Molo (Meu in genovese, pronuncia ) è un quartiere del centro storico di Genova. Situato a ridosso dell'area portuale più antica ha costituito per secoli il centro del potere politico e religioso cittadino. Era uno dei sestieri in cui era suddivisa la città di Genova e confinava a levante con quello di Portoria, a nord con quello della Maddalena a sud e a ponente con l'area portuale.

Compreso in seguito nella ex-circoscrizione Prè-Molo-Maddalena, che riuniva in un'unica entità amministrativa i tre quartieri più antichi del centro storico, è oggi una unità urbanistica del Municipio I Centro-Est.

Descrizione del quartiere

Toponimo Il quartiere prende il nome dal Molo, creato partire dal XIII secolo con l'ampliamento della penisola naturale che delimitava l'insenatura del Mandraccio, la porzione più antica del porto di Genova, oggi interrata. Il Molo, più volte ampliato nel corso dei secoli e fortificato nel XVI secolo, dal Seicento è denominato Molo Vecchio, in contrapposizione al Molo Nuovo, realizzato all'estremo opposto del porto, ai piedi della Lanterna.

Territorio L'"unità urbanistica" del Molo comprende oggi tre aree distinte: La collina di Castello, centro del primo insediamento pre-romano, in posizione dominante sul mare. La zona del centro storico ai piedi della collina di Castello, tra via San Lorenzo e il rio di Soziglia, che scorre al di sotto di piazza Banchi, via Luccoli e via degli Orefici, il cui asse delimita l'area del Molo da quella della Maddalena. Quest'area è stata per secoli il centro del potere politico e religioso cittadino. Il rione propriamente detto del Molo, con le antiche case situate a ridosso delle mura "della Malapaga", affacciate sull'insenatura del Mandraccio.

Gli sviluppi urbanistici nel corso dei secoli hanno interrotto la continuità delle tre aree, isolando dapprima il rione del Molo con la costruzione delle mura "di mare" e di infrastrutture portuali (Portofranco); nell'Ottocento l'apertura di via S. Lorenzo ha creato una netta frattura tra l'area collinare di Castello e il resto del centro storico attiguo alla cattedrale e al Palazzo Ducale.

L'Anonimo Genovese, annalista autore di note storiche sulla città di Genova, così descriveva nel 1818 i confini del sestiere del Molo, sostanzialmente coincidenti con quelli dell'attuale "unità urbanistica":

Nel centro storico genovese sono presenti tuttora numerose targhe con l'indicazione degli antichi sestieri.

Demografia La popolazione dell'"unità urbanistica" del Molo al 31 dicembre 2012 risultava di abitanti.

L'andamento demografico storico evidenzia che, a fronte di una popolazione sostanzialmente stabile per quasi un secolo (da abitanti nel 1861 a 22.947 nel 1951), nella seconda metà del Novecento si assiste al dimezzamento degli abitanti, fenomeno che ha interessato tutti i tre “sestieri” del centro storico (Prè, Molo e Maddalena). L'esodo tocca le punte massime negli anni sessanta, proprio nel momento di maggiore espansione demografica della città nel suo complesso. A partire dai primi anni duemila si assiste ad una ripresa, legata soprattutto all'insediamento di immigrati stranieri. Proprio questa forte presenza straniera (complessivamente i tre quartieri del centro storico hanno con il 21,3% la maggior percentuale di residenti nati all'estero tra tutti i quartieri genovesi) determina alcune anomalie rispetto alla media generale del comune, quali un'elevata presenza di maschi, un'età media più bassa e un'alta percentuale di famiglie composte da una sola persona.Comune di Genova - Ufficio Statistica, Atlante demografico della città, luglio 2008.

