Nel vocabolario della politica internazionale, la distensione (détente in lingua francese) è generalmente la cessazione di una situazione di tensione militare nei rapporti tra stati e l'avvio di relazioni bilaterali amichevoli.
Nel contesto della guerra fredda, con “distensione” si intende, in senso stretto, quel periodo che va dalla seconda metà degli anni '60 alla fine degli anni '70 (dopo il periodo del disgelo degli anni '50), durante il quale si riconobbe che esisteva un'interdipendenza strategica tra le due superpotenze, Stati Uniti d'America e Unione Sovietica, le quali, facendo uso della diplomazia, limitarono consensualmente gli armamenti nucleari a loro disposizione. I due paesi non si impegnarono a porre fine alla rivalità bipolare ma a regolamentarla tramite un equilibrio di potenza, aprendo un dialogo sul regime della deterrenza nucleare.. Negli anni dal 1969 al 1973, vi fu il culmine della politica di distensione, durante la presidenza degli Stati Uniti di Richard M. Nixon..
Guerra fredda Prodromi I primi anni sessanta furono fondamentali per il rallentamento della corsa agli armamenti. L'erezione del Muro di Berlino nell'agosto del 1961, ma soprattutto la crisi dei missili di Cuba nell'ottobre del 1962, resero evidente che la tensione nucleare era arrivata al culmine. Tuttavia, una guerra totale era impraticabile perché avrebbe messo a rischio la sopravvivenza della specie umana. Per questo, la corsa agli armamenti iniziava ad essere interpretata come un modo per raggiungere la parità strategica con l'avversario e non per superarlo..
Sfide all'egemonia statunitense cominciavano a sorgere all'interno dell’Alleanza Atlantica: la Francia del presidente Charles de Gaulle, ad esempio, iniziò lo sviluppo di un proprio progetto nucleare a fini militari, criticò le politiche monetarie degli Stati Uniti e uscì dal comando integrato della NATO nel 1966..
Mosca, invece, già dalla morte di Stalin cercava di concretizzare la dottrina della coesistenza pacifica con il capitalismo, con accordi che stabilizzassero la deterrenza reciproca. L'Unione Sovietica era indebolita dai contrasti con la Cina di Mao Zedong e temeva l'ascesa politica ed economica della Germania Occidentale..
Il Partial Test Ban Treaty
USA ed URSS trovarono un terreno di dialogo nella comune volontà di limitare le armi atomiche. Gli obiettivi condivisi erano tre: consolidare il loro ruolo di superpotenze, esercitare un controllo sugli alleati e diminuire i rischi di conflitto. Il trattato che aprì la stagione delle negoziazioni fu il Partial Nuclear Test Ban Treaty del 5 agosto 1963: siglato tra USA, URSS e Regno Unito, esso bandiva gli esperimenti atomici nell'atmosfera e nello spazio, ma non nel sottosuolo. Mosca e Washington stabilirono anche una linea diretta di telecomunicazione e aprirono negoziati per successivi trattati. Il trattato del 1963 fu imposto anche alla Germania, mentre la Francia, come la Cina, non lo sottoscrisse e si trovò isolata in Europa. Da qui prese avvio una «parziale distensione», che sanciva lo status quo dell'Europa post seconda guerra mondiale e l'avvio del dialogo bipolare sulla deterrenza nucleare.
Il nuovo clima degli anni sessanta La retorica dominante fece sì che nell'opinione pubblica i confini tra i due blocchi iniziarono ad essere percepiti come meno netti: il Movimento dei non allineati richiamava le superpotenze ad uno sforzo comune per la lotta contro la povertà e per il mantenimento della pace; i socialdemocratici della Repubblica Federale Tedesca cercarono di migliorare i rapporti con la Germania Est; papa Giovanni XXIII parlava ad un'umanità comune sulla necessità della pace; i sovietici avevano da tempo teorizzato la coesistenza pacifica rinunciando allo scontro frontale con il capitalismo e lo stesso presidente statunitense Kennedy parlava dell'interesse di tutti i Paesi alla sopravvivenza della specie umana; sempre negli USA, venivano posti i semi della protesta giovanile e in Unione Sovietica ci fu una breve stagione di liberalizzazione culturale, come testimonia la pubblicazione di Una giornata di Ivan Denisovič di Solženicyn.. Da questo periodo, quindi, si iniziò a parlare non più solo di "guerra fredda" ma anche di "distensione", con il sistema bipolare che andava verso la ricerca di un modus vivendi, attraverso la diplomazia..
