Il dominio islamico sulla Sicilia (ṢiqilliyyaAdattamento del toponimo greco Σικελία.) iniziò con lo sbarco a Capo Granitola presso Campobello di Mazara nell'827, fino alla completa conquista dell'isola nel 902. L'emiro Ibrahim iniziò l'offensiva decisiva contro le ultime roccaforti della Sicilia: prima cadde Taormina dopo quindici giorni di assedio, e infine toccò a Rometta.

La conquista normanna della Sicilia iniziò nel 1061, con lo sbarco a Messina. Palermo, centro principale del potere musulmano in Sicilia, cadde nel 1072. Noto, ultimo centro ancora in mano ai musulmani, cadde nel 1091. Precedentemente, intorno al 700, era stata occupata l'isola di Pantelleria da ʿAbd al-Malik b. Qaḥṭān. Tale Qaḥṭan è citato come Qaṭan in M. Talbi, «Ḳawṣara», The Encyclopaedia of Islam, 2 ed., p. 805..

La Sicilia prima degli Arabi La Sicilia conquistata dai musulmani era una terra di antica civilizzazione. Entrata nella storia e nelle fonti scritte con la colonizzazione greca in Occidente nell'VIII secolo a.C., dopo aver vissuto l'epoca delle tirannie e l'affermarsi di Siracusa come maggiore centro dell'isola, la Sicilia fu trasformata dalla Repubblica romana in provincia di Sicilia. Durante la dominazione romana l'impronta greca dell'isola rimase vigorosa e la lingua latina iniziò ad affermarsi solo nel I secolo a.C..

Con Augusto (imperatore dal 27 a.C.), la Sicilia fu affidata ad un proconsole, sempre dell'ordine senatorio, ma rimase una provincia senatoria: non si ritenne infatti di posizionarvi truppe, come si faceva per le province imperiali.. La Sicilia consolidò in quel periodo il suo ruolo di "granaio di Roma" e si affermarono i latifundia, le grandi proprietà terriere, per lo più proprietà di senatori.

Sono documentate le tre principali strade costiere, la via Valeria (da Lilibeo a Messana, sulla costa tirrenica), la via Pompeia (da Messana a Siracusa, sulla costa ionica), la via Selinuntina (da Siracusa a Lilibeo, sulla costa mediterranea). Insieme ad altre vie trasversali (tra Panormus e Agrigentum; tra Catina e Panormus), queste strade costituivano un sistema viario che privilegiava il collegamento tra i porti. Nella tradizione storiografica, ma in realtà con poche prove, si dice che tale sistema si trovava, all'arrivo dei musulmani, in uno stato di relativo abbandono.

Intorno al III secolo, quindi relativamente tardi, sull'isola si diffuse il cristianesimo, a lungo solo sulle coste e probabilmente a partire da Siracusa. Con Costantino il Grande, i cristiani ottennero libertà di culto: in Sicilia il papa divenne il maggiore proprietario immobiliare. Tra il V e il VI secolo, il cristianesimo si diffuse nell'entroterra.

Dopo le dominazioni barbariche di Vandali, Eruli e Ostrogoti, per i quali la Sicilia continuò a rappresentare una riserva granaria, l'imperatore bizantino Giustiniano, nel 535, conquistò l'isola con le truppe di Belisario, nel contesto di un'iniziativa militare tesa a riprendere l'Impero romano d'Occidente all'Impero bizantino. Seguì un riordino politico-amministrativo: Giustiniano rese la Sicilia una sorta di possedimento diretto dell'imperatore, gestito da un pretore che dipendeva direttamente da Costantinopoli. Sotto i Bizantini, il peso strategico della Sicilia crebbe enormemente.

Nel 569 i Longobardi si affacciarono alla Pianura padana e ruppero l'unità politica della penisola italiana: i Bizantini tenevano per lo più le coste e i Longobardi l'entroterra. L'interesse bizantino dovette spostarsi all'Italia meridionale. La Restauratio imperii di Giustiniano prese a sgretolarsi anche nel Nord Africa e in Spagna, attaccate rispettivamente dai Mauri (569) e dai Visigoti (570). L'Impero bizantino era sotto attacco anche in Oriente, minacciato da Sasanidi e Avari. Fu poi intorno al 630 che, per la prima volta, i Bizantini affrontarono dei nuovi invasori, i musulmani.

