L'altare è un luogo specifico dedicato ad una devozione, solitamente divinatoria, dove anticamente si compiva un sacrificio oppure un rito religioso.
Origine del nome Il termine deriva dal latino altus (= nutrito), poiché si trattava di una mensa, o basamento, atto a ricevere cibo, offerte ed olocausti per le divinità romane (i numi), quindi anche da alere, ovvero sollevare, ad indicare il luogo più alto dell'ara, con significato simile, ovvero spazio circoscritto dedicato alle offerte ed alla combustione di incensi e animali sacrificatihttps://www.etimo.it/?term=altare. Da questi antichi riti, ne potrebbe derivare anche una seconda ipotesi, ovvero dal termine latino adolere, bruciare.
Descrizione Il termine ha assunto, gradualmente nel tempo, un significato per descrivere il solo basamento della mensa, un tavolo (detto trapezia, nella Grecia Antica), ove venivano appoggiate le vivande e i sacrifici dedicati alle Divinità. In molte religioni, si praticano riti di purificazione o di offerta. I fedeli, per ringraziare il proprio dio, offrono doni o sacrificano animali. Non di rado, nell'antichità l'altare veniva usato anche come luogo di sacrifici umani, come nel caso dei culti religiosi maya e aztechi. Normalmente, il basamento aveva una forma adatta a raccogliere il sangue degli stessi, che veniva usato per i riti di purificazione. Nelle religioni che vivono in modo intenso il rapporto del fedele con gli elementi della natura (acqua, terra, fuoco, alberi ecc.), l'altare è, spesso, posto all'aperto, in mezzo ai boschi, presso le sorgenti, a volte circondato da gradini, per favorire la partecipazione dei fedeli. Spesso l'altare è anche "dedicato", cioè legato al culto specifico di una divinità, quindi collocato in cavità sotterranee in associazione a divinità ctoniche.
In molte religioni l'altare, però, è posto all'interno di un tempio dedicato ad una divinità. A volte, come nel caso delle vestali romane o dei sacerdoti ebraici, l'altare è inaccessibile ai "profani".
Egitto e Mesopotamia Gli altari dell'antico Egitto e dei popoli mesopotamici indicarono sia per la forma sia per la dimensione un'origine risalente alla mensa profana. Erano costituiti da una tavola rotonda o quadrata realizzata in vari materiali, quali il legno, la pietra o la terra cotta. Tra gli scavi effettuati nelle città babilonesi comparvero anche altari di forma cubica costruiti con mattoni.Universo, Novara, De Agostini, Vol. I, 1962, pp. 233-234 Talvolta la struttura cubica ed imponente, oppure a forma di tronco di cono venne preferita dagli antichi Egizi.
Religione greca Esistevano sia altari domestici sia altari adibiti al culto pubblico, che in questo caso erano posti o dentro il tempio o al suo esterno. Soltanto in età ellenistica gli altari divennero monumentali, come quello dedicato a Zeus e ad Atena eretto a Pergamo, formato da un podio alto 37 metri, e arricchito da decorazioni alla base ispirate alla lotta delle divinità contro i giganti.
Ebraismo In base alla legge mosaica gli altari antichi dovevano essere costituiti da pietre e da terra non toccati da strumenti ferrosi (Esodo XX, 24-25). La Bibbia descrive anche l'esistenza di altari portatili, costituiti di legno rivestito con rame e portanti agli angoli specie di corni, la cui origine può risalire ad un simbolo sacrale.
I più antichi altari erano di terra o pietra (Libro dell'Esodo 20, 24), eretti in ricordo di particolari esperienze di dio (Genesi 12, 8; 13, 18; 26, 25). L'altare degli olocausti o sacrifici era sistemato nel cortile davanti al tempio mobile nel deserto; era di legno rivestito di rame, con quattro corni agli angoli segno della potenza di Dio (Libro dell'Esodo; 27, 1); nel tempio di Salomone era di bronzo e d'oro (Libri dei Re I, 7, 48; 8,64; 2 Libri delle Cronache; 4, 1); vi ardeva un fuoco perenne (Levitico 6, 5) e vi si offriva mattino e sera il sacrificio quotidiano (Libro dell'Esodo 29, 38-42), unico per tutto Israele (Deuteronomio 12, 11-13; 2 Libri delle Cronache 32, 12). L'altare dei profumi o dell'incenso era invece posto all'interno del tempio, nel Santo, davanti al sancta sanctorum: vi si bruciava mattino e sera un particolare incenso aromatico (Libro dell'Esodo 30, 1; Vangelo di Luca 1, 11).