Distensione e competizione bipolare Il nuovo clima, la nuova retorica e il ritorno alla diplomazia non devono ingannare, poiché la competizione bipolare permaneva accanto ai tentativi di distensione. Il Terzo Mondo era il destinatario privilegiato di questa corsa, poiché sempre più erano i nuovi stati, in America Latina, in Asia, in Africa e in Medio Oriente, che cercavano proprie vie di modernizzazione o che si erano liberati dal giogo coloniale: gli USA e l'URSS, negli anni sessanta, erano attivi per conquistare la fiducia e la lealtà dei nuovi stati, riconducendo ogni dinamica locale allo scontro bipolare. Nonostante ciò, il mondo si andava sempre più diversificando in maniera multipolare, con l'emergere di nuovi attori che tentavano di imporre la loro presenza sulla scena mondiale, come il Movimento dei paesi non allineati, l'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio e la Cina..
L'internazionalismo sovietico
L'attenzione dell'URSS per il terzo mondo risale già agli anni cinquanta: se Washington temeva la spinta anti-occidentale delle decolonizzazioni e si affidava a regimi autoritari, supportando anche diversi colpi di stato, Mosca vedeva nel mondo post-coloniale un'opportunità per espandere la propria influenza, coordinando comunque questa politica con i tentativi di coesistenza pacifica con gli Stati Uniti. Tuttavia, i piani sovietici di accordi con le élite nazionaliste dei nuovi paesi entrarono in collisione con quelli della Cina maoista, che voleva egemonizzare le lotte in un'ottica rivoluzionaria e anti-imperialista. Inoltre, la risoluzione a favore degli Stati Uniti della crisi dei missili di Cuba, nel 1962, fu un grave danno per l'internazionalismo sovietico. La critica cinese si fece più accesa e la leadership di Chruščëv venne minata anche in patria: nel 1964 fu destituito, con l'accusa di aver perseguito una politica estera incoerente ed erratica, di aver danneggiato il prestigio dell'URSS dopo la crisi cubana e di aver aggravato i rapporti con i comunisti cinesi. A Chruščëv succedette Leonid Il'ič Brežnev, che ereditò un paese che aveva rotto con la Cina e con l'Albania, oltre ad aver perso l'alleanza con l'Egitto, dopo la morte di Nasser..
L'espansione americana nel Terzo Mondo
Un nuovo tentativo americano di rispondere all'espansione dei comunismi nel Terzo Mondo si ebbe con la presidenza Kennedy, a partire dagli aiuti per risollevare gli stati latinoamericani (la cosiddetta Alleanza per il Progresso, un modo per combattere il comunismo con mezzi pacifici, puntando sui benefici del libero mercato e della democrazia liberale).. Per quanto riguarda il Sud-est asiatico, anche al Vietnam del Sud furono concessi aiuti per lo sviluppo, assieme però ad aiuti militari, dimostrando come gli Stati Uniti non avessero ancora abbandonato la dottrina del contenimento: il piccolo paese asiatico venne considerato un fronte cruciale per contenere l'espansione del comunismo, ergendolo a prova della credibilità americana sul piano internazionale. Il Vietnam, infatti, era diviso fra un regime comunista del Nord, formato da coloro che avevano combattuto più attivamente contro il colonialismo francese e un Vietnam del Sud filo-occidentale, guidato dal regime corrotto e inefficiente di Ngô Đình Diệm.