A metà del VII secolo, i musulmani erano già in Africa. Nello stesso periodo, l'imperatore bizantino Costante II adottava una politica interventista in Occidente, fino a decidere di guidare personalmente una campagna militare in Italia (663), probabilmente in chiave anti-musulmana, a giudicare dal fatto che si insediò a Siracusa. Se mai avesse deciso di far partire da lì una spedizione in Africa, tale intento non poté realizzarsi, poiché Costante fu assassinato nel 668, quando si trovava ancora a Siracusa.

Alla vigilia della conquista

A partire dal VII secolo l'isola subì molte incursioni musulmane, dopo che gli Arabi si erano attestati sulla sponda africana del mar Mediterraneo dove prima esistevano piccoli regni berberi, sconfitti dal condottiero ʿUqba b. Nāfiʿ intorno al 685; questi in seguito continuò nella sua conquista fino alle sponde atlantiche del sud del Marocco. Conquistata parte della Spagna, le isole di Malta e Pantelleria, la Sicilia era ritenuta strategica per il controllo del Mediterraneo a discapito dei rivali Bizantini.

Primi attacchi musulmani alla Sicilia (652-826) L'opera di conquista musulmana della Sicilia e di parti dell'Italia meridionale durò 75 anni. I primi attacchi navali musulmani diretti in Sicilia, regione dell'Impero romano d'Oriente, si verificarono nel 652: queste incursioni furono organizzate all'epoca in cui il futuro califfo omayyade Muʿāwiya b. Abī Sufyān era wālī (governatore) della Siria, da poco conquistata all'Impero bizantino, e furono condotte da Muʿāwiya b. Ḥudayj della tribù dei Kinda. Le razzie durarono alcuni anni; l'esarca di Ravenna Olimpio organizzò una spedizione per frenare le razzie, ma non riuscì a impedire che gli Arabi portassero via con sé un ricco bottino.

Una seconda spedizione si verificò nel 669. La spedizione era composta da 200 navi da Alessandria d'Egitto. Venne saccheggiata per un mese Siracusa, capitale dell'isola, e il territorio circostante. Completata nel VII secolo la conquista da parte degli Omayyadi dell'Ifrīqiya, gli attacchi alla Sicilia a scopo di saccheggio si fecero costanti: ne avvennero nel 703, 728, 729, 730, 731; nel 733 e 734 la reazione militare bizantina fu notevole.

La prima vera spedizione per la conquista dell'isola fu lanciata nel 740: il principe musulmano Ḥabīb, che aveva partecipato all'occupazione del 728 di Siracusa, iniziò l'impresa ma fu costretto a rinunciarvi per la necessità di sedare una rivolta berbera in Tunisia. Un nuovo attacco fu portato a Siracusa nel 752.

Nell'805, il patrizio imperiale di Sicilia Costantino firmò una tregua di dieci anni con Ibrāhīm b. al-Aghlab, emiro d'Ifrīqiya (nome che gli invasori arabi dettero alla romana Provincia Africa), ma questo non fu un impedimento per i corsari provenienti dall'Africa e della Spagna musulmana ad attaccare ripetutamente tra l'806 e l'821 la Sardegna e la Corsica. Nell'812 il figlio di Ibrāhīm, ʿAbd Allāh I b. Ibrāhīm, ordinò un'invasione vigorosa della Sicilia, ma le sue navi furono prima ostacolate dall'intervento di Gaeta e Amalfi, e poi distrutte in gran parte da una tempesta. Tuttavia, essi riuscirono a conquistare l'Isola di Lampedusa e, nel mar Tirreno, a depredare e devastare Ponza e Ischia. Un ulteriore accordo tra il nuovo patrizio Gregorio e l'Emiro stabilì la libertà di commercio tra l'Italia meridionale e l'Ifrīqiya. Dopo un ulteriore attacco di Muḥammad b. ʿAbd Allāh, cugino dell'emiro Ziyādat Allāh nell'819, sulle fonti non sono citati attacchi musulmani verso la Sicilia fino all'827.

I prodromi dell'invasione La disgregazione dell'Impero bizantino e la sua debolezza si facevano pesantemente sentire in Sicilia, alimentando un certo malcontento.

Tra l'803 e l'820 l'efficienza bizantina nel quadrante centrale del Mediterraneo cominciò a decrescere vistosamente, in concomitanza con il governo dell'Imperatrice Irene che contribuiva ad accrescere lo stato di debolezza dell'Impero.

