Le rotte di migranti nel Mediterraneo collegano dall'inizio degli anni novanta, l'Africa e il Medio Oriente all'Europa. Il mare viene attraversato su imbarcazioni di fortuna, spesso vecchi pescherecci, barche in vetroresina o gommoni.
I principali punti d'ingresso sono le coste spagnole, italiane e greche. Secondo l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, i flussi sono misti, composti cioè di migranti economici e rifugiati politici.UNHCR, 10 luglio 2006,
Le rotte Esistono molteplici rotte nel Mediterraneo, ma le principali sono tre: quella occidentale verso la Spagna, quella centrale verso l’Italia, e quella orientale verso la Grecia, che è stata la più percorsa negli ultimi anni, con circa 1,2 milioni di arrivi dal 2009, più delle altre due rotte combinate. Ben il 73% di questi sono sbarcati però solo nel 2015 a causa dei conflitti in Siria, Iraq e Afghanistan. Le migrazioni lungo la tratta orientale sono poi diminuite anche grazie a un accordo tra la Turchia e l’Unione europea (raggiunto il 18 marzo 2016): il Paese guidato da Erdoğan ha accettato di ospitare i migranti diretti in Europa in cambio di assistenza economica, incentivi e appoggio politico. La rotta centrale, dal Nord Africa all’Italia, ha registrato più di 780.000 arrivi, conoscendo una diminuzione nel 2018. Il Mar Mediterraneo si è dimostrato estremamente pericoloso per i migranti che hanno tentato di attraversarlo, soprattutto per la via centrale. Si stima che circa 17.000 persone siano morte in mare dal 2014, circa il 2% di tutti i migranti che attraversano il Mediterraneo su base annua.
La rotta più antica collega la costa del Marocco alla Spagna, attraverso lo stretto di Gibilterra e si è andata dilatando negli anni, al punto che oggi molte imbarcazioni partono direttamente dalla costa oranese dell'Algeria, verso l'Andalusia o verso le isole Baleari. La Spagna è interessata da una seconda rotta, quella che parte dalla costa atlantica africana (Marocco, Sahara Occidentale, Mauritania, Senegal, Gambia e Guinea) fino all'arcipelago delle isole Canarie.
Nel Mediterraneo centrale le rotte sono quattro. La più battuta parte dalle coste occidentali libiche, tra Tripoli, Gasr Garabulli e Zuara, puntando verso Lampedusa, la Sicilia e Malta.
Parallele a questa, altre due rotte collegano il litorale tunisino, tra Susa, Monastir e Sfax a Lampedusa, e la costa nord tra Biserta e Capo Bon a Pantelleria.
Dall'Egitto partono invece alcuni dei pescherecci che giungono in Sicilia orientale e in Calabria.
Infine, a partire dal 2006, una nuova rotta collega Algeria e Sardegna, partendo dalla costa nei pressi della città di Annaba.
In passato era invece Malta a costituire un importante punto di passaggio. Migliaia di migranti si stanziavano ogni anno sull'isola con un visto turistico e da lì venivano imbarcati clandestinamente verso le coste siciliane.
Nel Mediterraneo orientale, infine, le rotte marittime collegano la costa della Turchia alle vicine isole greche del Mar Egeo, in particolare Samo, Mitilene, Chio, e Farmaco. Sull'isola greca di Creta, invece, in misura minore, arrivano imbarcazioni salpate dalla costa egiziana.
Alla fine degli anni novanta e inizio duemila, migliaia di profughi Curdi salpavano direttamente dalle coste turche verso la Calabria, una rotta che ancora nel 2007 ha portato un migliaio di persone sulle coste della Locride. La rotta fra Albania e la Puglia si è invece esaurita con la progressiva stabilizzazione politica ed economica del Paese balcanico.
