Le guerre bizantino-ottomane furono una serie di conflitti tra turchi ottomani e bizantini che portarono alla distruzione finale dell'impero bizantino e all'ascesa dell'impero ottomano.

Il vittorioso assedio di Costantinopoli del 1204 da parte dei crociati, partiti per liberare la Terrasanta ma convinti dalla Repubblica di Venezia a muovere guerra contro i bizantini, provocò la frammentazione ed il caos nel vecchio Impero d'Oriente. Tra gli stati nati da questa frammentazione emerse l'impero di Nicea, destinato a ripristinare la sovranità bizantina su Costantinopoli. Retto dalla famiglia dei Paleologi, l'impero niceno resistette agli attacchi dei turchi selgiuchidi del sultanato d'Iconio in Asia Minore ed affrontò i latini in Grecia. Con la riconquista di Costantinopoli da parte dei niceni (1261), l'impero latino ebbe termine.

Il restaurato impero bizantino venne subito costretto alla lotta contro il regno rivale del despotato d'Epiro, che rivendicava per sé la corona imperiale, e contro i suoi pericolosi vicini balcanici: il regno di Serbia ed il Secondo impero bulgaro. La minaccia sul suolo greco e la debolezza del Sultano d'Iconio, convinse i Paleologi a spostare la maggior parte delle truppe dell'Asia Minore alla Tracia. Ad approfittare della situazione furono gli Uçbey turchi che regnavano sui micro-staterelli sorti dalla carcassa del Sultanato d'Iconio (v. Beilikati turchi d'Anatolia). Tra i tanti, emerse il potente bey Osman I che si dichiarò sultano nel 1299: ebbe così inizio l'Impero ottomano.

Nel giro di 50 anni gli ottomani avrebbero conquistato tutta l'Asia Minore, ponendo fine alla dominazione bizantina sull'Asia. Nel 1380, la Tracia cadde in mano turca e, al principio del XV secolo, l'estensione dell'impero bizantino era ridotta alle terre del despotato di Morea, a delle isole e ad una striscia di terra in Tracia, nelle immediate vicinanze della capitale. Due crociate tentarono di salvare l'impero bizantino (la crociata di Nicopoli nel 1396 e la crociata di Varna nel 1444): entrambe fallirono. Dopo molti assedi, Costantinopoli cadde il 29 maggio 1453. Il despotato di Morea cadde nel 1460. L'impero di Trebisonda, ultimo baluardo bizantino in Anatolia, cadde nel 1461, mentre nel 1475 cadde il Principato di Teodoro, in Crimea, ultimo stato diretto erede dell'impero.

Origini del conflitto

Nella seconda metà del XIII secolo, le popolazioni turche stanziatesi in Asia Minore tornarono ad organizzarsi in una serie di Beilikati indipendenti come già era avvenuto nel corso dell'XI secolo.

La lotta continua contro l'Impero bizantino aveva indebolito il potere del Sultanato di Rum, stroncato poi nella Battaglia di Köse Dağ (26 giugno 1243) dai mongoli di Bayju, rendendo il sultano incapace di mantenere il controllo sui vari Bey precedentemente sottomessi.

Mentre si affermava il potere dei bey di Karaman e di Germiyan, il bey Osman I, noto anche con il soprannome di Uc beg ("Protettore"), si era ritagliato un piccolo dominio nel nord dell'Anatolia, poco a sud di Prusa, nel punto cioè di maggior frizione tra turchi e bizantini.

Prossimo ai confini del nemico bizantino, Osman ed i suoi ghazi ebbero modo di saggiare rapidamente la debolezza del basileus Michele Paleologo. Sovrano dell'Impero di Nicea, fondato in Anatolia da rifugiati bizantini dopo la Quarta crociata (1204), Michele VIII era impegnato a combattere in Grecia i crociati dell'Impero latino per riconquistare il trono di Costantinopoli. La sconfitta dei selgiuchidi di Rum ad opera dei mongoli spinse il Paleologo a concentrare le sue risorse in Grecia, disinteressandosi alle scorribande degli ottomani lungo il confine orientale.

L'avvento degli Ottomani (1265-1328) Dopo la riconquista di Costantinopoli (1261), l'imperatore Michele VIII si trovava in una difficile situazione: dalla Grecia gli stati latini minacciavano la riconquista di Bisanzio mentre da Nord avanzava minacciosa la Serbia di Stefano Uroš I. L'attenzione del basileus era interamente concentrata sul fronte occidentale del suo regno, come ben dimostra il tentativo di pacificazione della contesa religiosa con Roma.

