le loro radici o nel marxismo-leninismo di ispirazione sovietica o nel maoismo. Che questi stati fossero fedeli al marxismo è oggetto di contesa. I trotskisti sono stati sonori oppositori comunisti sia dell'Unione Sovietica stalinista e post-stalinista sia del maoismo, ritenendole perversioni degli ideali comunisti e della pratica leninista. Il marxismo sostiene anche che la storia umana ha e avrà una struttura che si alterna tra periodi di lento sviluppo tecnologico/economico, e brevi periodi di rapidi cambiamenti in campo tecnologico ed economico oltre che filosofico e talvolta religioso. I brevi periodi di cambiamento rapido si hanno immediatamente dopo le rivoluzioni.

Marx immaginava il comunismo come fase evolutiva finale della società, nella quale lo Stato sarebbe svanito. Egli specificò che i lavoratori dovevano mobilitarsi per distruggere il capitalismo e sostituirlo con il socialismo, una fase di transizione dalla durata indeterminabile nella quale sarebbero rimaste delle categorie economiche e ideologiche del capitalismo dal cui seno è nata, dove si sarebbe però spezzata la macchina statale borghese e il conseguente dominio di classe del capitale. Marx teorizzò che il socialismo avrebbe permesso alla società comunista di maturare una società completamente senza classi dove sarebbe stata ottenuta la completa proprietà collettiva e lo Stato non avrebbe esercitato alcun ruolo. Gli "stati socialisti" non hanno mai in realtà sostenuto di aver raggiunto il comunismo. Essi si descrivevano come stati socialisti in cui la volontà del popolo era rappresentata attraverso il partito comunista e le organizzazioni di massa.

La teoria leninista, sviluppata dal leader bolscevico Vladimir Lenin, enfatizzò il ruolo di un gruppo ben organizzato di rivoluzionari nel pianificare e portare avanti la transizione al socialismo. Secondo il leninismo, un partito comunista doveva essere organizzato secondo i princìpi del centralismo democratico allo scopo di massimizzarne l'efficienza. Il leninismo si stacca dalla teoria originale marxista sostenendo che la rivoluzione poteva aver inizio non solo nelle nazioni capitaliste più avanzate, ma anche in quelle povere e sottosviluppate in cui la classe dirigente capitalista era più debole. Da qui, la rivoluzione avrebbe dovuto diffondersi rapidamente alla nazioni industrializzate avanzate, che avrebbero fornito a quelle sottosviluppate le risorse necessarie a costruire il socialismo.

Con in mente questi princìpi, subito dopo la Rivoluzione d'ottobre del 1917, Lenin sostenne che il successo del socialismo in Russia dipendeva dalla vittoria delle rivoluzioni socialiste in altre nazioni, soprattutto la rivoluzione tedesca. Comunque, tutte le rivoluzioni socialiste che si accesero in Europa nel periodo 1918-1922 vennero schiacciate. La Russia si trovò sola nel suo tentativo di costruire il socialismo.

Lenin non visse abbastanza a lungo da formulare una soluzione a questo problema. Il compito ricadde invece sui suoi successori, i più noti dei quali furono Lev Trotsky e Iosif Stalin. Trotsky propose la sua tesi della "rivoluzione permanente", mentre Stalin quella del "socialismo in un solo Paese". Nel corso degli anni seguenti, Stalin riuscì gradualmente a eliminare i suoi oppositori ideologici all'interno del partito, Trotsky compreso, prendendo il controllo del partito e del governo sovietico. Egli sostenne e implementò l'idea di "socialismo in un solo Paese", che sosteneva che il socialismo dovesse essere costruito in Unione Sovietica senza l'aiuto delle potenze industrializzate.

Nel corso degli anni 1940 Stalin creò la struttura statale e di partito sulla quale si sarebbero basati i successivi stati comunisti. Il potere venne centralizzato nelle sue mani e il centralismo democratico venne gradualmente rimosso dal processo decisionale del partito comunista, un processo che culminò nelle grandi purghe.

