Uomo di grande cultura e assiduo viaggiatore, parlava e scriveva correntemente diverse lingue: rumeno, francese, tedesco, italiano, inglese, ebraico, persiano e sanscrito.

Biografia Nato a Bucarest, era figlio dell'ufficiale delle forze terrestri rumene Gheorghe Eliade (il cui cognome originario era Ieremia) e di Jeana, nata Vasilescu. Credente ortodosso, Gheorghe Eliade registrò la nascita del figlio quattro giorni prima della data effettiva, per farla coincidere con la festa liturgica dei Quaranta Martiri di Sebaste. Mircea Eliade aveva una sorella, Corina, madre del semiologo Sorin Alexandrescu. La sua famiglia si spostò tra Tecuci e Bucarest, stabilendosi infine nella capitale nel 1914, e acquistando una casa in via Melodiei, vicino a Piața Rosetti, dove Mircea Eliade risiedette fino all'adolescenza.

A 14 anni pubblicò il suo primo racconto, Come ho scoperto la pietra filosofale.

Nel 1925 si iscrisse alla facoltà di Lettere e Filosofia all'Università di Bucarest. Furono, quelli, anni di incontri e di viaggi: Constantin Noica, Emil Cioran (che nel 1986 gli dedicherà uno dei suoi Exercises d'admiration) e Eugène Ionesco, con i quali mantenne una lunga amicizia. Affascinato dalla cultura italiana e dal pensiero di Giovanni Papini (fino al punto di imparare l'italiano per leggerne le opere), soggiornò in Italia nel 1927 e nel 1928.

Nel 1927 si impegnò attivamente nella "Nuova Generazione Rumena": i suoi articoli di questo periodo contribuirono a formare l'assetto teorico della Guardia di FerroAlexandra Laignel-Lavastine, Cioran, Eliade, Ionesco. L'oubli du fascisme, in "Perspectives critiques", PUF, Parigi, 2002 (recensito da Thomas Roman, Rhinocérisation des esprits, su Parution.com, 12 novembre 2002)., movimento ultranazionalista di ispirazione fascista. Criticò l'illuminismo, la massoneria, i regimi democratici "di importazione straniera" e il bolscevismo, e auspicò l'"insurrezione etnica" contro le minoranze locali e il pericolo di un'"invasione ebraica"Michel Winock, Cioran, Eliade, Ionesco. Trois Roumains et le fascisme, in "L'Histoire", n.266, giugno 2002.Adrian Paul Iliescu, Cum nu trebuie apărat Mircea Eliade, in "Observator cultural", n.208, 17 febbraio 2004..

Dopo la laurea in filosofia (1928) con una tesi su La filosofia italiana da Marsilio Ficino a Giordano Bruno vinse una borsa di studio per studiare a Calcutta la filosofia indiana con Surendranath Dasgupta, in casa del quale incontrò Giuseppe Tucci. Il viaggio in India durò dal novembre 1928 al dicembre 1931, avendo come sede principale Calcutta (dove Eliade cominciò a studiare il sanscrito), ma comprendendo anche diversi viaggi nell'India del nord e un soggiorno di alcuni mesi in un ashram vicino Rishikesh, ai piedi dell'Himalaya.

L'esperienza e gli studi di questo periodo e lo stretto contatto con le religioni dell'India influenzarono e orientarono profondamente il suo pensiero. Fu qui che preparò la sua tesi di dottorato, discussa a Bucarest nel 1933 col titolo di La psicologia della meditazione indiana, pubblicata a Parigi nel 1936 con il titolo Yoga, essai sur les origines de la mystique indienne (che diventerà, dopo successive rielaborazioni, il classico saggio Lo yoga, immortalità e libertà).

Dal 1933 al 1940 insegnò filosofia all'università di Bucarest e svolse un'intensa attività editoriale, pubblicando vari romanzi e saggi. Alla fine della guerra mondiale si trasferì a Parigi, dove rimase fino al 1956. Qui insegnò, scrisse, ebbe contatti fittissimi con università e intellettuali di vari paesi: invitato da Jung, cominciò a partecipare alle conferenze di Eranos nel 1950, ma condusse sostanzialmente una difficile vita da esule. Dal 1957 la sua attività ufficiale fu di professore di storia delle religioni all'Università di Chicago, ma continuò nel frattempo a viaggiare moltissimo, a pubblicare (quasi tutto in Francia) e a svolgere fittissime attività accademiche. Dal 1960 al 1972, insieme a Ernst Jünger, diresse la rivista di storia delle religioni Antaios, pubblicata dall'Editore Klett di Stoccarda.

