Labbazia di San Paolo fuori le mura è un'abbazia benedettina che sorge a Roma, sulla via Ostiense a circa due chilometri dalle mura aureliane, annessa alla basilica di San Paolo fuori le mura. Fin dall'VIII secolo è il luogo in cui vivono i monaci benedettini, ai quali era affidato il compito di custodire le lampade votive ed officiare la liturgia sul luogo di sepoltura dell'apostolo Paolo.

A capo della comunità cenobitica vi è l'abate, eletto dalla comunità benedettina e nominato dal pontefice; egli è vicario per la pastorale presso l'annessa basilica papale, ordinario superiore del Capitolo abbaziale e superiore del Collegio apostolico dipendente dal Tribunale della Penitenzieria apostolica. Il Capitolo abbaziale sovrintende alle attività pastorali della basilica e alcuni monaci sacerdoti dipendono dal Tribunale della Penitenzieria apostolica, in qualità di penitenzieri apostolici minori, costituenti uno dei quattro Collegi apostolici. L'intero complesso monastico, come quello dell'adiacente basilica, è zona extraterritoriale appartenente alla Santa Sede.

Origini e storia L'area in cui sorgono l'abbazia e la basilica era occupata da un vasto cimitero in uso costante dal I secolo a.C. al III secolo d.C. poi riutilizzato, in maniera sporadica, anche nella Tarda Antichità. La storia dell'abbazia di San Paolo fuori le mura a Roma si intreccia fin dalle sue lontane origini alla storia dell'omonima basilica costruita sul luogo che è ritenuto ospitare la tomba dell'apostolo Paolo.

Le più antiche testimonianze di presenze monastiche presso la basilica sono giunte ai nostri giorni dal documento marmoreo chiamato Praeceptum, di papa Gregorio I (590-604) che si conserva nel museo lapidario paolino all'interno dell'abbazia. In questo documento si fa menzione di un monastero femminile dedicato a santo Stefano. Nel Liber diurnus si ha invece la prima testimonianza del monastero maschile dedicato a san Cesario (detto di "San Cesareo ad quatuor angulos"Storia della città di Roma nel Medioevo dal secolo 5. al 16. di Ferdinando Gregorovius, Volume 1, Giuseppe Antonelli, 1873); nel documento si parla di un monastero che sta andando in rovina.

Il pontefice Gregorio II (715-731) dispose che esso fosse restaurato e unito a quello di Santo Stefano, andando a costituire il nucleo del monastero abbaziale di San Paolo, che per lungo tempo continuò a chiamarsi "Monasterium Sancti Stephani et Caesarii ad Sanctum Paulum"Penco Gregorio, Storia del monachesimo in Italia: dalle origini alla fine del Medioevo, Editoriale Jaca Book, 1995. Per tale ragione Gregorio II è considerato il vero fondatore del monastero paolino. Più tardi i monaci acquistarono maggiore importanza e maggiori beni tanto da diventare i rappresentanti della basilica di San Paolo di fronte al Pontefice. In quel periodo i monaci accolsero nel monastero un ospite illustre, papa Paolo I (756-767), che qui morì a causa dell'età avanzata e il dispiacere per le ostilità del diacono Teofilatto.

La prima invasione dei Saraceni, che risalirono il Tevere con le loro navi (846), lasciò a Roma saccheggi e distruzione. I monaci furono molto turbati per il saccheggio della basilica e i papi dell'epoca, spaventati dalle minacce di nuove incursioni e devastazioni, pensarono di costruire fortezze a difesa delle basiliche di San Pietro e San Paolo. Papa Leone IV (855-872) fece costruire attorno al Vaticano dei bastioni difensivi, che da lui presero il nome di "Città Leonina".

Più tardi papa Giovanni VIII (872-882) fece lo stesso costruendo attorno alla basilica e al monastero di San Paolo mura e torri: la cittadella fortificata che ne venne fuori prese da lui stesso il nome di Iohannipolis ("Giovannipoli"). Ad oggi non sono state rinvenute testimonianze archeologiche di questo vero e proprio borgo fortificato con abitazioni, mulino, chiesa e scalo sul Tevere.

