I toponimi celtici d'Italia sono i nomi propri di luogo che, attraverso la ricostruzione dell'origine storico-linguistica, vengono attribuiti alle parlate dei Celti stanziati anticamente in Italia, nelle regioni settentrionali e in alcune zone dell'Italia centrale (Marche). Piccolo lessico celtico ambe- ‘fiume’ banna-, benna- ‘punta, sommità’ -bona ‘fondazione’, ‘oppidum’ briga ‘altura’, ‘fortezza’ brīva ‘ponte’ cambo- ‘curva, meandro’ cumba ‘cavità’, ‘valle’ dubus, dubis ‘nero’ dūno- ‘fortezza’, ‘monte’ duro- ‘piazza, mercato’ eburo- ‘tasso (albero sacro)' -ialo- ‘radura’ lāno- ‘piana’ / ‘pieno’ -late ‘palude’ lindo- ‘liquido’, ‘stagno’ mago- ‘campo’, ‘mercato’ nantu-, nanto- ‘valle’, ‘ruscello’ nemeto- ‘bosco sacro’, ‘santuario’ -rāte, rātis- ‘mura’, ‘forte’ redo- ‘andare a cavallo’, ‘viaggiare’ rito- ‘guado’ verna, verno, sberna, ‘ontano’ vindo- ‘bianco’, ‘splendente’, ‘sacro’ Si tratta di varietà linguistiche di «frammentaria attestazione» appartenenti a due filoni di popoli celtici: 1) i più antichi, insediatisi forse già nell'Età del Bronzo, antenati dei Celti della cultura di Golasecca, che parlavano una lingua — il cosiddetto leponzio — che appare più arcaica, più conservativa del gallico; 2) i gruppi di Galli che penetrarono in Italia nel IV secolo a.C. (e probabilmente anche in fasi precedenti).

Gruppi e categorie di toponimi Il glottologo Giovan Battista PellegriniG. B. Pellegrini aveva individuato e raccolto una parte di rilievo della toponimia (complesso dei toponimi) celtica d'Italia già nel 1981, nell'articolo Toponomastica celtica nell'Italia settentrionale, in I Celti d'Italia (a cura di E. Campanile). Successivamente, aveva riproposto quel suo articolo in Ricerche di toponomastica veneta (1987) e nel manuale di Toponomastica italiana (1990), e qualche anno dopo era stato uno degli autori del Dizionario di toponomastica (1990) edito dalla UTET. Oltre a queste opere di riferimento fondamentali, sia per ulteriori approfondimenti e integrazioni, sia per spiegazioni etimologiche più recenti o confronti con toponimi simili riscontrabili in altri Paesi (si pensi, ad esempio, a Bologna e Boulogne-sur-Mer), si possono consultare poi i lavori di altri linguisti e filologi: P. Anreiter, P. de Bernardo Stempel, X. Delamarre, L. Fleuriot, St. Gendron, G. Frau, Ch.-J. Guyonvarc'h, J. Lacroix, P.-Y. Lambert, M. Lejeune, E. Nègre, D. Olivieri, G. Rohlfs, G. D. Serra, P. Sims-Williams, M. G. Tibiletti Bruno, J. Vendryes, Fr. Villar, per ricordarne solo alcuni. (1921-2007), ha suddiviso i toponimi di origine celtica in quattro «filoni»:

«quelli attestati fin dall'epoca antica»; «attestati in epoca medievale (ma attribuibili con certezza al filone gallico)»; «toponimi prediali in -acum verosimilmente di origine gallo-latina»; «derivati da appellativi di origine celtica con installazioni che possono essere anche recenti e pertanto di modesto interesse storico»Pellegrini (1990): p. 109..

I toponimi appartenenti al primo gruppo sono nomi che documentano insediamenti celtici preromani, soprattutto gallici, oppure fondazioni non anteriori all'epoca romana. Solitamente si trovano attestati in forme grecizzate e/o latinizzate, sia nella morfologia (terminazioni, desinenze celtiche sostituite da quelle greche e latine) sia nella fonetica e nella grafia (si veda ad esempio il caso del toponimo Milano). In vari casi poi, di quei toponimi antichi ci sono giunte più varianti. Tutto ciò dipende dal fatto che sono menzionati dagli autori greci o latini (che nel citare o ricopiare di seconda mano possono aver alterato qualche nome), oppure usati in altre fonti scritte, soprattutto iscrizioni e itinerari, che dei nomi celtici riportano o gli adattamenti (e le alterazioni) operati da diversi latinofoni o quelli adottati dall'amministrazione statale romana, nelle sue diverse componenti e fasi storiche.

Il secondo gruppo comprende quei toponimi che, attestati in forme trasmesse da documenti medievali, pur non comparendo in iscrizioni o autori greco-latini, si possono attribuire ugualmente ai Galli o ai Gallo-Romani, e ne attesterebbero così lo stanziamento in epoca antica. Sono di più antica formazione rispetto ai nomi del quarto filone (microtoponimi) e possono esserlo rispetto ai nomi del terzo (prediali).