Morì a Chicago il 22 aprile 1986, un mese dopo l'uscita, a Parigi, dell'ultima raccolta di saggi, Briser le toit de la maison. La sua eredità letteraria fu raccolta dapprima dall'allievo Ioan Petru Culianu, che però morì misteriosamente assassinato in una toilette dell'Università di Chicago nel 1991, successivamente da David Brent e dalla vedova Christinel Eliade (e, dopo la morte di quest'ultima, dal nipote Sorin Alexandrescu).

Legami con Nae Ionescu Nel periodo in cui insegnò filosofia all'università di Bucarest, anche per la sua vicinanza a Nae Ionescu, Eliade manifestò una certa sua simpatia per il Movimento Legionario di Corneliu Codreanu, chiamato anche Guardia di ferro, formazione ultranazionalista in cui vedeva «una rivoluzione cristiana per una nuova Romania» e un gruppo «in grado di riconciliare la Romania con Dio»Z. Ornea, Anii treizeci. Extrema dreaptă românească, Editura Fundației Culturale Române, Bucarest, 1995, pag. 203.. Negli anni 1936-1937 scrisse alcuni articoli filo-legionari, alcuni in elogio dei leader legionari Ion Moța e Vasile Marin, entrambi caduti come combattenti volontari nella guerra civile spagnola (a fianco delle truppe di Franco).Z. Ornea, Anii treizeci. Extrema dreaptă românească, Editura Fundației Culturale Române, Bucarest, 1995, pp. 202-206.Ovidiu Șimonca, Mircea Eliade și căderea în lume, recensione del libro di Florin Țurcanu Mircea Eliade. Le prisonnier de l'histoire, in "Observator cultural" n. 305, gennaio-febbraio 2006.

Nel 1938 incontrò a Bucarest Julius Evola (ammiratore di Codreanu), con cui ebbe una corrispondenza regolareDaniel Dubuisson, Impostures et pseudoscience, l'œuvre de Mircea Eliade, Presses Universitaires du Septentrion, Villeneuve-d'Ascq, 2005, pag. 42, nota 3.. Nell'estate di quell'anno, mentre Codreanu e altri leader guardisti erano in prigione dopo il varo della nuova Costituzione del regime autoritario di Carol II (febbraio 1938), fu arrestato e imprigionato a Miercurea Ciuc, per via della vicinanza a Nae Ionescu (fiancheggiatore della Guardia di Ferro). Venne liberato nell'autunno del 1938, dopo aver firmato una dichiarazione di astensione da qualunque attività politica.

Nel marzo 1940 Eliade venne nominato consigliere culturale della Legazione del Regno di Romania a Londra. In seguito alla rottura dei rapporti diplomatici tra la Gran Bretagna e la Romania, nel febbraio 1941 si trasferisce presso la Legazione del Regno di Romania a Lisbona, dove resterà in servizio fino alla fine della guerra. Nel 1942 scrisse Salazar și revoluția în Portugalia, un'apologia del regime corporativo di Salazar.

Per le sue amicizie giovanili con alcuni membri o simpatizzanti del Movimento Legionario, lo studioso fu criticato da alcuni suoi colleghi europei di sinistra, specialmente in Francia e in ItaliaCosì Elémire Zolla riferendo delle pubblicazioni di Eliade in Italia: «Ho appreso recentemente da quali infami giochi politici fu accompagnata l'edizione della sua prima opera nella collana viola Einaudi. E pensare chi arzigogolava contro di lui era De Martino che lo andava a visitare a Parigi e si professava suo ammiratore, perfino pubblicando dialoghi con lui su La Tour Saint-Jacques! Poteva star sicuro De Martino che la gente che lavorava da Einaudi non avrebbe certo letto La Tour Saint-Jacques». In Elémire Zolla e Doriano Fasoli. Un destino itinerante. Venezia, Marsilio, 2002, pag.67.Roberto Scagno, nel suo Alcuni punti fermi sull'impegno politico di Mircea Eliade nella Romania interbellica: un commento critico al dossier "Toladot" pubblicato in Esploratori del pensiero umano - Una raccolta di saggi su Eliade e Georges Dumézil a cura di Jiulien Ries e Natale Spineto Milano, Jaca Book, 2000 pp. 259-289, cita le critiche a Eliade da parte di intellettuali italiani..