La Bibbia carolingia

Nell'866, il sovrano franco Carlo il Calvo ordinò al monaco Ingolberto, che guidava un gruppo di amanuensi, miniaturisti e pittori, di realizzare una preziosa Bibbia carolingia che fosse degna della corte. Nell'intenzione del sovrano doveva risultare un'opera d'arte grandiosa sia per la completezza dei testi, sia per la bellezza e vivacità delle decorazioni e illustrazioni. Si tratta di un grande e grosso volume manoscritto, pergamenaceo di 336 pagine uscito dalla scuola miniaturistica di Reims.

Probabilmente la Bibbia fu portata a Roma nell'anno 875 in occasione dell'incoronazione di Carlo il Calvo ad imperatore nella notte di Natale dell'875. Fu in quella occasione che la Bibbia fu donata a papa Giovanni VIII. Per tutto il Medioevo questa Bibbia fu spesso usata durante i giuramenti di fedeltà al pontefice e venne poi affidata ai monaci benedettini dell'abbazia di San Paolo fuori le mura, nella cui custodia rimane ancora oggi. Una copia esatta della Bibbia è esposta all'interno della pinacoteca nella zona museale della basilica, mentre l'originale si conserva in una cassaforte all'interno di una cella monastica.

Origini dello stemma dell'abbazia Nonostante il pericolo di incursioni saracene, Roma continuava a ricevere l'omaggio dei monarchi inglesi, i quali, solo un secolo prima, si erano convertiti alla fede cattolica per l'opera dei monaci benedettini. I sovrani giungevano a Roma a venerare le tombe degli apostoli Pietro e Paolo e offrivano doni, talvolta molto ricchi, alle basiliche che ne custodivano i luoghi di sepoltura. Probabilmente nel tardo Medioevo è proprio grazie a questa relazione religiosa che i sovrani inglesi esercitarono la funzione di protettori sulla basilica di San PaoloIn virtù di questi antichi legami, in occasione della visita a Roma di Carlo III d'Inghilterra nell'autunno 2025, gli è stato attribuito il titolo di Royal Confrater of Saint Paul, con diritto ad un seggio riservato nella basilica: La preghiera ecumenica di Leone XIV e dei Reali d’Inghilterra nella Cappella Sistina, L'Osservatore romano, 23 ottobre 2025.. Nell'attuale stemma dell'abbazia di San Paolo vi è difatti rappresentata intorno allo scudo della spada una cinghia di cuoio col motto in francese dell'Ordine della Giarrettiera che fu istituito nel castello di Windsor nel 1344 o nel 1344: Honi soit qui mal y pense (in italiano: "Sia maledetto chi pensa male"). La questione dell'autenticità dello stemma è comunque discussa a causa della nota esclusività dell'Ordine, conferito solo a personalità distintesi per altissimi meriti nel servire il Regno Unito.

Infine, peculiarità dello stemma dell'Abbazia di San Paolo fuori le Mura è la possibilità di sormontare il suddetto stemma con le Chiavi decussate di San Pietro, indicanti la dipendenza dell'Abbazia (di cui la Basilica è Chiesa abbaziale) direttamente dalla Santa Sede.

Riforma monastica cluniacense e titolo di abate di San Paolo L'abate della celeberrima abbazia di Cluny (Borgogna), sant'Oddone, nel 936 fu chiamato a Roma per dare avvio alla riforma cluniacense in un tempo in cui, non solo a San Paolo, ma anche negli altri monasteri dell'Urbe, la disciplina della vita monastica era andata a poco a poco decadendo. Fu in questo periodo che scompare il titolo di Abbas et rector Sancti Stephani et Sancti Caesarii ad Sanctum Paulum e definitivamente quella più semplice di Abbas et rector Sancti Pauli.

Anche se i monaci di San Paolo non entrarono mai nella vasta rete dellordo cluniacensis, il legame spirituale con Cluny rimase anche in seguito. Dopo la riforma, infatti, si succedettero nell'abbazia di San Paolo vari abati fino a che l'imperatore stesso Ottone III invitò sant'Odilone di Cluny, per organizzare con severità la disciplina monastica e le celebrazioni liturgiche, nel modo in cui avveniva in Borgogna nella sua abbazia. Fu in questo periodo che molti romani entrarono nell'abbazia ostiense per vestirvi l'abito monastico. Tra questi ricordiamo papa Giovanni XVIII (1003-1009), della cui professione monastica si ha soltanto una breve testimonianza: "Post annos V et dimidium in sancto Paulo monachus discessit".

