Banca Carige - Cassa di Risparmio di Genova e Imperia è stata una banca italiana con sede a Genova.
Dal 3 giugno 2022 è entrata a far parte del gruppo BPER Banca.
La banca dal 2 gennaio 2019 è sospesa dalle negoziazioni alla Borsa Italiana dove è presente dal 17 gennaio 1995. Ritorna in Borsa il 27 luglio 2021 perdendo nella prima seduta il 58%. A seguito dell'acquisizione da parte di BPER Banca, il titolo viene delistato dal 20 settembre 2022.
La banca cessa le sue attività a seguito della fusione per incorporazione in BPER Banca il 28 novembre 2022.
Storia
Nel 1483 su iniziativa di fra' Angelo da Chivasso venne istituito il Monte di Pietà di Genova: queste origini medievali fanno di Carige una tra le banche più antiche al mondo.
Nel 1846 con decreto di Carlo Alberto fu fondata la Cassa di risparmio di Genova, che assorbì il Monte di Pietà.
L'espansione delle attività nel Ponente Ligure portò nel 1967 alla modifica della ragione sociale in Cassa di risparmio di Genova e Imperia.
Nel 1991, per effetto della legge Amato, l'attività senza fine di lucro venne separata da quella bancaria, dando origine rispettivamente alla Fondazione Carige, con sede in Palazzo Doria Carcassi in Via David Chiossone, e Banca Carige S.p.A.
L'era Berneschi Nel 2000, è stato nominato amministratore delegato Giovanni Berneschi. Berneschi, diplomato in ragioneria, era stato assunto dalla banca nel 1957. Nel 1979 era diventato condirettore generale e successivamente direttore generale. Il nuovo amministratore delegato avviava un forte piano di espansione dell'istituto acquistando sportelli bancari ed entrando nel mondo delle assicurazioni. Il presidente di Carige, il prof. Fausto Cuocolo criticò alcuni aspetti della gestione della Banca (in particolare, nelle citate attività sulle assicurazioni) e per questo rifiutò l'approvazione al bilancio Carige 2002: per questa ragione rimase isolato nel Consiglio di Amministrazione, che si dimise in blocco ed infine decretò l'espulsione di Cuocolo nel 2003.http://archiviostorico.corriere.it/2006/novembre/09/Carige_doppia_ispezione_Isvap_Bankitalia_co_9_061109007.shtml "Carige, doppia ispezione Isvap Bankitalia", 9 novembre 2006 Nel 2003, dopo avere già acquisito il controllo della Cassa di Risparmio di Savona, Berneschi diventa presidente con Alessandro Scajola, ex sindaco di Imperia, ex deputato della DC e fratello di Claudio, parlamentare e ministro del PDL. Venne rilevata la Cassa di Risparmio di Carrara, la Banca del Monte di Lucca, la Banca Cesare Ponti di Milano. La Banca acquistò anche, ad un prezzo che si rivelerà troppo alto, sportelli bancari da UniCredit, Intesa e Mps dismessi in seguito alle fusioni (in totale 353 agenzie fuori dalla Liguria che si assommano ai 324 sportelli liguri), e rileva per 740 milioni le compagnie di assicurazione Levante Norditalia (nata nel 1998 dalla fusione delle due) e La Basilese che diventeranno Carige Assicurazioni e Carige Vita.Stefano Righi, L'ex regno di Berneschi, Corriere della Sera, 3 gennaio 2019, p. 12
Per sostenere questo piano Berneschi chiede nel 2008 ai soci 950 milioni di euro dopo avere appoggiato due anni prima Unipol e la Popolare di Lodi nella scalata ad Antonveneta.Giorgio Dell'Arti, Massimo Parrini, Catalogo dei viventi, Venezia, Marsilio Editori, 2008, pp.202-203 Sei mesi dopo l'aumento di capitale la crescita impetuosa della banca è frenata dalla bufera finanziaria che esplode a New York con la crisi dei subprime e il fallimento della Lehman Brothers. La crisi si fa sentire, Berneschi nomina nel maggio 2010 direttore generale della banca il suo "delfino", Ennio La Monica, e si trova anche a dover fronteggiare per la prima volta una forte opposizione interna: l'industriale Flavio Repetto, dal 2007 presidente della Fondazione Carige che controlla la banca con il 47% del capitale ed è stato fino ad allora un suo sostenitore, contesta la strategia adottata sulle compagnie assicurative.
