Spesso fu definito "antiguru" o come "l'uomo che rifiutò di essere un guru". Non va confuso con Jiddu Krishnamurti, anch'egli filosofo, mistico e oratore. Benché il loro insegnamento sia simile in alcuni punti, così come alcune loro esperienze biografiche, per un periodo intrattennero un dialogo diretto che però si interruppe con una rottura. In seguito a ciò, influenzato anche da Jiddu Krishnamurti stesso, U.G. pervenne ad una nuova consapevolezza mistica elaborando il proprio pensiero basato sul raggiungimento dello stato naturale. Egli fu, volutamente, un pensatore non filosoficamente organizzato, nonché radicalmente opposto alle tradizioni religiose e alle convenzioni, sebbene da alcuni apparentato ad una versione modernizzata degli insegnamenti non duali di tipo Advaita Vedānta.

Biografia e attività U.G. rimase orfano di madre, altro elemento in comune con Jiddu, ed entrambi appartenevano alla casta dei brahmini. Venne cresciuto con i nonni materni; la madre prima di morire avrebbe detto che lui "era nato per un destino incommensurabilmente alto" e suo nonno prese sul serio questa profezia. Il nonno era un induista ortodosso da un lato, ma era molto legato alla teosofia dall'altro e, cercando di introdurre il nipote nello stesso ambito, fece sì che U.G. ebbe a che fare con Jiddu Krishnamurti, cresciuto negli ambienti teosofici che poi lasciò, per essere il "Maestro del Mondo", e che aveva ricevuto da un astrologo la stessa profezia. A detta di U.G. suo nonno era un uomo collerico e violento nonostante tutte le pratiche meditative in cui si esercitava."Mio nonno soleva meditare, (Egli è morto e non voglio dire nulla di brutto su di lui), per una o due ore, in una stanza separata. Un giorno un infante, di circa un anno e mezzo o due, scoppiò a piangere per qualche ragione. Mio nonno uscì dalla stanza di meditazione ed iniziò picchiarlo finché non divenne quasi blu. - E questo era un uomo che meditava due ore al giorno – Quell’esperienza ha creato in me, (non mi piace usare termini psicologici ma non c'è scampo ad essi), una sorta di esperienza traumatica. Pensavo: - Ci deve essere qualche cosa di assurdo riguardo a questa pratica della meditazione. Le vite di chi medita sono assolutamente vuote. Quelli che meditano dicono cose meravigliose, si esprimono in modo molto bello. Ma cosa dire circa il loro comportamento? C'è qualche paura nevrotica nelle loro vite: loro parlano di cose che non sono inerenti a come agiscono. Cosa c'è di sbagliato in loro?" Fino a 21 anni anche U.G. fu un membro della Società Teosofica. Per lungo periodo studiò yoga con Swami Sivananda. Lo lasciò perché riteneva ipocrita e innaturale il suo atteggiamento ascetico verso la sessualità, che da lui fu sempre vista come una cosa giusta e naturale.U.G. Krishnamurti, No Way Out, Chapter 8: U.G. Krishnamurti in seguito si sposò ed ebbe quattro figli. Conobbe anche un altro celebre guru, Ramana Maharshi, ma rimase deluso anche da questo incontro. La "calamità" e lo stato naturale U.G. praticò yoga e meditazione per anni. Per diverso tempo U.G. viaggiò per tutto il mondo come conferenziere. Nel 1955 lui, la moglie e i figli andarono negli Stati Uniti alla ricerca di una cura per il figlio più grande, malato di poliomielite ma nel 1961 i soldi finirono, e il matrimonio entrò in crisi. La sua famiglia tornò in India ed andò in Inghilterra, dove visse ospite di maestri indiani, come senzatetto o in una vita abbastanza disordinata. U.G. Krishnamurti riferì, in seguito, di avere intrattenuto poi con Jiddu Krishnamurti, per un periodo, dopo averlo conosciuto a incontri pubblici, prima e dopo il 1967, discussioni quasi giornaliere le quali – asseriva – non procuravano alcuna soddisfacente risposta alle sue domande. Alla fine i loro incontri cessarono. Così descrisse parte della loro ultima discussione: In realtà lo rivide alcuni anni dopo quando fu spinto da amici ad assistere a due conferenze di Jiddu, tuttavia i loro rapporti non furono più buoni.

