Questa voce tratta la storia della nazionale maschile di calcio dell'Italia, il cui nome ufficiale è nazionale A.
La principale rappresentativa calcistica maschile dell'Italia, che ha esordito ufficialmente nel 1910, è una delle nazionali di calcio più titolate del mondo, avendo vinto quattro campionati mondiali, due campionati europei e un torneo olimpico, oltre a due Coppe Internazionali, competizione continentale riconosciuta quale ufficiosa antesignana dell'europeo.
Avendo ottenuto come ulteriori piazzamenti due secondi posti ( e ) e un terzo posto () al mondiale, due secondi posti all'europeo ( e ), una medaglia di bronzo al torneo olimpico di , il terzo posto nella FIFA Confederations Cup (2013) e due terzi posti nella UEFA Nations League (2020-2021 e 2022-2023) e una partecipazione alla Coppa dei Campioni CONMEBOL-UEFA (2022), l'Italia è l'unica nazionale, con la , a essere salita sul podio di tutte le competizioni ufficiali organizzate da FIFA e UEFA per le nazionali maggiori.
Gli inizi
La Federazione Italiana del Football nacque nel 1898, quando il calcio in Italia era ancora a un livello pionieristico. Il primo tentativo di dar vita a una selezione italiana si ebbe già nel 1899 (secondo alcune fonti nel 1895)Lo Sport Illustrato , 28 febbraio 1915, p. 7 quando la FIF selezionò undici giocatori che militavano nel campionato italiano, di cui solo tre italiani, per giocare il 30 aprile un incontro amichevole a Torino, presso il Velodromo Umberto I, contro una rappresentativa svizzera che si impose per due reti a zero. In quell'occasione la rappresentativa italiana indossò una divisa biancoblù che era in effetti quella di gioco del Genoa. I giocatori "italiani" selezionati per quell'incontro furono Beaton, Bosio, Dobbie, Kilpin, Savage e Albert Weber dell' e Agar, De Galleani, Leaver, Pasteur I e Spensley del Genoa.Nel 1899 nasce a Genova il grande Ottavio Barbieri; la Federazione calcistica Italiana sfida la Federazione Svizzera Tuttomercatoweb.comTabellini 1899 Akaiaoi.com
Il 13 gennaio 1910 nacque la nazionale italiana, per merito del presidente della Federazione Italia Giuoco Calcio (dall'anno prima nuovo nome della FIF) Luigi Bosisio.Chiesa, pp. 39-40. A tal fine, in mancanza di allenatori veri e propri ed essendo gli arbitri i più esperti, tra gli addetti ai lavori, sul tasso tecnico dei diversi giocatori che militavano in Prima Categoria (l'odierna Serie A), la FIGC incaricò la Commissione Tecnica Arbitrale di scegliere i giocatori che avrebbero giocato in nazionale per le prime partite.Chiesa, p. 40. La commissione tecnica, formata da Umberto Meazza (), Alberto Crivelli (), Agostino RecalcatiSulla Guida Savallo & Fontana del 1910 (che riporta entrambi i direttivi di U.S. Milanese e Milan F.B. & C.C.) è citato come Responsabile della Sezione Calcio della U.S. Milanese (Biblioteca Nazionale Braidense di Milano). (), Giuseppe Gama () e Giannino Camperio (), designò Umberto Meazza come allenatore.
Il 15 maggio, all'Arena Civica di Milano, l'Italia debuttò contro la e vinse 6-2. Nell'occasione, Francesco Calì dell'Andrea Doria fu il capitano della selezione, mentre il primo storico gol degli Azzurri venne messo a segno da Pietro Lana, autore di una tripletta. Nell'occasione, la nazionale debuttò indossando maglie bianche con lo stemma di Casa Savoia poiché non si era raggiunto ancora l'accordo sui colori della divisa ufficiale.