Spagna meridionale Sin dalla fine degli anni ottanta le acque dello stretto di Gibilterra sono state attraversate da importanti flussi migratori, inizialmente composti prevalentemente da cittadini marocchini e algerini, e, in un secondo momento, anche da soggetti provenienti dall'Africa subsahariana. Nel 2009 i punti di partenza interessano tutta la costa tra Larache e Hoceima, in Marocco, e tra Ghazaouet e Mostaganem in Algeria. Gli sbarchi avvengono sulla costa spagnola andalusa tra Cadice e Almería e, dal 2007, anche sulle isole Baleari. La traversata si effettua su piccole imbarcazioni e gommoni di scadente livello qualitativo e ben diversi da quelli di produzione occidentale. Nonostante il breve tratto di mare, dal 1988 le vittime sarebbero almeno 1.686.
I passeggeri sono marocchini, algerini e poi sub-sahariani dell'Africa occidentale e centrale. Per entrare in Marocco, i migranti sub-sahariani attraversano l'Algeria fino ad attraversare illegalmente la frontiera, ufficialmente chiusa, tra Maghnia e Oujda. L'attraversamento è tuttavia semplice, a piedi o a bordo dei taxi locali. Oujda, nel nord est del Marocco, è anche il capolinea delle deportazioni dei migranti sub-sahariani arrestati in mare dalle autorità marocchine o rastrellati a El Ayun, Rabat e Casablanca durante le retate della polizia. I candidati all'emigrazione clandestina vengono così preventivamente arrestati e semplicemente abbandonati lungo la frontiera algerina, da dove raggiungono a piedi la bidonville alle porte della vicina città di Maghnia, oppure ritornano a Oujda, spesso minacciati dalla stessa polizia di frontiera algerina.
Nel 2007, nelle acque tra Spagna e Marocco si sono tenuti pattugliamenti europei congiunti, sotto l'egida di Frontex, denominati missione Indalo. Anche la marina reale marocchina effettua pattugliamenti anti emigrazione. Secondo testimonianze raccolte da Amnesty International e Human Rights Watch, il 28 aprile 2008 una nave della Marina spagnola avrebbe affondato un gommone carico di migranti subsahariani, causando la morte di almeno 28 persone, al largo di Hoceima. Con il Marocco, la Spagna ha stretto accordi di riammissione che vengono applicati anche ai minori non accompagnatiSpagna, .
Sbarchi nello stretto di GibilterraMinisterio de Trabajo y Asuntos Sociales1999200020012002200320042005200620072.69412.78914.4056.7959.7887.2457.0667.5025.579
Dopo la militarizzazione della costa marocchina e la dura repressione del 2005 nelle valli intorno a Ceuta e Melilla, le rotte dell'emigrazione si sono concentrate sulle isole Canarie - che nel 2006 hanno accolto la cifra record di 31.000 immigrati - e i punti di imbarco si sono spostati sempre più a sud, dalla Mauritania al Senegal, su rotte più lunghe e pericolose per evitare i pattugliamenti navali di Frontex.
Ceuta e Melilla
Ceuta e Melilla sono due città autonome spagnole situate nel Nord-Africa, circondate dal Marocco, situate sulla costa del mar Mediterraneo vicino allo stretto di Gibilterra, con una superficie di poche decine di chilometri quadrati. Per i migranti provenienti dall'Africa subsahariana, Ceuta e Melilla hanno rappresentato per tutti gli anni novanta due porte d'ingresso per la Spagna e l'Unione europea. Per questo le due città sono state separate dal territorio marocchino da una doppia rete metallica alta inizialmente tre metri e poi raddoppiata a sei. Costruita nel 1997 a Ceuta e nel 1998 a Melilla, la recinzione è costata 20 milioni di euro, finanziati dall'Unione europea. Nell'estate e autunno del 2005 si registrarono massicci assalti alle reti, di gruppi di centinaia di uomini. Gli assalti vennero respinti a mano armata. In pochi mesi i colpi di arma da fuoco delle Forze ausiliarie marocchine e della Guardia Civil spagnola causarono 13 morti a Melilla e 4 a Ceuta. Nell'ottobre del 2005, un migliaio di migranti arrestati dalle autorità marocchine nelle vallate intorno alle due città, vennero deportati e abbandonati in pieno deserto alla frontiera algerina, all'altezza di 'Ain Chouatar, vicino Bouarfa. Prima di ricevere soccorso, una ventina di loro morirono disidratati.
