Famoso per la sua definizione di nazione data nel suo discorso Qu'est-ce qu'une nation ? (Che cos'è una nazione?) Con testo originale a seguire. ma anche per i suoi contributi in storia delle religioni, soprattutto in quanto autore della popolare Vie de Jésus (Vita di Gesù), primo volume, pubblicato il 24 giugno 1863, dellHistoire des origines du christianisme (Storia delle origini del cristianesimo).
L'opera fu condannata dall'Indice il 24 agosto 1863 e poi ancora dal Sillabo l'otto dicembre 1864 di papa Mastai-Ferretti e suscitò uno scandalo e una polemica culturale, una vera guerra in Francia e Italia, anche fra cattolici intransigenti e liberali, questi ultimi puntando sulla necessità di una riforma del cattolicesimo.
Teorico della razza ariana e sostenitore di posizioni coloniali e razzistiche molto diffuse ai suoi tempi (anche se in parte diverse dal razzismo del XXI secolo),Césaire, Aimé (2000). Discourse on Colonialism, Joan Pinkham, trans. New York: Monthly Review Press, pp. 37–8.In Che cos'è una nazione? Renan afferma: «Tanto il principio delle nazioni è giusto e legittimo, quanto quello del diritto primordiale delle razze è sbagliato e pieno di pericoli per il vero progresso», «La verità è che non esiste la razza pura e che far appoggiare la politica sull'analisi etnografica, vuol dire farla poggiare su una chimera».. affermò il primato della razza indoeuropea, celebrando l'eccezionalità degli Ebrei come nucleo etnico facente parte a pieno titolo delle "grandi razze civilizzate".George Mosse, autore della monografia Il razzismo in Europa (Mondadori, 1992), lo cita solo un paio di volte (pp. 97, 141-142), e in entrambi i casi parlando della Vita di Gesù. In queste pagine Mosse sostiene che «secondo Renan, l'intolleranza sarebbe una caratteristica ebraica e non cristiana (…) ma, il giudaismo biblico avrebbe perduto la sua importanza persino presso gli stessi ebrei di pari passo con il progredire della civiltà. Ecco perché gli ebrei moderni non sono più svantaggiati dal loro passato e sono in grado di dare importanti contributi al progresso moderno» (p. 142).
Biografia L'infanzia in Bretagna
Nacque a Tréguier in Bretagna da una famiglia di pescatori. Suo nonno, avendo guadagnato una piccola fortuna con un capanno di pesca, comprò una casa a Tréguier e si insediò lì, e suo padre, capitano di un piccolo cutter e ardente repubblicano, sposò la figlia di un uomo d'affari di idee monarchiche proveniente dalla vicina cittadina di Lannion.
Per tutta la sua vita, Renan conservò sentimenti contrastati a proposito delle opposte idee politiche dei genitori. Aveva 5 anni quando suo padre morì e sua sorella, Henriette, più anziana di lui di 12 anni, diventò il capofamiglia morale. Dopo aver tentato invano di tenere una scuola per ragazze a Tréguier, Henriette si trasferì a Parigi come insegnante in un collegio femminile.
Ernest, intanto, fu educato nel seminario del suo paese natale. La sua valutazione scolastica lo descrive come un ragazzo "docile, paziente, diligente, attento, accurato". Mentre i preti gli fornivano basi di matematica e latino, sua madre completò la sua educazione. La madre era di origine bretone e i suoi nonni paterni provenivano da Bordeaux. Renan era solito dire che la sua natura bretone e quella guascona erano costantemente in lotta.
Gli studi a Parigi Nell'estate del 1838 Renan vinse alcuni premi al collegio di Tréguier. La sorella riferì il fatto al dottore della scuola parigina in cui insegnava ed egli lo riferì a Félix-Antoine-Philibert Dupanloup, che era tra gli organizzatori del collegio ecclesiastico di Saint Nicolas du Chardonnet, una scuola dove la giovane nobiltà cattolica e i ragazzi più dotati potevano essere educati insieme, con l'obiettivo di consolidare i legami tra l'aristocrazia e il mondo ecclesiastico.
