Lassedio di Masada (o Massada, in ebraico Metzada) è stato l'episodio che concluse la prima guerra giudaica, nel 73.
Nel 66 la fortezza di Masada era stata conquistata da un migliaio di Sicarii che vi si insediarono con donne e bambini; quattro anni dopo (nel 70), una volta caduta Gerusalemme, vi trovarono rifugio gli ultimi strenui ribelli zeloti non ancora disposti a darsi per vinti.
L'esercito romano, guidato da Lucio Flavio Silva, affrontò in un arduo assedio questo nutrito gruppo di ribelli che si erano arroccati nella fortezza considerata inespugnabile a cagione delle avversità che presentava il luogo nei confronti di eventuali assedianti. Nonostante ciò, i Romani conquistarono la cittadella trovandovi i cadaveri di quasi tutti gli assediati, dovuti a un suicidio di massa.
Contesto storico
Nel 66, il procurator Augusti della Giudea, Gessio Floro, pretese che fossero prelevati diciassette talenti dal Tempio e, trovando una forte opposizione da parte degli ebrei, mandò avanti i propri soldati, che provocarono la morte di persone.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, II, 14. In seguito Floro, con il pretesto di avere una dimostrazione di fedeltà da parte dei Giudei, ordinò che accogliessero due coorti dell'esercito romano che si stavano dirigendo a Gerusalemme da Cesarea. Le coorti avevano l'ordine di attaccare la folla qualora questa avesse insultato Floro, cosa che avvenne, provocando un altro intervento contro la popolazione; le coorti, facendo uso della forza per raggiungere la fortezza Antonia, il forte di Gerusalemme a ridosso del Tempio, vennero assalite dalla popolazione, perciò Floro, sedata l'agitazione, disse che sarebbe partito da Gerusalemme per andare a Cesarea, lasciando un presidio all'Antonia.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, II, 15.
Floro, alla presenza del governatore di Siria Gaio Cestio Gallo, dichiarò che erano stati i Giudei ad iniziare i disordini. Dopo la visita a Gerusalemme degli ispettori di Cestio, che diede ragione ai Giudei, la situazione sembrò distendersi, ma le frange ebraiche più radicali diedero inizio alla guerra occupando Masada, sterminandone la guarnigione romana, mentre Eleazaro ben Simone, sacerdote del Tempio, proibì di eseguire i consueti sacrifici in favore dei Romani e occupò il Tempio. Floro inviò duemila cavalieri a domare la rivolta, che si era estesa a tutta la città alta. I rivoltosi, guidati da un certo Menahem, incendiarono gli edifici romani della città, mentre il sommo sacerdote del Tempio, Anania, venne assassinato fuori città. Menahem venne ucciso a sua volta quando fu raggiunto dagli uomini di Eleazaro, e i pochi seguaci scampati fuggirono a Masada.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, II, 17.
Due anni più tardi, nel 68, la fortezza di Masada, costruita dal re Erode il Grande tra il 37 ed il 31 a.C. per nascondervi i suoi tesori in caso di guerra, venne occupata da una banda detta dei Sicarii, che fino a quel momento si era limitata a saccheggiare il territorio limitrofo, rubacchiando solo lo stretto necessario per vivere, poiché la paura conteneva la loro voglia di estendere le loro rapine. Quando però seppero che l'esercito romano non si muoveva e che Gerusalemme era dilaniata dalla guerra civile, si decisero a intraprendere azioni a più largo raggio.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, IV, 7.2.
Il giorno della festa degli Azzimi, che gli ebrei celebrano in ricordo della liberazione dalla schiavitù in Egitto, i predoni di Masada diedero l'assalto a una cittadina di nome Engadde, compiendovi un massacro in cui persero la vita anche settecento tra donne e bambini. Saccheggiarono le case e s'impadronirono delle riserve di prodotti agricoli trasportando tutto il bottino a Masada. Poi fu la volta di altri villaggi nei dintorni della fortezza, che furono presi d'assalto mentre le file di questi briganti andavano a ingrossarsi sempre più. Altre bande armate, che fino a quel momento erano rimaste tranquille, insorsero in diverse parti della Giudea. E così la guerra civile fece sì che i briganti potessero compiere rapine e saccheggi con grande rapidità, senza che nessuno potesse bloccarli o punirli. Non c'era infatti territorio della Giudea che non fosse stato devastato, come lo era, invece per altri motivi, quello della sua capitale, Gerusalemme.
