La terza battaglia di Char'kovChar'kov (IPA: ) oggi Charkiv in Ucraina. venne combattuta dal 5 marzo al 23 marzo 1943 sul fronte orientale nel corso della seconda guerra mondiale. Fu l'ultima importante vittoria della Wehrmacht tedesca nel conflitto. Nelle fonti sovietiche viene denominata difesa di Char'kov.

Dal 20 febbraio 1943 i tedeschi, al comando del feldmaresciallo Erich von Manstein, erano riusciti, nella prima fase della controffensiva che seguiva la lunga serie di sconfitte iniziate con la catastrofe di Stalingrado, a tagliare fuori e distruggere le punte avanzate dell'Armata Rossa che marciavano verso il Dnepr e il mare d'Azov nel corso dell'operazione Galoppo.

Nella seconda fase della controffensiva, iniziata il 5 marzo 1943, i tedeschi riconquistarono l'importante città di Char'kov dopo una serie di scontri tra mezzi corazzati e di violenti combattimenti per le strade cittadine, quindi entrarono in Belgorod e misero in pericolo il fronte sovietico nella regione di Kursk, riuscendo entro il 23 marzo 1943 a stabilizzare la situazione strategica, interrompendo bruscamente l'offensiva generale sovietica che era sembrata inarrestabile.

Un ruolo importante nei combattimenti nel settore meridionale del fronte orientale venne svolto dal II SS-Panzerkorps delle Waffen-SS, giunto di rinforzo dalla Francia, in cooperazione con le numerose Panzerdivision della Wehrmacht, già in combattimento da molte settimane e molto logorate dalle continue battaglie invernali. La vittoria tedesca fu seguita da una lunga pausa delle operazioni, mentre le due parti in guerra preparavano la successiva battaglia di Kursk, che sarebbe iniziata il 5 luglio 1943.

Il Fronte orientale Situazione strategica nell'inverno 1943

Il 16 febbraio 1943 le forze corazzate e i fucilieri dell'Armata Rossa avevano liberato, nel corso dell'operazione Stella, la grande città industriale di Char'kov, raggiungendo un successo di importanza strategica e di notevole valore propagandistico. Seguendo di solo due giorni la liberazione di Rostov e Vorošilovgrad, avvenute entrambe il 14 febbraio, sembrò segnare la definitiva vittoria dei sovietici e l'inizio del crollo definitivo della Wehrmacht sul Fronte orientaleR. Cartier, La seconda guerra mondiale, vol. II, p. 113..

Char'kov, nodo di comunicazioni importantissimo, grande centro industriale e capitale dell'Ucraina orientale, era stata un obiettivo primario della guerra all'est fin dall'inizio; conquistata dai tedeschi nell'ottobre 1941 dopo violenti combattimenti, era stata al centro della controffensiva sovietica del maggio 1942 che si era conclusa con un sanguinoso fallimentoR. Cartier, La seconda guerra mondiale, vol. I, pp. 419 e 559-560.. Char'kov quindi era rimasta un grande centro logistico a disposizione della Wehrmacht impegnata nella campagna d'estate verso Stalingrado e il Caucaso. Anche dopo la catastrofe di Stalingrado, i tedeschi non cedettero facilmente terreno; su indicazione diretta di Adolf Hitler la città di Char'kov avrebbe dovuto essere difesa ad oltranza da parte delle truppe scelte Waffen-SS del II SS-Panzerkorps appena arrivate dalla Francia per risollevare le sorti della guerra per la Germania nazistaP. Carell, Terra bruciata, p. 214.. Queste truppe tuttavia, non furono in grado di respingere l'offensiva sovietica e il 16 febbraio 1943 dovettero evacuare Char'kov per evitare un nuovo accerchiamentoP. Carell, Terra bruciata, pp. .

Il generale Filipp Golikov, comandante del Fronte di Voronež che aveva liberato Char'kov, aveva continuato, secondo le indicazioni dello Stavka, ad avanzare dopo la brillante vittoria, verso ovest in direzione di L'gov e Sumy, in connessione con la contemporanea offensiva del generale Nikolaj Vatutin comandante del Fronte Sud-Occidentale, in direzione del Donbass e del Dnepr. Il generale Vatutin aveva continuamente esteso la sua offensiva e il 20 febbraio 1943 le sue unità meccanizzate di punta si stavano avvicinando a Zaporož'e sul Dnepr, a Stalino e a Mariupol' sul Mar d'Azov, minacciando di accerchiare tutte le armate tedesche in combattimento nel settore meridionale del Fronte orientale con conseguenze potenzialmente decisive per l'esito della guerra all'estJ. Erickson, The road to Berlin, pp. 45-50..

