The Man Who Sold the World è il terzo album in studio del cantautore inglese David Bowie, pubblicato dalla Mercury Records nel 1970 negli Stati Uniti e nel 1971 nel Regno Unito.

Non venne estratto all'epoca alcun singolo. Successivamente due tracce vennero pubblicate anche su 45 giri come lato B: Black Country Rock nel gennaio 1971 e la title track nel giugno 1973.

Nonostante la debole accoglienza iniziale, con gli anni divenne uno degli album di Bowie più considerati: «Solamente dopo alcuni anni il disco ebbe il meritato riconoscimento per il suono e la concezione compositiva d'avanguardia», disse il bassista e produttore Tony Visconti che lo definì «quasi un manuale su come fare un disco alternativo», citandolo come la sua collaborazione preferita con Bowie insieme a Scary Monsters (and Super Creeps)..

Artisti di orientamento musicale diverso come Boy George e Kurt Cobain lo hanno spesso citato come fonte d'ispirazione e Gaz Coombes ha dichiarato nel 2003: «Potrei dire che è il mio album preferito di tutti i tempi... Bowie dimostra come sia possibile suonare con una band di hard rock e avere comunque idee sofisticate».

L'album è al 57º posto nella classifica dei 100 migliori album di tutti i tempi di NME, al 4º in quella della rivista norvegese Panorama, relativamente al periodo 1970-1998, e al 10º nella classifica dei 50 dischi a orientamento omosessuale del magazine inglese Attitude.

Stile

Le atmosfere dolci e malinconiche si alternano a vigorosi arrangiamenti hard rock e frenetici assoli di chitarra che ne fanno uno dei prodotti più duri di David Bowie fino a Tin Machine del 1989. Stilisticamente rappresenta una deviazione dalle atmosfere prevalentemente folk e acustiche del precedente Space Oddity e del successivo Hunky Dory. La chitarra elettrica di Mick Ronson, al primo album con Bowie, è da questo punto di vista uno dei capisaldi dell'album. «Gli idoli di Mick erano i Cream», ha affermato Tony Visconti, «faceva suonare Woody come Ginger Baker e me come Jack Bruce.. Oltre a Ronson, il disco vide anche la partecipazione del batterista Mick Woodmansey, un altro membro dei futuri Spiders from Mars.

Riguardo ai temi, Bowie dichiarò che voleva lavorare «in una specie di microcosmo da cui l'elemento umano era stato escluso, dove si aveva a che fare con una società tecnologica. Quel mondo era un territorio sperimentale in cui poter fare cose pericolose senza che nessuno corresse troppi rischi, a parte i rischi delle idee». In un'altra occasione, facendo riferimento al rapporto col fratellastro affetto da schizofrenia Terry Burns, il cantante descrisse i contenuti dell'album come «problemi familiari ed analogie espresse in forma di fantascienza».

Influenze

Sebbene i testi siano meno autobiografici dell'album precedente, The Man Who Sold the World esplora un territorio piuttosto intimo e il materiale sembra risentire dei turbamenti che affliggevano il mondo di David Bowie nel 1969. La morte di suo padre, la fine del rapporto con la compagna Hermione, il fallimento del laboratorio artistico fondato a Beckenham e soprattutto il peggioramento della salute mentale del fratellastro Terry sono rappresentate nell'album attraverso un immaginario fatto di paranoia, depressione e allucinazioni schizoidi. Trent'anni dopo il cantante ha rivelato: «In quel periodo vedevo spesso il mio fratellastro e ovviamente credo che ciò abbia avuto un certo effetto su di me... Credo che in un certo senso il suo spirito aleggi in gran parte di quel materiale... Conoscendo la fragile stabilità mentale della mia famiglia in generale, nel ramo materno in particolare, penso che fossi terribilmente preoccupato di stabilire esattamente quale fosse la mia condizione mentale e dove potesse condurmi».