Religione romana
Nella religione romana l'altare, chiamato più spesso con il termine latino ara, di derivazione incerta, ma che molti storici fanno risalire a ardeo ("brucio"), è generalmente di forma quadrangolare. Vitruvio prescrive che l'altare di un tempio deve essere rivolto a oriente e in posizione più bassa rispetto alla statua di culto, affinché chi prega guardi in alto verso la divinità. L'altezza dell'altare però varia a seconda del tipo di divinità al quale è dedicato: quelli delle divinità celesti, come Giove, sono molto alti, mentre quelli delle divinità terrestri e marine e anche di Vesta sono abbastanza bassi.Vitruvio Pollione. Dell'architettura, libro IV, cap. IX, pp.84-85. Pisa, Giardini Editori, 1978.
Anche se nelle case la funzione dell'altare viene svolta dal larario, tuttavia si possono trovare casi di veri e propri altari, come ne sono stati ritrovati a Pompei, tra cui particolare un'ara cilindrica con un serpente (immagine del Genio) che le si avvolge intorno.Attilio De Marchi. Il culto privato di Roma antica, vol. I. Forlì, Victrix, 2003, p. 103. ISBN 8888646051.
In uno dei riti pubblici eseguiti nel tentativo di ripristinare la religione romana, Giacomo Boni ricostruì nel 1917 un'ara graminea basandosi su un passo di Orazio.L'Ode XV nel libro II Quest'ara particolare fu costruita con sei strati di "mattoni" di terra erbosa e addobbata con quattro festoni di alloro, nastri rossi, corone e sagmine ("fronde sacre") di olivo. Nelle intenzioni di Boni l'ara sarebbe dovuta diventare un altare pubblico sul quale ogni italiano avrebbe dovuto sacrificare quanto di più caro per favorire le sorti dell'Italia in guerra.Sandro Consolato. Giacomo Boni, l'archeologo-vate della Terza Roma, in Gianfranco De Turris (curatore). Esoterismo e Fascismo. Roma, Edizioni Mediterranee, 2006, pp. 187-188. ISBN 8827218319. (I ed. Giacomo Boni, il veggente del Palatino, Politica Romana, 2004, 6, 33-108.) L'ara però andò distrutta da un forte vento la notte del 23 ottobre 1917, nelle stesse ore in cui l'esercito austro-ungarico sfondava le linee italiane a Caporetto.Eva Tea. Giacomo Boni nella vita del suo tempo. Milano, Casa Editrice Ceschina, 1932, volume II, p. 416.
Riprendendo una prescrizione riferita da MacrobioMacrobio. Saturnalia, libro III, 2, 7., la moderna Via romana agli dei stabilisce che se si afferra l'ara con le mani anche la semplice parola costituisce sacrificio, purché si sia osservato un regime di purità nei tre giorni precedenti al rito.Movimento Tradizionalista Romano. Memoranda et agenda. La Spezia, Edizioni del Tridente, 1996, pp. 37-38.
Induismo
Nell'induismo gli altari sono di fatto dei piccoli santuari e perciò sono sacri e qui si fanno offerte e sacrifici agli Dèi. Si distinguono gli altari dei templi (mandir), più grandi e accessibili soltanto ai brahmani (sacerdoti) pujari dagli altari "familiari", più piccoli, in cui abitualmente l'adorazione (pūjā) delle murti (immagini degli Dei) è effettuata di norma dal capofamiglia.
In questi altari, oltre alle immagini degli Dei, si trovano anche lumi, immagini di santi e guru, e offerte, di solito di cibo che attraverso l'offerta viene consacrato e diventa prasada.
Cristianesimo
Nella religione cristiana l'altare assume una valenza particolare.
In Chiese cristiane come quelle cattolica, vetero-cattolica, ortodossa o anglicana, siccome l'Eucaristia mantiene il carattere sacrificale e il pane eucaristico è considerato il Corpo di Gesù Cristo, l'altare ha mantenuto un'importanza considerevole, tanto da essere centrale nell'edificio religioso.
