Proveniente da una ricca e antica famiglia di origini armene, visse la maggior parte della vita in maniera ritirata, complice la sua grande riservatezza e la volontà di assistere la madre e la sorella malate. Cominciò a comporre versi in giovane età, ma fu sempre gelosa dei propri lavori ed esordì solo nel 1900, pubblicando la sua prima raccolta poetica, Leggenda eterna, di orientamento decadentista e simbolista. Il suo lavoro fu subito apprezzato dal pubblico, e divenne una delle principali poetesse a livello nazionale. Nel 1901 si sposò col deputato Guido Pompilj, trasferendosi a Perugia e diventando una delle principali socialite italiane della Belle Époque. Nel 1908 pubblicò una seconda raccolta, Nuove liriche. Nel 1910, afflitta da una malattia terminale, si spense in una clinica di Roma dopo un'operazione chirurgica non riuscita, e il marito si tolse la vita subito dopo a causa del dolore.

Principale tematica della sua poetica è, secondo i canoni decadentisti, l'amore infelice e irrealizzabile. Il suo ideale poetico derivava soprattutto dalle sfortunate esperienze sentimentali, segnatamente quella col letterato Domenico Gnoli, col quale fu sempre impossibilitata a unirsi, nonostante il sentimento fosse reciproco. La sua negatività si smorzò a seguito del matrimonio, tuttavia le fosche e teatrali liriche di Leggenda eterna sono considerate le sue migliori. Benedetto Croce dichiarò che «il suo breve Canzoniere d'amore è certamente il più bello che sia mai stato composto da donna italiana».

Biografia Origini

Vittoria Aganoor nacque il 26 maggio 1855 a Padova, nel Palazzo Aganoor sito al numero 42 del Prato della Valle, poi Casa degli Armeni di piazza Vittorio Emanuele... Era l'ultima delle cinque figlie del conte Edoardo Aganoor e della moglie Giuseppina Pacini;.. le sorelle maggiori erano Angelica, Maria detta "Mary", Elena e Virginia... Fu battezzata il successivo 3 giugno con rito della chiesa armeno-cattolica. La famiglia aveva infatti origini armene: le ascendenze degli Aganoor erano databili all'alto medioevo, quando la presenza della famiglia era attestata in Persia. A causa di rivolgimenti politici sfavorevoli, nel 1605 furono scacciati dalle città di Jolfa e Naxçıvan (attualmente la prima in Iran e la seconda in Azerbaigian, ma all'epoca territorio fortemente popolato da armeni) dallo shah ʿAbbās I il Grande. Fuggiti verso est, avevano raggiunto presto l'India, rimanendovi per i successivi due secoli. Nel 1835 Abramo Aganoor, nonno di Vittoria, dopo un soggiorno a Madras (dove possedeva una villa, Rajapatah, nella quale era nato e cresciuto il figlio Edoardo). si era trasferito a Parigi, poi a Venezia e infine a Padova, dove aveva preso definitiva residenza. Il figlio Edoardo aveva quindi adottato la nazionalità italiana (mentre aveva preso la cittadinanza del Regno Lombardo-Veneto, non essendosi ancora verificata l'Unità d'Italia), sposando l'aristocratica milanese Giuseppina Pacini.

Nonostante gli esotici trascorsi degli antenati, gli Aganoor, in generale, e Vittoria, in particolare, andavano molto orgogliosi della loro stirpe armena e smentivano di avere alcun legame di sangue con la Persia o l'India.. Nonostante il suo retaggio, Vittoria non conosceva la lingua armena e spesso se ne rammaricava nelle confidenze coi conoscenti, lamentandosi che il padre non gliel'avesse mai insegnata.. Gli Aganoor erano da molto tempo vicini all'ordine mechitarista, di cui erano finanziatori, e sul loro trasferimento in Europa aveva contribuito la volontà di legarsi più strettamente ai mechitaristi di Parigi prima e dell'isola di San Lazzaro degli Armeni nella laguna veneta poi. Di tale comunità, fu assai intimo della famiglia padre Arsen Ghazikian, poliglotta e traduttore di numerose opere dalle lingue europee in armeno, fra cui anche le poesie della stessa Vittoria Aganoor.

