La Porticus Aemilia era un portico di Roma antica.
Storia e descrizione
thumb|left|Collocazione ipotetica della Porticus Aemilia Edificato nel 193 a.C. dagli edili Marco Emilio Lepido e Lucio Emilio Paolo (da cui il nome legato alla Gens Aemilia; Livio, 35.10.12), venne ricostruito nel 174 a.C. dai censori Quinto Fulvio Flacco e Aulo Postumio Albino (Livio, 41.27.8).
Le fonti non menzionano la funzione originaria del portico, che era situato presso l'Emporium, il porto fluviale cittadino generalmente collocato nei pressi dell'Aventino. È stato proposto di identificare il portico con i resti che si trovano tra via Beniamino Franklin e via Marmorata: alcuni muri superstiti, in opera incerta di tufo, sono tuttora visibili in via Branca, in via Rubattino e in via Florio. Nel 2006 è stata suggerita un'identificazione alternativa di queste strutture con i Navalia repubblicani, destinati (nella fase originaria) ad ospitare le navi da guerra della flotta romana. Gli scavi condotti a partire dal 2010 dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma in collaborazione con il Reale Istituto Neerlandese di Roma ed il I Municipio non hanno finora fornito dati utili a sostegno di questa identificazione ma neanche a sostegno dell'identificazione con la Porticus Aemilia citata dalle fonti letterarie (che poteva essere una semplice via porticata, tra la Porta Trigemina e l'Emporio, e non un magazzino).
L'edificio in opus incertum era molto grande, lungo ben 487 metri, largo 60 e suddiviso in più ambienti da 294 pilastri, che creavano sette file (nel senso della profondità) e 50 navate, ciascuna coperta da una serie di volte sovrapposte e larghe 8,30 metri, per una superficie coperta di 25000 m². L'edificio era distante circa 90 metri dal fiume e qui, forse già a partire dall'età tardo-repubblicana, venivano immagazzinate le merci scaricate dalle imbarcazioni che rifornivano la città. A livello architettonico la tipologia di edifici utilitari rientrava in un campo molto ambito dagli architetti romani poiché in questa classe di edifici potevano largamente sperimentare i materiali da costruzione cercando di scoprirne nuove applicazioni. In epoca traianea o più tarda altri edifici si interposero tra il fiume e l'edificio in opus incertum.
Note
Bibliografia Filippo Coarelli, Guida archeologica di Roma, Verona, Arnoldo Mondadori Editore, 1984. Lucos Cozza e Pier Luigi Tucci, Navalia, in Archeologia Classica 57 (2006), pp. 175–202. Giovanna Maria Forni, Extra Portam Trigeminam, in Atlante Tematico di Topografia Antica 22 (2012) pp. 35–40. Pierre Gros e Mario Torelli, Storia dell'urbanistica. Il mondo romano, Roma-Bari, Laterza, 2007. Giovanni Battista Piranesi, Le antichità Romane, T. 4, tav. Tav. XLVIII Pier Luigi Tucci, La controversa storia della Porticus Aemilia, in Archeologia Classica 63 (2012), pp. 575–591. Francesco P. Arata, Enrico Felici, Porticus Aemilia, navalia o horrea? Ancora sui frammenti 23 e 24 b-d della Forma Urbis, in Archeologia Classica 62, n.s. 1 (2011), pp. 127-153.
Altri progetti
Collegamenti esterni
Ricerche in corso sui magazzini romani - Incontro di studio 13-15 aprile 2011 Roma, Museo Nazionale Romano. Scavi in corso dal 2011 per una indagine archeologica - dal sito della Società italiana per la protezione dei beni culturali.
Aemilia Categoria:Roma R. XX Testaccio Categoria:Architetture di Roma scomparse Categoria:Edifici commerciali antichi di Roma