Il Museo romagnolo del teatro e degli strumenti musicali è un museo situato all'interno di Palazzo Gaddi, a Forlì. Ha sede nelle sale del piano terra del palazzo e conserva materiali, strumenti musicali e documenti relativi alla vita teatrale e musicale forlivese tra il XIX e il XX secolo.

Descrizione La collezione comprende fotografie, costumi di scena, corrispondenza e altri cimeli provenienti in parte dalle donazioni degli eredi del tenore Angelo Masini e del soprano Maria Farneti. Sono inoltre esposti materiali appartenuti al Teatro Comunale di Forlì, edificio progettato da Cosimo Morelli, inaugurato nel 1776 e distrutto nel 1944 durante la seconda guerra mondiale.

Nell'androne principale sono conservati due medaglioni in bronzo raffiguranti i cantanti forlivesi Giuseppe Siboni ed Eugenia Tadolini, originariamente collocati all'interno dell'allora Teatro Comunale.

Sale espositive Sala degli strumenti musicali La sala raccoglie strumenti musicali di vario genere appartenuti a musicisti locali o ad istituzioni musicali cittadine. Una parte cospicua del fondo proviene dalla liuteria forlivese Paganini, di cui l'esponente maggiore fu Giuseppe Secondo PaganiniLe informazioni relative all'attività ed alla figura di Giuseppe Secondo Paganini sono tratte dalla brochure Museo Romagnolo del Teatro di Palazzo Gaddi, a cura del Lions Club Forlì Host, Forlì, marzo 2017 (Forlì, 1870 - Firenze, 1913). La sua opera più significativa è il quartetto d'archi "Masini", realizzato su commissione del celebre tenore nel 1899, e donato successivamente alla municipalità dal nipote Raul Masini Risi. Il quartetto, composto da due violini, violae violoncello, è costruito ad imitazione dell'opera di Giuseppe Guarneri del Gesù. Giudicato perfetto per eleganza di forma, per la vernice chiara e trasparente, il timbro e l'intensità del suono, è citato nel Dictionnaire Universel des Luthiers di René Vannes. È stato suonato anche in tempi recenti in occasione di eventi particolari, dopo il restauro avvenuto nel 2009 su impulso del Lions Club Forlì Host. Tra gli altri pezzi d'interesse della collezione si citano i bocchini per strumenti a fiato prodotti dalla ditta forlivese Colletto e un autopiano a rulli di carta forati della ditta tedesca Uebel & Lechleiter, fabbricato nel 1926, attualmente non funzionante.

Sala Angelo Masini La sala dedicata ad Angelo Masini custodisce oggetti di varia natura legati alla figura del grande tenore forlivese.

Il rapporto tra il tenore e la Romagna Il rapporto tra l'artista e la sua terra è ripercorribile a partire dalle umilissime origini. L'infanzia, trascorsa nel quartiere di Schiavonia a ForlìMichele Raffaelli, I natali di Angelo Masini, Forlì, Filograf, settembre 2004, è ricordata dal desco da lavoro del padre ciabattino, mentre ai primi approcci al canto rimanda il biglietto d'invito alla sua prima esibizione pubblica, avvenuta nel 1868 nel cortile di Palazzo Baccarini, situato sull'attuale Corso Armando Diaz. Il documento reca la firma del soprano forlivese Gilda Minguzzi Zoli, maestra di Masini, della quale si conserva nella stessa sala un tondo fotografico ad opera di Gian Battista Canè, titolare del primo studio di fotografia della città. A lei il tenore porterà gratitudine per il resto della vita, come peraltro testimoniato dalla dedica su di un fotoritratto che lo ritrae, all'apice della carriera, nel costume di scena di Roul de Nangis, ne Gli ugonotti di Giacomo Meyerbeer. Di quest'opera, fondamentale nella carriera di Masini, furono allestite quattordici recite al Teatro Comunale di Forlì nella primavera del 1882, prima ed unica occasione in cui il tenore accettò di esibirsi pubblicamente nella sua città natale dai tempi degli esordi. L'evento ebbe grande risonanza e fu vissuto da tutta la cittadinanza con partecipazione: nella sala è conservato infatti un fazzoletto di seta in vendita a scopo pubblicitario durante i giorni delle rappresentazioni, recante al centro il volto del tenore ed agli angoli quattro vedute di Forlì. Alcuni piatti in ceramica di pregevolissima fattura, ed alcune pergamene a firma d'istituzioni e personaggi faentini, testimoniano come anche la città di Faenza tributasse grandi onori alla personalità artistica di Masini. Vi si esibì più volte negli anni a venire, e con tale successo da ottenere ancora vivente l'intitolazione a suo nome del Teatro Comunale, tutt'oggi chiamato Teatro Masini. Una fotografia che lo ritrae in mezzo ai suoi coloni, ricorda inoltre come dopo il ritiro dalle scene, avvenuto nel 1905, egli abbia dedicato l'ultima parte della vita alla gestione dei propri numerosi possedimenti agricoli sparsi nella campagna forlivese e ravennate.

