Soprannominato "il Pirata" (o anche "Pantadattilo", appellativo attribuitogli dal giornalista Gianni Mura), è considerato tra i più forti scalatori puri di tutti i tempi in virtù dei numerosi suoi record in salita e i riconoscimenti da parte di altri corridori.

Professionista dal 1992 al 2003, ottenne in tutto 46 vittorie in carriera, con i migliori risultati nelle corse a tappe. Si consegnò alla storia per esser entrato nel ristretto novero di atleti in grado di centrare la cosiddetta "doppietta Giro-Tour", trionfando nei giri d'Italia e di Francia nella stessa annata (1998); è stato uno dei pochi ciclisti, assieme a Fausto Coppi, Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Bernard Hinault, Stephen Roche, Miguel Indurain e, dopo di lui, Tadej Pogačar, a riuscire nell'impresa. Vinse inoltre la medaglia di bronzo ai Mondiali in linea del 1995. Per anni ha detenuto record di ascesa sulle principali e più iconiche salite di Giro e Tour, tra cui il primo, il secondo e terzo tempo d'ascesa più veloce su una delle vette più prestigiose del Tour, ossia l'Alpe d'Huez (36:50), record quest'ultimo infranto da Tadej Pogačar nel 2026. Charly Gaul, al quale Pantani contende spesso il titolo di più grande scalatore della storia, riconobbe le superiori doti di Pantani, così come ha fatto il contemporaneo e suo avversario Lance Armstrong. Anche le sue doti di fondo e di recupero, oltreché di scattista e discesista, sono state ampiamente riconosciute.

La sua carriera fu costellata da incidenti e contrattempi più o meno gravi, che a più riprese resero difficile (ma appassionante per il pubblico) il suo ritorno alle gare. Escluso dal Giro d'Italia 1999, che stava vincendo, a causa di un valore di ematocrito appena al di sopra del consentito, risentì del clamore mediatico suscitato dalla vicenda. Pur tornato alle gare l'anno seguente, raggiunse solo sporadicamente i livelli cui era abituato, chiudendosi molto e abbandonandosi nella vita privata all'uso di sostanze stupefacenti, come la cocaina. Caduto in depressione, morì in circostanze mai del tutto chiarite il 14 febbraio 2004 a Rimini per intossicazione acuta da cocaina e psicofarmaci antidepressivi con conseguente edema polmonare e cerebrale, così come provato dall'autopsia del 2004 e da una successiva perizia medico-legale del 2015. A distanza di decenni, le circostanze della sua morte, al pari di quelle della sua esclusione dal Giro 1999, rimangono oggetto di dibattito.

Biografia

Gli esordi e il passaggio al professionismo Nacque alle 11:45 del 13 gennaio 1970 all'ospedale "Maurizio Bufalini" di Cesena, figlio secondogenito di Ferdinando Pantani, detto Paolo, e Tonina Belletti, che vendeva piadine e crescioni in un chiosco sul lungomare di Cesenatico. Fino al 1978, abitò in una casa di via Saffi a Cesenatico, di proprietà dei nonni Sotero e DeliaPantani story , pantani.it. Trascorse una gioventù serena. Appassionato di calcio, tifava per il Cesena e per il Milan ed era spesso presente sugli spalti del Dino Manuzzi e del Meazza. Scolasticamente, non eccelse negli studi ma si buttò a capofitto nello sport, nella caccia e nella pesca, che praticava con la compagnia, rispettivamente, del padre e del nonno. Dopo essersi cimentato da giovanissimo con il calcio, ricevette in regalo una bicicletta dal nonno Sotero e capì immediatamente di essere portato per il ciclismo. Decise, così, di tesserarsi nel Gruppo Ciclistico "Fausto Coppi" di Cesenatico e mostrò subito indubbie doti di grande scalatore, vincendo molte gare. Il primo successo arrivò il 22 aprile 1984 sul tracciato, curiosamente pianeggiante, delle Case Castagnoli di Cesena.

