Era sposato con Marina Doria, da cui ha avuto un figlio, Emanuele Filiberto.
Dal 1983 è stato pretendente al trono d'Italia, dal 2006 in disputa con la linea dinastica di Amedeo di Savoia-Aosta.
Biografia Infanzia e la seconda guerra mondiale
Acclamato alla nascita “principe dell'Impero”, Vittorio Emanuele ricevette dal nonno il titolo di principe di Napoli, come d'uso in Casa Savoia per i principi ereditari e loro primogeniti in alternanza con quello storico di principe di Piemonte, allora attribuito al padre Umberto, in quel momento erede al trono.
Nel 1938, anche se la notizia trapelerà molti anni dopo, secondo fonti diplomatiche britanniche, Maria José del Belgio si sarebbe accordata con Rodolfo Graziani e con il capo della polizia Arturo Bocchini per tentare un colpo di Stato a opera di alcuni reparti delle forze armate, con Pietro Badoglio come comandante in capo, azione che sostituisse Benito Mussolini con un «avvocato milanese antifascista» (probabilmente Carlo Aphel) e costringesse Vittorio Emanuele III ad abdicare in favore di Umberto: Umberto era, a sua volta, d'accordo con la moglie per abdicare subito in favore del piccolo Vittorio Emanuele; la stessa Maria José sarebbe stata nominata reggente del Regno in deroga allo Statuto Albertino (che assegnava la reggenza alla Regina madre solo in caso di assenza di eredi maschi), fino al compimento dei 21 anni del giovanissimo ipotetico sovrano. Questo presunto complotto, che vedeva d'accordo anche Italo Balbo, l'anglofilo Dino Grandi e l'antitedesco e ambizioso genero del Duce Galeazzo Ciano, non andò comunque oltre un incontro preliminare a Racconigi e alcune riunioni a Milano e Maria José non ne parlò mai direttamente.
Il 7 agosto 1943, su ordine del re, Vittorio Emanuele lasciò Roma con la madre Maria José e le tre sorelle, raggiungendo Sant'Anna di Valdieri in Piemonte. L'allontanamento dalla capitale fu probabilmente al contempo sia una misura atta a stroncare il pericoloso "attivismo" della principessa di Piemonte, sia un tentativo di mettere al riparo il futuro principe ereditario da operazioni di cattura tedesche.Vittorio Emanuele di Savoia, Alessandro Feroldi, Lampi di vita. Rizzoli, 2002, p. 24. Trasferitisi per motivi di sicurezza al castello di Sarre, la sera dell'8 settembre 1943 ricevettero l'ordine di partire per la Svizzera; a guerra finita, lui e le sorelle poterono tornare a Roma, preceduti di qualche giorno dalla madre.
L'abdicazione del re e l'abbandono dell'Italia All'abdicazione del nonno, il 9 maggio 1946, Vittorio Emanuele divenne principe ereditario.
Poco dopo le votazioni per il referendum istituzionale del 1946, tra il 5 e il 6 giugno, quando era chiaro il vantaggio della repubblica, Umberto II ordinò a Maria José di lasciare l'Italia con i figli, in modo da attendere i risultati definitivi delle consultazioni.
Nella notte tra il 12 e il 13 giugno 1946 il governo conferì i poteri di capo provvisorio dello Stato italiano al presidente del Consiglio, senza attendere la proclamazione dei risultati definitivi da parte della Corte di cassazione, prevista per il 18 giugno. Umberto, giudicandolo un gesto rivoluzionario, decise di lasciare l'Italia nell'intento di evitare ulteriori spargimenti di sangue.
Esilio
La Costituzione repubblicana, entrata in vigore il 1º gennaio 1948, stabilì per gli ex-sovrani, loro consorti e discendenti maschi di Casa Savoia il divieto d'ingresso e di soggiorno nel territorio nazionale.Tredicesima Disposizione Transitoria e finale della Costituzione Italiana
Andarono a risiedere in Svizzera, in una villa a Merlinge, nel comune di Meinier, e il giovane Vittorio Emanuele studiò a Lancy, al cattolico Institut Florimont.
