Le guerre d'Italia del XVI secolo, spesso indicate anche come grandi guerre d'Italia,Storia d'Italia, 1972, Einaudi, p. 373. furono una serie di conflitti, combattuti prevalentemente sul suolo italiano nella prima metà del XVI secolo (per la precisione durarono dal 1494 al 1559).
Furono inizialmente scatenate da alcuni sovrani francesi, che inviarono nella penisola italiana le loro truppe, per far valere i loro diritti ereditari sul Regno di Napoli e poi sul Ducato di Milano. Da locali le guerre divennero in breve tempo di scala europea, coinvolgendo, oltre alla Francia anche la maggior parte degli Stati italiani, il Sacro Romano Impero, la Spagna, l'Inghilterra e l'Impero ottomano.
Casus belli del primo conflitto fu la rivalità tra le duchesse Beatrice d'Este e Isabella d'Aragona, che rivendicavano ambedue il controllo del ducato di Milano, e che spinsero rispettivamente il marito Ludovico Sforza e il padre Alfonso d'Aragona a intraprendere le ostilità..
Nel 1494, Carlo VIII di Francia calò in Italia andando a occupare il Regno di Napoli sulla base di una rivendicazione dinastica. Tuttavia, venne costretto ad abbandonare i territori occupati dopo la formazione di una Lega anti-francese (cui aderirono Venezia, Milano, il Papa, la Spagna, l'Inghilterra, Massimiliano d'Asburgo). Dopo la battaglia di Fornovo Carlo VIII lasciò l'Italia senza mantenere le conquiste territoriali, ma ciò fu solo l'inizio di una serie di guerre.
Nel tentativo di evitare gli errori del suo predecessore, Luigi XII di Francia annetté il ducato di Milano e firmò un accordo con Ferdinando re di Spagna (già governatore di Sicilia e di Sardegna) per condividere il Regno di Napoli. Tuttavia, Ferdinando abbandonò Luigi XII ed espulse le truppe francesi dal Mezzogiorno in seguito alle battaglie di Cerignola e del Garigliano. Dopo una serie di alleanze e tradimenti, il Papato decise di schierarsi contro il controllo francese su Milano e sostenne Carlo V, imperatore del Sacro Romano Impero. Dopo le battaglie di Bicocca e Pavia, la Francia, guidata dal re Francesco I, perse il controllo di Milano a favore degli Asburgo. Tuttavia le truppe protestanti tedesche, ammutinatesi a Carlo V, saccheggiarono Roma nel 1527: questo evento rappresentò un punto di svolta nello sviluppo delle guerre europee di religione e indusse Carlo V a concentrarsi sull'affermazione del protestantesimo nel Sacro Romano Impero.
Il successore di Francesco I, Enrico II di Francia, approfittò della situazione e cercò di stabilire la supremazia in Italia invadendo la Corsica e la Toscana. Tuttavia, la sua conquista della Corsica fu rovesciata dall'ammiraglio genovese Andrea Doria e le sue truppe in Toscana furono sconfitte dai fiorentini e dall'esercito imperiale nella Battaglia di Scannagallo. Con l'abdicazione di Carlo V, Filippo II di Spagna ereditò Milano e il Mezzogiorno mentre Ferdinando I d'Asburgo divenne imperatore. L'ultimo significativo scontro, la battaglia di San Quintino (1557), fu vinto da Emanuele Filiberto di Savoia per le forze spagnole e imperiali: ciò portò alla restaurazione in Piemonte, occupato dalla Francia precedentemente, di casa Savoia. Nel 1559 fu stipulata la Pace di Cateau-Cambrésis.
La calata di Carlo VIII
Premesse La pace di Lodi, stipulata nel 1454 tra la repubblica di Venezia e il ducato di Milano, inaugurò tra gli Stati italiani un periodo quarantennale di sostanziale equilibrio nonché l'istituzione di una "Lega Italica" tra Venezia, Milano, Stato Pontificio, Repubblica di Firenze e Regno di Napoli. Se, sul piano commerciale ed economico, ciò contribuì a fare dell'Italia rinascimentale l'area più ricca d'Europa, sul piano politico e militare comportò il permanere di tanti principati regionali in un'epoca caratterizzata dalla formazione di grandi imperi e Stati nazionali.
