La sociologia è la scienza sociale che si occupa dello studio dei fenomeni sociali, delle società, delle relazioni sociali, delle interazioni sociali, delle organizzazioni, delle comunità, dei gruppi sociali, delle classi sociali, delle reti sociali, del potere, della politica, della disuguaglianza sociale ed economica, del lavoro, delle religioni, di fenomeni e processi culturali, del rapporto tra società e ambiente, della conoscenza, del rapporto tra società e tecnologia, della scienza e di qualunque altro fenomeno legato al sociale.
Altre definizioni di sociologia includono quella di Auguste Comte che la definisce uno strumento di azione sociale; di Émile Durkheim per cui è la scienza dei fatti e dei rapporti sociali; di Max Weber per il quale è la scienza che deve puntare alla comprensione dell'intenzione attribuita all'azione sociale dagli attori sociali; del sociologo inglese Walter G. Runciman che ritiene sia la scienza che si occupa di tutto ciò che non è oggetto di altre scienze; del sociologo George Simmel che la definisce la grammatica e la geometria della società, poiché isola le dinamiche sociali dai loro contenuti per comprenderne le forme pure.
Differenze con altre discipline La sociologia si distingue dalla psicologia sociale in quanto quest'ultima si occupa dei singoli individui in determinati contesti e di come percepiscono, comprendono e interpretano il mondo sociale, quindi «[dell''']individuo all'interno di un gruppo o nella società». Mentre la sociologia si occupa di classi sociali, gruppi, strutture sociali, istituzioni e società complessive.
Si distingue dall'antropologia in quanto essa approndisce maggiormente l'essere umano in sé e gli aspetti culturali, collettivi o universali, che lo riguardano.
Storia Ibn Khaldun (1332-1406) viene considerato il precursore della sociologia, poiché nel suo Muqaddimah (poi tradotto come Prolegomeni in latino), l'introduzione di sette volumi di analisi della storia universale, è stato forse il primo ad avanzare ragionamenti di filosofia sociale e scienze sociali nella formulazione di teorie sulla coesione e sul conflitto sociale.Giambattista Vico (1668-1744) con l'opera Scienza nuova presenta un ragionamento proto-sociologico, poiché in essa sostiene l'importanza di osservare empiricamente le situazioni umane e il comportamento umano. Per Vico gli umani possono guardare solo il mondo umano, mentre non possono guardare la natura poiché solo Dio sarebbe in grado di comprenderla.
Montesquieu (1689-1756) fu uno dei maggiori precursori, soprattutto per l'indagine sul rapporto tra le condizioni storico-sociali-culturali-ambientali e le leggi (Lo Spirito delle leggi) e dei costumi inerenti modelli sociali differenti: dei francesi rispetto ai persiani, nel suo tempo (Lettere Persiane). Turgot (1727-1781), adottò, nell'analisi dei fatti, il metodo cosiddetto positivo, ove è esclusa la possibilità di una causa sovrannaturale.
Rousseau (1712-1778) con l'opera Origine della disuguaglianza si occupa dei fattori che hanno comportato la disuguaglianza nella società. Prima della rivoluzione francese la stratificazione sociale era ritenuta naturale poiché si sosteneva che fosse voluta da Dio. Rousseau spiega invece che la disuaglianza è il risultato della società stessa e della proprietà privata.
Di grande importanza, per il successivo sviluppo della sociologia, sono gli apporti dell'economista Adam Smith (1723-1790): analisi della divisione del lavoro (differenziazione dei compiti e specializzazione), studi sulla proprietà privata, idea dei benefici sociali dati dalla concorrenza.