La guerra contro i Giudei proseguì fino a quando Tito Cesare, portò a termine il lungo assedio di Gerusalemme (nel 70). Nel corso dell'inverno successivo si recò a Berito. Riprese il cammino e in tutte le città della Siria in cui passò, offrì magnifici ludi utilizzando i prigionieri giudei.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, VII, 5.1. Il popolo di Antiochia, quando seppe che il comandante romano era vicino, gli mosse incontro e si dispose ai margini della strada fra grandi acclamazioni, accompagnandolo fino in città. Qui lo pregarono di cacciare i Giudei ma Tito non acconsentì. Proseguì fino a Zeugma sull'Eufrate, dove lo aspettava un'ambasceria di Vologase I di Partia con una corona d'oro per la vittoria sui Giudei.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, VII, 5.2. Tornato in Siria decise di far ritorno in Egitto. Passò nuovamente da Gerusalemme e di fronte alla devastazione, ricordando l'antico splendore della città, si commosse. Proseguì fino a raggiungere Alessandria d'Egitto. Qui, prima di imbarcarsi per l'Italia, inviò alle sedi di provenienza le due legioni che l'avevano accompagnato, la legio V Macedonica in Mesia e la legio XV Apollinaris in Pannonia.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, VII, 5.3.
Quanto ai prigionieri, dispose di mandare subito in Italia i due capi, Simone e Giovanni, insieme ad altri 700, scelti per statura e prestanza fisica, per trascinarli in catene nel trionfo. Il viaggio per mare fu felice e Roma gli riservò un'accoglienza entusiastica come era accaduto in passato a suo padre, Vespasiano, che lo attendeva nella capitale con il fratello, Domiziano. Pochi giorni più tardi, Vespasiano dispose di celebrare un unico trionfo, sebbene il senato ne avesse decretato uno per ciascuno. Una volta avvisati sulla data della celebrazione, gli abitanti di Roma uscirono a prendere posto dovunque si potesse, lasciando libero solo il passaggio per far sfilare il corteo.
Sesto Lucilio Basso, che era stato inviato in Giudea come legatus Augusti pro praetore, ricevendo le consegne da Sesto Vettuleno Ceriale, dopo aver preso la fortezza di Herodion con tutta la guarnigione, riunì insieme alla legio X Fretensis anche le forze ausiliarie che si trovavano distaccate in vari forti e fortini della zona, e decise di marciare contro Macheronte. Era, infatti, assolutamente necessario conquistare questa fortezza, per evitare una nuova rivolta. Dopo una breve resistenza, la fortezza capitolò in mano romana grazie ad uno stratagemma. Un giovane e coraggioso di Macheronte era stato fatto prigioniero dai Romani. Dopo aver dato ordine di denudarlo e flagellarlo, Basso si accorse che i Giudei furono profondamente turbati per la sorte del giovane, lamentandosi e gemendo per l'accaduto. Al notare ciò, il comandante romano volle portare il loro dolore all'esasperazione in modo da costringerli a consegnare la fortezza in cambio della grazia al giovane, tanto che le sue speranze non andarono deluse.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, VII, 6.1-4.
Casus belli Al governo della Giudea, succedette Lucio Flavio Silva, poiché Sesto Lucilio Basso era morto improvvisamente (nel 72). Il nuovo governatore, avendo osservato che tutta la regione era stata sottomessa tranne un'unica fortezza ancora in mano ai ribelli, radunò la sua armata e marciò su di essa. Si trattava di Masada. Essa era stata occupata dai Sicarii, che avevano eletto quale loro capo Eleazar Ben Yair, un uomo potente, discendente da quel Giuda che aveva persuaso molti Giudei a sottrarsi al censimento fatto nel 6-7 d.C. da Publio Sulpicio Quirinio in Giudea.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, VII, 8.1.