Mentre Michele VIII si focalizzava sulla minaccia latina, i turchi di Osman I iniziarono ad espandersi. Quelle che inizialmente erano state incursioni a scopo di saccheggio divennero campagne di conquista: Söğüt cadde in mano turca nel 1265 ed Eskişehir nel 1289. Impossibilitato a spostare truppe in Anatolia, Michele non poté opporsi ai primi successi ottomani. Le popolazioni anatoliche, per parte loro, risposero positivamente all'occupazione turca: stremate dalla pesante tassazione dei Paleologi, visti come lontani dominatori militari, accettarono Osman come un liberatore e numerose furono le conversioni all'IslamJerry H. Bentley e Herb F. Ziegler, Traditions & Encounters a Global Perspective on the Past, New York, 2006..

Andronico II e Alessio Filantropeno Morto Michele VIII nel 1282, suo figlio Andronico optò per una svolta politica radicale: varò misure fiscali volte a risolvere il problema della tassazione e ruppe i tentativi di conciliazione con Roma ed i potentati latini in Grecia. Normalmente considerato un mediocre regnante, Andronico iniziò però a preoccuparsi della minaccia turca in Anatolia. Sotto il suo regno vennero edificate nuove fortificazioni di confine e si ricorse in modo massiccio alla leva. L'imperatore stesso portò la sua corte in Anatolia, a Nicea, per controllare l'andamento delle operazioni contro i turchi affidate al generale Alessio Filantropeno, nominato doux del thema del Thrakesion (circa 1290) e, di fatto, comandante di tutti i possedimenti bizantini in Asia. In due anni, Alessio ottenne alcune vittorie nella valle del fiume Meandro, riuscendo a fermare le incursioni turche e ad avanzare nell'emirato di Menteshe, riconquistando la fortezza di Melanoudion. La rivolta di Alessio contro Andronico (1295) e la sua conseguente sostituzione con Giovanni Tarcaniota vanificò però i progressi bizantini.

La Compagnia Catalana

Nel 1299, Osman I dichiarava il suo piccolo regno formalmente indipendente dal Sultanato di Rum. Nel 1301 i turchi di Osman misero sotto assedio Nicea. Il figlio e co-imperatore di Andronico, Michele venne inviato con il generale Giorgio Muzalon a Nicomedia, a capo di una forza di uomini, ma le truppe bizantine vennero pesantemente sconfitte nella Battaglia di Bafeo (1302). Andronico ricorse allora ai servigi della Compagnia Catalana del condottiero Ruggero da Fiore che spazzò via i turchi da Cizico, Filadelfia, Magnesia ed Efeso (1303), avanzò fino al Tauro (1304) ed ivi sconfisse i turchi (1305). I successi dei catalani non vennero però sfruttati da Andronico, impegnato a fronteggiare i Bulgari di Teodoro Svetoslav, che preferì lasciare la questione anatolica nelle mani del condottiero Ruggero. Nel 1307 Ruggero da Fiore, ormai signore della Bitinia, venne assassinato per ordine del principe Michele IX mentre si preparava ad affrontare i turchi a Filadelfia. I mercenari catalani, guidati ora da Berenguer de Entença risposero all'attacco mettendo a ferro e fuoco la Tracia. Nel medesimo anno, terminava la sua esistenza il Sultanato di Rum, lasciando nella completa indipendenza i bey dell'Anatolia.

Ritornati padroni dell'Anatolia dopo le violenze ed i saccheggi della Compagnia Catalana, gli ottomani vennero nuovamente salutati come liberatori dalle popolazioni localiThomas F. Madden, 2005, p. 179.

La guerra civile scoppiata a Bisanzio tra Andronico II e suo nipote Andronico III (1322-1328) fu il definitivo colpo di spugna che cancellò i pochi risultati positivi della politica anatolica dei Paleologi. Costretti a rinunciare all'assedio di Filadelfia, affidata alle capaci mani del redivivo Filatropeno nel 1324, gli ottomani conquistarono Brussa nel 1326, riducendo i confini della Bitinia bizantina alle sole città di Nicea e Nicomedia.