Dupanloup chiamò a sé Renan, che aveva solo 15 anni e non era mai uscito dalla Bretagna. "Ho imparato con stupore come la conoscenza non fosse un privilegio della Chiesa... Ho compreso il significato delle parole talento, fama e celebrità". La religione gli sembrava totalmente differente tra Tréguier e Parigi. Il cattolicesimo pseudo-scientifico, superficiale e brillante della capitale non soddisfaceva Renan, abituato alla fede austera dei suoi insegnanti bretoni.
Nel 1840, Renan lasciò il Saint Nicolas per studiare filosofia al seminario di Issy-les-Moulineaux. La retorica del Saint Nicolas lo aveva stancato, e sperava di soddisfare la sua intelligenza seria e pragmatica con il vasto e solido materiale della teologia cattolica. Fu attratto dai lavori dei filosofi Thomas Reid e Nicolas Malebranche e in seguito si appassionò ai lavori di Hegel, Immanuel Kant e Herder. Renan cominciò a vedere le contraddizioni tra lo studio della metafisica e la fede che professava e cominciò a sviluppare un desiderio segreto di verità verificabili. "La filosofia eccita e soddisfa l'appetito di verità solo per metà; io desidero la matematica", scrisse a Henriette. La sorella aveva accettato un lavoro più redditizio del precedente presso la famiglia del conte Zamoyski ed esercitava ancora una forte influenza su suo fratello.
Non fu la matematica a placare i dubbi di Renan, ma la filologia. I suoi studi si conclusero a Issy, dove entrò nel collegio di Saint Sulpice per ottenere una laurea in filologia, prima di entrare nella Chiesa e lì cominciare gli studi di ebraico. Notò che la seconda parte del Libro di Isaia differisce dalla prima non solo per stile, ma anche per data; che la grammatica e la storia del Pentateuco sono successive ai tempi di Mosè; che il Libro di Daniele è chiaramente scritto secoli dopo il periodo in cui è ambientato.
Dalla religione alla scienza A poco a poco e in segreto Renan si ritrovò lontano dalla fede religiosa, ma desiderava continuare a vivere la vita dei sacerdoti cattolici. La lotta tra fede e scienza tuttavia fu presto vinta da quest'ultima. Nell'ottobre 1845 Renan lasciò il Saint Sulpice per entrare a Stanislas, un collegio di laici legati alla congregazione dell'Oratorio. Sentendosi ancora legato al dominio della Chiesa, ruppe con qualche riluttanza gli ultimi legami che lo legavano alla vita religiosa ed entrò come assistente alla scuola maschile di M. Crouzet.
Renan, cresciuto dai preti, accolse l'ideale scientifico con una straordinaria fioritura di tutte le sue facoltà. Divenne appassionato dello splendore del cosmo. Alla fine della sua vita scrisse di Amiel: "Un uomo che ha tempo per tenere un diario privato non ha mai compreso l'immensità dell'universo". I precetti delle scienze naturali gli furono insegnati nel 1846 dal chimico Marcellin Berthelot, allora diciottenne, suo studente alla scuola di M. Crouzet. La loro amicizia continuò fino alla morte di Renan. Renan era impegnato come assistente solo la sera mentre durante il giorno continuava le sue ricerche sulla filologia semitica.
Nel 1847 ottenne il Prix Volney, uno dei principali riconoscimenti della Académie des inscriptions et belles-lettres, per il manoscritto della sua Storia Generale e Sistema comparato delle Lingue Semitiche. Venne nominato Agrégé de Philosophie - professore ordinario - e gli venne offerto un posto di direttore in un liceo di Vendôme.
