Le opposizioni realista e giacobina si manifestarono all'indomani della rapida ascesa di Napoleone Bonaparte, divenuto Primo Console nel 1799. Si trattava di opposizioni quasi sempre clandestine, condotte da parte di due fazioni estreme e fra loro nemiche: i realisti ed i giacobini.
Origine delle opposizioni I primi nemici giurati Napoleone se li fece già il 13 vendemmiaio dell'anno IV (5 ottobre 1795) quando, dopo la sua frettolosa reintegrazione nell'esercito con il precedente grado di generale di brigata da parte del Direttorio, ordinò ai suoi artiglieri di sparare a mitraglia sui controrivoluzionari realisti ammassati sulle gradinate della chiesa di San Rocco in Parigi, uccidendone circa trecento. Così facendo si meritò il plauso dei deputati della Convenzione (che il 26 dello stesso mese lo nominò comandante in capo dell'Armata dell'Interno) e la gratitudine del Direttore Barras (che gli procurò il 16 ottobre il grado di generale di divisione), ma anche il soprannome di generale 13 vendemmiaio e l'odio eterno da parte dei tanti nostalgici della monarchia.
L'opposizione giacobina invece emerse fin dal momento della sua nomina a Primo Console del 21 frimaio dell'anno VIII (12 dicembre 1799), in seguito al colpo di Stato del 18 brumaio e la successiva (tre giorni dopo) promulgazione della Costituzione della Repubblica Francese dell'Anno VIII.Tale data viene anche considerata convenzionalmente dagli storici quella della fine della rivoluzione francese (J. Tulard, J. F. Fayard, A. Fierro, Histoire e Dictionaire de la Revolution française, Paris, Éditions Robert Laffont, 1998, ISBN 2-221-08850-6). L'accusa mossagli dai rivoluzionari era quella di voler instaurare un regime simil-monarchico, tradendo così gli ideali repubblicani. L'incoronazione di Napoleone ad imperatore del 1804 confermò la fondatezza di questi timori. Napoleone naturalmente sapeva e non esitava a prendere misure drastiche. La prima fu il controllo della stampa. All'inizio del 1800, appena nominato primo console, fece sopprimere ben settanta testate giornalistiche, colpevoli di non essere sufficientemente allineate.Max Gallo, Napoléon, Paris, Edition Robert Laffont, 1997, nella traduzione èdita da Arnoldo Mondadori per la Biblioteca Storica del quotidiano: Il Giornale, pag. 260
La congiura dei pugnali La reazione dei giacobini non si fece attendere e la sera del 10 ottobre di quell'anno Napoleone, mentre assisteva ad un'opera al Théatre de la République, sarebbe dovuto cadere sotto le pugnalate di quattro sicari, il pittore Francesco Topino-Lebrun, lo scultore Giuseppe Ceracchi, Joseph Antoine Aréna e Domenico Demerville.Giuseppe Antonio Aréna era un còrso come Napoleone e suo fratello Bartolomeo faceva parte dei deputati dell'Assemblea dei Cinquecento che il 18 brumaio 1799 a Saint-Cloud aggredirono l'allora giovane generale Bonaparte Il complotto fu sventato all'ultimo momento grazie ad una soffiata, che consentì alla polizia di intervenire arrestando i tre, proprio in teatro.Max Gallo, op. cit., pag. 283; vedi anche: Constant Wairy, Il Valletto di Napoleone, pag. 57 L'evento passerà alla storia con il nome di "congiura dei pugnali". Poco dopo comparve in Parigi un libello intitolato Parallelo fra Cesare, Cromwell, Monck e Bonaparte, a firma di un ex-emigrée, il marchese Louis de Fontanes, forse amante della sorella di Napoleone, Elisa, ove si diceva che Napoleone, doveva essere paragonato più a George MonckGeorge Monck, I duca di Albemarle, conte di Torrington e barone di Potheridge, fu il generale inglese che, dopo aver combattuto in Irlanda per i realisti di Carlo I, poi per i repubblicani di Oliver Cromwell, portò a Carlo II, in esilio a Breda, la petizione parlamentare che gli chiedeva di rientrare in patria per salire sul trono inglese come successore del padre Carlo I. che agli altri personaggi nominati nel titolo. E la cosa più scandalosa era che questo de Fontanes godeva della protezione del fratello di Napoleone, Luciano Bonaparte.Max Gallo, op. cit., pag. 285 Il libello pareva fatto apposta per gettare olio sul fuoco dell'ira giacobina: il paragone adombrava l'ipotesi che Napoleone fosse il traghettatore che avrebbe riportato i Borbone sul trono di Francia.
