Labbazia di San Colombano fu uno dei più importanti centri monastici d'Europa, l'ultimo fondato in Italia da san Colombano nel 614 a Bobbio, in provincia di Piacenza. Divenne abbazia benedettina verso il IX secolo. Fu fra il VII ed il XII secolo una Montecassino dell'Italia settentrionale, resa famosa dallo Scriptorium il cui catalogo, nel 982, comprendeva oltre 700 codici e anche dopo la dispersione in altre biblioteche conservò 25 dei 150 manoscritti più antichi della letteratura latina esistenti al mondo.Parte della raccolta dei manoscritti della biblioteca sono attualmente custoditi dalla Biblioteca nazionale di Torino.

Storia L'origine della diocesi di Bobbio, in verità della città stessa, risale alla creazione di un monastero da parte del santo irlandese, Colombano, nel 614. Nel 568 il nord Italia era stato conquistato dai Longobardi (ariani), guidati da Alboino. Più tardi, divenuto re dei Longobardi nel 591 Agilulfo fu meno ostile e, gradualmente, anche non negativamente disposto nei confronti della Chiesa cattolica. La regina Teodolinda, che lo aveva sposato nel 590, era una fervente cattolica e aveva su di lui una grande influenza portandolo alla conversione al cattolicesimo grazie alla predicazione di San Colombano.

Agilulfo mostrò grande zelo per la conversione dei suoi sudditi e, a questo scopo, donò a San ColombanoIl santo era già nel 612 a Milano, allora sede amministrativa temporanea della corte regia del regno longobardo il 24 luglio 613 una chiesa in rovina ed una terra devastata nota come Ebovium che, prima della conquista longobarda, faceva parte come borgo romano del Patrimonio di San Pietro ed un territorio esteso per quattro miglia.

Inoltre, la fondazione del monastero non solo permetteva al sovrano longobardo di presidiare i confini del regno verso la Liguria, allora ancora sotto il controllo bizantino, ma anche di sorvegliare alcuni importanti itinerari stradali che mettevano in comunicazione i ducati longobardi della Tuscia e il litorale ligure con la capitale, Pavia.Colombano si affezionò a quel luogo appartato e scelse per sé stesso e per i suoi monaci la solitudine. A lato dell'antica chiesa romana dedicata a San Pietro, che aveva il titolo di Basilica, dall'autunno del 614 sorse ben presto un'abbazia. Al suo interno sorse poi il nucleo di quella che sarebbe diventata la biblioteca più famosa d'Italia e fra le maggiori in Europa, basata sui manoscritti che Colombano aveva portato dall'Irlanda e sui trattati di cui egli stesso era stato autore.

Colombano morì in questo borgo il 23 novembre del 615, e la sua eredità passò a persone di rilievo, a partire da Sant'Attala (615-627) e San Bertulfo (627-639). Entrambi grandi per santità ed erudizione ereditarono il suo spirito apostolico contrastando l'arianesimo, divenuto pericoloso con il re ariano Rotari (636-652). Arioaldo, l'immediato predecessore di Rotari, era diventato cattolico; prima della sua conversione aveva fatto uccidere Bladulfo, monaco di Bobbio, perché non lo aveva salutato in quanto ariano. Si narra che Sant'Attala riportò Bladulfo in vita e liberò Arioaldo da una possessione diabolica ricevuta come castigo per il suo crimine, e che questo duplice miracolo produsse la conversione di Arioaldo. Nel 628, quando Bertulfo si recò in pellegrinaggio a Roma, papa Onorio I esentò Bobbio dalla giurisdizione episcopale, rendendo l'abbazia immediatamente soggetta alla Santa Sede (nullius dioeceseos).

La regola monastica stabilita da san Colombano venne in seguito affiancata da quella mista benedettina, più moderata, a partire dal 643 sotto l'abate, Bobuleno (639-653): infatti monaci benedettini furono ospitati a Bobbio nel Monastero di San Paolo di Mezzano e poi negli altri monasteri colombaniani italiani ed europei.

Sempre nel 643, per richiesta di Rotari e della regina Gundeperga, papa Teodoro I concesse all'abate di Bobbio l'uso della mitra e degli altri simboli pontificali. Si è anche affermato che, già nel VII secolo, Bobbio avesse un vescovo chiamato Pietro Aldo, ma, secondo vari studiosi, tra i quali Ferdinando Ughelli e Pius Bonifacius Gams, la Sede di Bobbio fu fondata 4 secoli dopo.