Adam Ferguson (1723-1816) fu uno dei primi pensatori ad esprimersi criticamente nei confronti della concezione di "stato di natura", poiché solo immaginata e quindi non verificata. Sosteneva che una scienza sociale dovesse basarsi su dati rilevati empiricamente e che questi dimostravano la diversità culturale e soprattutto il «carattere storico e sociale dell'uomo». Con "sociale" Ferguson intendeva che non ci sarebbe mai stato uno "stato di natura" dove gli umani erano lupi tra lupi. Inoltre, sosteneva che l'uomo fosse creatore della propria realtà sociale e che a lui dovessero essere attribuiti gli eventi storico-sociali vissuti.
John Millar (1735-1801) anticipa alcuni punti fermi dell'analisi marxista sul rapporto tra attività produttive e idee.
Un autore importante è Johann Gottfried Herder (1744-1803) per i suoi studi sul linguaggio umano, che permette la creazione e la condivisione della cultura e della conoscenza. Inoltre, in contrasto con la prospettiva di Kant per cui esiste un «unico linguaggio», Herder rileva l'esistenza di una «pluralità di linguaggi a seconda delle società». Ha anticipato la linguistica, la filosofia del linguaggio e la sociologia del linguaggio.
Simonde De Sismondi (1773-1842), economista ginevrino legato al circolo intellettuale di Madame de Stael, intuì prima ancora di Marx le antitesi dello sviluppo capitalistico.
Tocqueville (1805-1859) con l'opera La democrazia in America studia la società americana, osservando che essa, tramite l'associazionismo e l'attivismo, possiede i fattori per contrastare il potere della maggioranze, quindi che la democrazia americana ha in sé i meccanismi per evitare l'accentramento del potere.
Auguste Comte (1798-1857), il quale ha dato origine al Positivismo, conia il termine "Sociologia", che utilizza per la prima volta nella lezione n. 47 del suo Corso di filosofia positiva (1830-1842), che sperava di unificare tutti gli studi sull'uomo, includendo storia, psicologia ed economia. Il suo schema sociologico era tipico del XVIII secolo: egli credeva che l'esistenza umana passasse sempre attraverso le stesse distinte tappe storiche (Legge dei tre stadi) e che, comprendendone la progressione, si potessero individuare i rimedi per i problemi della società.
Durante il XIX secolo, grazie a Herbert Spencer (1820-1903), che su questo punto sviluppa Comte, prende campo il nuovo concetto di società organica, fatta a somiglianza del corpo umano. Elabora un'analogia tra gli organismi biologici e quelli sociali, poiché entrambi, nella sua prospettiva, sarebbero governati da un'evoluzione universale che va «dall'omogeneo all'eterogeneo, dall'indifferenziato al differenziato e dall'incoerente al coerente», dalle società semplici alle società complesse.
Molti sociologi affrontano la questione della lotta di classe. Da una parte vi sono i fautori dei ceti dominanti (alto borghese o aristocratico), come Spencer e Vilfredo Pareto, fino a derive estreme come quelle di Francis Galton, promotore dell'eugenetica, che si oppongono decisamente all'assistenza statale verso i poveri. Dall'altra si sviluppa la tendenza social-comunista, favorevole al proletariato. Karl Marx (1818-1883) e Friedrich Engels (1820-1895) elaborano il Materialismo Storico, puntando l'attenzione sulla dimensione materiale-umana in contrapposizione all'idealismo, per spiegare la questione ciclica della lotta di classe (struttura e sovrastruttura) e propongono una soluzione per mettere fine al fenomeno (Socialismo scientifico). In contemporanea, emergono anche altre soluzioni volte al superamento della lotta di classe: nel pensiero liberal-democratico di Stuart Mill e, in altra forma, tra fine Ottocento e il nuovo Secolo, nelle riflessioni di Durkheim.
Gabriel Tarde (1843-1904) il quale sostiene che dentro ogni individuo ci sia «l'interazione, l'imitazione, la suggestione, la socialità» nel senso che ognuno è, dal punto di vista psicologico, «collettivo in sé». Critica la prospettiva di Cesare Lombroso per cui criminali si nasce (reo-nato), sostenendo invece che alla base della devianza ci siano fattori sociali e psicologici. Nell'opera Le leggi dell'imitazione Tarde sostiene che gli individui in società agiscano per imitazione, come se fossero ipnotizzati e ciò spiegherebbe le regolarità della società.
