La battaglia delle Midway (in inglese The Battle of Midway; in giapponese ) fu combattuta durante la seconda guerra mondiale, tra il 4 e il 7 giugno 1942, presso le isole Midway, dove la Marina degli Stati Uniti respinse l'attacco della Marina imperiale giapponese. Quello che doveva essere il colpo di grazia alle forze statunitensi nel Pacifico, ormai logorate dalle numerose perdite, si trasformò nella più grande vittoria navale ottenuta dagli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale. Gli americani affondarono quattro grandi portaerei di squadra nemiche e segnarono in tal modo un punto di svolta nella guerra del Pacifico con l'arresto dell'avanzata nipponica.
Combattuta solo un mese dopo la battaglia del Mar dei Coralli, quella delle Midway fu la seconda battaglia navale della storia combattuta quasi completamente dalle forze aeree imbarcate sulle portaerei, senza contatto visivo tra le flotte contrapposte e senza scontri a fuoco tra navi di linea.
Le perdite di ben 4 portaerei e di tanti piloti ben addestrati, bloccarono l'avanzata giapponese e diedero il tempo alle forze statunitensi di passare alla controffensiva, anche grazie all'arrivo di aerei e navi prodotti dal loro più potente apparato industriale. Con la successiva campagna di Guadalcanal sarebbe iniziata la lenta ritirata del Sol Levante in favore degli Alleati.
Situazione strategica Già nel gennaio 1942, mentre si sviluppava con notevole successo l'offensiva aeronavale-terrestre delle forze imperiali in Malaysia, Birmania, Filippine e Indie orientali olandesi, lo stato maggiore della Marina imperiale giapponese aveva iniziato a prendere in considerazione nuove opzioni operative per proseguire aggressivamente la guerra contro la potenza nordamericana e sfruttare la temporanea superiorità strategica e materiale ottenuta a seguito del riuscito attacco di Pearl Harbor..
La potente squadra di sei portaerei del viceammiraglio Chūichi Nagumo, la 1ª Flotta aerea altresì nota come Kidō Butai ("Forza mobile"), dopo il successo clamoroso del 7 dicembre 1941 si era dedicata a una nuova, prolungata crociera offensiva contro i possedimenti australiani nel Pacifico sud-occidentale (Nuova Guinea, isole Salomone, arcipelago di Bismarck); quindi il 19 febbraio 1942 completò il bombardamento di Darwin, sul continente stesso, prima di penetrare nel mese di aprile nell'Oceano Indiano colpendo l'isola di Ceylon e mettendo in fuga la debole Eastern Fleet britannica. Intanto, a Tokyo nei quartier generali della Marina e nella baia di Hiroshima, la sede del quartier generale della cosiddetta "Flotta combinata" – Rengō Kantai – dell'ammiraglio Isoroku Yamamoto, erano in corso discussioni sulla scelta degli obiettivi e dei piani d'attacco delle nuove operazioni. In particolare si confrontavano le idee del capo di stato maggiore di Yamamoto, contrammiraglio Matome Ugaki, favorevole a un nuovo attacco alle Hawaii per agganciare e distruggere finalmente le portaerei americane che costituivano ancora una minaccia e quelle del capitano di vascello Kameto Kuroshima, capo ufficio operazioni e propugnatore di un proseguimento della puntata nell'Oceano Indiano per conquistare Ceylon, minacciare l'India e ricercare il congiungimento con le altre potenze dell'Asse nella regione del Mar Rosso e della costa orientale africana. La variante operativa di Kuroshima fu rapidamente accantonata da Yamamoto, in primo luogo perché avrebbe esposto l'Impero giapponese alle manovre della Marina americana; inoltre egli non era in grado di vincere la resistenza dell'Esercito giapponese al piano di conquista di Ceylon e, infine, era conscio della mancanza di collaborazione strategico-operativa con gli alleati italo-tedeschi...
L'ammiraglio Yamamoto rimaneva deciso a distruggere le portaerei americane, considerate le più pericolose del nemico: una valutazione pienamente confermata dalle aggressive incursioni effettuate dalle Task Force statunitensi in febbraio e marzo contro le isole Marshall, Rabaul, Wake e Marcus.. Pertanto optò alla fine, il 2 aprile 1942, per un'operazione combinata contro le Midway (prive delle forti difese terrestri e aeree presenti invece alle Hawaii) dove sarebbero state attirate e distrutte le unità più potenti della Marina nemica. Questo progetto (operazione Mi) incontrò l'opposizione del capo ufficio operazioni del Ministero della Marina, il contrammiraglio Shigeru Fukudome alle dipendenze del Ministro, ammiraglio Osami Nagano, che era favorevole, invece, addirittura a un'invasione dell'Australia.. Le discussioni erano ancora in corso al momento dell'incursione aerea su Tokyo del 18 aprile 1942, condotta con bombardieri appartenenti all'Aeronautica Militare degli Stati Uniti, ma decollati dalla portaerei . Di fronte a questa dimostrazione offensiva, Yamamoto impose il suo punto di vista: architettare il più presto possibile una battaglia per distruggere le portaerei nemiche, anche se contemporaneamente fu decisa un'operazione secondaria in direzione della Nuova Guinea (manovra preliminare per isolare il continente australiano), la cosiddetta operazione Mo, che avrebbe originato la battaglia del Mar dei Coralli del 4-8 maggio. Intanto, il 5 maggio 1942, era stato diramato dallo stato maggiore della Marina imperiale l'ordine navale N. 18, che stabiliva definitivamente l'operazione contro Midway, da completare entro il 20 giugno in coordinamento con un'altra operazione secondaria contro le isole Aleutine occidentali. Furono così poste le premesse per una battaglia navale ritenuta la più importante della guerra del Pacifico..