Gregorio VII Nel XI secolo tra il papa e l'imperatore a causa delle investiture ecclesiastiche nacquero gravi difficoltà che turbarono le pacifiche relazioni tra le due massime autorità del mondo cristiano. La delicata situazione in cui venne a trovarsi il papato ebbe una grande ripercussione anche sull'osservanza regolare del cenobio paolino e sull'amministrazione del suo vasto patrimonio. Il monastero e la basilica si videro a poco a poco cadere in pieno abbandono e nella più squallida decadenza.

Papa Leone IX (1049-1054), entrato in Roma, venne a conoscere lo stato di rovina in cui si trovavano il cenobio e la basilica paolina. Volle subito provvedere affidandone la cura al monaco Ildebrando di Soana, che diverrà pontefice col nome di papa Gregorio VII, nominandolo provisor apostolicus dell'abbazia. Quest'ultimo dopo aver ridonato il suo decoro al sacro tempio, provvide il necessario per vivere alla sparuta comunità monastica, e la fece ben presto aumentare di numero e tornare alla regolare osservanza.

Eletto poi papa con il nome di Gregorio VII (1073-1085) continuò ad interessarsi della sua abbazia, tanto da conservare il titolo di abate di San Paolo nei documenti pontifici. Di lui rimangono ancora: la bolla di conferma del vasto patrimonio feudale emanata nel 1081Franco Lazzari, Il privilegio di Gregorio VII del 14 marzo 1081 ovvero il recupero delle proprietà ecclesiastiche in vario modo alienate che istituiva l'abbazia nullius sottraendo l'abate da qualsiasi altra autorità episcopale che non fosse il papa, a garanzia della libertà dell'abate di esercitare il suo ministero spirituale e temporale nell'ampio complesso feudale a nord di Roma (Capena, Leprignano, Nazzano, Civitella San Paolo ecc.); la Bibbia carolingia assai preziosa e ricca di miniature; la porta di bronzo lavorata con figure niellate con argento e smalto, eseguita a Bisanzio nel 1070 e che ora è sistemata dopo accurato restauro all'interno della porta santa della basilica.

Le prerogative conferite da Gregorio VII all'abbazia paolina, particolarmente ostacolate dal vescovo di Nepi, furono ulteriormente rafforzate da Innocenzo III che con la bolla del 13 giugno 1203, concedette agli abati di san Paolo di poter usare le insegne episcopali (mitra, anello, pastorale ecc.) e di poter amministrare il sacramento della cresima nei possedimenti dell'abbazia e di conferire gli ordini minori ai chierici a loro soggettiD. Stefano Baiocchi, Dioecesis nullius dell'abbazia di San Paolo in Roma con particolare riferimento a Leprignano (Capena), in Capena e il suo territorio, 1995, pagg. 117 e segg..

Nel medioevo all'abbazia, tra i numerosi feudi, fu assegnata la città di Ardea, all'epoca in stato di abbandono, con l'annesso lazzaretto; infatti la regola benedettina impone fra i compiti l'assistenza agli ammalati. Nel 1421 i monaci cedettero Ardea e i suoi territori ai Colonna.

La rinascita artistica Nei secoli XII e XIII il monastero ostiense raggiunge una notevole fioritura di grandezza spirituale ed economica. In questo periodo furono chiamati i più grandi artisti. Tra questi vanno nominati Pietro Vassalletto, autore del suggestivo chiostro romanico-cosmatesco e del tipico candelabro pasquale; i mosaicisti veneziani, fatti venire per eseguire la grandiosa e suggestiva opera musiva nel catino dell'abside; gli artisti Pietro Cavallini, che decorò la facciata della basilica con mosaico e ornò di pregiati affreschi tutte le pareti, e Arnolfo di Cambio, artefice dell'artistico e magnifico baldacchino gotico innalzato sul glorioso sepolcro dell'Apostolo.

Il periodo della "cattività avignonese"