La Chiesa cattolica, in particolare, riserva un particolare onore all'altare, poiché su di esso celebra la ripresentazioneCesare Giraudo, ""Lo «stupore eucaristico» in La Civiltà Cattolica 2004 II, p. 147] dell'unico sacrificio compiuto da Cristo (cosiddetta oblazione pura e perfetta). Per questa ragione, il sacerdote lo bacia e lo incensa in segno di venerazione, in particolari momenti delle celebrazioni liturgiche; l'altare rappresenta inoltre sia la mensa dell'ultima cena, sia il patibolo della croce, sul quale Cristo immolò se stesso. Il termine "ripresentazione", usato dal Concilio di Trento è caratteristico della dottrina cattolica, secondo la quale la celebrazione dell'Eucaristia non è una mera ripetizione incruenta del sacrificio di Cristo, bensì proprio la riproposizione di quell'unico Sacrificio da lui compiuto. In altri termini, il sacerdote cattolico non celebra un "nuovo" sacrificio, bensì, nel mistero del Sacramento eucaristico, celebra "in persona Christi", ossia partecipa alla persona di Cristo che offre Sé stesso nel sacrificio della croce. Gesù il cui sacrificio viene ripresentato, è tuttavia già il Cristo risorto che ha ripreso la vita che aveva volontariamente dismesso.
Sia gli ortodossi sia i cattolici, ma anche armeni e copti, spesso hanno edificato altari nelle prossimità delle tombe di martiri. Esempio tipico è la basilica di San Pietro in Vaticano, edificata intorno all'altare costruito sulla tomba dell'apostolo cristiano. Infatti ai tempi delle catacombe, la Messa si celebrava sulle tombe dei martiri e da questo uso si diffuse l'altare a cassa. Un altro modello di altare delle origini, fu quello a tavola, trasportabile, e diffusissimo fino all'editto di Costantino.
Dal VI secolo si è sviluppata l'usanza di traslare le reliquie e quindi anche l'altare tombale ha subito una trasformazione, perché è stato aggiunto anche un loculo per le reliquie o una saletta al di sotto. In questo periodo viene introdotta la fenestella confessionis, una sorta di porticina o grata, attraverso la quale si rende possibile l'inserimento di nuovi frammenti di reliquie.
Nella tradizione bizantina, per il termine "altare" si intende non un oggetto ma l'area dietro l'iconostasi. Ciò che nell'Occidente è chiamato "altare" è denominato "tavola santa". Questa è un cubo isolato di dimensioni di circa un metro. È ricoperto interamente da due tele, quella interna di lino bianco, quella esterna di tessuto ricco e brillante.Martin Dudley, Being Orthodox: Faith and Practice in Eastern Orthodoxy (Society for the Promotion of Christian Knowledge, 2019), p. 78]
Nel corso dei secoli, l'altare subirà quelle trasformazioni dovute ai gusti artistici-culturali dell'epoca e quindi passerà dalla vistosità del tardo Medioevo alla sobrietà del Rinascimento, dall'incastonamento in una complessa struttura architettonica come nel Seicento e nel Settecento al tradizionalismo dell'Ottocento."Le muse", Novara, De Agostini, 1964, Vol. I, pp. 158-159
Nelle Chiese protestanti occorre distinguere tra denominazioni anglicane e luterane da una parte, e denominazioni riformate e congregazionaliste dall'altra. Mentre le prime hanno nelle loro chiese altari simili a quelli cattolici, le seconde, non attribuendo alcun valore sacrificale all'eucaristia, hanno nel corso del tempo escluso dalle loro chiese l'altare. Le loro assemblee liturgiche, infatti, vedono al primo posto la lettura e il commento alla Bibbia, pertanto il posto centrale negli edifici di culto è stato assunto dall'ambone, spesso in forma di vero e proprio pulpito, o almeno di leggio. In quasi tutti i templi riformati, comunque, è previsto il tavolo sul quale si celebra la santa cena o comunione, che talvolta è mobile e usato soltanto quando nel culto che si celebra è prevista la comunione.
In Francia durante la Rivoluzione venne installato nelle piazze un particolare altare denominato altare della patria. Questa definizione venne ripresa anche in Italia per definire il monumento dedicato ai morti di guerra.