Pochi giorni dopo l'esordio, l'Italia sfidò l', all'epoca assieme all' tra le selezioni più forti del continente, figlie della «scuola danubiana» che avrebbe dominato fino al primo dopoguerra, accusando una pesante sconfitta. Quella fu la seconda e ultima volta che la nazionale utilizzò maglie bianche con lo stemma di Casa Savoia. Fu deciso che dall'incontro successivo (per combinazione, sempre contro gli ungheresi, il 6 gennaio 1911 a Milano) il colore da utilizzare, proprio in onore dei Savoia, fosse l'azzurro della loro bandiera, al centro della quale v'era lo Scudo Sabaudo rosso con una croce bianca all'interno.Chiesa, p. 44. Da qui il soprannome Gli Azzurri, poi esteso a tutte le altre discipline sportive.
Giochi olimpici 1912
La prima competizione ufficiale alla quale prese parte la nazionale italiana furono i Giochi olimpici di : il 29 giugno 1912, al Tranebergs Idrottsplats, l'Italia, guidata per la prima volta da Vittorio Pozzo, perse nel turno di qualificazione contro la per 2-3 dopo i tempi supplementari. Franco Bontadini, al 10' segnò la prima rete ufficiale della storia azzurra.
Anni 1920 Giochi olimpici 1920 Ai Giochi olimpici di , la nazionale superò il turno di qualificazione battendo a Gand per 2-1 l'. Accedendo per la prima volta al tabellone del torneo olimpico di calcio, gli Azzurri furono subito eliminati nei quarti di finale, a seguito della sconfitta per 3-1 contro la subita allo stadio Olimpico di Anversa.
Giochi olimpici 1924 Quattro anni dopo, al torneo olimpico di , l'Italia affrontò nel turno di qualificazione la : allo Stadio olimpico di Colombes gli Azzurri vinsero per 1-0, grazie ad una autorete degli iberici, ed ebbero accesso al tabellone del torneo olimpico. Negli ottavi di finale, allo stadio Pershing di Parigi, l'Italia superò per 2-0 il , ma venne eliminata ai quarti di finale per mano della , che ebbe la meglio sugli Azzurri grazie al 2-1 inflitto allo stadio Bergeyre, sempre nella capitale francese.
Giochi olimpici 1928
Con il calcio ormai divenuto un fattore di riferimento culturale per l'identità italiana, tanto che la gara contro l'Ungheria del 25 marzo 1928 ricevette copertura radiofonica, la squadra colse le prime soddisfazioni anche sul piano agonistico, aggiudicandosi la medaglia di bronzo al torneo olimpico di Amsterdam.
Dopo aver eliminato Francia e , gli azzurri persero in semifinale con l' terminando la manifestazione sul gradino più basso del podio per la netta vittoria (11-3) contro l'. Nel 1930 giunse invece il successo in Coppa Internazionale, torneo inaugurato nel 1927.
Anni 1930 e 1940: dai successi di Pozzo al post Superga
Pur rinunciando a partecipare – complici le difficoltà organizzative e logistiche – all'edizione inaugurale del campionato del mondo, l'Italia guidata da Vittorio Pozzo in panchina e da Giuseppe Meazza in campo seppe ritagliarsi un ruolo di primo piano nella scena calcistica degli anni 30. Aggiudicatasi la seconda edizione della Coppa Internazionale, nel giugno 1934 la squadra partecipò al mondiale da padrona di casa. A gettare ombre sul trionfo azzurro – consumatosi nella capitale contro una Cecoslovacchia arresasi solamente nei supplementari – furono polemiche relative agli arbitri, il cui operato venne giudicato favorevole agli azzurri per la pressione esercitata dal regime fascista.
Il 14 novembre dello stesso anno la squadra disputò un'amichevole contro l'Inghilterra, rimasta negli annali come battaglia di Highbury: al termine di un sofferto incontro, i britannici si imposero per 3-2. Confermato il successo in Coppa Internazionale nel 1935, l'anno dopo l'Italia di Pozzo rimpinguò ulteriormente la sua bacheca con l'oro olimpico di Berlino: presentatasi in Germania con una nazionale de facto universitaria, decisivo fu il contributo di uno dei pochi professionisti in rosa, Annibale Frossi, autore di una doppietta contro l'Austria nella finale all'Olympiastadion.
