Appartiene alla New Wave degli scrittori di fumetti britannici degli anni ottanta e novantaRich Johnson, The Top 100 Power List of Comic Books, in AA.VV. (testi e disegni), Bleeding Cool n.1, Avatar Press Inc., Rantoul (Il), p.72. È diventato famoso a livello internazionale per la sua opera Arkham Asylum: Una folle dimora in un folle mondo (del 1989) e per aver rilanciato la Justice League of America della DC Comics (dal 1997) e gli X-Men della Marvel Comics (dal 2001). Nel corso degli anni si è guadagnato un seguito di fan che lo considerano una "rock star dei fumetti" grazie al suo stile innovativo e anticonvenzionale, emerso soprattutto nelle sue opere con personaggi meno conosciuti quali Zenith, Animal Man, Doom Patrol e Invisibles. Negli ultimi anni ha lavorato quasi esclusivamente per la DC Comics, dove ha avuto il compito di rigenerare il personaggio di Superman all'interno del progetto The New 52.
La sua popolarità l'ha portato all'attenzione degli studios di Hollywood, interessati ai possibili adattamenti cinematografici delle sue opere a fumetti (tra le quali la miniserie We3). Su di lui è stato inoltre realizzato un documentario ed esiste una convention di fumetti da lui creata e patrocinata.
Carriera Debutto (1978-1986) Si appassiona sin da bambino ai comic book statunitensi di cui diviene accanito lettoreGrant Morrison, Super-Pop, in Supergods, Milano, Bao Publishing, 2013, pp.119-126. Dopo un periodo di incertezza adolescenziale, Grant decide di tentare la strada di scrittore e disegnatore di fumettiGrant Morrison, Zenith in op.cit., pp.230-253. Si rende però subito conto che è quasi impossibile eccellere in entrambi i campi e quindi si dedica alla scrittura che sembra permettergli un maggior controllo sulle storie e sul tipo di personaggi che desidera creare. Il suo debutto avviene nel 1978 sul magazine Near Myths per proseguire con collaborazioni con diversi editori britannici. Il primo lavoro per una Major dei fumetti gli viene offerto dalla divisione inglese della Marvel Comics. Si tratta di una serie ispirata dalla serie di giocattoli Zoids. Grant prende il lavoro molto seriamente, ma non è soddisfatto del risultato e i vincoli imposti dal franchise non gli permettono di esprimersi al meglio. Nonostante questo viene notato da Alan Grant che gli offre un lavoro a tempo indeterminato per la rivista 2000 AD. Si tratta del primo vero impiego per Grant che per la prima volta nella sua vita può fare a meno del sussidio dell'assistenza sociale. In questo periodo vive ancora con la madre ed un patrigno con il quale non vi è grande intesa. Dopo i primi due anni durante i quali realizza storie per la serie Future Shocks (interna a 2000 AD), Grant decide di lanciare il suo personaggio Zenith, uno dei primi esperimenti decostruzionisti di Morrison. Racconta le avventure di una rockstar che diventa un supereroe suo malgrado quando vien reclutato per lottare contro una pandimensionale cospirazione aliena.
Affermazione in DC Comics (1987-2000) Morrison poi comincia a lavorare per la casa editrice DC Comics che dopo Alan Moore stava cercando sceneggiatori in Inghilterra. Il suo primo incarico è rivitalizzare un vecchio personaggio chiamato Animal Man. Morrison lo trasforma in un manifesto per i diritti degli animali (scrive storie molto dure contro la vivisezione e la caccia) e comincia a sperimentare la sua concezione metatestuale (il fumetto che parla di fumetto) del fumetto: infatti negli episodi finali Animal Man incontra il suo creatore, Grant Morrison in persona appunto, che gli spiega che lui non esiste realmente ma è solo un personaggio destinato ad intrattenere il pubblico amante dei comic.
