Il Partito Democratico Liberale (in rumeno: Partidul Democrat-Liberal, PDL) è stato un partito politico romeno di centro-destra, fondato nel 2007 dalla confluenza di Partito Democratico, di ispirazione centrista e Partito Liberale Democratico, di matrice liberalconservatrice.

Membro del Partito Popolare Europeo, fu il partito che, vittorioso alle elezioni parlamentari del 2008, guidò la maggioranza di governo tra il 2008 e il 2012 con tre diversi gabinetti, due con a capo il leader del partito Emil Boc e uno presieduto dall'indipendente Mihai Răzvan Ungureanu.

Il partito fu a lungo legato al presidente della repubblica Traian Băsescu, tanto da essere considerato da alcuni analisti un "partito presidenziale" e suo personale mezzo d'espressione politica. Il PDL ne sostenne la rielezione a capo di Stato nel 2009 e ne prese le difese nel 2012 in occasione del referendum organizzato da varie forze parlamentari per la sua destituzione.

L'acuirsi della crisi economica nel paese nei primi anni 2010 contribuì alla crescita di tensioni istituzionali e politiche, cui le mancate risposte da parte del governo in mano al PDL nel 2012 portarono all'assunzione della presidenza del gruppo da parte di Vasile Blaga e, successivamente, alla sconfitta alle elezioni parlamentari, che relegarono il partito all'opposizione.

Nel 2014 ne fu sancita la fusione con il Partito Nazionale Liberale.

Storia

Origini In seguito alle elezioni parlamentari e presidenziali del 2004 il potere fu assunto da una coalizione di centro-destra, Alleanza Giustizia e Verità (DA), composta dal Partito Democratico e dal Partito Nazionale Liberale. Da una parte il leader del PD Traian Băsescu assunse la presidenza della repubblica e, dall'altra, quello del PNL Călin Popescu Tăriceanu fu nominato a capo del governo. Contestualmente fu avviato anche il dibattito per la fusione tra i due gruppi. L'emergere di contrasti tra gli alleati, tuttavia, fece fallire il progetto, mentre i prolungati conflitti tra il capo di Stato e il primo ministro su ogni aspetto della vita politica fecero saltare la stabilità della maggioranza.

Nella primavera del 2007 Tăriceanu si assunse la responsabilità di un nuovo governo senza il PD, ma con il sostegno condizionato del Partito Social Democratico (PSD), segnando ufficialmente la fine della coalizione che aveva vinto le elezioni del 2004. Il PD sostenne Băsescu in tutte le sue iniziative di contrasto al primo ministro, traendone giovamento a livello elettorale, a discapito del PNL. I democratici vinsero le elezioni europee del 2007 e il 15 dicembre dello stesso anno decretarono la fusione con una fazione scissionista del PNL nata nel 2006, il Partito Liberale Democratico (PLD) di Theodor Stolojan e Valeriu Stoica. L'unione tra i due partiti, che già collaboravano a livello istituzionale nell'opposizione al governo Tăriceanu II, sancì la nascita del Partito Democratico Liberale (PDL).

Nelle rispettive assemblee decisionali, incaricate di approvare la fusione, si registrarono in totale solamente due voti contrari (uno nella convenzione nazionale straordinaria del PD e uno in seno al congresso straordinario del PLD) e sei astensioni (tutte nel PLD). Secondo il presidente del PD Emil Boc era stato creato il più forte partito di centro-destra della Romania.

In attesa di un congresso, che nei progetti iniziali avrebbe dovuto aver luogo dopo le elezioni del 2009, le funzioni dirigenziali del nuovo PDL vennero indicate in maniera provvisoria. Quale presidente fu nominato Emil Boc (proveniente dal PD). I ruoli di primi vicepresidenti vennero assegnati Adriean Videanu (PD) e Theodor Stolojan (PLD), quella di segretario generale a Vasile Blaga (PD) e, infine, Gheorghe Flutur (PLD) divenne segretario generale aggiunto.