Nel 1949, il progetto di pubblicare Tecniche dello yoga e Trattato di storia delle religioni nell'ambito della Collana viola della Einaudi fu oggetto di contrasti a causa delle simpatie politiche dell'autore. Cesare Pavese, curatore della collana, difese la scelta di includervi opere dello studioso rumeno in una lettera al dirigente comunista Antonio Giolitti:

Pensiero Eliade fu fenomenologo delle religioni, antropologo, filosofo e saggista; studioso del mondo arcaico e orientale, esperto di yoga e di sciamanesimo.

Il suo pensiero, rispetto a molti altri antropologi, si caratterizza non solo per l'attenzione ma per una sua sentita adesione al mondo arcaico, una sintonia che egli manifesta nel primato antropologico che egli riconosce alla categoria del sacro.

Il mito dell'eterno ritorno È un saggio scritto nel 1945 e pubblicato nel 1949.

Così spiega Eliade nell'introduzione alla versione italiana de Le Mythe de l'éternel retour, dove indaga la fenomenologia del sacro attraverso le sue tre manifestazioni, il rito, il mito e il simbolo, che riescono a esprimere concetti sull'essere ed il non essere, non riscontrabili altrimenti nelle lingue arcaiche. La storia delle religioni si era mossa in un primo momento sull'indagine sociologica ed etnologica; è con Rudolf Otto che la ricerca si muove in un'ottica di manifestazione, di ierofania, e separa nettamente il sacro da ciò che gli storici chiamarono mana, una "forza impersonale".

Eliade, comparando differenti tradizioni e testi, dimostra la volontà nell'uomo arcaico di tornare a quel tempo primordiale, quando il gesto sacro fu compiuto da dei, eroi o antenati. Le azioni archetipali, base della cosmogonia, furono rivelate in un Tempo Mitico, metastorico. La loro ripetizione rituale interrompe il tempo storico e riconduce allillud tempus, il Tempo Mitico. La ripetizione simbolica della cosmogonia rigenera il tempo nella sua totalità. "Nell'aspirazione a ricominciare una vita entro una nuova Creazione - aspirazione manifestamente presente in tutti i cerimoniali di fine e di principio d'anno - traspare anche il desiderio paradossale di giungere ad inaugurare un'esistenza a-storica, cioè di poter vivere esclusivamente in un tempo sacro".Mircea Eliade, Trattato di storia delle religioni, ed. Universale Bollati Boringhieri, 2008, pag. 365

Eliade scrive che "un ciclo cosmico contiene una Creazione, un'esistenza (= storia, esaurimento, degenerescenza) e un ritorno al caos (ekpyrōsis, ragna-rök, pralaya, Atlantide, apocalisse). Quanto alla struttura, un Grande Anno sta all'anno come questo al mese e al giorno. Ma quel che ci interessa a questo proposito è anzitutto la speranza di una rigenerazione totale del tempo, evidente in tutti i miti e le dottrine che implicano cicli cosmici; ogni ciclo comincia in modo assoluto, perché ogni passato e ogni storia sono stati definitivamente aboliti grazie ad una reintegrazione folgorante nel Caos".Trattato di storia delle religioni, ed. Universale scientifica Boringhieri, 1981, pp. 421-422.

Così nelle tradizioni dell'India vedica troviamo che ogni creazione riproduce la creazione originale quella da caos a cosmos ossia la lotta originaria fra un'entità ordinatrice e formante contrapposta a quella indistinta e informe, è il caso di Tiāmat e Marduk, nella tradizione babilonese. Nel pantheon greco è Crono, figlio di Gea e Urano (terra e cielo), che non voleva che i suoi figli venissero alla luce.

Ma anche in ciò che noi riteniamo oggi attività profane, come la danza, esiste un archetipo. La danza del labirinto per i Greci rievocava la danza che Teseo fece dopo aver ucciso il Minotauro e liberato le 7 coppie di giovani. Chiunque la eseguisse diveniva Teseo, ma non solo, . Altre ritualità arcaiche si muovono attorno all'investitura del centro. Per un luogo, l'essere il centro della terra è importante ; per i babilonesi Marduk, il dio della creazione, risiedeva a Babilonia (bab è porta, letteralmente porta degli dei), che diveniva così axis mundi, punto d'incontro fra regioni infere, terra e cielo.

Il primato antropologico del sacro