Durante l'esilio, conclusosi alla fine del 2002,L'articolo unico della legge costituzionale 23 ottobre 2002, n. 1, «Legge costituzionale per la cessazione degli effetti dei commi primo e secondo della XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione», Gazzetta Ufficiale n. 252 del 26 ottobre 2002, stabilisce che:«I commi primo e secondo della XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione esauriscono i loro effetti a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale». I membri e i discendenti di Casa Savoia non sono elettori e non possono ricoprire uffici pubblici né cariche elettive. Agli ex re di Casa Savoia, alle loro consorti e ai loro discendenti maschi sono vietati l'ingresso e il soggiorno nel territorio nazionale. svolse un'attività d'intermediario finanziario, stringendo amicizie e legami d'affari con grandi industriali, in particolare la famiglia Agusta.
Matrimonio e autoproclamazione a re
Ebbe un lungo e contrastato fidanzamento durato circa tredici anni, più volte avvertito della palese contrarietà del padre con scritti riservati all'inizio degli anni sessanta, riferiti sia al suo fidanzamento con Dominique Claudel sia esplicitamente a Marina Doria.
Che vi fossero delle incomprensioni fra padre e figlio dettate anche da notizie distorte, Umberto II dovette effettivamente intuirlo, tanto da invitare nel 1961 l'ex Capitano del Regio Esercito e medaglia di bronzo al Valor Militare Franco Mattavelli a rimanere vicino al figlio.Lampi di vita (2002), pp. 202 - 205.
Poiché le leggi dinastiche di Casa Savoia riguardano i matrimoni dei principi, ma non i matrimoni dei re, il 15 dicembre 1969, essendo consapevole delle vigenti leggi e del rifiuto del padre di acconsentire al suo matrimonio con Marina Doria, aggirò l'ostacolo ed emanò un "decreto reale" nel quale si elevava a re, autoproclamandosi Vittorio Emanuele IV re d'Italia, in quanto, secondo lui, succeduto ipso iure al padre nel 1946 come conseguenza della sua partenza per l'esilio, considerata da lui come un'abdicazione.
Il giorno successivo, al fine di sanare la condizione borghese della fidanzata, in qualità di "re d'Italia" emanò un secondo (e ultimo) "decreto reale", col quale conferiva a Marina Doria il titolo di duchessa di Sant'Anna di Valdieri. Pochi giorni dopo, l'11 gennaio 1970, la sposò civilmente a Las Vegas, contraendo in seguito anche nozze religiose a Teheran.Anche il matrimonio religioso venne celebrato senza informare Umberto II e senza richiederne l'assenso. A Teheran Vittorio Emanuele poteva contare sul legame privilegiato con lo scià Mohammad Reza Pahlavi, che permise di presentare i novelli sposi al fiore dell'aristocrazia europea, ivi convenuta per le feste nazionali di Persepoli.
I testimoni delle nozze religiose furono l'ex precettore di Vittorio Emanuele Jacques Piccard, il cognato Robert de Balkany, Corrado Agusta, e Shahram Pahlavi, nipote dello Scià. Si veda Vittorio Emanuele di Savoia, Alessandro Feroldi, Lampi di vita. Rizzoli, 2002, p. 187. Umberto II più volte aveva ricordato al figlio la perdurante validità delle secolari leggi dinastiche e delle disposizioni del codice civile relative al "regio assenso", che non venne concesso per il matrimonio con Marina Doria. In base a questo atto contrario alle regole dinastiche, Amedeo di Savoia giustificò poi le sue pretese di capo di Casa Savoia.
Già precedentemente, durante il periodo degli studi universitari, a causa della sua condotta, Vittorio Emanuele aveva da tempo smesso di ricevere l'appannaggio stabilito da Umberto II per i propri figli,Vittorio Emanuele di Savoia, Alessandro Feroldi, Lampi di vita. Rizzoli, 2002, p. 97. mentre dopo le nozze venne stabilita l'equa ripartizione dell'eredità paterna tra tutti i figli, contrariamente all'originaria decisione di Umberto II di assegnare una quota maggiore al figlio, in quanto suo erede dinastico.