Per far fronte alla crisi viene prima studiato il piano per creare con la Cassa di Risparmio di Torino (Carito), la banca del Nord-Ovest. Poi, in seguito al suggerimento della Banca d'Italia al termine di un'ispezione iniziata nel 2012 e durata nove mesi, di effettuare un aumento di capitale di 800 milioni dopo avere constatato l'esistenza di crediti facili concessi da Berneschi a famiglie amiche, viene proposta una soluzione alternativa: la nascita di Carige Italia in cui far confluire gli sportelli fuori dalla Liguria in modo da generare più di 700 milioni di vantaggi fiscali da portare a patrimonio. Ma il progetto naufraga di fronte ai conti diversi effettuati dalla Consob. Nell'ottobre 2013 la Fondazione Carige fa approvare il nuovo vertice della banca dopo la richiesta della Banca d'Italia di rinnovare il vertice bancario: presidente Cesare Castelbarco Albani, AD Piero Luigi Montani che arriva da BPM. Alla fine del 2014 viene deliberato un aumento di capitale di 800 milioni dal momento che l'istituto non ha superato gli stress test europei della Bce.
L'era Malacalza Nel 2015 finisce l'era della Fondazione Carige costretta a diluire la sua partecipazione superiore al 40% in quanto non riesce a far fronte ai debiti della banca. Così in marzo entra come nuovo azionista nell'istituto di credito Vittorio Malacalza che rileva con la sua holding, controllata con il 48% dai figli Davide e Mattia, il 10,5% del capitale con un investimento di 66 milioni. Una ventina di giorni più tardi sale al 14,9% per arrivare poi al 17,8% in seguito alla sottoscrizione all'aumento di capitale di 800 milioni di euro. In poco tempo la famiglia Malacalza, che ha un "tesoretto" grazie all'uscita dalla partecipazione detenuta nella Camfin-Pirelli, investe nella banca più di 263 milioni. In seguito subirà una minusvalenza pari all'87%.
Nella primavera del 2016 Malacalza sfiducia i vertici della banca (Castelbarco e Montani) per le scelte attuate nel settore assicurativo e sostiene le nomine dell'ex presidente della Corte costituzionale Giuseppe Tesauro nel ruolo di presidente e di Giuliano Bastianini (ex Banca Profilo) in quello di amministratore delegato. Vittorio Malacalza, il maggior azionista della banca, diventa vicepresidente. Nel dicembre 2016 Bastianini assume come responsabile della finanza un ex Mps, Arturo Betunio, quasi contemporaneamente i rapporti tra Bastianini e Malacalza si deteriorano (temi caldi: conversione in azioni di un bond di 160 milioni nell'ambito di un aumento di capitale di 450 milioni e il prezzo di vendita di 2,4 miliardi di crediti deteriorati da mettere in una società-veicolo) e nel maggio 2017 l'amministratore delegato viene sfiduciato. Al suo posto è nominato Paolo Fiorentino.
Lo scontro dell'estate 2018 Nel giugno 2018 si dimettono dal consiglio di amministrazione il presidente Giuseppe Tesauro e il consigliere Stefano Lunardi, entrambi in opposizione all'amministratore delegato Paolo Fiorentino il quale vola a Francoforte per fare il punto della situazione con la BCE. Nelle lettere di dimissioni Lunardi contesta il metodo di risanamento troppo spinto sulla vendita degli asset, Tesauro critica invece le spese sulle consulenze. Fiorentino è tornato a Genova con l'invito della Bce a proseguire nel risanamento e ha anche l'appoggio del governatore della Regione Liguria, Toti.
