Paracelso o "Paracelsus" (che deriverebbe da «eguale a» o «più grande di Celsus», forse riferito all'enciclopedista romano del primo secolo Aulo Cornelio Celso, noto per il suo trattato De medicina) è una delle figure più rappresentative del Rinascimento. Egli è anche noto per aver battezzato lo zinco, chiamandolo zincum,. ed è considerato come il primo botanico sistematico. Si laureò all'Università di Ferrara, più o meno negli stessi anni in cui vi si laureò Niccolò Copernico.

Fino al XV secolo la composizione e i mutamenti della materia erano spiegati sulla base della dottrina dei quattro elementi di Aristotele: acqua, aria, terra e fuoco. Paracelso, per la prima volta, aggiunse ad essa una teoria che contemplava tre nuovi principi della materia (sale, zolfo e mercurio),Si trattava più che altro di "qualità" (Gino Testi, Dizionario di alchimia e di chimica antiquaria: Paracelso, Mediterranee, 1980, pp. 221-222). contrassegnata dalla presenza di spiriti della natura responsabili delle sue trasformazioni e cambiamenti. Egli inoltre rifiutò l'insegnamento tradizionale della medicina, dando vita a una nuova disciplina, la iatrochimica, basata sulla cura delle malattie attraverso l'uso di sostanze minerali.

Biografia Philippus Aureolus Theophrastus Bombastus von Hohenheim amava farsi chiamare Paracelso, a indicare che lui era sullo stesso piano di (in greco parà sta per vicino, presso) Aulo Cornelio Celso, romano naturalista ed esperto in arti mediche vissuto nella prima metà del I secolo.

Si dice di lui che non avesse un carattere facile ma superbo e orgoglioso. «Alcuni mi accusano di superbia, altri di pazzia, altri ancora di stoltezza».. Ricevette molte accuse, tra cui quella di alcolismo o di non prendere parte alle cerimonie religiose. In realtà egli si considerava un dottore delle Sacre Scritture, una sorta di teologo laico, convinto, però, che la fede andasse vissuta dentro di sé, a livello intimo più che collettivo.

Origini, infanzia, anni di apprendistato

Paracelso era figlio di Wilhelm von Hohenheim e di una serva ecclesiastica. Nacque ad Einsiedeln, cittadina della Svizzera centrale, in una delle case vicine al monastero di Unsere Liebe Frau, una delle stazioni di sosta per i pellegrini diretti a Santiago di Compostela. La figura di sua madre è avvolta dal mistero; secondo alcune voci del tempo sarebbe stata un'isterica, idea forse diffusasi a partire dall'esperienza di Paracelso riguardo a questa malattia nelle donne. Pare, inoltre, che da lei il figlio avrebbe ereditato la bruttezza fisica e le maniere rozze. Nel 1502 si stabilì con il padre in Carinzia, a Villaco. Fu da suo padre, laureato in medicina presso l'Università di Tubinga, che egli ricevette i primi insegnamenti in medicina e in chimica. In seguito, sotto l'abate e alchimista Giovanni Tritemio, studiò chimica e occultismo.

Per quanto riguarda la sua formazione universitaria, che avvenne tra il 1509 e il 1515, lui stesso dice di aver frequentato varie università. A quanto pare, non subì alcun fascino da parte della Sorbona di Parigi, che pure era all'avanguardia dal punto di vista del sapere anatomico. La sua fortuna fu quella di venire a contatto con la medicina innovativa dell'Italia settentrionale.

Gli anni del vagabondaggio e Basilea

La sua vita fu estremamente movimentata, ma difficile da ricostruire, perché notoriamente Paracelso abbellì la sua biografia di particolari inventati e avventurosi. Secondo quanto lui dice, dopo aver lavorato nelle miniere in Germania e in Ungheria, dove apprese i segreti dei metalli, intraprese lunghi vagabondaggi che lo portarono in Italia, soggiornando a Torino e poi in Spagna, in Germania, in Inghilterra, in Svezia, in Polonia, in Transilvania; mete plausibili, mentre è molto meno probabile che, come egli stesso dice, sia stato in India e in Cina. Pare che si fosse recato anche in Russia, alla ricerca delle miniere dei Tatari, dove sarebbe stato fatto prigioniero dal Khan, che gli avrebbe svelato dei segreti.