Nel 1986 visse i primi due fra gli sfortunati incidenti che ne avrebbero caratterizzato la carriera: un giorno, durante un allenamento, si distrasse, finì contro un camion fermo e rimase in coma per 24 ore. In una successiva occasione, sbatté in discesa contro una macchina e rimase in ospedale una settimana con varie fratture. Fu attivo negli Juniores nel biennio 1987-1988. Passato ai dilettanti con la S.C. Rinascita di Ravenna, nel 1990 andò a vestire la maglia del G.S. Lambrusco Giacobazzi di Nonantola. In questi anni partecipò a tre edizioni del Giro d'Italia dilettanti: nel 1990 fu terzo, nel 1991 secondo con un successo parziale, e nel 1992 primo, davanti a Vincenzo Galati e Andrea Noè, conquistando anche due tappe e la classifica scalatori.

Nell'agosto del 1992, tenendo fede a un vecchio accordo informale preso a fine 1991 con i dirigenti della Carrera Jeans-Vagabond, passò al professionismo nei ranghi della squadra diretta da Davide Boifava e capitanata da Claudio Chiappucci.

Nel 1993 partecipò al Giro del Trentino, piazzandosi quinto in classifica all'esordio assoluto; esordì poi al Giro d'Italia per professionisti, nel quale agì perlopiù da gregario, arrivando tra i primi dieci nella 12ª tappa, con traguardo ad Asiago. A causa di una tendinite al Tendine di Achille, fu precauzionalmente fatto ritirare dal team manager Boifava, quando ormai mancavano poche tappe alla conclusione ed era diciottesimo in classifica generaleFilippo Curti. .

1994: a podio nei grandi Giri

Nel 1994 avvenne l'esplosione come ciclista professionista. Pantani arrivò al Giro d'Italia dopo aver affinato la preparazione al Giro del Trentino, nel quale aveva gareggiato alla pari coi migliori, piazzandosi ai piedi del podio nella classifica finale. L'obiettivo della squadra di farlo crescere sotto l'ala protettrice di Claudio Chiappucci in vista del futuro ricambio generazionale in seno al team Carrera vacillò dinanzi alla caparbietà del giovane romagnolo, deciso a consacrarsi sulle montagne della corsa rosa. Pantani, infatti, provò in più occasioni a mettersi in mostra in salita, riuscendo ad ottenere la sua prima vittoria tra i professionisti il 4 giugno, in occasione della tappa dolomitica Lienz-Merano. Scattato in prossimità del Passo di Monte Giovo, ultima asperità di giornata, il giovane si assicurò il successo con una discesa spericolata in picchiata verso la cittadina altoatesina, compiuta imitando una posizione esasperata assunta qualche anno prima ai Campionati del mondo di Chambéry dall'atleta russo Dmitrij Konyšev.

Tornò all'attacco all'indomani, nella successiva frazione Merano-Aprica, che prevedeva l'ascesa ai passi dello Stelvio, del Mortirolo e di Santa Cristina. Nell'occasione, partì in progressione sulla seconda salita di giornata, staccando Miguel Indurain e la maglia rosa Evgenij Berzin, che aveva provato a resistergli per qualche minuto; rientrato sul gruppo di fuggitivi della mattina (tra cui figurava anche il capitano della Carrera Jeans - Tassoni, Claudio Chiappucci), attaccò nuovamente e fece il vuoto. Consigliato dall'ammiraglia, rallentò il passo in attesa di qualche corridore, così da non affrontare da solo un lungo tratto in pianura che lo separava dall'ultima ascesa. Fu quindi raggiunto da Nelson Rodríguez e da Indurain, che tuttavia staccò nuovamente sul terzo passo di giornata, palesandone definitivamente la crisi. Al traguardo fu primo, con oltre due minuti e cinquanta secondi sul suo capitano di squadra Chiappucci, tre minuti e trenta sul campione spagnolo e oltre quattro su Berzin. Il grande vantaggio accumulato su Indurain gli permise di superarlo in classifica e vanificarne la rincorsa alla maglia rosa. Pantani si ritrovò così al secondo posto, a circa un minuto da Berzin, rimasto leader della classifica generale. Nella successiva gara a cronometro (che prevedeva un finale adatto agli scalatori), ottenne il terzo tempo, ma perse comunque secondi preziosi da Berzin, vincitore di giornata.