Il personaggio pubblico
Renan non era solo uno studioso. Identifica in San Paolo, così come negli Atti degli Apostoli, un interesse per una vita sociale allargata, per un senso di fraternità e un recupero del sentimento democratico che ispirò L'Avenir de la science (Il Futuro della scienza). Nel 1869 si presentò come candidato per l'opposizione liberale alle elezioni parlamentari di Meaux. Mentre il suo carattere diventava sempre meno aristocratico, il suo liberalismo lo rese più tollerante.
Poco prima della caduta dell'impero francese, Renan si trovò per metà vicino alle posizioni bonapartiste e, se fosse stato eletto alla Camera dei deputati, si sarebbe unito al gruppo dei bonapartisti liberali, sostenitori di un "impero liberale", ma non venne eletto. Un anno dopo fu dichiarata la guerra contro la Prussia. L'Impero cadde e Napoleone III venne esiliato. La guerra fu un punto di svolta per Renan. La Prussia gli era sempre parsa come un rifugio per la scienza libera e il pensiero. Ora, vedendo la terra dei suoi ideali distruggere e mandare in rovina la sua terra natale, prese a considerare i Tedeschi come degli invasori.
Ne La Réforme intellectuelle et morale (1871) Renan tentò di salvaguardare il futuro della Francia, ma era ancora sotto l'influenza tedesca; l'ideale e la disciplina che proponeva alla sua nazione sconfitta erano quelle del suo conquistatore: una società feudale, un governo monarchico, un'élite per cui il resto della nazione svolgeva un ruolo di supporto subordinato; un ideale di onore e doveri imposti da una cerchia ristretta a una moltitudine recalcitrante e sottomessa. È in quest'opera che Renan esprime inoltre alcune delle sue posizioni sulle presunte "razze" umane che nel XXI secolo sono state identificate come idee fondanti del colonialismo e del cosiddetto razzismo scientifico:
Gli errori della Comune di Parigi consolidarono le idee di Renan. Allo stesso tempo, l'ironia da sempre presente nei suoi lavori cominciò a diventare più aspra. I suoi Dialogues philosophiques, scritti nel 1871, l' Ecclesiaste (1882) e l' Anticristo (1876) (Il quarto volume della Storia delle origini del cristianesimo, che trattava l'impero di Nerone) erano incomparabili per il loro genio letterario, ma erano pure esempi di un carattere scettico e disincantato.
La disillusione e la rinnovata fiducia Renan cercò vanamente di convincere il suo paese a seguire i suoi precetti, finché si rassegnò a osservare impotente la sua deriva verso la perdizione. Il progredire degli eventi, al contrario, gli mostrò una Francia ogni giorno più forte: abbandonò la propria incredulità e disillusione e osservò con interesse la lotta per la giustizia e la libertà di una società democratica. Nel quinto e sesto volume della Storia delle origini del cristianesimo (sulla Chiesa cristiana e Marco Aurelio) traspariva la propria riconciliazione con la democrazia, la sua fiducia nell'ascesa graduale dell'uomo, l'attenzione al fatto che le grandi catastrofi non interrompono il lento ma inesorabile progresso del mondo. Si riconciliò, se non con i dogmi, almeno con la bellezza morale del Cattolicesimo e con il ricordo della sua gioventù da credente.
Che cos'è una nazione? «Per le loro caratteristiche diverse, spesso opposte, le nazioni servono l’opera comune della civilizzazione; tutte apportano una nota al grande concerto dell’umanità, che, in fine, è la più alta realtà ideale a cui arriviamo».. Questo celebre scritto deriva da una conferenza tenuta alla Sorbona nel 1882. Renan spiega che le nazioni sono un fenomeno nuovo nella storia, sconosciuto all'antichità.
Qual è il principio su cui si fonda una nazione? L'autore contesta una serie di risposte spesso invocate. Quella di Renan può essere considerata una concezione contrattualistica della nazione, basata sulla volontà di un popolo di formare una nazione, in contrapposizione alla concezione tedesca ottocentesca che si suppone molto più di tipo "essenzialistico", basata su cultura, lingua, religione e razza. I Discorsi alla nazione tedesca di Fichte sono spesso presi come esempio di questo tipo.