Molto importante fu per lui l'esperienza di medico militare, prima durante la guerra veneziana, più tardi in Danimarca e in Svezia. Tornato in Germania, la sua fama aumentò rapidamente e nel 1527 gli fu offerta la cattedra di medicina all'Università di Basilea. Paracelso, nello stesso anno, fece bruciare pubblicamente dai suoi studenti i testi di Galeno e Avicenna, bollandoli come ignoranti in materia medica, e sostenendo che ognuno possiede dentro di sé le doti necessarie per esplorare il mondo.Peter Tompkins, La vita segreta della natura, Mediterranee, 2009, pag. 119.

Poco dopo iniziò a perdere anche quella stima e fiducia da parte degli studenti che fino ad allora lo avevano salvato dal rischio di allontanamento dall'ambiente universitario. La sua opposizione aperta sia alla medicina tradizionale sia alla nuova medicina nata tra Italia e Francia e la sua indole polemica lo portarono a perdere il lavoro fisso di insegnante presso l'Università di Basilea. Lasciò infatti la città nel gennaio del 1528. Negli stessi anni tra le università francesi e quelle italiane si andavano riscoprendo i classici di Galeno e Avicenna, purificati filologicamente dalle glosse medioevali e integrati da trattati di anatomia "scientifici", oltre a ricerche empiriche che andavano ad attaccare direttamente la tradizione popolare (come per esempio le opere di Laurent Joubert della facoltà di medicina dell'Università di Montpellier) e quelle platoniche.

Il periodo di San Gallo A San Gallo, cittadina dell'Est della Svizzera, visse un secondo breve periodo positivo della sua vita. Qui, nel 1531, gli vennero affidate le cure del borgomastro del paese Christian Studer per ventisette settimane. Tuttavia, Paracelso non era tenuto in gran considerazione dai medici teorici di allora. Durante questi anni, infatti, la sua figura si contrapponeva a quella di Joachim Vadiano, il medico e luminare più in vista a San Gallo, cittadina della quale era stato anche sindaco, umanista che però prediligeva la teoria alla pratica e al contatto diretto con il malato.

Le fonti indicano che Paracelso fosse spesso consultato per problemi allo stomaco e all'intestino, probabilmente perché la sua fama era maggiore in questo campo che nella chirurgia.

Durante il soggiorno a San Gallo si verificò un evento a partire dal quale si può intuire l'inclinazione profetica della personalità di Paracelso: come egli scrive nella sua opera Paramirum, il 28 ottobre del 1531 avvistò un gigantesco arcobaleno. Egli notò che questo indicava la stessa direzione da cui, due mesi prima, era venuta la cometa di Halley. Secondo Paracelso, l'arcobaleno, da lui chiamato arco della pace, avrebbe portato un messaggio salvifico dopo la discordia annunciata dalla cometa.

Dopo aver passato i restanti anni della sua vita a vagare di città in città, morì a Salisburgo il 24 settembre 1541. È sepolto nella chiesa di S. Sebastiano. Si credeva fosse morto di apoplessia, ma nel tempo sono stati sollevati molti dubbi sulla sua morte e sono state sostenute principalmente due teorie che argomentano a favore di una morte per avvelenamento da mercurio, oppure, quando la tomba fu aperta molto tempo dopo, si scoprì che il cranio presentava delle fratture tipiche di una morte violenta. Per quanto riguarda la prima ipotesi, si è fatto notare che Paracelso adoperava spesso il mercurio come medicamento e, di conseguenza, la morte avrebbe potuto essere dovuta all’accumulo graduale della sostanza nelle sue mani, oppure potrebbe essere stato ingerito intenzionalmente da lui o per opera di altri. Nel secondo caso, la ferita, compatibile sia con una grave caduta accidentale sia con una ferita da arma da taglio, non sarebbe plausibile in quanto, nei giorni precedenti il decesso, egli fu molto attivo intellettualmente, il che non sarebbe stato possibile se avesse subito delle ferite così gravi al cervello. Di conseguenza resta in piedi la possibilità di lesioni causate dopo la sua morte, da parte di un maldestro becchino, per esempio. Le scene più commoventi presso la sua tomba si sono verificate nel 1831 quando, durante le terribili settimane del colera indiano, gli abitanti delle Alpi Salisburghesi si recarono in pellegrinaggio a Salisburgo per implorare non il Santo patrono, ma il medico Paracelso, di risparmiarli dall'epidemia.