Il turmarca della flotta bizantina Eufemio di Messina, che si era impadronito del potere in Sicilia con l'aiuto di vari nobili, chiese l'aiuto dei regnanti maghrebini nell'825 per tutelare il suo dominio sull'isola. I Bizantini reagirono duramente sotto la guida di Fotino ed Eufemio, battuto a Siracusa, scappò in Ifrīqiya (all'incirca l'attuale Tunisia). Lì trovò rifugio presso l'emiro aghlabide di Qayrawān, Ziyādat Allāh I, cui chiese aiuti per realizzare uno sbarco in Sicilia e cacciare gli odiati bizantini.

Gli Aghlabidi erano allora squassati da un acuto contrasto che contrapponeva la componente indigena, islamizzata in seguito alle prime conquiste islamiche del VII secolo e condotta da Manṣūr al-Tunbūdhī, all'esercito arabo che era giunto in Ifrīqiya all'epoca dell'istituzione dell'Emirato, per volere del califfo Hārūn al-Rashīd col primo emiro Ibrāhīm b. al-Aghlab.

I musulmani, che forse avevano già progettato un'invasione della Sicilia, prepararono una flotta di 70 navi, chiamando al jihād marittimo il maggior numero di volontari, ufficialmente per assolvere un obbligo morale ma di fatto per allontanare dall'Ifrīqiya il maggior numero possibile di sudditi facinorosi che non avevano mancato di creare gravi tensioni, tanto nelle file della componente araba quanto all'interno dei ranghi berberi, con grave nocumento per la popolazione civile.

La conquista aghlabide della Sicilia (827-902)

L'invasione ebbe inizio il 17 giugno dell'827 e lo stuolo composto da arabi, asiatici, berberi e persiani fu affidato al qādī di Qayrawān, Asad b. al-Furāt, grande giurisperito malikita autore della notissima Asadiyya, di origine persiana del Khorāsān. Secondo la successiva cronaca araba di Shihāb al-Dīn Aḥmad ibn 'Abd al-Wahhāb al-Nuwayrī, adattata al fine di mostrare un originale intento conquistatore:

Lo sbarco avvenne il giorno seguente nei pressi di Capo Granitola, occupando la vicina Mazara del Vallo (che diverrà emirato), e quindi Lilibeum (poi Marsala, in arabo Marsa ʿAlī, "il porto di ʿAlī" o Marsa Allāh, ossia il "porto di Dio") ed entrambi i centri furono fortificati e usati come testa di ponte e base di attracco per le navi.

La spedizione che voleva con ogni probabilità (al di là del leggendario racconto cristiano) effettuare una razzia in profondità dell'isola, non s'illuse di poter superare le formidabili difese di Siracusa, la capitale bizantina dell'isola, ma la sostanziale debolezza bizantina, da poco uscita da un duro conflitto contro l'usurpatore Tommaso lo Slavo, fece prospettare ad Asad la concreta possibilità che l'iniziale intento strategico potesse essere facilmente mutato in una spedizione di vera e propria conquista.

Superato in uno scontro dall'indeterminata ampiezza un non meglio identificato Balatas (Curopalate?), messo in fuga presso Corleone, e superata quindi alla meglio nell'828 un'epidemia, probabilmente di colera, che portò alla morte per dissenteria lo stesso Asad (sostituito da Muḥammad b. Abī l-Jawārī per volere degli stessi soldatiM. Amari, I:407), i musulmani ottennero rinforzi nell'830, in parte dall'Ifrīqiya (allora impegnata a respingere l'attacco del duca di Lucca, Bonifacio II) e in maggior parte da al-Andalus, mentre in Sicilia giunse un gruppo di mercenari al comando del berbero Asbagh b. Wakīl, detto Farghalūs.

Fu così possibile ai musulmani - che già avevano preso Agrigentum, espugnare nell'agosto-settembre dell'831 Palermo, eletta capitale della Sicilia islamica (Ṣiqilliyya), quindi Messina, Mūdhiqa () e Ragusa (il cui nome pre-islamico tuttavia è ancora discusso), mentre Enna (in seguito indicata come "Castrogiovanni") fu presa solo nell'859. Resisteva Siracusa, sede dello strategos da cui dipendevano tanto il drungariato di Malta quanto le arcontie (ducati) di Calabria, di Otranto e, almeno teoricamente, di Napoli.