La situazione strategica della Wehrmacht appariva veramente critica; dopo le pesanti perdite nel settori di Stalingrado e del Don e l'annientamento delle armate degli alleati dell'Asse, l'Italia, la Romania e l'Ungheria, la Germania nazista non sembrava avere più forze sufficienti per fermare l'avanzata dei sovieticiJ. Erickson, The road to Berlin, pp. 45-46.; le stesse potenze occidentali alleate dell'Unione Sovietica, impressionati dalle vittorie dell'Armata Rossa, non escludevano un crollo irreversibile tedesco. Lo schieramento tedesco nel settore meridionale del Fronte orientale era molto disarticolato: il debole "Distaccamento Kempf" e il II SS-Panzerkorps del generale Paul Hausser dopo aver evacuato Char'kov avevano ripiegato verso ovest; più a sud c'era un ampio settore del fronte praticamente privo di difese tedesche tra Krasnograd e Slavjansk dove avanzava quasi senza ostacoli l'ala destra del Fronte Sud-Occidentale del generale Vatutin; tra Slavjansk e la costa del Mar d'Azov si trovavano le forze tedesche che avevano ripiegato dal Don e che ora cercavano di sbarrare la strada per il Donbass, difendendo in inferiorità numerica la linea del Donec e del MiusP. Carell, Terra bruciata, pp. 207-211..

La realtà però era in parte diversa; le armate sovietiche che continuavano ad avanzare si stavano progressivamente esaurendo a causa delle perdite, delle crescenti difficoltà logistiche per il rifornimento di munizioni, carburante e viveri, per la resistenza tedesca e per le difficoltà create dal clima invernale e dai primi segni del disgeloJ. Erickson, The road to Berlin, pp. 45-47.. Inoltre dal punto di vista operativo l'alto comando tedesco stava riprendendo il controllo della situazione ed erano in corso manovre strategiche per cambiare l'andamento della battaglia in corso. Il feldmaresciallo Erich von Manstein il 12 febbraio 1943 aveva assunto il comando del nuovo Gruppo d'armate Sud in cui erano state raggruppate tutte le forze tedesche comprese tra il settore a ovest di Kursk e la costa del Mar Nero; l'alto ufficiale era riuscito, dopo lunghi colloqui diretti con Hitler in persona al suo posto di comando di Zaporož'e il 17-19 febbraio 1943, a far approvare i suoi piani strategiciE. Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. 5, pp. 152-153.. Egli prevedeva una serie di spostamenti delle sue forze per chiudere i varchi del fronte e passare alla controffensiva per battere le armate sovietiche che imprudentemente stavano ancora avanzando verso ovestG. Boffa, Storia dell'Unione Sovietica, vol. II, p. 107..

Prima fase della controffensiva tedesca

Dopo aver completato con successo il 7 febbraio 1943 la ritirata, attraverso i ponti di Rostov, della 1. Panzerarmee del generale Eberhard von Mackensen che era risalita con una lunga ritirata dal Caucaso, il feldmaresciallo von Manstein, aveva schierato questa armata, potenziata con quattro Panzerdivision e la 5. SS-Panzer-Division "Wiking", nel settore di Slavjansk e Krasnoarmejsk per chiudere la strada per Stalino e Mariupol'. Inoltre il comandante del Gruppo d'armate Sud aveva fatto risalire a nord del Don anche la 4. Panzerarmee del generale Hermann Hoth che era passata con due Panzerdivision a nord-ovest della 1. Panzerarmee e aveva preso posizione per attaccare sul fianco sinistro le colonne del generale Vatutin che marciavano sul Dnepr: infine il feldmaresciallo aveva ordinato al II SS-Panzerkorps di scendere verso sud e attaccare, in connessione con la 4. Panzerarmee, il fianco destro delle armate del Fronte Sud-occidentaleJ. Erickson, The road to Berlin, p. 51..