Un aspetto che contribuisce a rendere particolarmente angoscianti canzoni come All the Madmen, After All o la stessa title track è la mancanza dell'intensa lucentezza fantascientifica che nel 1972 avrebbe caratterizzato l'album The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars. In queste tracce, così come in Saviour Machine e The Supermen, si viene guidati nelle profondità di un inconscio oscuramente nietzschiano in cui le teorie riguardanti il superuomo e la dottrina del potere del filosofo tedesco danno origine a incontri con quelli che il cantante chiamò poi i suoi "diavoli e angeli".

Ciò introduce un altro tema ricorrente e connesso al titolo dell'album: la maggior parte delle canzoni include infatti l'immagine centrale di un narratore in una posizione di vantaggio e passa attraverso esperienze inattese e spiacevoli. Come ha suggerito il biografo Nicholas Pegg, è probabile che nel 1970 i "demoni" interiori di Bowie combattessero su un piano quasi apocalittico e, in effetti, il trait d'union che lega le varie tracce dell'album va forse individuato nel passaggio del Vangelo in cui Cristo è tentato dal Demonio che lo induce a diventare, in effetti, "l'uomo che ha venduto il mondo"..

Registrazione Nei primi mesi del 1970 Tony Visconti e Mick Ronson costruirono uno studio di registrazione sotto la tromba delle scale di Haddon Hall, a Beckenham, dove Bowie si era trasferito l'anno precedente e dove realizzò buona parte del materiale di questo periodo. Le sessioni vere e proprie iniziarono il 18 aprile ai Trident Studios di Londra e andarono avanti a intermittenza fino al 1º maggio, per proseguire agli Advision Studios fino al 22 maggio.

A quanto pare Visconti trascorse la maggior parte del tempo cercando di scuotere il novello sposo Bowie, da poco convolato a nozze con Angela Barnett, dalla sua apparente apatia per il progetto: «Non aveva proprio nessuna voglia di uscire dal letto e scrivere una canzone... noi buttavamo giù gli accordi, gli arrangiamenti, gli assolo di chitarra, i sintetizzatori e David se ne stava nel corridoio degli Advision, mano nella mano con Angela a tubare». Solo alla fine, soprattutto durante la fase di missaggio, il cantante fece la sua comparsa per registrare le parti vocali.

Le sessioni di The Man Who Sold the World segnarono la fine della collaborazione di Bowie con John Cambridge, che suonava con lui dai tempi di Space Oddity. Il batterista degli Hype, che in questo periodo accompagnavano David nelle esibizioni dal vivo, fu infatti licenziato dopo aver avuto difficoltà con la partitura ritmica in The Supermen e rimpiazzato da Mick Woodmansey che come Mick Ronson proveniva dai Rats.. «Mick era un batterista fondamentale», ricordò Bowie anni dopo, «piuttosto aperto alle indicazioni, si può dire che realizzò ciò che avevo in mente, più di quanto abbia fatto la maggior parte dei batteristi con cui ho suonato. Il suo forte era il rock britannico e il rhythm & blues britannico».

Gli elementi del gruppo diventarono cinque con l'arrivo del tastierista Ralph Mace, un dirigente della Philips Records diventato il riferimento di Bowie all'interno della casa discografica al tempo della registrazione di The Prettiest Star, «un virtuoso, oltre che un caro amico che ci appoggiava», come confermò Tony Visconti. Mace definì le sessioni «una costruzione creativa, una sintesi» e dissentì con Visconti riguardo all'approccio di Bowie alle prove: «David tirava fuori le idee alle persone... avevo l'impressione che sapesse esattamente ciò che voleva o non voleva».

Pubblicazione e accoglienza

The Man Who Sold the World uscì il 4 novembre 1970 negli Stati Uniti mentre in Europa, Australia e Nuova Zelanda vide la luce solo nell'aprile 1971, quasi un anno dopo la fine delle registrazioni.