La sua versione del vecchio gruppo di supereroi della Doom Patrol è la serie che gli dà la fama per il trattamento inconsueto che riesce ad infondere nella sceneggiatura di un fumetto di supereroi. Morrison riesce a mischiare con naturalezza l'azione con una visione onirica e decisamente surreale, caratterizzata da vari elementi (dada, supereroismo, magia nera, cospirazioni governative, strutturalismo, ecc).
Scrive anche varie miniserie per la DC come Arkham Asylum con una versione allucinata e psicotica di Batman e dei suoi nemici, Kid Eternity, la mini steampunk Sebastian O, Kill your boyfriend una sorta di storia d'amore punk. Scrive anche due numeri della serie Hellblazer (il 25 e il 26) e il romanzo grafico The Mystery Play (tratto da una sua vecchia piece teatrale).
Diventa nel 1996 il nuovo scrittore della Justice League of America, trasformando il titolo in un best seller dopo anni in cui il titolo era surclassato da X-Men e Spawn. Morrison vede la JLA come una moderna reincarnazione del pantheon degli dei greci descrivendone quindi le gesta come fossero delle divinità.
Insieme all'amico fraterno Mark Millar scrive anche Aztek the Ultimate Man, quattro numeri della serie Swamp Thing (n. 140-143), proseguita dal solo Millar, e 8 numeri di Flash (n. 130-138) riuscendo così a realizzare il suo sogno di scrivere le storie del suo personaggio preferito (in una vecchia intervista raccontò che la madre gli aveva cucito una tutina rossa sulla falsariga di quella del lampo scarlatto).
A metà anni novanta esce la sua summa narrativa condensata nella serie The Invisibles, pubblicata sotto l'etichetta Vertigo (una divisione della DC specializzata in fumetti "alternativi"), che è una miscellanea di politica, sub culture, lisergia, fantascienza, fisica quantistica, gnosticismo, anarchismo, situazionismo, complotti governativi e magia. Morrison narra le avventure di un gruppo di anarchici situazionisti che lottano segretamente contro gli Arconti, un gruppo di alieni che da anni manipolano la realtà grazie all'aiuto dei governi di tutto il mondo.
Il passaggio alla Marvel Comics (2001-2003) Dopo il divorzio con la DC, secondo lui colpevole di non avergli accettato il progetto rivoluzionario per il rilancio di Superman e di aver manomesso alcune sue idee per la JLA, tra cui il concetto di Ipertempo, che avrebbe dovuto tappare tutti i buchi di continuity della DC, approda alla Marvel Comics, per cui aveva scritto nel 1994 Skrull Kill Krew insieme a Mark Millar, miniserie che rientrava nel progetto Marvel Edge. Al suo ritorno alla Casa delle Idee, dal 2001 al 2004, dà il suo contributo più conosciuto scrivendo un controverso e cupo ciclo per la serie New X-Men (dal numero 114 al 154, numero in cui Morrison distrugge letteralmente il Marvel Universe) e le miniserie Marvel Boy e Fantastic Four: 1 2 3 4.
Il suo ciclo degli X-Men viene osannato da pubblico e critica, sebbene Morrison spesso riproponga temi già sfruttati. Evidente il debito di Morrison verso lo storico ciclo di Claremont e Byrne, soprattutto per l'inizio e la fine della sua lunga run. La prima saga, infatti, dura 13 numeri, come la prima dei succitati autori, e anche questa presenta la razza aliena degli Shi'ar, anche se Morrison di suo aggiunge il genocidio di 16 milioni di mutanti. Nelle sue ultime due saghe, invece, Morrison ripropone la sua versione della Saga della Fenice Nera, con la nuova morte di Jean Grey, e di Giorni di un futuro passato, coadiuvato alle matite da Marc Silvestri. Tra i più grandi meriti da riconoscere allo scrittore scozzese per la sua gestione mutante, ci sono sicuramente il fatto di aver riportato linearità nelle storie e aver rivalutato Emma Frost e i mutanti freak, cioè quelli che hanno avuto mutazioni orrende anche nell'aspetto esteriore.