Storia Le origini La collina del Castello, a slm, è stata la sede del più antico insediamento pre-romano di Genova, fondato nel VI secolo a.C. da un gruppo di Liguri. Questo primo modesto insediamento fu fortificato nel secolo successivo con la creazione di un "oppidum" in posizione strategica per controllare il sottostante bacino portuale. Il colle si trovava infatti in posizione dominante sull'insenatura naturale del Mandraccio, luogo di scambi commerciali con gli Etruschi e i coloni greci di Marsiglia. Attorno all'oppidum dei Liguri sorse la prima cinta muraria genovese, che si estendeva attorno all'area sommitale della collina, dove oggi sorgono la chiesa di Santa Maria di Castello e la facoltà di architettura.Touring Club Italiano, Guida d'Italia - Liguria, 2009

Le distruzioni causate dai bombardamenti della seconda guerra mondiale ed il conseguente abbandono dell'area hanno favorito l'attuazione di importanti campagne di scavi archeologici che hanno restituito alla città preziosi frammenti del suo passato. Gli scavi condotti a più riprese tra il 1965 e il 1992 sul sito del distrutto monastero di S. Silvestro, al culmine del colle, hanno portato alla luce i resti di alcune strutture murarie riferibili al primo insediamento preromano; il grande numero di iscrizioni e vasellame etruschi rinvenuti dimostrano gli stretti rapporti tra Liguri ed Etruschi testimoniando il contributo dato da questo popolo alla fondazione della città. A partire dal IV secolo a.C. si intensificarono i rapporti con i coloni greci di Marsiglia.

L'oppidum fu distrutto durante la seconda guerra punica (205 a.C.) dal cartaginese Magone. Il piano di ricostruzione voluto dai Romani abbandonò la posizione arroccata dell'oppidum, privilegiando la zona sottostante, quella oggi compresa tra via San Bernardo e via San Lorenzo, morfologicamente più favorevole allo sviluppo urbano e più vicina al porto, mentre il colle divenne una zona marginale, occupata da povere abitazioni e orti.

Il Medioevo In epoca bizantina e longobarda, tra il VI e il VII secolo, gran parte dell'area già occupata dalla città romana venne abbandonata: i rilievi archeologici nella zona della cattedrale di San Lorenzo e del Palazzo Ducale evidenziano in questo periodo un uso agricolo di terreni in precedenza già edificatiLa mia terra, Il Secolo XIX, Genova, 1982, mentre la sommità del colle veniva nuovamente fortificata, anche se il tracciato di queste mura non è stato finora individuato con certezza; la cerchia muraria "carolingia" (IX secolo) racchiuse il colle e la zona di Serravalle, intorno alla chiesa di San Lorenzo, da poco edificata. Sempre nel IX secolo, con il trasferimento della cattedralità dalla chiesa di San Siro a quella di San Lorenzo, l'area circostante divenne il centro del potere politico e religioso, rappresentato dal palazzo episcopale adiacente alla cattedrale, e in seguito dagli insediamenti delle potenti famiglie Fieschi e Doria e dal Palazzo Ducale.

Dopo le distruzioni causate dall'incursione saracena del 936 il vescovo (che accentrava anche il potere civile), oltre al palazzo arcivescovile nei pressi della cattedrale, ebbe a disposizione anche una residenza fortificata alla sommità del colle (costruita nel X secolo e più volte rimaneggiata fino al XIV secolo), accanto alla quale sorse il più antico tempio mariano cittadino, la chiesa di Santa Maria di Castello. Gli scavi archeologici hanno portato alla luce i resti delle fondazioni del castello vescovile e quelle della primitiva chiesa di San Silvestro (XII secolo).F. Caraceni Poleggi, Genova - Guida Sagep, 1984.

All'interno dell'area murata si distinguevano le aree abitative, la cosiddetta "civitas", e la sommità fortificata del colle, il "castrum". Con la rinascita della città l'area compresa entro le mura era divenuta insufficiente per contenere tutta la popolazione, per cui al di fuori della cerchia muraria, nella zona di Soziglia, detta "burgus", si svilupparono piccoli nuclei abitati, in un contesto ancora parzialmente agricolo, come ricordano tuttora i toponimi "Luccoli" (da "lucus", bosco), "Campetto" e "Canneto".