Ma proprio come il suo omonimo, che ebbe una particolare esperienza mistica che chiamava "processo" (che però si ripeteva per anni), anche U.G. Krishnamurti ebbe un'esperienza di illuminazione improvvisa somigliante che soprannominò "la calamità": ne parlò come un'esplosione interna, che lo portò in uno stato di dolore e di estasi al tempo stesso che durò diversi giorni. Ciò avvenne nel 1967, in Svizzera, a 49 anni, dove viveva da un po'. Le prime avvisaglie cominciarono con una forte emicrania, poi esperienze dissociative. Proprio nel periodo svizzero aveva cominciato a seguire le conferenze di Krishnamurti, ma non aveva il denaro per tornare in India.

Nel luglio 1967 U.G. era a Parigi, e fu invitato dagli amici a una conferenza di Jiddu Krishnamurti, ma siccome era a pagamento, preferì andare ad uno spogliarello nel locale di music-hall Les Folies Bergèr. Lì ebbe però un'esperienza simile al samadhi mentre vedeva una ballerina ("guardavo lo spettacolo e non sapevo se ero io che stavo danzando o se c'era la danzatrice fuori di me che danzava – Era una cosa molto strana, sentivo il movimento dentro di me (questa ora è diventata una cosa naturale). Non c'era divisione, non c'era nessuno che guardava la danzatrice. Questa esperienza particolare di assenza di divisione tra me e le danzatrici andò avanti per un po’ – poi noi uscimmo dal teatro"). In seguito andò a una conferenza gratuita di Krishnamurti. Mentre Jiddu parlava della propria "illuminazione", U.G. sostenne che, mentre lo ascoltava "mi accadde qualcosa di divertente: la strana sensazione che stesse descrivendo il mio stato e non il suo stato. Perché volevo conoscere il suo stato? Stava descrivendo qualcosa, alcuni movimenti, una certa consapevolezza, un po' di silenzio..." Fino ad allora U.G., che pur riteneva di avere raggiunto alcuni poteri, tra cui di chiaroveggenza"Prima del mio quarantanovesimo anno io avevo molti poteri e molte esperienze, ma non gli prestavo grande attenzione. Quando incontravo qualcuno potevo vederne passato, presente e futuro senza che lui mi avesse detto nulla. Io ero stupito e mi chiedevo come mai avessi quei poteri? Qualche volta dicevo qualche cosa e quella cosa si avverava. Io non capivo il meccanismo di quella cosa. Mi chiedevo com’era possibile per me dire quelle cose. Questo fatto aveva, a volte, spiacevoli conseguenze e creava sofferenza nelle persone.", si considerava insoddisfatto. Dopo essere andato in Svizzera, continuò ad arrovellarsi su queste domande suscitate in lui.

Il giorno successivo U.G. stava nuovamente riflettendo sulla domanda "Come faccio a sapere di essere in quello stato?" senza alcuna risposta imminente. In seguito raccontò che quando si rese conto all'improvviso che la domanda non aveva risposta, ci fu una reazione fisica, oltre che psicologica, inaspettata. Gli sembrò come "un'improvvisa 'esplosione' interiore, che fece esplodere, per così dire, ogni cellula, ogni nervo e ogni ghiandola del mio corpo".

Con "ghiandole", intendeva probabilmente il termine indù chakra, identificandone uno con la ghiandola pineale. Iniziò a sperimentare quella che chiamò "la calamità", una serie di bizzarre trasformazioni fisiologiche che ebbero luogo nel corso di una settimana, influenzando ciascuno dei suoi sensi e risultando infine in un'esperienza simile alla morte e in un senso di vacuità. U.G. cominciò a non sentirsi bene fisicamente e così descrisse il tutto:

In seguito egli si sentì in uno stato diverso, la "post-calamità", che definì lo "stato naturale". Allora cominciò diversi viaggi per il mondo per discutere con chi assisteva ai suoi discorsi, rifiutando pagamenti in denaro.Krishnamurti, U. G.; Rodney Arms (2001). Mystique of Enlightenment Part One (3rd ed.). Retrieved 5 September 2007.