I contatti con i compositori del tempo

Alcune fotografie presenti nella sala attestano il rapporto di collaborazione diretta del tenore con i grandi compositori del suo tempo, primo fra tutti Giuseppe Verdi, a cui Masini dovette il lancio della carriera internazionale grazie alla tournée europea della sua Messa da Requiem nel 1874. Del maestro, che peraltro a lui pensò anche come possibile primo interprete del ruolo protagonista di Otello, si conserva un ritratto fotografico con dedica autografa. La frequentazione da parte di Masini del repertorio verdiano è ulteriormente testimoniata dal corsetto in pelle borchiata del costume di scena del personaggio del Duca di Mantova per il terzo atto di Rigoletto, riconoscibile anche in alcune foto di scena della collezione. Masini godette pure della stima di Arrigo Boito, che lo tenne in considerazione come possibile primo interprete del ruolo di Fenton nel Falstaff di Verdi di cui era librettista. Il fotoritratto di Boito presente nella sala, autografato e dedicato con toni di stima e amicizia, fu con ogni probabilità donato al tenore nel 1883, in occasione della prima spagnola del Mefistofele, al Teatro Real di Madrid, dove Masini interpretò con esito felice il ruolo di Faust. Non mancarono contatti cordiali con Jules Massenet: un biglietto scritto su di un suo fotoritratto porta i ringraziamenti della vedova Louise-Constance de Gressy, detta Ninon, in risposta alle condoglianze ricevute dal tenore per la scomparsa del compositore nel 1912. In Russia, dove Masini costruì gran parte della sua personale fortuna, fu vicino alla famiglia di Anton Grigor'evič Rubinštejn, del quale interpretò il personaggio di Sinodal nell'opera Il Demone. Un'edizione di particolare pregio dello spartito gli fu donata nel 1897; essa presenta sul frontespizio una dedica riconoscente di Wera Tschekuanowa, moglie del compositore. Inoltre su di un fotoritratto del piccolo Aleksandr Grigorevič, figlio di Anton, leggiamo:

Masini in Russia In senso quantitativo, la parte più significativa della collezione è certamente costituita dagli oggetti riguardanti i successi del tenore in Russia. Esibitosi a San Pietroburgo per la prima volta nel 1876, Masini legò profondamente la propria carriera all'Impero russo, stringendo rapporti personali con gli zar Alessandro II, Alessandro III e soprattutto Nicola II, e garantendo la sua costante presenza nei teatri imperiali per quasi tutte le stagioni fino all'abbandono delle scene nel 1905. Targhe, fasce celebrative e vari oggetti raffinati, tra i quali un fazzoletto di seta dipinta raffigurante proprio Nicola II e la consorte Aleksandra Fëdorovna Romanova, ci suggeriscono che i rapporti di Masini con la famiglia imperiale fossero significativi e diretti, a tal punto che nel 1896 il tenore fu invitato ad esibirsi nella residenza di Arcangelo in occasione della cerimonia d'incoronazione dello zar stesso, dove furono rappresentate privatamente le opere Lalla-Roukh di Félicien David ed Il barbiere di Siviglia di Rossini. Perfettamente inserito nell'ambiente dell'alta aristocrazia di corte, il tenore esercitò un fascino particolare specialmente sul pubblico femminile, che era solito ricoprirlo di omaggi: una bellissima scatola d'argento dorato in forma di isba russa reca incisa all'interno la dedica della Principessa Wadbolsky, mentre un album in pelle con impressioni in oro, che raccoglie la rassegna stampa della tournée del 1895, fu omaggio di Anastasia Suvorina, figlia di Aleksej Sergeevič Suvorin, editore di Anton Čechov. Il grande autore fu tra l'altro artefice della consacrazione letteraria della figura di Masini, che venne citato nella novella La Sventata, dove la protagonista immagina di passare una serata a teatro per sentirlo cantare. Tra gli altri oggetti di pregio troviamo due boccali per bevande in argento riccamente lavorati, un portavivande con vedute di Mosca, un soprammobile in forma di troika con figure russe, un particolare strumento a percussione proveniente dalla bottega di Bagrat Moyseyevich Mirimanian, costruttore di strumenti musicali a Tiflis, oggi Tbilisi, capitale della Georgia, il cui nome compare anche nella corrispondenza di Pëtr Il'ič Čajkovskij. Inoltre una serie di armi da taglio caucasiche, di tipo khanjali e šaška, utilizzate come oggetti di scenaL'utilizzo di queste armi per la rappresentazione dell'opera Il Demone è attestato dalla foto in costume di scena Catalogo IBC Emilia-Romagna, n. 00000224 nella rappresentazione de Il Demone di Rubinštejn, ci ricordano la frequentazione da parte del tenore del repertorio lirico russo, che comprese anche Ruslan e Ljudmila di Michail Ivanovič Glinka, La RusalkaFoto in costume di scena nell'opera La Rusalka: Catalogo IBC Emilia-Romagna, n. 00000223 di Aleksandr Sergeevič Dargomyžskij, ed Evgenij OneginFoto in costume di scena nell'opera Evgenij Onegin: Catalogo IBC Emilia-Romagna, n. 00000220; Catalogo IBC Emilia-Romagna, n. 00000222 dello stesso Čajkovskij. L'album in pelle rossa ad impressioni dorate intitolato «Memorie di Pietroburgo e Mosca 1888-1889» attesta che il tenore si cimentò anche nel ruolo d'impresario, assumendo per un periodo la gestione della Società degli Artisti dell'Opera Italiana. L'esperienza produsse risultati alterni, a volte stupefacenti, specialmente quando era lui stesso ad esibirsi, a volte deludenti: nelle vesti di produttore fu spesse volte criticato aspramente.

Angelo Masini Angelo Masini (Forlì 1844-1926), di famiglia modesta, scoprì la vocazione per il canto fin da bambino. Costruì la propria voce tenorile a Forlì, grazie all'insegnamento della cantante Gilda Minguzzi. Dopo il debutto appena ventitreenne a Finale Emilia nella Norma di Vincenzo Bellini, negli anni seguenti si segnalò a Bologna nel Dom Sébastien di Gaetano Donizetti e per il successo con l'Aida a Firenze nel 1874. L'anno seguente trionfò con la tournée della Messa da Requiem di Giuseppe Verdi, che eseguì a Parigi, Londra e Vienna. Soprannominato il "tenore angelico", cantò per sedici stagioni a Mosca e ventisette a San Pietroburgo. L'ultima interpretazione fu nel 1905 ne Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini. La voce pulitissima e l'immenso repertorio (si parla di 107 ruoli) fecero di Angelo Masini uno dei sommi tenori della sua epoca. Giuseppe Verdi disse di lui: "È la voce più divina che abbia mai sentito, è proprio come un velluto". Grazie a un suo generoso lascito, nel 1926 è stato fondato a Forlì l'Istituto Musicale che ancora oggi porta il suo nome.

Sala Maria Farneti La sala dedicata a Maria Farneti custodisce oggetti di varia natura legati alla figura del grande soprano forlivese.