Dal VII secolo in poi, tra diffuse turbolenze, Bobbio rimase una casa di pietà e di cultura. Grazie agli sforzi dei discepoli di Colombano, un numero sempre crescente di Longobardi fu ricevuto in seno alla Chiesa. Tuttavia, nella prima metà del VII secolo, la grande regione compresa tra Torino, Verona, Genova e Milano si trovava in una situazione di elevata irreligiosità, dove riaffioravano anche fenomeni di idolatria. La situazione si protrasse fino al regno dell'usurpatore Grimoaldo (662-671), egli stesso convertito al cattolicesimo, quando la maggior parte della popolazione si era converta. Da quel momento l'arianesimo scomparve dall'occidente. Gli storici dell'abbazia considerano come una delle sue principali glorie la parte di rilievo che ebbe nella parte finale della lotta a questa eresia.

Il nipote di Teodolinda, Ariperto I (653-661), restituì a Bobbio tutte le terre che erano appartenute al Patrimonio di San Pietro. Ariperto II (702-712), nel 707, confermò la restituzione a papa Giovanni VII. Tuttavia i Longobardi presto si reimpossessarono delle sue terre, ma nel 756 Astolfo (749-756) fu costretto da Pipino il Breve ad abbandonare le terre di pertinenza di Bobbio.

All'epoca di re Liutprando (712-744), in un periodo di grande sviluppo economico ed artisticoIl periodo della Rinascenza liutprandea, iniziò per il monastero una fase di una grande ristrutturazione ultimata attorno al 747 all'epoca dell'abate Anastasio (747-800), quando compare la nuova dedicazione a San Colombano che andrà ad affiancare la precedente agli apostoli Pietro e Paolo.

Più tardi, per mitigare l'austera regola, per la vita cenobitica venne definitivamente scelta la regola mista colombaniana-benedettina, pur rimanendo inalterati l'ordine e la parte di regola dedicata allo studio, alla scienza e all'insegnamento. Molti monasteri colombaniani esteri già di regola mista dovettero all'inizio del IX secolo come altri riformarsi alla regola generale monastica benedettina dopo la riforma di Benedetto d'Aniane voluta dall'imperatore Ludovico il Pio. In seguito fra il IX ed il X secolo via via perdettero la loro indipendenza e molte realtà monastiche pur conservando un'autonomia vennero però sottoposte all'autorità dei vescovi locali. Ciò avverrà progressivamente anche in Italia: a Bobbio il monachesimo colombaniano originario opererà fino allo scioglimento da parte del papa Niccolò V il 30 settembre del 1448, e dopo tale data subentreranno anche lì i monaci benedettini della Congregazione di Santa Giustina di Padova; anche se dopo il processo di Cremona del 1208 l'autorità abbaziale non più supportata dal Papa, dovrà dipendere dal vescovo di Bobbio e non rimanere autonoma.

Verso la fine del IX secolo l'abate Agilulfo (883-896), deciso ad ingrandire l'intero complesso cenobitico, promosse una totale riedificazione ed ingrandimento della chiesa abbaziale. L'operazione determinò la completa distruzione della basilica longobarda realizzata ai tempi di re Liutprando ed anche la sistemazione dell'antica cripta monastica.

I possedimenti dell'abbazia si estendevano su buona parte delle province di Alessandria, Pavia, Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Genova, La Spezia, Massa-Carrara, Lucca e Pisa

La nuova basilica carolingia, in stile romanico, aveva una struttura a pianta basicale suddivisa in tre navate con un transetto che non oltrepassava la larghezza della costruzione (la cui base è l'attuale pavimento a mosaico scoperto negli scavi del 1910). La navata centrale aveva un presbiterio sopraelevato (al piano di quello attuale) con un arco a sesto ribassato in pietra e mattoni con un rosone tamponato (ritornato visibile dopo i lavori del 1910), sotto al quale si trova la cripta. Esso terminava con un'abside circolare di cui permane esternamente un tratto di muratura che si trova a ridosso dell'odierna abside quadrata realizzata alla fine del XV secolo. Le navate minori laterali, più corte, presentano invece due absidi più piccole ed irregolari. La torre campanaria attuale, del IX secolo, quadrata in pietra a vista, sorge sul lato sinistro addossata al presbiterio e venne sopraelevata con la ricostruzione della basilica alla fine del XV secolo.