Infine, il lavoro dello scrittore scozzese ha avuto influenze pesanti sulle successive vicende mutanti, nonostante la politica di "controriforma" applicata nella Casa delle Idee, come il ritorno di Claremont su Uncanny X-Men. Tra gli sceneggiatori maggiormente influenzati dal lavoro di Morrison sui mutanti spicca Joss Whedon, scrittore della serie di grande successo Astonishing X-Men.
Fantastic Four: 1 2 3 4 è una miniserie in quattro parti disegnata da Jae Lee e che si fregia dei colori di Josè Villarubia ed è inserita nella linea Marvel Knights. Ogni capitolo è dedicato a un membro diverso del quartetto e le caratteristiche principali della storia sono l'ambiguità di fondo dei personaggi, oltre a elementi di magia, esoterismo, fantascienza e simbolismo. Tutto ciò si innesta su una trama semplice: il Dottor Destino si è alleato con Namor e l'Uomo Talpa per separare i membri del quartetto e distruggerli una volta per sempre. In realtà, partendo da questi elementi quasi scontati, Morrison realizza una storia ben riuscita sotto tutti i punti di vista: dal ritmo dell'azione all'introspezione psicologica dei personaggi. L'autore scozzese, inoltre, realizza la cosiddetta regola del "Più le cose cambiano, più restano le stesse", dato che alla fine del racconto, dopo che Ben Grimm aveva "rischiato" di tornare umano, dopo che Susan Storm aveva accarezzato l'idea di tradire Reed con Namor, dopo che Johnny aveva dato l'impressione di essere infelice e frustrato, tutto sembra riportarci alla famiglia felice e che combatte coraggiosamente il male.
Uno dei difetti che alcuni hanno imputato a questa mini è quella di aver caricato di troppi elementi "cerebrali" una serie da sempre pregna di fantascienza, ma anche di elementi popolari, come i FQ. Sta di fatto che Morrison ha preso alcuni stilemi di questo gruppo e li ha ribaltati per mostrarli in modo originale, ma non ha stravolto nulla della storia del quartetto, tant'è vero che, subito dopo Fantastic Four: 1 2 3 4, gli altri scrittori delle storie di Reed e soci (tra questi, da citare soprattutto Mark Waid) hanno continuato a portare avanti le classiche atmosfere supereroistiche, molto lontane da quelle oscure della linea Marvel Knights, a parte Roberto Aguirre-Sacasa e Mark Millar, che hanno preso spunto dalle idee di Morrison, rispettivamente nella serie Marvel Knights 4 e in alcune storie di Wolverine.
Tra gli apporti cosiddetti "minori" del folle genio scozzese, da ricordare le idee per l'Universo Ultimate e una breve storia di Nick Fury per la miniserie Double Shots, inserita anch'essa nella linea Marvel Knights. Nel racconto, disegnato da Manuel Gutiérrez, alcuni terroristi alieni preparano un attacco devastante alla Terra addestrando un volontario che si offre di sostituire Nick Fury. Le prove a cui viene sottoposto quest'uomo falliscono miseramente, anche per alcuni particolari ridicoli (come quando il falso Nick dice che deve andare urgentemente al bagno a causa di quello che ha mangiato) e il culmine dell'inettitudine arriva quando gli alieni cavano l'occhio sbagliato (destro) all'uomo per dargli la benda di Nick Fury (sinistra) e questo non se ne avvede. È troppo lontano da essere anche solo lontanamente l'ombra di Fury. Alla fine, gli alieni si rivelano essere uomini S.H.I.E.L.D., e tra questi c'è anche il buon Nick che con un calcio in culo si sbarazza del presunto impostore, assolutamente incapace e inoffensivo. Si trattava dunque di un piano organizzatissimo per smascherare, valutare e eliminare un potenziale nemico del "mondo libero" come lo definisce Nick. Fantomatica la frase finale del racconto, che rivela molto della natura di Fury, pronunciata da un soldato S.H.I.E.L.D. mentre Fury si prepara ad una nuova missione di spionaggio: «Ehi, è il mondo di Nick. Noi ci moriamo e basta».