La chiesa di San Tommaso in Formis è una chiesa di Roma, nel rione Celio, in via San Paolo della Croce.

Storia Situata a margine della Villa Celimontana, presso l'Arco di Dolabella, la chiesa, dedicata a San Tommaso apostolo, deve il suo appellativo in formis al vicino acquedotto Claudio (forma claudia in latino).

La chiesa risale al X secolo circa, anche se la prima data certa è quella del 1209, quando Papa Innocenzo III fece dono della chiesa con annesso monastero ai Trinitari, il cui fondatore, San Giovanni de Matha, pose qui la sua sede e vi abitò. Il santo adattò una metà del monastero e degli androni di un'antica cisterna d'acqua ad ospedale per assistere poveri, infermi, pellegrini e schiavi riscattati, secondo gli scopi propri dell'Ordine. Le spoglie del santo furono tumulate nella chiesa alla sua morte, il 17 dicembre 1213, per poi essere trasportate solennemente in Spagna nel XVII secolo.

Nel 1217 papa Onorio III con la bolla Ordine Sanctissimae Trinitatis dotò la chiesa di San Tommaso e San Michele Arcangelo de Formis di vari beni a Roma e nei dintorniCollectionis Bullarum Sacrosanctae Basilicae Vaticanae..., Roma 1747, Tom. I, p.100 e segg.. Nel 1209, San Francesco di Assisi si recò a Roma per ottenere l'autorizzazione della regola di vita, per sé e per i suoi frati, da parte di papa Innocenzo III. San Giovanni de Matha, vedendolo mendicare fuori del Laterano in attesa che il Papa lo ricevesse, lo accolse nella sua chiesa di san Tommaso dove lo rifocillò. I due Santi divennero così amici. Successivamente Francesco dimorò più volte nel monastero annesso alla chiesa ospite degli amici Trinitari, come dimostra il quadro di Siciolante da Sermoneta, all'entrata della chiesa sulla sinistra, che raffigura la Vergine, san Bonifacio martire e san Francesco d'Assisi con Papa Bonifacio IX.

Nel 1389 l'Ordine Trinitario fu costretto ad abbandonare Roma. Gli edifici passarono al Capitolo Vaticano, ma l'attività ospedaliera cessò del tutto e l'intero complesso, rimase in stato di abbandono fino all'inizio del XVI secolo (con l'eccezione dell'ospedale che fu riconvertito in fienile, magazzino e cantina). Nel 1504 il complesso fu dato in affitto a privati. Tra il 1522 e il 1527, nel corso di una pestilenza, l'ospedale fu utilizzato come lazzaretto. Nel 1532 il Capitolo Vaticano pose mano ad un primo restauro della chiesa, utilizzando dei materiali asportati dal tetto dall'ospedale. Nel 1562 altri interventi di miglioramento furono apportati da uno degli affittuari. Ad esempio i locali del monastero, che era limitrofo alle arcate dell'acquedotto, furono ristrutturati. Da tempo il monastero non è più esistente, così come una delle tre arcate, ma lungo il muro perimetrale superstite sono visibili le finestre.

Nel 1572 Pio V restituì la chiesa, l'ospedale e il monastero ai Trinitari, i quali tuttavia persero nuovamente il complesso alla morte del papa. Dopo una serie di vicissitudini giudiziarie, nel 1616 il Capitolo di San Pietro si vide riconoscere definitivamente la proprietà del complesso.

Nel 1634 il Capitolo Vaticano affittò la chiesa, il monastero, l'ospedale e l'orto annesso ai Mattei, dal 1570 proprietari della villa. Nel 1663 la chiesa fu restaurata portandola nelle forme attuali. Nel 1781 il duca Giuseppe Mattei passò dalla condizione di affittuario a quella di enfiteuta. Nel 1813 il Capitolo Vaticano vendette il monastero, l'ospedale e l'orto a don Emanuele Godoy, principe di Bassano, divenuto in quello stesso anno proprietario della ex-Villa Mattei. Nel 1825 questi cedette al Capitolo Vaticano le due camerette ricavate tra le arcate dell'acquedotto dove morì San Giovanni de Matha.

Dal 1898 la chiesa e i locali annessi (fra cui le camerrette del santo), a tutt'oggi di proprietà del Capitolo Vaticano, sono concessi in uso perpetuo all'Ordine dei TrinitariAntonino dell'Assunta - A. Romano di S. Teresa, S. Tommaso in Formis sul Celio, Isola del Liri 1927.. Quanto all'ospedale, utilizzato a usi diversi fin dal XVI secolo e di proprietà del Demanio dal 1921, dopo la costruzione della sede della Stazione Chimico-Agraria Sperimentale di Roma nel 1934 di esso non rimangono che un avancorpo e il portale duecentesco che dà sul largo della Sanità militare con mosaico cosmatesco del 1210 raffigurante Cristo nell'atto di liberare due schiavi. Stessa sorte ebbe il monastero annesso, con l'eccezione del portale che affianca quello dell'ex ospedaleLuca Creti, « Una fondazione ‘francese’ nella Roma di Innocenzo III: l’ospedale di San Tommaso in formis », in Quaderni dell’Istituto di Storia dell’Architettura, n.s., 70, 2019, pp. 5-24..

Descrizione L'interno della chiesa si presenta ad unica navata e piuttosto spoglia rispetto all'antichità della sua origine. All'altare maggiore spicca un dipinto moderno di Aronne del Vecchio raffigurante Gesù che invia san Giovanni de Matha. Le sette vetrate che rendono assai luminosa la piccola chiesa sono opere moderne di Samuele Pulcini collocate qui nel 2000, in occasione del Grande Giubileo.

Rettori P. fr. Saverio P. fr. Antonio Caprarolla, O.SS.T. P. fr. Arsenio Llamazares, O.SS.T. (1995-2007) P. fr. Giovanni Martire Savina, O.SS.T. (2007-2013) P. fr. Thierry Knecht, O.SS.T. (2013 -2020)

Note

Bibliografia Mariano Armellini, Le chiese di Roma dal secolo IV al XIX, Roma 1891 Christian Hülsen, Le chiese di Roma nel Medio Evo, Firenze 1927 C. Rendina, Le Chiese di Roma, Newton & Compton Editori, Milano 2000, p. 359 C. Villa, Rione XIX Celio, in AA.VV, I rioni di Roma, Newton & Compton Editori, Milano 2000, Vol. III, pp. 1106–1145

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