Dalle incursioni saracene venne difeso anche dagli Obertenghi.

Nella metà del X secolo iniziò la prima decadenza anche per l'affievolirsi della protezione imperiale e papale e molti feudi passarono direttamente agli Obertenghi e poi ai vari rami famigliari come i Malaspina nel 1164, ma anche le vicine diocesi via via si impossessarono del territorio.

Nell'anno 1014 l'imperatore Enrico II, in occasione della sua incoronazione a Roma, ottenne da papa Benedetto VIII l'erezione di Bobbio a sede vescovile. Pietroaldo, il primo vescovo, era stato abate di Bobbio dal 999 e molti dei suoi successori vissero per lungo tempo nell'abbazia nella quale molti di loro erano già stati monaci. Secondo l'Ughelli ed altri, nel 1133 Bobbio divenne sede suffraganea di Genova; il Savio, per la prima volta, trovò menzione di questa subordinazione in una bolla pontificia di papa Alessandro III datata 19 aprile 1161. Di tanto in tanto sorsero controversie tra il vescovo e i monaci perciò, nel 1199, papa Innocenzo III pubblicò due bolle in cui restituiva all'abbazia poteri spirituali e temporali ma, al contempo, autorizzava il vescovo a deporre un abate se questi non gli avesse obbedito.

Nel 1153, Federico Barbarossa con due diversi documenti confermò vari diritti e beni all'abbazia. Così accadde che agli abati, per secoli, furono riconosciuti grandi poteri temporali.

La situazione di decadenza anche cittadina venne superata con la creazione a partire dal febbraio 1014 della diocesi di Bobbio sotto la carica dell'abate-vescovo-conte Pietroaldo, che diverrà contea vescovile prendendo buona parte del territorio abbaziale con restituzioni parziali e donazioni da parte delle vicine diocesi. Con la successiva separazione delle cariche di abate e vescovo e delimitazione dei rispettivi territori si parlerà esclusivamente di contea vescovile di Bobbio. Dopo il 1200 l'abate di Bobbio sarà sottoposto all'autorità del vescovo locale.

La Contea di Bobbio con varie vicissitudini durerà fino al 1743 con il passaggio al Regno di Sardegna e la creazione della Provincia di Bobbio.

Invece la Diocesi di Bobbio rimarrà autonoma fino al 1986-89 con le aggregazioni prima sotto Genova e poi sotto Piacenza.Nel 1217 sul modello della chiesa abbaziale carolingia di Bobbio fu ricostruita l'antica abbazia di Santo Stefano di Genova, già antico possedimento bobbiese dal 972 al 1431; all'abbazia genovese gemella venne donata la reliquia del braccio di santo Stefano, contenuta in un cofano bizantino d'argento, che era in possesso dell'abate Bertulfo dal 628.

La comunità originaria dei monaci colombaniani venne sciolta a Bobbio da papa Niccolò V il 30 settembre del 1448, successivamente subentrarono i monaci benedettini della Congregazione di Santa Giustina di Padova.

Nel 1803 i soldati francesi tolsero ai monaci l'abbazia e la chiesa di San Colombano.

Situazione attuale Ciò che resta dell'abbazia è utilizzato come sede dei musei e scuola media statale, mentre la chiesa dove riposano le reliquie dei santi Colombano, Attala, Bertulfo, Cumiano ed altri è diventata una chiesa parrocchiale, servita dal clero secolare. La basilica è una parrocchia del vicariato di Bobbio, Alta Val Trebbia, Aveto e Oltre Penice della diocesi di Piacenza-Bobbio. Sorge al centro della cittadina che si formò nel corso del tempo attorno alla vasta area occupata dal monastero. Vi si tengono le funzioni religiose solo nei giorni festivi. La festa annuale è il 23 novembre, festa del santo patrono di Bobbio. Dalla parrocchia di San Colombano dipendono: la Chiesa di San Lorenzo in Bobbio l'oratorio di San Salvatore, nell'omonima frazione.

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