La risposta bizantina (1328-1341)

Appoggiato da Giovanni Cantacuzeno, Andronico III avviò un'aggressiva politica estera, deciso a farsi promotore di una renovatio imperii in Grecia ed in Anatolia.

Nel 1329 un contingente bizantino, guidato da Andronico e Giovanni, mosse in aiuto di Nicea, ancora sotto assedio. I bizantini e gli ottomani, questi ultimi guidati da Orhan I, si scontrarono nella battaglia di Pelecano: i cristiani furono pesantemente sconfitti e lo stesso Andronico sopravvisse a stento. Rimasta senza più aiuti, Nicea venne conquistata dai turchi nel 1331.

Nel 1333 Andronico aprì trattative con Orhan, accettando di versare ai turchi un tributo annuale in cambio della pacificazione del confine anatolico. Gli ottomani iniziarono ad incamerare i tributi bizantini senza però cessare con le loro aggressioni: Nicomedia venne cinta d'assedio lo stesso anno e cadde in mano turca nel 1337 (v. Assedio di Nicomedia). Andronico, impegnato a combattere i latini in Grecia ed a fronteggiare la minaccia serba, rispose alla crescente potenza ottomana concentrando le sue risorse sulle roccaforti del Mar di Marmara e sul controllo delle isole egee (Alessio Filantropeno aveva riconquistato Lesbo ai latini nel 1336 e ne era divenuto governatore). Ad eccezione dell'enclave bizantina di Filadelfia, tutta l'Anatolia era ormai in mano turca.

L'invasione dei Balcani (1341-1371) Morto Andronico III nel 1341, il suo erede Giovanni ed il suo alleato Giovanni Cantacuzeno avviarono una guerra per il controllo del trono che terminò nel 1347 con la vittoria di Cantacuzeno, formalmente affiancato al trono di Giovanni V. Epidemie, terremoti e le continue incursioni degli ottomani ridussero il controllo bizantino sull'Anatolia alla sola Filadelfia, per la quale veniva pagato un tributo. Importante anche osservare che Bisanzio ricorse in questo periodo in modo massiccio al mercenariato turco (come d'altro canto stava facendo anche con i Serbi, parallelamente intenti ad impadronirsi della Macedonia bizantina).

Il conflitto tra Giovanni V e Giovanni VI si riaccese: il Cantacuzeno scacciò il Paleologo ma questi ritornò a Bisanzio, spalleggiato dai Genovesi quando (1354) i turchi sfruttarono la debolezza bizantina per occupare Gallipoli e sbarcare in Europa. Nel 1356 fu il figlio di Giovanni VI, Matteo Cantacuzeno a schierarsi contro il Paleologo, usando addirittura delle truppe turche, ma venne sconfitto (1357) e si ritirò in Morea.

Nel 1361 il successore di Orhan, Murad I (1359-1389), conquistò Didymoteichon. Intenzionato a rafforzarsi in Anatolia, Murad, come già fece il selgiuchide Alp Arslan, affidò la guerra contro Bisanzio ai suoi sottoposti: Filippopoli cadde in mano turca dopo le campagne del biennio 1363-1364; nel 1365 la battaglia di Adrianopoli arrise ai turchi e la città venne occupata nel 1369. Incapace di affrontare sul campo il Turco, Giovanni V, come già aveva fatto Michele VIII, avviò inutili trattative con il papa per garantirsi aiuti in cambio della risoluzione dello scisma d'oriente. Il basileus tentò anche di accordarsi con i Veneziani ma la politica filo-genovese di suo figlio, Andronico, vanificò le trattative. Nel frattempo (1371), le forze di Murad iniziavano a creare uno stabile dominio turco sui Balcani stroncando, nella Battaglia della Marizza, l'esercito dei Serbi. Rientrato frettolosamente in patria per evitare di essere detronizzato da Andronico, Giovanni V fu costretto a raggiungere un accomodamento con il Turco, promettendo un tributo in denaro e riconoscendosi suo vassallo.

La guerra civile bizantina ed il vassallaggio: 1371-1394 Il vassallaggio, protrattosi fino al 1394, aveva chiuso, nella sostanza, il conflitto bizantino-ottomano. L'omaggio reso dal basileus al sultano aveva segnato la vittoria turca: l'impero bizantino era ormai costituito dalla sola Costantinopoli più pochi insediamenti sparsi. La nuova minaccia per i turchi diventavano a questo punto i potentati cristiani nei Balcani e nei Carpazi.