La controffensiva del feldmaresciallo von Manstein ebbe inizio il 20 febbraio 1943 e colse di sorpresa le armate sovietiche che continuavano ad avanzare. Nei primi giorni il generale Vatutin e gli alti comandi dello Stavka non compresero l'importanza dell'attacco tedesco e ritennero che si trattasse solo di manovre per coprire la ritirata generale dietro il Dnepr; essi quindi continuarono ad ordinare nuovi attacchi e non presero i provvedimenti richiesti dalla situazioneJ. Erickson, The road to Berlin, pp. 50-53.. Di conseguenza la controffensiva tedesca ebbe pieno successo.

A nord due divisioni del II SS-Panzerkorps, 2. SS-Panzer-Division "Das Reich" e 3. SS-Panzerdivision "Totenkopf", del generale Hausser misero in grave difficoltà la 6ª Armata sovietica e avanzarono fino a Pavlograd che fu raggiunta il 23 febbraio 1943; a sud il 48º Panzerkorps con due Panzerdivision attaccò il 22 febbraio sul fianco sinistro della 6ª Armata e della 1ª Armata della Guardia e il 23 febbraio si ricongiunse a Pavlograd con le divisioni SS. Le punte corazzate sovietiche che si erano spinte fino a venti chilometri da Zaporož'e furono tagliate fuori e dovettero ripiegare a piedi verso est abbandonando tutto l'equipaggiamentoP. Carell, Terra bruciata, pp. 229-232.. Negli stessi giorni la situazione per i sovietici divenne critica anche nel settore di Krasnoarmejsk dove le quattro Panzerdivision e la SS "Wiking" della 1. Panzerarmee contrattaccarono il "gruppo mobile" del generale Markian Popov che, rimasto con pochissimi carri armati, dopo una tenace resistenza dovette battere in ritirata il 27 febbraio verso Barvenkovo e la linea del DonecL'URSS nella seconda guerra mondiale, vol. 3, pp. 792-793..

Solo il 25 febbraio 1943 il generale Vatutin comprese finalmente la gravità della situazione delle sue armate dell'ala destra e fece il primo rapporto allarmistico allo Stavka richiedendo rinforzi; egli decise quindi di arrestare ogni ulteriore avanzata e far ripiegare le sue colonne di testa; inoltre cercò di organizzare uno sbarramento difensivo a Barvenkovo e Lozovaja per guadagnare tempo e salvare dall'annientamento la 6ª Armata e il "gruppo mobile" del generale PopovJ. Erickson, The road to Berlin, pp. 52-54.. Il 28 febbraio dovette essere abbandonata anche Barvenkovo sotto la pressione dell'attacco della 1. Panzerarmee del generale von Mackensen con quattro Panzerdivision, e nei giorni seguenti i sovietici evacuarono anche Lozovaja dove arrivarono le divisioni corazzate della 4. Panzerarmee del generale Hoth e del II SS-Panzerkorps del generale HausserL'URSS nella seconda guerra mondiale, vol. 3, p. 793.. Il 3-4 marzo 1943 si concluse la ritirata dell'ala destra del Fronte Sud-Occidentale; i superstiti della 6ª Armata, della 1ª Armata della Guardia e del "gruppo mobile" rifluirono oltre il corso ghiacciato del Donec tra nord-ovest di Izjum e sud-est di Krasnyj Liman, dove in qualche modo fu stabilizzata la situazione; altri piccoli gruppi di soldati sovietici si salvarono a piedi; nel frattempo anche le armate dell'ala sinistra del Fronte Sud-Occidentale si erano fermate a ovest di Vorošilovgrad, e altre due Panzerdivision riconquistarono il 4 marzo Slavjansk e Lisičansk. Ancora più a sud erano falliti i tentativi del Fronte Meridionale del generale Rodion Malinovskij di superare la linea difensiva del Mius, difesa con successo dal "Distaccamento Hollidt" con due divisioni meccanizzateJ. Erickson, The road to Berlin, pp. 53-54.. L'arrivo del disgelo in questa fase favorì i sovietici, rallentando l'inseguimento tedesco e costringendo alla fine a interrompere le operazioni nelle regioni meridionali più temperate.