Nel 1938 fu poi bissato il titolo mondiale, con la vittoria nell'edizione tenutasi in Francia. L'Italia iniziò il suo percorso dagli ottavi di finale eliminando la nei supplementari, i padroni di casa transalpini nei quarti e il in semifinale; la gara con i sudamericani rimane inoltre celebre per il curioso episodio di cui Meazza fu protagonista, marcando il raddoppio su calcio di rigore mentre era impegnato a sorreggere con una mano i calzoncini cadenti. Nell'atto conclusivo gli azzurri regolarono per 4-2 l'Ungheria, con doppiette di Piola e Colaussi.
Il 12 novembre 1939 la sconfitta in amichevole con la Svizzera pose termine a un'imbattibilità aperta il 24 novembre 1935 (Italia-Ungheria 2-2): i 30 risultati utili consecutivi di Pozzo saranno poi superati da Marcello Lippi, commissario tecnico d'inizio terzo millennio. A caratterizzare le vicissitudini del dopoguerra furono le gesta del Grande Torino, egemonia riversatasi sulla nazionale che l'11 maggio 1947, nell'incontro coi magiari, schierò tra i titolari ben dieci calciatori granata – con l'unica eccezione rappresentata dal portiere juventino Lucidio Sentimenti. La sciagura di Superga, in cui l'intera squadra torinese perì, impoverì notevolmente gli azzurri sotto il profilo tecnico: in segno di lutto, la rappresentativa indossò per un anno la fascia nera al braccio.
Anni 1950 e 1960: il periodo buio e la rinascita La doppia delusione mondiale (1950-1954) La difficile ricostruzione che interessò il movimento calcistico italiano riversò i propri effetti già sul , cui gli azzurri si presentavano tra l'altro da campioni in carica per via del titolo conquistato in Francia dodici anni prima. Nel timore di nuovi incidenti aerei, la squadra si recò in Brasile per via marittima ma durante la traversata non poté svolgere un'adeguata preparazione. Sconfitta di misura dalla nel primo incontro, non superò la fase a gironi malgrado la successiva vittoria sul .
Gli ulteriori fallimenti cui la squadra andò incontro – con l'eliminazione al torneo olimpico di e il penultimo posto in Coppa Internazionale l'anno dopo – indussero la FIGC a istituire un comitato del quale facevano parte, tra gli altri, Lajos Czeizler e l'ex campione mondiale Angelo Schiavio:. venne quindi creata una formazione giovanile riservata ad atleti d'età inferiore ai 22 anni, con una divisa da gioco verde, che nelle intenzioni avrebbe rappresentato un serbatoio da cui attingere per la consorella maggiore. Benché passato alla storia col nome di "Primavera", il contingente giovanile non fornì un contributo significativo allundici principale: ammessa al dopo aver eliminato l', la selezione uscì al primo turno perdendo due volte contro la Svizzera.
La mancata qualificazione al mondiale 1958
A tener banco nelle cronache dell'epoca fu il tema degli oriundi, calciatori d'origine straniera – perlopiù sudamericana – naturalizzati per difendere la maglia azzurra: del gruppo fecero parte Schiaffino, Ghiggia, Montuori, Da Costa e Angelillo. Concludendo un decennio pressoché fallimentare, gli azzurri mancarono l'appuntamento con il . Nel dicembre 1957 la sfida con l' venne trasformata in amichevole per il mancato arrivo dell'arbitro Zsolt, il cui volo aereo fu impedito dalla nebbia: una gara caratterizzata da violenti scontri in campo e sulle tribune finì 2-2. Sconfiggendo per 3-0 il l'Italia parve ipotecare il biglietto, dacché un pari nel recupero con i britannici sarebbe stato sufficiente per qualificarsi al torneo.
La seconda gara si tenne a Belfast il 15 gennaio 1958, ma la sconfitta per 2-1 precluse agli azzurri il raggiungimento della fase finale. A evidenziare il precario stato di forma del calcio tricolore fu poi il presidente del CONI Giulio Onesti, espressosi duramente nei confronti delle società per gli ingenti sforzi economici – a suo dire eccessivi –. e per il tesseramento di atleti stranieri, sollevando dubbi sull'effettivo contributo fornito da essi al campionato nazionale. Il clima di tensione sfociò, nell'agosto 1958, nel commissariamento della federazione al cui vertice dirigenziale fu posto Bruno Zauli.
Le ulteriori disfatte (1962-1966)