Vittorio Malacalza, il singolo maggiore azionista con la società Malacalza Investimenti (ha il 20,7% con l'autorizzazione della Bce a salire sino al 28%) che in passato ha espresso molte perplessità sulla guida Fiorentino, è nominato presidente ad interim. Intanto, Raffaele Mincione - amministratore di un gruppo di fondi i quali complessivamente erano arrivati a detenere poco più del 5% del capitale sociale ed erano così diventati il terzo azionista della banca, alle spalle della Società finanziaria di Gabriele Volpi, che deteneva il 9% - chiedeva di essere rappresentato nel consiglio di amministrazione. In luglio altro addio: si dimette anche Francesca Balzani. contestando in particolare la probabile cessione della partecipazione Carige in Autofiori A metà luglio ufficializza le sue dimissioni anche Malacalza (negli anni ha investito nella banca 376,5 milioni e si ritrova con una minusvalenza di quasi 290) con una lettera velenosa nei confronti di Fiorentino.
Ad agosto con la rinuncia di Ilaria Queirolo, Lucia Venuti e Massimo Pezzolo, il quale ha motivato la propria decisione spiegando che il suo mandato si è "esaurito " con l'approvazione della semestrale al 30 giugno 2018 e la convocazione dell'assemblea ordinaria degli azionisti, nonché con l'approvazione della risposta alla lettera della Bce del 20 luglio., tutti e tre sempre espressi da Malacalza. Nel frattempo viene eletto presidente Giulio Gallazzi
Il 23 agosto con le dimissioni "irrevocabili dalla carica con effetto immediato, motivandole alla luce della ritenuta opportunità, dopo due lunghi anni in cui sono state affrontate situazioni difficili, nella speranza di riuscire a risanare e rilanciare la banca, di rimettere il proprio mandato di modo che la totalità dei soci non abbia alcun ostacolo nel definire nei termini che saranno ritenuti più opportuni il futuro", di Giuseppe Pericu, anche lui indicato da Malacalza, decade l'intero cda visto che le dimissioni dei consiglieri salgono a otto su un totale di quindici. In attesa del rinnovo il cda è restato in carica solo per l'ordinaria amministrazione.
L'arrivo di Modiano e Innocenzi Il 20 settembre 2018, quando si è tenuta l'assemblea straordinaria, Pietro Modiano diventa il nuovo presidente e Fabio Innocenzi l'amministratore delegato: si tratta di una coppia storica dell'UniCredit anni duemila sotto la guida di Alessandro Profumo. La lista proposta dall'azionista di maggioranza Vittorio Malacalza, salito nel frattempo al 29%, ha avuto la maggioranza assoluta dell'assemblea (52,58%) ottenendo sette consiglieri, mentre quella di Raffaele Mincione-Giuseppe Volpi-Aldo Spinelli, che sosteneva l'amministratore delegato uscente Paolo Fiorentino (nominato poco più di un anno fa da Malacalza col quale poi è entrato in rotta di collisione), con il 34,77% ne ottiene tre e quella di Assogestioni con il 12,65% uno.
Modiano e Innocenzi (insieme a Lucrezia Reichlin, nominata vicepresidente dopo avere lavorato in precedenza alla Bce) hanno il difficile compito di risolvere i problemi di una banca in difficoltà che ad ottobre 2018 vale 450 milioni di euro dopo tre aumenti di capitale per un totale 2,1 miliardi di euro bruciati in quattro anni, con un patrimonio totale sotto i livelli stabiliti dalla Bce (12% contro il 13,125% per quanto il Cet1 sia sopra i requisiti di Vigilanza) che entro fine anno dovrà presentare alla Bce un nuovo piano di rilancio.Fabrizio Massaro, Sotto la Lanterna il team che non può fallire, L'Economia del Corriere della Sera, 1 ottobre 2018, p. 6
A novembre viene annunciato un importante piano di rafforzamento patrimoniale che si svolgerà in due fasi: emissione di un bond subordinato Tier 2 per 320 milioni di euro (contro i 200 attesi dalle voci di mercato) e successivo aumento di capitale da 400 milioni, nella primavera 2019, che assorbirà l'obbligazione subordinata. Tale piano di rafforzamento patrimoniale vede il coinvolgimento di tutte le banche italiane attraverso il FITD (fondo interbancario di tutela dei depositi) e l'assenza dell'azionista di riferimento Malacalza che non sottoscrive l'obbligazione subordinata.
Nei giorni successivi all'annuncio, la capitalizzazione di mercato dell'istituto ligure scende sotto la soglia dei 100 milioni di euro.