Dal XII secolo una nuova classe nobiliare mercantile prese il sopravvento sulla nobiltà feudale, formando otto "compagne" territoriali, unità associative legate fra loro da interessi economici e politici; la "civitas" fu suddivisa tra le "compagne" di Castello, Maccagnana e Piazzalunga, primo embrione del sestiere del Molo.

Dall'unione di queste aggregazioni nella "Compagna Communis" nacque, sotto la tutela del vescovo, il comune di Genova, che intorno alla metà del secolo, contro l'insidia del Barbarossa, decise la costruzione di una nuova cinta muraria (1155-1160) che inglobò anche tutto il "burgus", portando il limite di ponente dell'area urbana alla porta di Santa Fede o Sottana, oggi conosciuta come "Porta dei Vacca". Le vecchie mura carolingie rimasero il limite amministrativo tra città (Molo) e borgo (Maddalena).

Le consorterie legate alle famiglie nobili ebbero un ruolo decisivo nella formazione del tessuto urbano medioevale. La rivalità tra questi gruppi di potere portava a frequenti spargimenti di sangue, nonostante i tentativi delle autorità comunali di limitare questi scontri cruenti. La Genova medievale venne così a strutturarsi come un insieme di tante cittadelle private, chiamate curiæ, la cui struttura edilizia tipica era costituita dal palazzo, affacciato su una piccola piazza circondata da portici in cui si svolgevano le attività mercantili e protetta da una o più torri alla cui base erano logge aperte di rappresentanza. Attorno alla piazza sorgevano le abitazioni dei membri della consorteria. I nuclei familiari più importanti disponevano anche di una chiesa gentilizia, come i Doria in San Matteo e i Della Volta in San Torpete. Le famiglie avevano il diritto di nominare i parroci di queste chiese e di celebrarvi battesimi, matrimoni e funerali. Gli insediamenti delle famiglie che detenevano il potere economico e politico si svilupparono lungo le vie principali, finendo per relegare i ceti popolari nelle strade marginali, in edifici che venivano continuamente sopraelevati al crescere della popolazione.

Alle aggregazioni legate alle famiglie nobiliari, a partire dal Duecento si sovrapposero quelle legate alle arti e ai mestieri che dettero un significativo impulso allo sviluppo urbano del XIII e XIV secolo. Il ricordo di queste aggregazioni è tuttora presente nella toponomastica del centro storico, dove accanto alle vie e alle piazze con i nomi delle famiglie nobiliari (Cattaneo, Embriaci, Giustiniani, Sauli) si aprono i vicoli in cui artigiani e commercianti avevano le loro botteghe (via degli Orefici, salita Pollaiuoli, vico dei Cartai, vico degli Indoratori).

La costruzione del Molo Vecchio Come nota il DonaverFederico Donaver, Vie di Genova, 1912 i Consoli del comune imposero nel 1134 una tassa sulle navi che approdavano nel porto di Genova, destinata a sostenere le spese di quello che oggi è chiamato Molo Vecchio. Nel 1247 tale frate Oliviero pose mano alla costruzione del molo con grossi macigni tolti alla località detta la Cava. Il molo fu iniziato con riempimento di materiali diversi, formando una lingua di terra verso ponente. L'opera di edificazione della struttura fu proseguita poi da Marino Boccanegra. A varie riprese, tra il 1283 e il 1821, fu prolungato e rafforzato.

Dal XVI secolo al XVIII secolo A partire dal XVI secolo con lo spostamento delle residenze nobiliari verso le "strade nuove" aperte a monte del centro storico, la collina di Castello, con l'eccezione delle isole residenziali di poche famiglie (Giustiniani, Cattaneo), assume una connotazione di carattere popolare con un'economia legata soprattutto ad attività artigianali e commerciali.

Persa la sua importanza strategica, anche il castello vescovile al culmine della collina fu abbandonato e inglobato nel grande complesso monastico di San Silvestro, mentre altri conventi andavano ad occupare parte delle aree curiali già appartenute agli Embriaci (S. Maria in Passione, S. Maria delle Grazie la Nuova), affiancando quello già esistente dei Domenicani di Santa Maria di Castello.