Gli chouan
Ma anche i realisti si davano da fare. La Vandea era in continuo fermento. Gli chouanRivoltosi controrivoluzionari vandeani. Il nome, di etimo incerto, era stato attribuito a mo' di soprannome ad uno dei primi capi della rivolta, Jean Cottereau. Esso deriverebbe a sua volta da chouette (civetta) o da chouette-hulotte (allocco), quest'ultimo detto nel dialetto bretone chat-huan o chouin, e da huant, participio presente di huer, urlare o stridere, e riecheggerebbe il verso che i contrabbandieri di sale (molto diffusi ed attivi in Bretagna) si scambiavano la notte come segno di riconoscimento., guerriglieri di estrazione popolare, non si erano tutti arresi e non tutti avevano accettato il compromesso riconciliativo firmato il 14 febbraio 1800 nel castello di Beauregard, Saint-Avé de Morbihan, con il generale Brune, e continuavano la loro guerra sotterranea guidati dal loro leader storico Georges Cadoudal. Inoltre una nutrita schiera di nobili emigrées, guidata dall'anziano Luigi-Giuseppe di Borbone-Condé, coadiuvato dal figlio Luigi-Enrico-Giuseppe, duca di Borbone e dal nipote Luigi-Antonio Enrico, 10º duca di Enghien, dopo aver combattuto contro la Francia a fianco degli imperi centrali, continuava a tessere trame contro Napoleone, finanziati e sostenuti dal governo inglese.
L'attentato di Rue Saint Nicaise
La sera del 24 dicembre 1800], mentre la carrozza del Primo Console si stava dirigendo all'Opera per assistere ad un oratorio di Haydn, in rue Saint Nicaise si trovò la strada sbarrata da un carretto che portava una grossa botte ed era trainato da un cavallo. Mentre il carretto si spostava lentamente, il cocchiere di Napoleone, certo Germani, detto César, veterano della Campagna d'Egitto, intravide un passaggio e frustò i cavalli accelerandone l'andatura. La carrozza oltrepassò il carretto e svoltò così in Rue de la Loi quando, un attimo dopo, si udì una forte esplosione: la botte sul carretto era imbottita di polvere da cannone e di chiodi e la proiezione di questi, come una sventagliata di mitraglia, uccise 22 persone e ne ferì un centinaio.Nelle sue memorie Napoleone riferisce che César era ubriaco ed avrebbe compiuto la manovra per semplice impazienza ma Costant Wairy, valletto di Napoleone, smentisce la circostanza: secondo lui Napoleone vide male o fu mal informato poiché lui ricorda di aver incontrato e parlato con César subito dopo l'attentato e di averlo trovato perfettamente sobrio (Costant Wairy, op. cit., pag. 56) La carrozza di Giuseppina, che viaggiava con la figlia Ortensia e con la sorella di Napoleone, Carolina, era, contrariamente al previsto, parecchio distanziata a causa di un contrattempo, che salvò così la vita anche a loro. Questo attentato passò alla storia con il nome di Attentato di Rue Saint Nicaise od Attentato della macchina infernale.
A così breve distanza dalla congiura dei pugnali, il pensiero di Napoleone andò subito ai giacobini, e ne ordinò una repressione esemplare, nonostante che il Ministro di polizia Joseph Fouché sostenesse qualche giorno dopo che gli ideatori del tentativo di assassinio del Primo Console erano realisti chouan, e ne producesse anche le generalità. Furono arrestati 133 giacobini, due terzi dei quali furono inviati ai primi di gennaio alle isole Seychelles nell'Oceano IndianoDetta così, al giorno d'oggi, sembrerebbe più un premio che una condanna, ma evidentemente all'inizio del XIX secolo le isole Seychelles non costituivano un'attrattiva. ed i rimanenti finirono alla Caienna. Nello stesso mese i quattro attentatori mancati della congiura dei pugnali venivano ghigliottinati.