Forze in campo Romani
Lucio Flavio Silva, che era stato inviato in Giudea come legatus Augusti pro praetore verso la seconda metà del 72, poiché il precedente governatore, Sesto Lucilio Basso, era morto, riunì insieme alla legio X Fretensis le forze ausiliarie che si trovavano distaccate in vari forti e fortini della zona, e decise di marciare contro Masada. Era necessario conquistare l'ultima roccaforte in mano ai Giudei.
Sicarii Sappiamo che in quel periodo, i Sicarii ordirono una congiura contro quelli che erano disposti a sottomettersi ai Romani, combattendoli come se fossero nemici, depredandoli dei loro averi e del loro bestiame, appiccando il fuoco alle loro case. Essi sostenevano che non vi fosse nessuna differenza fra loro e gli stranieri, poiché si erano ormai rassegnati a perdere la loro libertà per la quale i Giudei avevano tanto lottato. In realtà, se inizialmente si unirono ai Giudei nella ribellione, prendendo parte attiva nella guerra contro i Romani, in seguito compirono atrocità terribili verso chi denunciava le loro malefatte.
Assedio Opere d'assedio romane e primi scontri
Il comandante romano mosse contro Eleazar e la sua banda di sicarii che occupavano Masada, assicurandosi prima il controllo dell'intera zona circostante, stabilendovi presidi nei luoghi più opportuni. Subito dopo innalzò un muro tutt'intorno alla fortezza, perché nessuno degli assediati potesse fuggire, e vi pose a guardia delle sentinelle.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, VII, 8.2.
Si accampò quindi con la legio X Fretensis per condurre le operazioni d'assedio, dove le pareti a strapiombo della fortezza risultano più prossime alla vicina montagna, anche se risultava in posizione poco comoda per i rifornimenti. Qui infatti le vettovaglie e l'acqua dovevano essere trasportate da lontano, con grande pena dei Giudei addetti a questo lavoro, poiché sul luogo non vi era neppure una sorgente. Disposto tutto ciò, Silva si dedicò all'assedio, che richiese grande abilità strategica e sforzi non indifferenti per la straordinaria solidità della fortezza.
Opere difensive di Masada
La fortezza di Masada si presentò ai Romani come un massiccio roccioso di non piccole dimensioni e di ragguardevole altezza. Era circondata tutt'intorno da profondi burroni, che —dice Giuseppe Flavio— «nessun essere vivente potrebbe scalare», tranne in due punti dove è possibile ascendere, seppure con non poche difficoltà. Questi due soli punti di accesso sono: uno a oriente, al termine della pista che giunge dal lago Asfaltite e chiamata "sentiero del Serpente", l'altro a occidente, dove giunge una pista di miglior accesso.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, VII, 8.3.
Il primo che vi costruì una fortezza fu il sommo sacerdote Gionata, e la chiamò Masada. In seguito il re Erode il Grande ne rafforzò l'impianto iniziale (tra il 37 a.C. e il 31 a.C.). Egli costruì intorno al pianoro sommitale un muro di pietra bianca lungo sette stadi (pari a metri), alto dodici cubiti (5,3 metri), spesso otto (3,5 metri), lungo il quale furono poste 37 torri, alte ciascuna cinquanta cubiti (22 metri) e da queste si poteva accedere ai locali adiacenti, costruiti a ridosso del muro di cinta.
Erode poi preferì lasciare libera, per la coltivazione, la spianata, poiché si trattava di un terreno più fertile e più soffice di qualsiasi altro campo in pianura. In questo modo egli aveva previsto, in caso di assedio, di poter procurare alla popolazione tutte le risorse alimentari necessarie. Costruì quindi una reggia ai margini delle pendici verso occidente, ad un livello più basso del muro di cinta. Le mura perimetrali della reggia erano molto imponenti, con quattro torri angolari alte sessanta cubiti ciascuna (26,7 metri). L'interno della reggia aveva sale, porticati, bagni, ciascuno di varia fattura. Ovunque erano state poste colonne monolitiche, mentre le pareti e i pavimenti erano fatti con pietre di varia natura.