La dottrina

Secondo Paracelso, i migliori insegnamenti per un medico non provenivano affatto dai veneratissimi medici del passato, come Ippocrate, Galeno o Avicenna, bensì dall'esperienza, quella stessa che lui aveva raccolto nei suoi numerosi viaggi e che voleva trasmettere ai suoi alunni.

Allo sguardo rivolto al passato, agli antichi, egli voleva contrapporre il progresso, uno slancio verso uno studio più approfondito della natura, in cui era convinto ci fosse la cura per ogni sorta di malattia, riprendendo la concezione ippocratica della «vis medicatrix naturae».

L'alchimia spagirica Paracelso introdusse una nuova tipologia di alchimia, non più basata sulla trasmutazione dei metalli, bensì dei vegetali, e da lui denominata «spagiria».L'attribuzione del termine a Paracelso si deve a un suo discepolo, Van Helmont, cfr. Stefano Stefani, Carlo Conti, Marco Vittori, Manuale di medicina spagyrica, pag. 3, Tecniche Nuove, 2008.

In particolare, come spiega nei dieci libri degli Archidoxa, nella natura ci sono delle forze guaritrici chiamate «Archei» o arcana, spiriti incorporei che vengono portati alla luce da quest'arte. I quattro arcani principali sono la prima materia, il lapis philosophorum, il mercurium vitae e la tintura.

Egli ritiene secondario attribuire l'insorgenza delle malattie allo squilibrio dei quattro umori secondo la teoria allora prevalente,Paracelso non ripudia completamente la teoria degli umori, ma ritiene che lo squilibrio di questi sia solo un effetto, non la causa delle malattie. ritenendo invece che la loro origine sia dovuta all'azione di tali arcani, in grado di alterare i tre principi spagirici dell'organismo, operanti nei quattro elementi.

I tre principi Questi tre elementi basilari, che nella visione paracelsiana compenetrano tutti i corpi, organici e inorganici, uomo compreso, sono costituiti dal sale, lo zolfo e il mercurio, da intendere più che altro come archetipi spirituali, la cui espressione fisica è solo un aspetto tangibile. Lo stato di salute è quello in cui queste tre sostanze formano una perfetta unità e non sono riconoscibili singolarmente, mentre nella malattia si separano. Nella prima metà del XVI secolo sostenne infatti:

I tre principiSULPHUR MERCURIUS SALIS Alla teoria dei contrari egli opponeva inoltre la teoria dei simili, già presente presso i primitivi e gli Egiziani, secondo la quale una malattia può essere curata con la stessa sostanza da cui è stata causata.

Il rinnovamento della medicina Paracelso rifiuta quindi l'interpretazione metallurgica del sapere alchemico e la sua ricerca della produzione di metalli preziosi a partire da quelli più vili. L'alchimia paracelsiana si concentra invece sulle sue ricadute medicinali, collegate ai concetti di elixir, sviluppando le premesse di Raimondo Lullo. Da questo punto di vista Paracelso «può essere considerato un pioniere della chimica farmaceutica poiché creò numerose preparazioni a scopo curativo con sostanze minerali (come mercurio, piombo, zolfo, ferro, arsenico, antimonio, solfato di rame) e vegetali (come il laudano) che puntavano a separare il "buono" dal "cattivo", isolando, a seconda dei casi, attraverso la distillazione o la concentrazione, uno dei cinque principi attivi da lui individuati», equiparati ad altrettanti principi delle malattie, e da lui elencati nel Volumen Paramirum, ossia ens astrale, ens venale, ens naturale, ens spirituale ed ens dei.

L'influsso astrale è ciò che collega, secondo Paracelso, il macrocosmo al microcosmo, i pianeti all'uomo, secondo relazioni di simpatie o antipatie.