Il rapimento e l'esecuzione del duca di Enghien
Il 19 ottobre 1800 venne emesso il primo decreto sugli emigrées: essi potranno rientrare liberamente in Francia, ed essere nuovamente iscritti nelle liste anagrafiche, a patto di giurare fedeltà alla Costituzione. Due anni dopo venne loro concessa un'amnistia generale. Il 16 luglio 1801 Napoleone firmò il nuovo Concordato con la Chiesa cattolica, ottenendo così nuovi consensi fra il clero ed i realisti moderati, ma inimicandosi ancor di più gli estremisti giacobini. Nel febbraio 1804 giunse una notizia allarmante: lo chouan Georges Cadoudal, da qualche anno esule in Inghilterra da dove tirava le fila della fronda vandeana, era sbarcato clandestinamente in Francia, per attentare alla sua vita e restaurare la monarchia assoluta con Carlo X. Clandestinamente era rientrato anche l'ex generale Pichegru, già deportato alla Caienna nel 1797, fuggito dalla colonia penale poco dopo e rifugiatosi a Londra.
I rapporti di polizia riferivano che i due fuoriusciti si erano incontrati anche con il generale Moreau. Napoleone ricordò subito che nel 1797, poco prima del colpo di stato del 18 fruttidoro, reazione a quello previsto da parte dei realisti, Moreau era già in possesso di documenti che accusavano inequivocabilmente l'amico Pichegru, ma li consegnò solo quando il colpo di stato realista era stato sventato. Pichegru e Moreau furono quasi subito arrestati e tradotti nel carcere del Tempio, ma l'arresto del popolarissimo Moreau scatenò la furia dei vecchi rivoluzionari. Manifesti clandestini inneggianti a Moreau ed auguranti la morte a Napoleone comparvero sui muri di Parigi.
Napoleone seguiva febbrilmente le indagini di polizia: aveva istituito uno speciale ufficio di istruzione per i reati contro la sua persona, cui aveva preposto il consigliere di Stato Pierre-François Réal quale giudice istruttore speciale e dal quale esigeva rapporti continui sulle indagini, come faceva con il capo della polizia Fouché e con quello della polizia militare, generale Savary. Fu così informato che l'ex-generale Dumouriez, già eroe delle prime battaglie dell'esercito rivoluzionario contro prussiani ed austriaci e passato successivamente al nemico, ed un ufficiale inglese, certo Spencer Smith, il cui compito sarebbe stato quello di fare da trait d'union fra governo inglese e realisti francesi in esilio, in particolare come ufficiale reclutatore e pagatore, si trovavano ad Ettenheim, nel Baden. Ivi risiedeva uno dei più attivi nemici del suo impero, il giovane duca di Enghien che, dopo la pace di Lunéville (febbraio 1801)Il trattato di Lunéville aveva segnato la dissoluzione della armata degli emigrées, organizzata da Luigi-Giuseppe, principe di Borbone-Condé, nonno del duca di Enghien, nella quale il duca aveva militato valorosamente come ufficiale di cavalleria. aveva sposato segretamente Carlotta di Rohan-Rochefort, nipote del cardinale di Rohan e si era colà trasferito con la sposa.
Tutto ciò, unitamente all'arrivo in Francia di Cadoudal e di Pichegru, faceva presumere che i realisti stessero preparando qualcosa di grosso. Intanto il 9 marzo la polizia di Fouché e Réal aveva messo le mani su Cadoudal. Tanto bastava per convincere Napoleone che si stava ordendo un secondo complotto contro la sua persona. Dopo una riunione con il Ministro di polizia FouchéFouché era appena stato reintegrato nella carica di ministro. Nel 1802 Napoleone, che non lo aveva mai avuto in simpatia anzi, ne diffidava, lo aveva elegantemente mandato in pensione abolendo il ministero di polizia e gratificando l'ex ministro con quattrini e terre., il giudice inquisitore Réal, il ministro degli esteri Talleyrand, il generale Gioacchino Murat, ed altri notabili, con uno solo dei presenti apertamente contrario alle decisioni prese, Murat, Napoleone diede ordine di accerchiare Ettenheim, arrestare i presunti cospiratori e tradurli a Parigi. Per questo fu mobilitato un reggimento di oltre mille dragoni agli ordini del generale Ordener.