Nel 1492 si manifestò di fatto la fine della lega Italica con la morte del suo "ago della bilancia", Lorenzo il Magnifico, e di Papa Innocenzo VIII, sostituito da Alessandro VI. Non essendoci di fatto più alcuna confederazione Italiana capace di legare tra loro gli Stati della penisola, volgevano i propri interessi verso l'Italia da una parte il vicino Regno di Francia, in espansione sin dalla vittoria nella guerra dei cento anni, e dall'altra, interessati a contrastare i francesi, sia il Sacro Romano Impero Germanico, cui gran parte dell'Italia del centro-nord formalmente apparteneva, che la Monarchia di Spagna, legata per parentela al ramo degli Aragonesi regnanti su Napoli. L'Italia rinascimentale si apprestava quindi a diventare il principale campo di battaglia d'Europa per i sessantacinque anni a venire.Ambrogio Spagnoletti, Storia d'Europa e del Mediterraneo, Salerno Editrice, 2013, p. 249
Le ostilità furono aperte nel 1494 con la discesa in Italia del re Carlo VIII di Francia, spinto dalla rivendicazione del trono di Napoli in quanto discendente di Maria d'Angiò (1404-1463), sua nonna paterna.. Gli stessi Stati italiani contribuirono a favorire tale impresa dimostrandosi favorevoli per diverse ragioni a un intervento francese nella penisola. Suo principale istigatore fu Ludovico Sforza, detto "il Moro", che fin dal 1480 governava Milano in qualità di reggente del giovane nipote Gian Galeazzo, non essendo dunque duca di diritto, ma solo de facto. Isabella d'Aragona, moglie di Gian Galeazzo e nipote di re Ferrante di Napoli (in quanto figlia di Alfonso duca di Calabria), soffriva per l'inettitudine del marito, completamente disinteressato al governo, né poteva sopportare che la cugina Beatrice d'Este, moglie di Ludovico e nipote anch'ella di Ferrante, fosse trattata come la vera duchessa di Milano.
Con la nascita, nel gennaio 1493, del primo figlio maschio, Ludovico si vide rimosso anche l'ultimo ostacolo (la mancanza di una discendenza legittima) che ancora gli impediva l'usurpazione completa del ducato. Isabella, temendo l'ambizione dei coniugi, domandò l'intervento del padre Alfonso d'Aragona, il cui impeto fu tuttavia frenato dal più saggio re Ferrante, il quale ripudiò la guerra, non volendo né turbare lo Stato, né far torto all'una o all'altra nipote.. Quando però, nel gennaio 1494, Ferrante morì, Alfonso, salito al trono, non esitò a soccorrere la figlia con le armi. Ludovico escogitò allora di chiamare Carlo VIII in Italia, solleticandolo nel suo desiderio di conquista del regno di Napoli, affinché disperdesse le forze aragonesi, che non avrebbero così potuto marciare su Milano.
L'annuncio ufficiale e definitivo dell'impresa fu dato per la prima volta in Italia da Beatrice d'Este a Venezia, segretamente, il 30 maggio 1493.. La Serenissima Repubblica, pur desiderando la rovina di Ferrante al fine di rafforzare e guadagnare porti veneziani in Puglia, si tenne inizialmente fuori da queste manovre, anzi avvisò il re di Napoli delle rivelazioni della duchessa. Histoire de Charles VIII, roi de France, d'apre̲s des documents diplomatiques, Volume 1, Claude Joseph de Cherrier, Didier, 1870, pp. 356-357. A Firenze, invece, furono gli avversari dei Medici a sostenere un'iniziativa francese, con la speranza che potesse portare a un cambiamento di regime politico. Infine, nello Stato Pontificio i cardinali avversi allo spagnolo papa Alessandro VI speravano che con la discesa di Carlo VIII si potesse deporre il papa ed eleggere al pontificato Giuliano della Rovere (il futuro papa Giulio II)..