Nella lunga e durissima tappa con arrivo a Les Deux Alpes, i piani di squadra prevedevano che il romagnolo tentasse un complicato attacco a circa 100 km dal traguardo, volto a far saltare la classifica del Giro. Pur guadagnando in corsa un vantaggio che virtualmente lo collocava a pochi secondi dalla maglia rosa, Pantani e la Carrera decisero di desistere dalla prosecuzione della rischiosa e dispendiosa azione d'attacco, a causa del mancato accordo con il compagno di fuga, Hernán Buenahora. L'azione fu quindi riassorbita da Berzin sulla penultima ascesa di giornata e i due giovani duellanti arrivarono appaiati al traguardo. La gestione di questa tappa (unita a quella dell'Aprica) si rivelò decisiva. Infatti, le proibitive condizioni climatiche dell'ultima sfida alpina, che prevedeva l'arrivo in un'innevata Sestriere, portarono Pantani a desistere da ogni tentativo di attacco per migliorare la sua classifica. Il Pirata chiuse perciò il 77º Giro d'Italia con i seguenti risultati: secondo in classifica generale (dietro al solo Berzin e davanti a Indurain), secondo miglior giovane (dietro allo stesso Berzin), terzo nella graduatoria dedicata agli scalatori (dietro Pascal Richard e Michele Coppolillo).

Dopo un iniziale tentennamento, nel mese di luglio Pantani si ritrovò a debuttare al Tour de France. Ribattezzato "il Diavoletto" dal direttore sportivo Giuseppe Martinelli e dalla critica, il corridore romagnolo pagò inizialmente una maggior popolarità e, di riflesso, una marcatura più stretta da parte degli atleti maggiormente in vista. Inoltre, alcune sfortunate cadute nelle prime frazioni furono tra le cause del notevole ritardo accumulato inizialmente in graduatoria (circa un quarto d'ora da Indurain) e della sua difficoltà a vincere almeno una tappa.

Nell'undicesima frazione - e prima di montagna - con arrivo a Hautacam, il capitano della Carrera, Claudio Chiappucci, andò in crisi. Pantani, lontanissimo dalle posizioni nobili della classifica generale, provò allora a imbastire una fuga solitaria, ma fu raggiunto in prossimità del traguardo da Luc Leblanc e Indurain, quest'ultimo a caccia di riscatto dopo la delusione del Giro. Pantani, che era in fuga da molti chilometri, non ne resse il passo e pagò all'arrivo una manciata di secondi di distacco al navarro e al futuro campione del mondo, vincitore di giornata.

All'indomani, assunti i gradi di capitano per il ritiro di Chiappucci, il giovane della Carrera sferrò però un nuovo attacco da lontano nella tappa del Tourmalet; transitò per secondo sul traguardo di Luz Ardiden e riuscì a recuperare 3' a Indurain.

La rincorsa al podio continuò nelle frazioni alpine. Il 18 luglio sul Mont Ventoux, pur senza riuscire a dare uno scossone alla classifica, stabilì quello che all'epoca fu il record di ascesa del "Monte Calvo" (46:00), battuto solo 10 anni dopo da Iban Mayo al Giro del Delfinato del 2004 (45:47). All'indomani, il programma del Tour proponeva una delle sue salite storiche: l'Alpe d'Huez. La Banesto, squadra di Indurain, lasciò ampio spazio a una fuga partita da lontano e Pantani andò all'attacco soltanto in un secondo momento, quando ormai la vittoria era definita; pur transitando con oltre 5' di ritardo dal vincitore (il futuro compagno di squadra Roberto Conti), dimostrò un grande smalto, staccando ancora nettamente la maglia gialla e il gruppo dei migliori e firmando il nuovo record di ascesa della salita, 37'15". Nella successiva tappa con arrivo a Val Thorens, invece, rimasto a sua volta molto attardato a seguito di una caduta rovinosa, fu a un passo dal ritiro; sostenuto dall'ammiraglia e dai compagni, riuscì dapprima a rientrare in gruppo e poi ad attaccare ancora la maglia gialla Indurain, arrivando al traguardo terzo, alle spalle di Nelson Rodríguez e Pëtr Ugrjumov.

Con sette minuti recuperati a Indurain nel giro di poche frazioni di montagna, Pantani si ritrovò al terzo posto in classifica generale, a soli cinquanta secondi da Richard Virenque. Il piano di attaccare ancora e sfilare la piazza d'onore all'idolo di casa svanì all'indomani, quando il francese consolidò la sua posizione: il Pirata fu, infatti, staccato nella discesa del Grand Colombier, pagando sotto il traguardo di Cluses 45'' di distacco al transalpino.