Fanno parte del terzo gruppo i toponimi prediali o fondiari (nomi di fondi rustici) gallo-romani, formati da un antroponimo antico (ma non sempre celtico) e uno dei suffissi gallici -ācum, -āca, -īcum, -īca. Si tratta di un filone che rimase produttivo anche in epoca alto-medievale, quando nacquero prediali a suffisso celtico da antroponimi germanici. Ad essi si possono accostare i toponimi costituiti da un antroponimo antico di origine celtica + suffisso -ate, probabilmente da un antico -ates, con il valore de ‘gli uomini o i parenti e i discendenti di’ (località sede di una stirpe, di una discendenza). Ciò specialmente là dove -ate, o talvolta -ato, possono aver sostituito un più antico suffisso prediale celtico; ad esempio nel caso di Lovernato: *Lovernaco (vico Luernaco, attestato nell'807), dal nome personale *Louernus (Louernius o Louernacus) < louernos ‘volpe’.

È la quarta la categoria più numerosa. È costituita in genere di microtoponimi, cioè di nomi di località minori, unità catastali, ecc., derivati da termini comuni (appellativi)Appellativi d'uso locale, dialettale. d'origine celtica o piuttosto celto-latina; nomi che si possono ritrovare più nelle carte topografiche che non negli atlanti stradali (ad esempio, i lombardi Broletti, dal gallico *brogilos ‘frutteto’). Nei suoi articoli Pellegrini elenca diversi appellativi da cui sono derivati tali toponimi: «beccus, betulla, broga, brogilos, brūcus, cumbo, *camminus, cumba, *glasina, *lanca, ligita, nantu, *pettia, *rica, *tamisium, *tegia, verna ecc.», e ancora ambli e *barrosPellegrini (1990): p. 129..

L'appartenenza a tali filoni verrà indicata alla fine di ogni lemma con, rispettivamente, i seguenti gruppi di simboli: [I], [II], [III], [IV].

Come tutti i toponimi, anche quelli celtici si possono ripartire in categorie:

idronimi: nomi di corsi d'acqua [ad esempio: Reno, dal gallico *rēno- ‘fiume’ (‘che scorre’, ‘flutto’)]; limnonimi: nomi di laghi (Benaco, dal celtico *Bennacos ‘cornuto’); oronimi: nomi di monti (Alpi Pennine, dal celtico *pennos ‘sommità’); poleonimi: nomi di città e altri abitati (Milano, dal gallico latinizzato Mediolanum ‘piana di mezzo’/‘centro di perfezione’); coronimi: nomi di regioni (Cadore, dal gallico latinizzato *catubri(g)um ‘roccaforte’).

Abbreviazioni e segni convenzionali cfr. confrontare * (premesso) forma ricostruita < deriva da > dà → si rinvia a