Il 27 dicembre 1941 l'ammiraglio Chester Nimitz aveva assunto il comando a Pearl Harbor della menomata Flotta del Pacifico in sostituzione dell'ammiraglio Husband Kimmel, esonerato dal comando per non aver saputo prevedere l'attacco a sorpresa del 7 dicembre, oppure, secondo l'opinione di diversi storici, per la necessità di esibire un capro espiatorio nei confronti dell'opinione pubblica. Di fronte alla vastità delle distruzioni e dei danni causati dall'attacco giapponese, erano ormai irrealizzabili i progetti offensivi inizialmente previsti dagli stati maggiori, detti War Plans Orange: si trattava di una parte del più ampio piano Rainbow 5 e prevedeva la conquista delle isole Marshall e Caroline..
L'ammiraglio Nimitz quindi dovette necessariamente ridursi a condurre rapide puntate di disturbo alle posizioni avanzate nipponiche per infastidire le offensive nemiche nelle Indie orientali, risollevare il morale degli equipaggi e dell'opinione pubblica in patria, nonché sperimentare e mettere alla prova la preparazione delle sue forze aeronavali, ancora digiune di reali operazioni belliche.. A questo scopo disponeva ancora, dopo la totale messa fuori combattimento delle corazzate, delle sue tre moderne portaerei dotate di addestrati reparti aeronavali, sebbene meno esperti di quelli giapponesi: , e , opportunamente rinforzate dall'ammiraglio Ernest King (Comandante in capo della United States Navy) con la portaerei trasferita con urgenza dall'Oceano Atlantico. Inoltre, nel marzo 1942, arrivò anche la nuova USS Hornet, la cui entrata in servizio sostituiva opportunamente la Saratoga, che era stata raggiunta da un siluro di un sommergibile giapponese l'11 gennaio 1942 e, perciò, costretta a lunghe riparazioni a Bremerton, Washington...
Le corazzate superstiti , e furono ritirate al sicuro nelle basi della costa occidentale di Bremerton, Alameda e San Diego, dove le raggiunsero le navi da battaglia , , trasferite dall'Atlantico, oltre all'appena completata .. Al contempo le quattro portaerei americane condussero le loro puntate offensive, il raid su Tokyo e la battaglia del Mar dei Coralli, operazioni che, pur registrando la perdita della Lexington l'8 maggio 1942, diedero fiducia ed esperienza a marinai e aviatori della combattiva Marina americana. La situazione rimaneva tuttavia molto pericolosa per gli Alleati, a causa della netta superiorità numerica e qualitativa della flotta giapponese e delle possibili nuove offensive del nemico che avrebbero potuto mettere in pericolo le Hawaii, l'Australia e forse anche la costa occidentale statunitense..
Pianificazione giapponese e contromisure americane
Il piano d'operazioni per l'attacco alle isole Midway studiato dall'ammiraglio Yamamoto in collaborazione (a volte conflittuale) con i suoi collaboratori principali – contrammiragli Ugaki, Fukudome, Kusaka, viceammiragli Nagumo, Kondō; capitani di vascello Kuroshima e Watanabe – era, come quasi tutte le operazioni escogitate dai giapponesi, particolarmente complicato, e si articolava in una serie di manovre collegate e concatenate, da effettuare sincronicamente a migliaia di chilometri di distanza, allo scopo di attirare la flotta delle portaerei americane nell'area di Midway e distruggerla. A questo fine sarebbe stata mobilitata la quasi totalità della Marina giapponese divisa in varie squadre separate. In sintesi, si trattava di attirare una parte delle forze nemiche nella zona delle Aleutine mediante una manovra diversiva condotta dal viceammiraglio Boshirō Hosogaya con tre incrociatori pesanti (Nachi, e ), due incrociatori leggeri ( e ), quattordici cacciatorpediniere e due portaerei leggere ( e Junyo); attaccare e neutralizzare le difese aero-terrestri di Midway mediante l'impiego delle sei grandi portaerei di squadra dell'ammiraglio Nagumo veterane di Pearl Harbor, rafforzate da due corazzate, tre incrociatori e dodici cacciatorpediniere; quindi sbarcare sull'isola il contingente dell'Esercito imperiale giapponese, appoggiato dalla 2ª Flotta del viceammiraglio Kondō avente a disposizione due corazzate, nove incrociatori, diciannove cacciatorpediniere e una portaerei leggera.... A questo punto era previsto che la flotta americana, di fronte alle notizie dell'attacco e dello sbarco alle Midway, sarebbe intervenuta in tutta fretta da Pearl Harbor trovandosi di fronte in attesa le portaerei di Nagumo, che, avendo già neutralizzato l'aviazione americana sull'isola, avrebbero attaccato in superiorità numerica le navi statunitensi a est di Midway. L'ultimo atto della battaglia avrebbe dovuto essere l'intervento diretto della squadra principale comandata personalmente da Yamamoto, con sette corazzate, tra cui la gigantesca , tre incrociatori, ventuno cacciatorpediniere e una portaerei leggera, la , che avrebbe assestato il colpo di grazia alla flotta nemica, già logorata dagli attacchi aeronavali, in uno scontro tradizionale tra artiglierie....