Successivamente l'ideologia di Mao Zedong nella Repubblica Popolare Cinese si discostò dallo stalinismo tradizionale enfatizzando la classe contadina rispetto al proletariato urbano sia nello sviluppo rivoluzionario sia in quello post-rivoluzionario.

I governi comunisti erano storicamente caratterizzati dalla proprietà statale delle risorse produttive nell'ambito di una economia pianificata e di estese campagne di ristrutturazione economica come la nazionalizzazione dell'industria e una riforma agraria (spesso concentrata sulle fattorie collettive o le aziende agricole di stato). Mentre da un lato promuovono la proprietà collettiva dei mezzi di produzione, i governi comunisti sono stati caratterizzati da un forte apparato statale nel quale le decisioni vengono prese dal partito comunista al potere. I dissidenti comunisti hanno caratterizzato il modello sovietico come "socialismo di Stato" o "capitalismo di Stato".

Inoltre spesso i critici hanno sostenuto che un sistema di governo stalinista o maoista crea una nuova classe dominante, solitamente chiamata nomenklatura.

Relazione tra partito e Stato I politologi hanno sviluppato il concetto di stato socialista come Stato guidato dalla dittatura del proletariato, nella quale la classe operaia e contadina è rappresentata, in modi concepibili, dal partito comunista. In questi stati può verificarsi, e si è storicamente verificata, una sovrapposizione fra la struttura statale e quella del partito.

In Unione Sovietica, ad esempio, il segretario generale del PCUS non reggeva necessariamente un incarico statale. Invece questi incarichi erano retti da membri del partito controllati dal partito stesso, talvolta come carica onorifica, come ricompensa per i lunghi anni di servizio nel partito. In altre occasioni il capo del partito poteva assumere in aggiunta un incarico statale. Ad esempio, Michail Gorbačëv inizialmente non reggeva la presidenza dell'Unione Sovietica, anche perché non aveva che funzioni di rappresentanza, carica che era stata concessa come onore ad un ex ministro degli esteri sovietico.

Per i critici, all'interno degli stati socialisti raramente vi sono state restrizioni al potere statale; si sono avute di conseguenza strutture statali che anzi sono o totalitarie o autoritarie. L'ideologia marxista-leninista considera le restrizioni al potere dello Stato come un'interferenza non necessaria rispetto all'obiettivo di ottenere il comunismo. I dissidenti comunisti hanno sostenuto che uno Stato con potere assoluto diviene naturalmente corrotto ed è quindi incapace di far avanzare la società verso il comunismo.

Gli stati socialisti, in particolare quelli marxisti-leninisti, hanno mantenuto degli apparati di polizia segreta, spesso ereditati, anche se controllati da uomini nuovi, dai vecchi regimi, come lo zarismo in Russia, per controllare strettamente la popolazione e mettere a tacere i soggetti individuati come "nemici dello Stato". Arresti, torture, "rieducazione" ed esecuzioni sommarie sono tutti metodi impiegati a tale scopo.

La natura di ogni singolo "Stato socialista" differisce ampiamente, sia tra stati diversi che all'interno del singolo Stato. Stati che hanno adottato le politiche e le tecniche dello Stato stalinista ortodosso degli anni 1930 sono tipicamente più totalitari, spesso impoveriti, militaristi e statici, come si può notare nel caso della Corea del Nord e dell'Albania comunista. In Cina il PIL ha beneficiato delle riforme di mercato introdotte dal Partito Comunista, il quale però non ha al contempo avviato un processo di democratizzazione della gestione del potere: simili tentativi di riformare drasticamente l'Unione Sovietica sotto Michail Gorbačëv contribuirono al suo collasso, poiché nel Partito Comunista si consumò una frattura drammatica tra la parte conservatrice e quella riformatrice così irreparabile da portare alla dissoluzione definitiva del regime sovietico stesso.G. Maione, L'età dell'egemonia americana, Ed. Baiesi

Similmente alla Repubblica Popolare Cinese, il Vietnam e il Laos si sono attualmente mossi verso delle riforme di mercato.

URSS e comunismo

Esempi storici di governi comunisti