L'escalation dell'intervento americano in Vietnam si ebbe con la presidenza di Lyndon B. Johnson: egli, nell'agosto del 1964, portando come pretesto degli scontri, alcuni realmente avvenuti e altri di dubbia veridicità, nel golfo del Tonchino, riuscì ad ottenere dal congresso l'autorizzazione per contrastare la presunta aggressione dei comunisti. Così, iniziarono i bombardamenti e il dispiegamento di truppe di terra, che dettero vita ad una guerra estesa contro le forze del Vietnam del Nord e del Fronte di Liberazione Nazionale (i cosiddetti Viet Cong). Le già ambigue misure intraprese da Kennedy per risollevare l'economia e democratizzare la società del Vietnam del Sud furono abbandonate: l'escalation dell'invasione americana devastò il paese e rese sempre più difficile la risoluzione della guerra, visto che il sentimento antimperialista vietnamita fu rinvigorito. L'offensiva nordvietnamita del Têt, nel gennaio 1968, dimostrò come i nordvietnamiti fossero ancora in grado, dopo anni di guerra, di progettare un vasto attacco e la guerra fosse ancora lontana dalla sua fine..
Durante questo periodo, inoltre, l'influenza americana si diffuse ancora di più nel mondo: gli USA appoggiano il golpe in Brasile nel 1964 e inviano i marines in Repubblica Domenicana, assicurando quindi due governi filo-occidentali in America Latina, abbandonando la spinta idealista e pacifista dell'Alleanza per il Progresso; altri due colpi di Stato, in Ghana (1965) e in Algeria (1966), avvicinarono i due Paesi all'Occidente; infine, i militari in Indonesia rimossero il dittatore nazional-rivoluzionario Sukarno e iniziarono una sanguinosa repressione delle sinistre..
I trattati di fine anni sessanta
Tutti questi avvenimenti resero più difficoltoso il cammino verso la distensione, la quale però non venne mai abbandonata. Brežnev dette il via ad una massiccia politica di riarmo, non per minacciare l'equilibrio internazionale, ma per raggiungere la parità strategica con gli USA in vista di futuri accordi. Infatti, l'intervento americano in Vietnam e la guerra dei sei giorni nella primavera del 1967 non incrinarono in maniera decisiva le relazioni diplomatiche tra Mosca e Washington: nel 1967 venne firmato il trattato sullo spazio extra-atmosferico, che impediva il collocamento di armi atomiche nello spazio ed il 1º luglio 1968 fu la volta del trattato di non proliferazione nucleare. Infine, vennero avviati i negoziati per gli accordi sulla limitazione dei sistemi di difesa missilistica e delle armi offensive..
Nixon, Kissinger e Brežnev (1969-1974)
Nixon e la nuova distensione
In un clima di incertezza economica e scontento, Richard Nixon vinse le elezioni presidenziali statunitensi del 1968, con la promessa di uscire rapidamente dalla guerra in Vietnam e riportare l'ordine sociale. Assieme a Henry Kissinger, consigliere per la sicurezza nazionale e segretario di stato poi, l'amministrazione americana scelse una nuova linea di politica estera: coinvolgere l'URSS in una gestione regolamentata del bipolarismo, riducendo così l'impegno internazionale degli USA che ormai aveva raggiunto costi insostenibili. Quello di Nixon e Kissinger era un discorso realista e pragmatico sui limiti, sul mantenimento dello status quo e sull'abbandono del clima da scontro ideologico. Secondo questa logica, gli USA, negli anni precedenti, si sarebbero illusi di trionfare necessariamente sul comunismo, avventurandosi in deleterie campagne internazionali. Bisognava quindi avviare una reale distensione con l'URSS, in un'ottica strettamente bipolare, partendo dal riconoscimento dell'interdipendenza strategica tra le due superpotenze per ridurre i rischi di un conflitto nucleare..
Kissinger: balance of power e linkage