Le sue conferenze erano perlopiù dialoghi nello stile satsang.

Salute U.G. Krishnamurti era noto per le sue insolite preferenze di dieta e per una salute molto robusta. Portando con sé una "cucina portatile" in una piccola valigia durante i suoi viaggi, cucinava da sé i suoi pasti, a volte anche per gli amici; la valigia conteneva perlopiù sale da cucina e panna, con cui preparava semplici pasti unendoli a ingredienti del luogo, e seguendo una dieta vegetariana (lacto-vegetariano come buona parte degli indianiLa dieta latto-vegetariana, che comprende solo alimenti vegetali e latticini prodotti rispettando gli animali è simile alla dieta latto-ovo-vegetariana, ma esclude anche le uova, e meno rigorosa del vegetarianismo integrale di Gandhi. Anche Jiddu Krishnamurti seguiva la stessa dieta. È un modello dietetico frequente nella tradizione indiana di cui fanno parte le diete sattviche o yogiche e altre di estrazione induista come la dieta viṣṇuita, tra i cui precetti è compresa anche l'astensione dai funghi, dall'aglio, dalla cipolla e dai tartufi. La dieta latto-vegetariana è molto diffusa nel subcontinente indiano tra i fedeli delle religioni dharmiche (Induismo, Buddhismo, Giainismo, Sikhismo) per via del principio religioso e morale che impone la nonviolenza nei confronti di tutti gli esseri viventi.); affermava che "nessun pasto dovrebbe richiedere più di qualche minuto per essere preparato". Dopo il 1949, U.G Krishnamurti non fu più visitato da nessun medico né assunse più farmaci, credendo che il proprio corpo si sarebbe preso cura di sé stesso. Spesso, con chi si complimentava per il suo aspetto mantenuto in età avanzata, U.G. rispondeva scherzando "è perché non mangio cibo sano, non prendo vitamine e non faccio esercizio!"U.G. And Food. Retrieved 24 August 2012.

Morte Negli ultimi anni soffrì di cardiospasmo, una malattia esofagea. Morì a 88 anni nel 2007 per le conseguenze di una caduta domestica nel bagno (incidente già occorsogli nel 2004) dopo alcune settimane passate a letto, mentre era ospite di amici in Italia, presso la cittadina ligure di Vallecrosia (). Decise di non essere ricoverato, coerentemente con le proprie scelte di vita e le proprie idee, e di essere lasciato solo al momento del decesso, dopo aver redatto il proprio testamento spirituale My Swan Song. Riteneva infatti che fosse giunto il momento di lasciare la vita. Fu cremato in Italia e le sue ceneri furono riportate in India e sepolte senza cerimonie particolari, come da sua richiesta.Narayana Moorty, La mia ultima visita ad U.G. Krishnamurti, trad. Pierluigi Piazza

Pensiero

U.G. disse che lo stato naturale che lui sperimentava dopo l'esperienza della "calamità" era diverso dalla liberazione detta moksha, dal nirvana, e dalla congiunzione col Brahman o l'Ātman.

Esistono punti di contatto tra l'insegnamento di U.G Krishnamurti e Jiddu Krishnamurti, malgrado le loro divergenze. U.G. seguì infatti Jiddu per un periodo e ne fu influenzato. Entrambi ebbero esperienze spirituali simili e un sistema non dogmatico, rifiutando il ruolo di maestro spirituale, e un sistema di pensiero affine all'Advaita Vedānta moderna (si veda Karl Renz) e al noncognitivismo teologico, ma mentre Jiddu proponeva un approccio filosofico e una forma di meditazione, seppur libera da tecniche precise e spontanea, U.G. riteneva che il pensiero dovesse fluire liberamente, e in maniera molto più disorganizzata. Entrambi i pensieri hanno elementi di scetticismo metodologico e filosofico, anche se non scientifico, molto distanti dalla religiosità popolare o tradizionale induista spesso basata anche sulla bhakti, o venerazione degli dèi o del guru (visnuismo, shivaismo, shaktismo).