Prima della stagione di repressione inaugurata nel 2005 dal governo di José Luis Rodríguez Zapatero, un migliaio di migranti sub-sahariani vivevano in accampamenti di fortuna sulle montagne intorno a Ceuta e Melilla. Circa 700 persone sul massiccio di Gourougou, davanti a Melilla, e almeno il doppio a Bel Younes, di fronte a Ceuta. Camerunesi, maliani e nigeriani erano i più numerosi.
Per saltare le reti della barriera, i migranti fabbricavano scale con i rami degli alberi e si imbottivano i vestiti per proteggersi dal filo spinato. Sin dal 2004, un rapporto di Médicins sans frontières denunciava gli abusi perpetrati dalla Guardia civil spagnola e dalle forze ausiliarie marocchine da entrambi i lati del confineMsf, , 2005.
Salti a Ceuta e Melilla2013201420152016201720182019202020212022Salti a Ceuta1474748021.1748212463131257Salti a Melilla512.06944847434160419194950922
Isole Canarie
L'arcipelago delle isole Canarie (7 isole e sei isolotti minori), dista 108 km dal punto più vicino della costa africana, Tarfaya, in Marocco. A partire dal 1999 è una delle mete principali delle rotte dell'immigrazione africana via mare. Il numero di arrivi è salito di pari passo all'aumento dei pattugliamenti nello stretto di Gibilterra e a Ceuta e Melilla (dove nel 1998 veniva ultimata la doppia barriera lungo il confine). Nel 2002 si imbarcarono per le isole Canarie, dal Sahara occidentale e dal Marocco, 9.929 persone, un boom rispetto alle poche centinaia di persone all'anno degli anni precedenti. Per la prima volta, nel 2002, il numero di sbarchi alle Canarie superò quello della costa andalusa. Ma il record di arrivi venne registrato nel 2006, con oltre 31.000 persone, in grande maggioranza africani sub-sahariani, salpati non più soltanto dalle coste del Sahara occidentale, ma anche da Mauritania, Senegal e Gambia. Nel 2007 gli arrivi alle Canarie sono invece diminuiti del 60% e nel 2008 continuano a diminuire. Le vittime, su questa rotta, sono state almeno 2.053 dal 1999, secondo Fortress Europe
La diminuzione degli arrivi è stata dovuta all'intensificarsi dei pattugliamenti europei congiunti, coordinati dall'agenzia Frontex attraverso la missione Hera, che ha coinvolto anche le autorità di Marocco, Mauritania e Senegal. Secondo dati ufficiali, Frontex ha respinto verso le coste africane 12.864 migranti tra il 2006 e il 2007. Il costo preventivato da Frontex per la missione Hera è di 12 milioni di euro l'anno. Altri 87 milioni sono stati stanziati dall'Ue per il biennio 2007-08 per finanziare il rimpatrio dei migranti sbarcati alle Canarie (16.000 tra gennaio e agosto 2007, per un costo di 10,8 milioni di euro, ovvero 675 euro a testa). Parallelamente, la Spagna ha siglato accordi di riammissione con vari Paesi dell'Africa occidentale, in cui si prevede il rimpatrio dei migranti sbarcati irregolarmente. Come conseguenza, è salito il numero di minori non accompagnati arrivati sull'arcipelago nel 2008, di solito protetti dalla Convenzione per i diritti del fanciullo.
Sbarchi alle Canarie1999200020012002200320042005200620078752.4104.1129.8759.3888.4264.71531.67812.478
Una dettagliata analisi del fenomeno dell'immigrazione alle isole Canarie è stata fatta dalla Ong spagnola APDHA - Asociación Pro Derechos Humanos de Andalucía. Amnesty International ha invece curato un rapporto sulle condizioni dei migranti respinti in Mauritania dalle autorità spagnole. Sulle missioni Frontex nell'Atlantico è invece disponibile uno studio della Ong tedesca Pro Asyl.
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