Il Palazzo Caracciolo di Melissano è un palazzo monumentale di Napoli ubicato sulla collinetta di San Potito.
L'origine di questo palazzo va ricercata alla fine del XVI secolo, quando nel 1582 i Carafa, proprietari di quasi tutti i suoli del Colle della Costigliola, concessero in enfiteusi uno di essi a Scipione De Majo, il quale, entro la sua morte, avvenuta nel 1604, vi eresse una casa palazziata, che andò a far parte di un comprensorio di tre case, due delle quali già esistenti, con tre portali d'ingresso. Lo stesso Scipione De Majo incluse le sue proprietà in un "Monte Grande dei Maritaggi" della famiglia (De) Majo, istituzione che aveva l'obiettivo di garantire una vita adeguata alle giovani donne pronte a sposarsi o votate alla vita monacale. Il complesso di edifici alla morte di Scipione passò ai nipoti Andrea, Domenico e Leonardo, e dopo la morte di quest'ultimi due nel 1625 a Giovanni Andrea e Giovanni Vincenzo, figli di Salvatore, fratello del sopramenzionato Scipione. Nel 1636 venne ceduta in affitto a Domenico Antonio Capparella che vi eseguì dei lavori di ristrutturazione. Nella casa palazziata si succedettero vari inquilini nel corso dei decenni, tra i quali Giuseppe Majorana, marchese di San Genito, e, tra il 1696 e il 1702 donna Vittoria Galeota. Ulteriore fittuario, agli inizi del XVIII secolo, fu il barone Giuseppe De Matteis, con il quale il Monte Majo contrasse un sostanzioso debito che portò a un processo discusso nel Tribunale del Sacro Regio Consiglio. Una cronica carenza di manutenzione straordinaria ridusse la casa palazziata in condizioni statiche alquanto precarie, tanto da costringere il Monte a commissionare lavori di consolidamento e ristrutturazione al regio tavolario Pietro Vinaccia che fu affiancato da: Nobile Tortora per i lavori in muratura, Aniello Pascale per le opere in legno, Filippo Cioffi per gli ornamenti in stucco e pittura, Agostino Schisano e Gennaro d'Aveta per i lavori in ferro.
Tuttavia, la principale svolta nella storia dell'edificio avvenne nel 1763, quando Giovanni d'Afflitto, conte di Trivento, acquistò la casa palazziata con l'annesso comprensorio di case dal Monte De Majo, al fine di dar vita a un unico grande edificio, la cui costruzione, praticamente ex novo, fu commissionata all'architetto Luca Vecchione, il quale venne affiancato da maestranze altamente qualificate. Successivamente fu ereditato da Giovan Battista Caracciolo, principe di Melissano (1737-1801). Il di lui figlio, Nicola (1774-1832), fu costretto a indebitarsi per riparare le gravi lesioni alle fondamenta del palazzo causate dal terremoto del 1805. Così nel 1812 fu acquistato da Luca Franchi per la rimarchevole somma di dodicimila ducati. Tuttavia, nel 1835 fu venduto dagli eredi di Gregorio Franchi a Ferdinando Cito (1783-1868), marchese di Torrecuso. I discendenti di quest'ultimo a partire dal 1909 frazionarono il palazzo in numerosi appartamenti acquistati da vari nuovi proprietari. Caduto in un grave stato di fatiscenza nel corso del XX secolo e alterato soprattutto nel cortile e negli interni da varie superfetazioni, nel 2025 ha ricevuto il restauro del prospetto principale fronteggiante il Palazzo degli Studi.
L'edificio, per come lo ammiriamo oggi, è di aspetto settecentesco e presenta analogie con altre fabbriche civili dell'epoca progettate da Luca Vecchione. Il palazzo è disposto su cinque piani (inclusi il mezzanino e le botteghe al piano terra) e presenta anche un esiguo cortile centrale, alla cui sinistra si trova lo scalone dall'unica ampia arcata ribassata per piano e a doppia rampa. Le finestre sono impreziosite con decorazioni organiche e presentano nei tre piani nobili superiori timpani triangolari e curvi che si alternano, mentre il portale in piperno è composto da un semplice arco a tutto sesto, sopra il quale è collocato lo stemma in marmo dei Cito, con tanto di corona marchionale, affiancato da lesene ioniche sovrapposte a paraste bugnate.
Attualmente è adibito ad abitazioni private in mediocri condizioni conservative. Alcune sale del piano ammezzato e del primo nobile presentano ancora affreschi e incartate sui soffitti.
Bibliografia
Alfonso Gambardella e Giosi Amirante, Napoli Fuori le Mura. La Costigliola e Fonseca da platee a borgo, Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 1994 Monica Esposito, Stefania Trombetti, Il palazzo Cito Melissano a S. Giuseppe dei Nudi (1582-1909), pagine 159-184, 1997, Napoli Nobilissima, Volume XXXVI
Voci correlate Palazzi di Napoli Barocco napoletano
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