Elezioni del 2008

Il primo test elettorale per il PDL fu costituito dalle elezioni locali del giugno 2008. La formazione di Boc fu protagonista di un testa a testa (entrambi intorno al 28%) con il principale gruppo di centro-sinistra, il PSD di Mircea Geoană. Pur ottenendo la maggioranza dei voti il PDL conseguì meno mandati di sindaco (909), presidente di distretto (14) e consigliere locale (11.129) rispetto agli avversari, mentre fu il primo partito per numero di consiglieri distrettuali (458). Vista la sottile differenza entrambi i partiti si dichiararono vincitori delle elezioni.. Dopo otto anni in cui il sindaco di Bucarest era stato un membro del PD, tuttavia, si registrò la sconfitta del candidato del PDL Vasile Blaga al ballottaggio contro l'indipendente Sorin Oprescu. Tra le altre città principali il PDL vinse già al primo turno a Cluj-Napoca (Emil Boc), Craiova (Antonie Solomon), Arad (Gheorghe Falcă) e Brașov (George Scripcaru).

Le elezioni parlamentari organizzate nell'autunno 2008, le prime a sistema misto maggioritario uninominale e proporzionale, restituirono nuovamente una situazione di parità tra i due principali partiti del paese. Trainato dalla posizione dominante e dalla dialettica del presidente Băsescu, con il 33% il partito arrivò secondo dopo il PSD, ma la ripartizione dei seggi premiò il PDL, che in più dei socialdemocratici ottenne un deputato (115 contro 114) e due senatori (51 contro 49).

Coalizione con il PSD Il 10 dicembre 2008 il presidente della repubblica incaricò Theodor Stolojan del ruolo di primo ministro designato. Per riuscire a costituire una maggioranza parlamentare, il PDL provò a negoziare una soluzione con il PNL per la formazione di un esecutivo di centro-destra, ma le trattative naufragarono per via del netto rifiuto dei liberali di legarsi ancora una volta ai democratici in un'alleanza di governo.

Grazie alla mediazione di Băsescu il partito riuscì a trovare un accordo con gli avversari del PSD, benché nel corso della campagna elettorale il gruppo di Geoană fosse stato il principale bersaglio delle critiche del PDL. Fino alla fine del 2007 lo statuto aveva persino previsto il divieto di collaborazione con i socialdemocratici a qualunque livello.

Il 14 dicembre 2008 PDL e PSD siglarono il «partenariato per la Romania», un protocollo di collaborazione che si basava su alcuni punti generali, come il mantenimento della flat tax sui redditi personali al 16%, lo sviluppo delle infrastrutture e la stabilizzazione dell'economia nel contesto della crisi mondiale. Il 16 dicembre Stolojan si ritirò dall'incarico, mentre Băsescu ripiegò su Emil Boc quale nuovo primo ministro. Il 22 dicembre questi riuscì ad ottenere il voto d'investitura per il suo governo, composto da dieci membri del PDL e dieci del PSD.. La presidenza del senato andò al PSD, mentre quella della camera dei deputati a Roberta Anastase, rappresentante del PDL.

L'alleanza di governo si rivelò congiunturale e mise in mostra la propria debolezza sin dal principio. Alle critiche e alle divergenze iniziali, dovute ad agende politiche diverse, seguirono mesi di dispute che indebolirono la realizzazione delle misure anticrisi e del piano anticorruzione. Un ministro PDL, Monica Iacob-Ridzi, fu persino sottoposto ad un'inchiesta per appropriazione indebita e costretto alle dimissioni.

Elezioni del 2009 PDL e PSD concorsero da avversari anche alle elezioni europee del 7 giugno 2009. Il 31% dei votanti si espresse a favore del PSD (undici seggi), mentre il 30% per il PD-L (dieci seggiGli eletti del PDL furono Theodor Stolojan, Monica Macovei, Traian Ungureanu, Marian Jean Marinescu, Iosif Matula, Petru Constantin Luhan, Rareș Niculescu, Elena Oana Antonescu, Cristian Preda e Sebastian Bodu.).