Prima del matrimonio non erano mancati alcuni gesti significativi da parte del padre, come la nomina a Cavaliere dell'Ordine supremo della Santissima Annunziata nel 1955, in occasioni ufficiali (come il 31 ottobre 1965, quando il principe si collegò al congresso del Fronte Monarchico Giovanile dell'Unione Monarchica Italiana dando lettura del Bollettino della Vittoria per incarico del padre)Falcone Lucifero, Il pensiero e l'azione del re Umberto II dall'esilio (1966), p. 33. o in occasione di alcune visite di Umberto II a Merlinge.Lampi di vita (2002), Cap. 12 - 13 - 14.
Dal matrimonio con Marina Doria ha avuto un unico figlio, Emanuele Filiberto, nato nel 1972. Coerentemente alle proprie rivendicazioni dinastiche, dalla morte del padre Umberto II ha portato avanti una serie di attività legate al proprio preteso ruolo di capo di Casa Savoia. In occasione del Capodanno del 1992 ha richiesto ufficialmente alla Repubblica Italiana di adoperarsi per una revisione del Trattato di Osimo. Durante i funerali di Baldovino I del Belgio, suo primo cugino, nell'agosto del 1993, accompagnando la madre Maria José, ha incontrato il presidente della Repubblica Italiana Oscar Luigi Scalfaro, rinnovando la propria disponibilità a trovare un punto d'incontro per la fine dell'esilio.Vittorio Emanuele: tenderò la mano a Scalfaro Il 3 giugno 1995 incontrò il presidente del Senato Carlo Scognamiglio all'aeroporto Charles de Gaulle di Parigi, che gli assicurò il proprio appoggio per l'abrogazione della XIII norma costituzionale sull'esilio dei Savoia. Nell'agosto del 1996 ricevette nella sua villa di Cavallo il ministro degli Esteri Lamberto Dini.Dini a cena con Vittorio Emanuele: Nel luglio del 1999, sempre in previsione del rientro dall'esilio, ricevette sempre a Cavallo l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga; era la prima volta dal 1946 che non si teneva un incontro ufficiale tra un membro di Casa Savoia e un rappresentante diretto della Presidenza della Repubblica. In occasione del matrimonio del nipote Filippo del Belgio, nel dicembre del 1999, incontrò il presidente della Commissione europea Romano Prodi, proseguendo gli incontri in previsione del rientro. Da un punto di vista prettamente dinastico, ha effettuato il riordino degli ordini dinastici di Casa Savoia; in particolare nel 1988 ha operato una riforma dell'Ordine civile di Savoia, fondato da Carlo Alberto, scorporandone una parte per premiare i benemeriti verso Casa Savoia e costituendo un ordine denominato Ordine al merito di Savoia, che al 1º gennaio del 2000 contava 1.453 insigniti.Ordine al merito di Savoia L'ordine principale della Casa, l'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro è invece rimasto sostanzialmente fedele agli statuti tradizionali e per antica consuetudine l'insignito Cavaliere gode della nobiltà personale (come specifica il sito ufficiale della Real Casa).
Rientro in Italia
Vittorio Emanuele ha vissuto in Svizzera, a Ginevra, fino al 2002, quando venne abolita la norma costituzionale che obbligava gli eredi maschi di Casa Savoia all'esilio. Nel 2002, con un comunicato emesso da Ginevra, prese ufficialmente le distanze dalle leggi razziali, per la prima volta nella storia di Casa Savoia. Sempre nel 2002 furono pubblicate dichiarazioni in cui accettava la fine della monarchia.nel libro di Alessandro Feroldi (edito da Rizzoli), Vittorio Emanuele dichiarò che:
"Io sono il primo ad accettare che in Italia ci sia la repubblica e non più la monarchia", (pagina 162, righe 9 e 10). "Oggi come oggi non vedo l'utilità di riportare in Italia una corona" (pagina 207, righe 8 e 9). "Sappiamo tutti che l'Italia non può più tornare ad essere una monarchia" (pagina 207, riga 26). "Ormai la monarchia in Italia non ha più ragione d'essere" (pagina 216, riga 17).
Nello stesso anno, dopo l'abolizione dell'esilio, insieme con il figlio giurò per iscritto e senza condizioni fedeltà alla Costituzione repubblicana e al presidente della Repubblica, rinunciando in tal modo esplicitamente a qualunque pretesa dinastica sullo Stato italiano.