La spedizione fu preceduta da un'accurata preparazione diplomatica e dalla mobilitazione di un'ingente forza militare: il re si assicurò la neutralità delle maggiori potenze europee grazie a una serie di concessioni territoriali e finanziarie: con il trattato di Senlis del 1493 lasciò le regioni dell'Artois e della Franca Contea a Massimiliano I d'Asburgo, Imperatore di Germania e Arciduca d'Austria; con il trattato di Barcellona cedette a Ferdinando II d'Aragona la Cerdagna e il Rossiglione lungo il versante francese dei Pirenei; mentre a Enrico VII Tudor promise ingenti elargizioni finanziarie in cambio di un non intervento inglese.. Da un punto di vista militare le forze dispiegate da Carlo VIII mostrarono tutta la potenza francese di quel tempo: ventimila uomini armati, con un corpo d'artiglieria innovativo e una numerosa cavalleria, contribuirono a rendere ancora più evidente l'inferiorità dei singoli Stati italiani, con i loro piccoli apparati militari di mercenari. Seppur il casus belli fosse la rivendicazione degli antichi diritti che il re di Francia vantava sul Regno di Napoli, il progetto era ben più ambizioso: dalla conquista del Regno di Napoli, il re di Francia intendeva muovere a un generalizzato dominio di tutta l'Italia e, in un secondo momento, organizzare una crociata contro i turchi per la riconquista della Terra santa.
Discesa e ritirata di Carlo VIII
In cinque mesi, dal settembre 1494 al febbraio 1495, Carlo VIII percorse l'Italia lungo l'antica via Francigena senza dover realmente combattere. Valicate le Alpi, attraversò gli Appennini al Passo della Cisa. Entrò quindi nel territorio della Repubblica di Firenze, dove l'inerzia di Piero di Lorenzo de' Medici gli permise di occupare la fortezza di Sarzanello e la Rocca Ghibellina (a Pietrasanta) nonché Pisa e Livorno. Carlo VIII, in cerca di alleati nella penisola, si fermò a Pisa dove fu accolto dalle autorità fiorentine che all'epoca controllavano la città. A Pisa incontrò l'Orlandi che, a differenza delle truppe fiorentine, sapeva parlare francese. Orlandi spiegò al monarca francese le condizioni del popolo pisano e, commosso dal suo discorso, decise di supportare la causa Pisana. Infatti i Pisani si ribellarono contro il controllo fiorentino, cacciarono via le truppe presenti in città e proclamarono la Seconda Repubblica Pisana. L'epopea Pisana è un'altra pagina che continuò anche dopo la ritirata di Carlo VIII fino al 1509.. Carlo giunse così a Firenze il 17 di novembre, accolto come "nuovo Ciro" dal domenicano Girolamo Savonarola, che aveva appena cacciato i Medici e istituito un regime teocratico e filo-francese nella Repubblica.. Arrivato a Roma il 31 dicembre, non incontrò opposizione da parte di Alessandro VI, che anzi riconobbe i diritti francesi su Napoli..
Raggiunta la città di Monte San Giovanni Campano nel Regno di Napoli, Carlo VIII inviò messaggeri al castello di Napoli al fine di ottenere la resa della guarnigione napoletana; quest'ultima, invece, uccise e mutilò gli inviati e rimandò i corpi alle linee francesi. Tale offesa fece infuriare i francesi che, il 9 febbraio 1495, presero il castello grazie al fuoco dell'artiglieria e, una volta entrati d'assalto, massacrarono tutti coloro che erano rimasti all'interno,. un evento che venne poi chiamato "sacco di Napoli".. Nella conquista di Napoli, Carlo fu anche avvantaggiato da rivolte antiaragonesi avvenute inizialmente in Abruzzo e poi nel resto del regno.. Il successo di Carlo VIII spaventò anche le stesse forze che ne avevano favorita inizialmente la discesa. Queste si coalizzarono in un'alleanza antifrancese, detta "Lega di Venezia", formata dopo intense trattative intercorse tra la Serenissima, promotrice del patto, e Milano, Spagna e Sacro Romano Impero.. Alla fine, la coalizione comprese l'Impero, il Ducato di Milano, la Spagna, lo Stato Pontificio, la Repubblica di Firenze, il Ducato di Mantova e la Repubblica di Venezia.
Assedio di Novara