Ferdinand Tönnies (1855-1936) il quale, confrontando il contesto rurale con quello urbano, elabora la famosa distinzione tra “comunità” e “società” (Gemeinschaft e Gesellschaft). La comunità è un contesto sociale i cui membri condividono «linguaggi, significati, abitudini, spazi, ricordi ed esperienze comuni». La società si distingue dalla comunità in quanto i membri di essa «vivono isolati, oppure in tensione gli uni con gli altri» e «sono uniti contrattualmente piuttosto che naturalmente ed emotivamente».
George Simmel (1858-1918), il quale elabora la sociologia formale, che si occupa di individuare le forme di regolarità che si verificano in più contesti e continuamente nel corso della storia, ossia le forme relazionali e interazionali a prescindere dal contenuto e dal contesto.
Émile Durkheim (1858-1917), considerato uno dei fondatori della sociologia. Sostenitore del funzionalismo sociologico, per cui la società va distinta dagli individui perché avrebbe dei caratteri propri, emergente rispetto agli individui. Intende la società come un'entità coesa, di cui vanno indagate le funzioni delle istituzioni interdipendenti che la costituiscono. Analizza i fatti sociali, intesi come vere e proprie cose sociali indagabili.
Max Weber (1864-1920), considerato uno dei fondatori della sociologia, elabora l'individualismo metodologico che ha come obiettivo la comprensione del punto di vista degli attori sociali e il senso che questi attribuiscono alle proprie azioni. È storica la sua distinzione tra riferimento di valori e giudizi di valore e il fatto che il sociologo debba essere avalutativo.
Un autore che ha segnato la sociologia è William Thomas (1863-1947), il quale ha elaborato la famosa definizione della situazione per cui "Se gli uomini definiscono reali le situazioni, esse saranno reali nelle loro conseguenze".Un esempio di definizione della situazione: una persona definisce (percepisce come) pericoloso un quartiere e quando lo attraversa, di conseguenza, si comporta con circospezione. Di grande importanza è lo studio che ha svolto assieme al suo collega Florian Znaniecki (1882-1958) riguardo i contadini polacchi trasferitisi negli Stati Uniti, in cui emerge che una volta immigrati in America si sono ritrovati in un contesto sociale dove non erano più sotto il controllo sociale della comunità di provenienza, quindi il loro comportamento non era più regolato come prima e ciò era motivo di disorganizzazione sociale e conseguentemente di devianza.
Alfred Schütz (1899-1959) elabora l'approccio fenomenologico (integrazione tra fenomenologia e sociologia), che si occupa di studiare i processi di attribuzione di senso che si mettono in atto nella vita quotidiana. Schütz porta Weber ad un livello successivo, poiché quest'ultimo quando parlava del senso attribuito all'azione non specificava se era collocato prima o dopo l'azione, mentre per Schutz bisogna distinguere i motivi causali (a causa dei quali) da quelli finali (affinché dell'agire).
Talcott Parsons (1902-1979), sociologo statunitense, elabora lo struttural-funzionalismo sociologico, ossia una teoria onnicomprensiva delle società. È principale il suo modello AGIL per analizzare le società, in particolare le istituzioni che ricoprirebbero le 4 funzioni fondamentali per la sopravvivenza. Parsons viene superato dal sociologo statunitense e funzionalista Robert K. Merton (1910-2003), il quale ne prende le distanze adottando una prospettiva critica: riconosce che le società non sono realtà unitarie, che non tutto ciò che esiste è funzionale e che la stessa funzione può essere svolta da più istituzioni e le istituzioni possono svolgere più funzioni. Merton è il fondatore della sociologia della scienza.