Primi anni ed educazione Allieva di Giacomo Zanella L'infanzia di Vittoria trascorse felice grazie all'agiatezza della famiglia. Si distinse soprattutto lo stretto legame col padre Edoardo, la cui malinconia per la vita passata in India si rifletté sul carattere della figlia minore, occasionalmente soggetta a crisi depressive che tuttavia teneva segrete a tutti. Cominciò ad interessarsi alla poesia fin dall'infanzia, componendo la sua prima lirica all'incirca nei primi anni 1860, quando concepì la canzonetta Alla Luna, musicata poi dal compositore Antonio Bazzini.. I facoltosi Aganoor costituirono subito un piccolo salotto letterario, frequentato da numerosi eruditi veneti fra i quali Andrea Maffei, fra le prime influenze sulla giovane Vittoria in quanto suo primo maestro di metrica. Come era allora l'uso delle famiglie altolocate, la bambina fu educata privatamente e, proprio su raccomandazione di Maffei, ebbe come primo precettore Giacomo Zanella, che, a partire dal 1863, la formò per i successivi quindici anni assieme alle sorelle. Egli fu anche testimone dei suoi primi passi di poetessa, sostenendola e incoraggiandone il talento naturale nel verseggiare;. proprio al maestro Zanella fu dedicata la seconda poesia intera scritta da Vittoria, La grotta di Camoens, ispirata dalla figura del poeta portoghese Luís de Camões, che convinse il suo educatore delle grandi potenzialità dell'allieva... Sotto Zanella, la giovane studiò principalmente la letteratura italiana e i classici della letteratura latina e della greca, apprezzando soprattutto Eschilo e ponendo le basi della propria cultura poetica.

La famiglia si trasferì presto a Venezia, ma Vittoria continuò a tornare a Padova e a vivere per lunghi periodi nella casa dei nonni. per studiare col maestro Zanella, al quale era molto legata. Nel 1871 ebbe una prima e brevissima relazione sentimentale con un ignoto spasimante, ma a parte vaghi e occasionali accenni rifiutò sempre di entrare nei dettagli, anche coi suoi più intimi confidenti come Guglielmo Capitelli. Nel 1872 Zanella, caduto in depressione per la morte della madre, lasciò l'incarico di insegnante delle sorelle Aganoor, incitando comunque l'allieva a continuare a studiare. Nel 1876 il suo maestro, tornato in contatto con lei e convinto delle sue capacità, le fece pubblicare sulla rivista Nuova Antologia la sua prima poesia edita, A una bolla di sapone, assieme ad alcune liriche della sorella maggiore Elena Aganoor.Elena Aganoor (Padova, 1852 - Oderzo, 1912) fu a sua volta poetessa, anche se meno nota della sorella Vittoria. Alla pubblicazione del 1876 contribuì con le liriche Melanconia, Una lampada, Sola e In abbandono; come Vittoria e le altre sorelle, anche Elena fu allieva di Giacomo Zanella, col quale ebbe uno scambio epistolare e che le dedicò, assieme alla sorella, il componimento Ad Elena e Vittoria Aganoor. Ebbe per questo dei dissapori con Vittoria, allontanandosene progressivamente. Cfr. e . Nello stesso periodo frequentò brevemente Pasquale Grimaldi, un nobile veneziano impoverito ma carismatico, da cui comunque si distanziò presto.

Aspetto e personalità

Anche da adulta, Vittoria Aganoor mantenne una corporatura minuta, e aveva occhi neri o comunque di colore molto scuro.. Il suo carattere era estremamente composto e riservato, sebbene con gli intimi si dimostrasse schietta e affabile. Esteriormente cercava di mantenere un'apparenza di spensieratezza e felicità, che contrastava assai coi pensieri spesso oscuri e malinconici, che la portavano a riflessioni continue e strazianti, che esplicitava solo nelle sue poesie e assai raramente in confidenze vere e proprie..

