Il Partito Democratico Costituzionale Italiano, noto anche con l'acronimo PDCI, è stato un partito politico del Regno d'Italia di ispirazione liberale sociale derivato dalla corrente zanardelliana della Sinistra storica.
Fondato a livello nazionale in seguito al congresso del 28 maggio 1913 in vista delle prime elezioni a suffragio allargato, si originò a partire dal coordinamento tra il gruppo parlamentare della "Sinistra Democratica" e il Partito Democratico Costituzionale romano. In opposizione al "patto Gentiloni", si pose come punto di riferimento per l'area liberale laica. Dopo aver sostenuto l'interventismo democratico nella prima guerra mondiale, i suoi esponenti si candidarono nelle liste liberali che parteciparono alle consultazioni del primo dopoguerra, confluendo nel gruppo della Democrazia Liberale all'inizio della XXV legislatura.
Storia Sul finire del XIX secolo, all'interno dello schieramento parlamentare della sinistra storica si sviluppò una corrente politica facente capo a Giuseppe Zanardelli, che dopo una lunga carriera ministeriale, il 15 febbraio 1901 fu nominato presidente del consiglio. Il governo Zanardelli si caratterizzò per riforme nel solco del liberalismo sociale: ampliò le libertà pubbliche, introdusse una tassazione più progressiva, approvò norme sul lavoro a tutela di donne e minori e tentò, senza successo, di introdurre il divorzio. Zanardelli morì il 26 dicembre 1903, due mesi dopo la caduta del suo governo, lasciando in eredità una cultura politica diffusa a livello nazionale, specialmente nel nord-est e al sud.. Nel 1904 alcuni deputati di origine "zanardelliana" costituirono un gruppo parlamentare dotato di un comitato esecutivo diretto dal segretario Carlo Gallini. Come tutti i gruppi liberali dell'epoca, anche il gruppo zanardelliano mancò di una vera organizzazione centralizzata, e i suoi membri continuarono a esercitare il loro mandato da deputati in modo sostanzialmente indipendente. Nonostante ciò, il gruppo mantenne una notevole continuità organizzativa, presentandosi sotto le denominazioni di "democratici costituzionali" e Sinistra Democratica, restando attivo almeno fino al 1914..
Parallelamente nel 1907 a Roma, nacque in funzione anticlericale un partito sostenuto in larga parte dalla massoneria: il Partito Democratico Costituzionale. Diffusosi lentamente oltre la capitale, si coordinò con il gruppo parlamentare della Sinistra Democratica, dando vita al primo vero partito moderno del liberalismo italiano: il Partito Democratico Costituzionale Italiano (PDCI). Al suo interno confluirono oltre ai liberali zanardelliani, anche la componente massonica e alcuni riformisti vicini a Giovanni Giolitti. Il primo congresso del PDCI si svolse quindi a Roma dal 22 al 28 maggio 1913 in vista delle prime elezioni a suffragio allargato. Al congresso parteciparono circa 200 persone di cui 38 rappresentati delle delegazioni del partito provenienti da tutta Italia e alcuni membri dell'Unione agricola popolare.. Tra i deputati che al congresso aderirono al PDCI furono Carlo Schanzer, Luigi Rava, Antonio Teso, Vito Luciani, Ferdinando Martini, Salvatore Orlando e Camillo Finocchiaro Aprile, mentre fu nominato presidente Giovanni Antonio Vanni. Alle elezioni il PDCI appoggiò l'operato del governo Giolitti IV, ma affermò il proprio anticlericalismo, ponendosi come punto di riferimento per tutti quei liberali contrari al "patto Gentiloni"..
Alle elezioni del 1913 il PDCI presentò circa 65 candidati, ottenendo circa 29 eletti, in collaborazione con altri ex-zanardelliani e liberali di sinistra neoeletti, ricostituirono il gruppo parlamentare della Sinistra Democratica. Con lo scoppio della prima guerra mondiale la Sinistra Democratica si schierò sul fronte dell'interventismo democratico confluendo nel Fascio parlamentare di difesa nazionale. Con la fine della guerra si ricostituì il gruppo dei "democratici costituzionali", affiancato dal partito, i cui esponenti parteciparono in coalizione con le altre liste liberali alle elezioni del 1919 e alle amministrative del 1920, infine con l'inizio della XXV legislatura i "democratici costituzionali" confluirono nel gruppo della Democrazia Liberale.
Risultati elettorali ElezioneVoti%SeggiPosizionePolitiche 1913Camera a5,53Maggioranzaa) I risultati sono quelli riportati da Alessandro Schiavi ne La Riforma Sociale del 1914, poi ripresi dall'Istat
Note
Bibliografia
Categoria:Partiti politici italiani del passato Categoria:Partiti progressisti