Il disco ricevette una buona accoglienza da parte della critica statunitense, il che diede origine al primo tour promozionale di Bowie oltreoceano nel febbraio 1971. Sul Los Angeles Free Press, Chris Van Ness scrisse «C'è una sottile vena di follia che corre lungo l'album... I concetti espressi dal brano che gli dà il titolo, da The Supermen o da Saviour Machine non sono normali temi di canzoni ma David Bowie non è un autore normale». Rolling Stone considerò l'album «uniformemente eccellente» e «un'esperienza stuzzicante quanto emozionante, ma solo per un ascoltatore sufficientemente integro da fronteggiare la sua schizofrenia... L'uso di eco, riverbero e altri effetti applicati da Tony Visconti sulla voce di Bowie per ottenere un timbro strano e sovrannaturale... serve ad accentuare il carattere scabroso delle parole e della musica, suonata con stile minaccioso da un quartetto, a tratti magnifico, guidato dai maniacali glissati del basso di Visconti».

Anche in patria l'album ottenne recensioni discrete alla sua uscita. Melody Maker lo definì «un disco sorprendentemente ottimo, con alcuni formidabili lampi di splendore», mentre NME rilevò «un pizzico d'orrore in All the Madmen, un tranquillo andamento folk in After All e una notevole spinta in The Width of a Circle», anche se considerò il tono generale «piuttosto isterico».

Nonostante le buone recensioni l'album si rivelò un insuccesso commerciale soprattutto nel Regno Unito. Negli Stati Uniti le vendite erano andate leggermente meglio grazie anche al lancio pubblicitario della Mercury Records. A tale proposito Bowie spiegò in un'intervista per la rivista Disc and Music Echo: «Innanzitutto ho goduto di una massiccia programmazione radiofonica, inoltre immagino che risultasse in un certo senso più gradito di cose che avevo fatto in passato, grazie al suo accompagnamento piuttosto "pesante"».

All'approssimarsi dell'uscita del disco in Gran Bretagna ci furono alcuni riferimenti a vendite massicce oltreoceano che si rivelarono presto una montatura pubblicitaria. Sul numero di Melody Maker del 22 gennaio 1972, Michael Watts dichiarò ironicamente che The Man Who Sold the World aveva venduto copie negli Stati Uniti e non più di 5 in Gran Bretagna, aggiungendo che era stato lo stesso Bowie a comprarle.

Riproposto nel 1972 sulla scia della svolta avvenuta con The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars, l'album ebbe maggiore successo dal punto di vista commerciale e raggiunse il 24º posto nella Official Albums Chart rimanendo in classifica per 30 settimane, mentre negli Stati Uniti non andò oltre la posizione numero 105 nella Billboard 200.

Con la pubblicazione dell'edizione rimasterizzata del 1990 The Man Who Sold the World ha fatto un'altra fugace apparizione nella classifica inglese al 66º posto e all'inizio del 2016, dopo la morte di David Bowie l'album ha guadagnato nuova popolarità raggiungendo la 21ª posizione, oltre ad arrivare al 48º posto nei Paesi Bassi, al 49º posto in Italia e al 149º posto in Francia. Il 12 febbraio 2016 è stato certificato disco d'oro nel Regno Unito dalla BPI.

Copertina Negli ultimi giorni del suo rapporto professionale con David Bowie, il manager Kenneth Pitt aveva pianificato di contattare un grande artista per disegnare la copertina dell'album. La lista includeva Andy Warhol, David Hockney e Patrick Procktor ma il progetto svanì e David si rivolse allo scrittore e disegnatore Michael Weller, frequentatore abituale del laboratorio artistico fondato dal cantante a Beckenham il cui lavoro riecheggiava lo stile pop art di Warhol e Roy Lichtenstein. L'intenzione era quella di una copertina che rispecchiasse l'atmosfera sinistra dell'album e il risultato fu un fumetto intitolato "Metrobolist", ispirato dal film Metropolis di Fritz Lang, con una tetra veduta dell'ingresso principale del Cane Hill Hospital, dove oltre al fratellastro Terry era ricoverato un amico di Weller, e una figura di cowboy copiata da una fotografia di John Wayne con in mano un fucile in primo piano.