L'appuntamento elettorale più importante dell'anno, però, fu quello delle presidenziali di novembre, che fecero crescere la tensione nel governo e portarono alla rottura della maggioranza il 1º ottobre 2009, cioè quando i socialdemocratici decisero di lasciare l'esecutivo in seguito all'insanabile conflitto tra il premier e il vice primo ministro PSD Dan Nica, che aveva avanzato l'ipotesi di possibili frodi elettorali da parte del PDL. I membri del PDL assunsero la guida dei ministeri precedentemente condotti dal PSD, mentre due settimane più tardi, il 13 ottobre 2009, il governo fu battuto da una mozione di sfiducia presentata da PSD, PNL e UDMR e costretto alle dimissioni. Si trattò del primo governo nella storia della Romania post-comunista ad essere sfiduciato dal parlamento.

Rigettando le proposte dell'opposizione, che desiderava un governo tecnico con a capo Klaus Iohannis, il 15 ottobre Băsescu designò quale nuovo premier l'economista Lucian Croitoru, che il 4 novembre si presentò in parlamento per l'investitura di un governo composto da ministri PDL e indipendenti. Non riuscì, però, ad ottenere il voto di fiducia delle camere, elemento che il 6 novembre spinse il presidente della repubblica a incaricare in sua sostituzione il sindaco del settore 3 di Bucarest, Liviu Negoiță (PDL), malgrado le proteste dei partiti d'opposizione. Il suo programma e sua squadra di governo, tuttavia, non furono mai sottoposte all'approvazione del parlamento, mentre la squadra di Emil Boc mantenne le funzioni ad interim fino al mese di dicembre, dopo la celebrazione delle elezioni presidenziali, che sbloccarono la crisi politica.

Al primo turno del 22 novembre il candidato del PDL Băsescu superò quello del PSD Mircea Geoană di un solo punto percentuale, mentre al ballottaggio del 6 dicembre il distacco fu persino minore (appena 70.000 voti), differenza talmente sottile da indurre i socialdemocratici a presentare un esposto alla corte costituzionale per la ripetizione del voto a causa di presunte irregolarità.

La campagna del presidente uscente si basò su un messaggio populista, antiparlamentarista e di accusa della classe politica, considerata corrotta e inefficiente, di cui il leader del PSD era ritenuto uno dei più evidenti rappresentanti. Su tale argomento Băsescu fu anche promotore di un referendum, svoltosi nella stessa giornata del primo turno, per il passaggio ad un sistema monocamerale e per la riduzione del numero dei parlamentari a trecento.. Nonostante la coalizione delle forze d'opposizione per l'elezione di Geoană e il supporto fornito dalla maggior parte dei media alla causa del presidente del PSD, Băsescu riuscì a conseguire un nuovo mandato presidenziale. Il voto della circoscrizione estero, inoltre, risultò decisivo per la rielezione del candidato del PDL.

Dopo la convalida del risultato delle elezioni, avvenuta il 14 dicembre, il 17 dicembre il capo di Stato incaricò nuovamente Emil Boc di costituire il governo. Grazie al sostegno dei regionalisti filoungheresi dell'UDMR e di una serie di parlamentari indipendenti dimessisi da PSD e PNL (che nel 2010 costituirono il partito chiamato Unione Nazionale per il Progresso della Romania), il 23 dicembre il primo ministro ricevette il voto d'investitura parlamentare per la nascita del governo Boc II. Tra gli obiettivi del nuovo programma vi erano il mantenimento della tassazione ad aliquota fissa al 16% e dell'imposta sul valore aggiunto al 19%, l'applicazione del referendum per la riforma del parlamento e l'allargamento dei diritti per le minoranze etniche. Il governo Boc

Il governo Boc I, nato da un sottile compromesso politico, preferì posticipare azioni maggiori per contrastare l'incipiente crisi economica mondiale ed evitare, quindi, di prendere decisioni impopolari, specialmente alla luce delle vicine delle elezioni presidenziali. Al contrario, nel corso del 2009 il governo contrasse un prestito di 20 miliardi di euro con Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale e Unione europea per sostenere le spese correnti ed evitare una dura politica fiscale dagli impatti maggiori sulla popolazione ..