La pieve di Santo Stefano in Corleto è una pieve situata in una zona di campagna, a circa 6 chilometri sia da Faenza che da Forlì.
Storia La pieve sorge in territorio già bonificato dai Romani: il tracciato di via Corleto risale al periodo della centuriazione ed è . Lo stesso nome Corleto è altra testimonianza della presenza romana sul territorio, dato che deriva probabilmente dal latino Coryletum, che significa boschetto di noccioli.
La prima fonte scritta in cui si cita la pieve di Corleto risale all'anno 896Paola Novara, La Romagna delle pievi, Il Ponte Vecchio, Cesena 2020, pag. 91., ma si ritiene che sia stata eretta nel VII secolo. All'epoca della costruzione si presenta come una basilica ravennate a tre navate, con abside semicircolare rivolta a est, pilastri a T e piccole finestre ad arco posizionate nella parte alta della navata centrale.
Intorno all'Anno Mille viene scavata la cripta sotto il presbiterio due metri e rialzandolo di circa un metro, con l'intento di conservarvi delle reliquie di cui la tradizione vuole alcune fossero di Santo Stefano, arrivate dall'oriente. La stessa pieve risulta dedicata al santo protomartire. Il materiale con cui viene ricavata la cripta è interamente di recupero. Tale cripta rappresenterebbe quindi il secondo monumento più antico di Faenza, dopo il campanile ottagonale della Chiesa di Santa Maria ad Nives. Essa è tutto quel che resta della chiesa antica, anche se la sua costruzione è, come detto, posteriore alla nascita della Pieve. Nel ravennate infatti soltanto nella seconda metà del IX secolo si comincia a costruire cripte dalla tipologia a oratorio, come a Corleto.
Nel giugno 1145 una coalizione di ravennati e forlivesi distrugge il campanile, mentre nel 1218 i forlivesi, deviando il fiume Montone, allagano la zona. Il problema viene risolto solo cinque anni dopo, con l'allargamento del Rio Cosina e il conseguente defluire delle acque. Con la complicità dell'imperatore Federico II i forlivesi distruggono nel 1220 il Castello della Cosina, provocando danni anche alla chiesa e portando via come trofeo la scultura a forma di pigna, di epoca romana, che era stata riutilizzata come reggicroce in facciata. Nel 1224, però, gli stessi forlivesi, per onorare un trattato di pace, finanziano con duecento lire le operazioni di ricostruzione e restituiscono la pigna, che nel tempo viene però smarrita e ritrovata in un campo in seguito ad aratura, e da quel momento collocata nella cripta.
Nel Cinquecento viene invertito l'orientamento della chiesa, demolendo l'abside per costruirne una nuova sul lato opposto. Inoltre il tetto dell'edificio venne alzato di svariati metri.Dalla navata destra, separata dalla chiesa, viene ricavata l'abitazione dell'arciprete, staccandola quindi dal resto. La cripta viene chiusa e lo storico faentino Giulio Cesare Tonduzzi la ricorda nel 1675 ridotta a una cantina.
Nel 1778 l'arciprete don Francesco Antonio Balardini incarica l'architetto Giovanni Battista Campidori di ristrutturare la chiesa che quindi viene allungata, sopraelevata e decorata con stile rococò. Costruendo la nuova facciata viene demolita l'abside della antica cripta. Viene anche costruito il campanile a torre, e un nuovo ambiente simmetrico, poi sede del teatro. Qui viene aperto un corridoio che dà accesso alla cripta.
Nell'Ottocento viene rimaneggiato l'interno, con l'inversione di due altari laterali (del Crocifisso e di San Carlo Borromeo). Nel 1873 viene acquistata una statua di San Luigi, della Bottega Ballanti, e una terracotta dell'Addolorata realizzata da Filippo Scandellari e vengono compiuti vari lavori di manutenzione.
La cripta resta inaccessibile fino agli anni 80-90 del Novecento, quando l'ultimo arciprete vissuto nella canonica, don Domenico Sgubbi, la fa ripulire. Dal 2002 il luogo è visitabile durante la festa della pieve (25 aprile) e dal 2009 viene allestito un suggestivo presepe durante le festività natalizie.
Nel dicembre 2020 la figlia dello scultore Giuseppe Tampieri dona alla chiesa un lavoro in terracotta realizzato dal padre che rappresenta i volti di Cristo, Maria, Giovanni e Giuseppe di Arimatea. Si tratta di una variazione sul tema del 2001 di un'altra opera dell'artista, collocata sulla tomba della famiglia Rutelli nel Cimitero Monumentale di Staglieno. La terracotta è collocata sul lato sinistro della zona presbiteriale.
Descrizione
Esterno L'assetto della chiesa si deve ai lavori settecenteschi dell'architetto Giovan Battista Campidori. La facciata ricorda quella della chiesa di San Giovanni di Dio, ovvero dell'Ospedale di Faenza, sempre realizzata da Campidori nel 1753. La struttura è a salienti con ingresso rialzato raggiungibile da una scalinata e un notevole timpano aggettante. Di fronte i paracarri in marmo, del 1812, provengono dal Duomo di Faenza, da dove sono stati rimossi e qui collocati nel 1886.
Interno
L'interno presenta una decorazione rococò molto ricca per una chiesa di campagna. Sull'altare maggiore è collocata una copia del 1920 di un quadro originale di Giulio Cisari. Il crocifisso ligneo del XVI secolo proviene dalla Chiesa dei Servi di Faenza, qui spostato dopo le distruzioni belliche del 1944. Gli altari laterali sono realizzati in scagliola a finto marmo.
Cripta
La cripta della Pieve è del tipo a oratorio, molto probabilmente svolgeva una funzione liturgica e vi si veneravano reliquie importanti. In origine era dotata di due accessi opposti adeguati a ingresso e uscita dei fedeli, senza disturbo delle funzioni in area absidale. Su una parete dell'ingresso alla canonica si trova murato un frammento di epigrafe romana con parte di una scritta, PAL. Alla base, sul perimetro, un muretto sporgente serviva da panca.
La cripta si presenta mutila della zona absidale, distrutta durante il Settecento. Delle dimensioni di sette metri per cinque, è divisa in tre navate ricavate da sei colonne collegate da archi e ha un soffitto realizzato con nove voltini a vela. Quattro colonne cilindriche presentano il capitello e sono, come tutti gli elementi, di recupero.
Si trovano conservati in cripta la pigna, oggetto del contendere con i forlivesi nel Duecento, una croce viaria del X-XI secolo (si trovava nel crocevia vicino alla pieve), un capitello del VI secolo e alcuni frammenti di pavimento romano a mosaico.
Note
Bibliografia
Corleto Corleto Categoria:Chiese della diocesi di Faenza-Modigliana Categoria:Chiese dedicate a santo Stefano protomartire