A Napoli, allieva di Enrico Nencioni Poco tempo dopo gli Aganoor si trasferirono a Napoli, prendendo residenza a Palazzo Caputo.Non è certo quando la famiglia si sia trasferita. Nel 1876-1877 risultava ancora a Padova, mentre nel 1881 era già con certezza stabilita a Napoli. Già nel 1875 la famiglia vi aveva soggiornato brevemente per saggiare il luogo, trovandolo adatto per stabilirvisi. In questo periodo si allentarono anche i contatti con Giacomo Zanella, che dovette quindi dimettersi dal proprio ruolo di educatore delle sorelle Aganoor. Cfr. e .. Il trasferimento era dettato da più fattori: la sorella maggiore Maria aveva cominciato a soffrire di una malattia neurologica e il clima napoletano, più mite, poteva forse giovarle, mentre l'altra sorella Angelica aveva sposato un capitano dei bersaglieri del luogo e già viveva a Cava de' Tirreni, spingendo quindi la famiglia a volersi avvicinare a lei.. La giovane Aganoor s'innamorò di Napoli e vi restò sempre legata, tornandovi spesso anche in seguito quando andò ad abitare altrove.

A Napoli fece numerose conoscenze importanti, tra cui l'ex sindaco Guglielmo Capitelli, col quale instaurò una trentennale corrispondenza, segno della loro profonda amicizia; Capitelli era forse invaghito di lei, come traspare da alcune sue dichiarazioni, ma non le propose mai di sposarlo. Del periodo napoletano fu importante, soprattutto, il rapporto con lo scrittore Domenico Ciampoli, frequentatore del salotto Aganoor e con cui Vittoria ebbe una certa intimità per un breve periodo (circa 1880-1881), tanto che, dopo la sua morte, egli divenne suo biografo.. Il rapporto con Ciampoli tuttavia presto si guastò, e i due si lasciarono in pessimi rapporti dopo che Ciampoli aveva minacciato di pubblicare alcuni versi sconvenienti composti da Vittoria.

La conoscenza del letterato Enrico Nencioni la fece approdare alla lettura di autori stranieri e l'aiutò a mettere a fuoco le sue qualità.. Non potendo più contare sul servizio dello Zanella a causa della lontananza, la giovane Aganoor divenne allieva dello stesso Nencioni, sotto la cui guida affinò il proprio linguaggio e formò il suo stile letterario.. Il nuovo maestro la incoraggiò a leggere autori ed opere straniere, e Vittoria Aganoor si appassionò soprattutto a Charles Baudelaire, di cui tradusse in italiano la poesia Réversibilité, contenuta nella raccolta I fiori del male, una delle maggiori opere del decadentismo. Altri autori che lesse e apprezzò furono Alfred de Musset, August von Platen-Hallermünde, Charles Marie René Leconte de Lisle, Goethe, Robert Hamerling, William Shakespeare, Percy Bysshe Shelley, Friedrich Gottlieb Klopstock e Victor Hugo. Tra gli autori italiani suoi contemporanei invece apprezzava maggiormente Giosuè Carducci, Francesco De Sanctis, Antonio Fogazzaro, Ruggiero Bonghi, Federico Persico, Rocco de Zerbi e Francesco D'Ovidio, molti dei quali riuscì a conoscere di persona. (Fogazzaro ad esempio frequentava volentieri il salotto Aganoor)...

La maturità e gli anni bui Risalgono al periodo napoletano quelle poesie che avrebbero costituito il primo nucleo di Leggenda eterna, nate dalla storia del tormentato rapporto col letterato Domenico Gnoli. Nonostante la differenza d'età, Gnoli e Aganoor erano in particolare sintonia e si amavano vicendevolmente, ma non arrivarono mai a dichiararsi apertamente in quanto egli era già sposato e con figli. L'amore infelice e irrealizzabile tra i due fu il principale sentimento ad animare la prima poesia di Vittoria Aganoor, che forse, anche per questo, scelse di tenere i propri versi privati per lungo tempo. A nulla valsero gli ultimi incoraggiamenti che le rivolse Giacomo Zanella, che nel 1885 aveva preparato una raccolta delle poesie dell'ex allieva per una potenziale pubblicazione..