Gli idronimi

Agogna. Secondo D. Olivieri deriverebbe dal gentilizio romano Aconius. Potrebbe però essere di origine celtica, da *ācu- ‘rapido’; cfr. i nomi di persona Acus, Aco, Acuria; Diacus, Di-acunia < di-acu- ‘pigro’; l'antico gallese diauc, antico cornico dioc ‘(non veloce >) pigro'. Meno probabile possa risalire al celtico *āgo- ‘combattimento, lotta’ (cfr. l'antico irlandese ág ‘combattimento, lotta’ e ‘ardore guerriero’), assieme all'etnonimo Agones (citato da Polibio), a cui l'idronimo viene talvolta associato, specie in ambito locale. Attestazioni: Agunia (Cosmografia ravennate, IV, 36), Agonia (898/989), Agonia (dal 1208), Agogna (dal 1224); nella Tabula Peutingeriana (IV, 1) l'Agogna viene denominato Novaria (potrebbe trattarsi forse del nome del corso medio ed inferiore del torrente). [I] Ambièz, Val e Cima d'A. (Gruppo del Brenta, Tn). → Omblaréi. Ambria (Bg). Forse di origine celtica. Va connesso all'idronimo *ambrā, *ambriā, *ambris, presente in più Paesi d'Europa, dall'indoeuropeo *m̥b(h)o-, *m̥b(h)ro- ‘acqua, pioggia’ (latino imber, greco ómbros ‘pioggia’). Cfr. Ambre, Ambrole (Francia), Amyr (Galles), Amper, Emmer (Germania); e la voce ambe ‘fiume’ del Glossario di Vienna (X. Delamarre). Ambriola (Costa di Serina, Bg). → Ambria. Artanavaz (Ao). Torrente e Rio. Cfr. Artogne e Artegna. Artogna (Vc). Nome di torrente della Valsesia. Cfr. Artogne e Artegna. Aventia (Massa Carrara). Attuale Carrione. → Avenza. Avìsio (Tn). Nella pronuncia locale: véis, ves, vis. Secondo G. B. Pellegrini, dal gallico *abīsio- / *apīsio- ‘corso d'acqua' < indoeuropeo *ab- / *ap- ‘acqua, fiume’; cfr. antico irlandese ab ‘acqua’. Per altri studiosi *ab- / *ap- sarebbe una radice prelatina → Venzone. Attestazioni: flumen qui vocatur Auis (1050-1100), ponte Avisi (1202); Evis, Eveis, Eves, Neves (cancellerie tedesche, dai secc. XI-XII). [II] Baganza (Pr). Per D. Olivieri dal latino vacantia, forse dai ‘luoghi, terre vuote, prive di vegetazione’ attraversati. J. U. Hubschmied ipotizzava invece un *Bagantia, dal celtico *bagos ‘quercia’ [o piuttosto dal gallico *bāgos ‘faggio’ < indoeuropeo *bhāgós; cfr. il latino fāgus e l'idronimo ticinese Bavóna < *bāgonā]. Poco convincente la proposta di A. Costanzo Garancini di far derivare l'idronimo da una voce settentrionale, probabilmente di origine preindeuropea, baga ‘sacco di pelle, otre’, da cui ‘fiume ricco d'acqua'. C. Marcato associa *Bagantia alle basi germaniche *baki-, *bakja [forse da una radice indoeuropea *bhog- ‘acqua corrente’; cfr. l'alto tedesco antico bah, tedesco bach ‘ruscello’] e ricorda che ne derivano diversi idronimi europei, ma presumibilmente lo confonde con *Avantia, *Aventia, che pure presenta il suffisso -ant- attribuito allo strato idronimico “europeo antico” ; cfr. perciò Avenza. Attestato: Baganza (1198). [II] Bardello (Va). → Bardello. Bealèra (To). Corso d'acqua affluente del Po presso Brandizzo. Bealeria negli Statuti di Novara. Dal piemontese beàl, boàl ‘rivo, piccolo canale d'irrigazione' < latino medievale bedale, bedum, dal gallico *bedo- ‘fossa, canale’; cfr. il gallese bedd, il bretone bez ‘fossa’, il ligure ed apuano beu, beàl ‘canale’, e beàr a Pigna (Im) (A. Costanzo Garancini, G. B. Pellegrini). [IV] Bedesis (Fc, Ra). Idronimo latino, attuale Ronco-Bedese. Dal gallico *bedo- ‘fossa, canale’; cfr. gallese bedd, bretone bez ‘fossa’, ligure ed apuano beu, beàl ‘canale’. Attestazione: cum amne Bedese (Plinio N. H. III, 15, 115). [I] Bevera (Lc, Co). Torrente della Brianza. → Bévera. Bevera (Va). Torrente affluente dell'Olona. → Bévera. Attestato Bevera nel 1288 (A. Costanzo Garancini). [II] Bévera. Forse dall'italiano arcaico bévero < latino tardo beber (accusativo bebrum) < gallico bebros, bebrus ‘castoro’ [le forme italiane arcaiche bìvaro, bìvero (con la -i-) si ricollegano forse all'alto tedesco antico bibar, tedesco Biber]. Cfr. il francese dialettale bièvre ‘castoro’, l'idronimo Bièvre < *bebrā (Aisne, Ardennes, ecc.) e il poleonimo Bièvres (Essonne). → Bévera. Bitto (So). Affluente dell'Adda. Forse da accostare a un nome di persona germanico quale l'ipocoristico Bitto (o simile); oppure a un nome di persona connesso al gallico bitu- ‘mondo vivente’: Bitus, Bitius, Bittius, Bitio, Bito, Bitto e altri. → Bittelus. Boacias (Sp). Nome antico del fiume Vara; Βοακίου (Boakíou), variante Βοάκτου (Boáktou) in Tolomeo, III, 1, 3. La forma Boáktou — ammettendo sia la più attendibile — secondo G. R.Isaac deriverebbe da *bou-ax-to- ‘luogo ove vengono condotte le vacche’, dal. gallico *bo(u)- ‘vacca’ (A. Falileyev). Nell’Itinerario Antonino (293) è segnata la stazione di Boaceas lungo la Via Aurelia, probabilmente presso l'attuale Vezzano Ligure (Sp). [I] Boesio (Va). Torrente immissario del Lago Maggiore. Il nome potrebbe essere formato dalla voce prelatina bova ‘frana, smottamento, canalone’, oppure da un antroponimo celtico: Bovus [Bovius, Bouecius] o Boduicus, Boduus, + un suffisso collettivo, forse -icis (A. Costanzo Garancini). Bovus, Bovius e Bouecius, derivano dal gallico *bou-, *bouo- ‘bue, vacca’; Boduicus, Boduus, e anche Bodua, Boduacus, Boduacius e altri ancora, hanno come base boduo- ‘cornacchia’.