Storia d'Italia è un'opera monumentale del giornalista e divulgatore storico Indro Montanelli, coadiuvato prima da Roberto Gervaso e poi da Mario Cervi. Essa è composta da 22 volumi, ognuno dedicato a un'epoca della storia d'Italia dalla caduta dell'Impero romano d'Occidente al 1997. L'opera è diventata nel tempo un long seller e la più popolare serie storica incentrata sulla storia italiana. Interrogato sull'accoglienza entusiastica dei suoi libri, Montanelli spiegava di aver scoperto un pubblico appassionato di Storia, ma fino ad allora respinto dai testi – pur eccellenti – di studiosi specialisti, incapaci però di avvicinare il lettore comune.

La collaborazione con Gervaso e Cervi prevedeva la prevalenza del «marchio» Montanelli. Già con Gervaso, il giornalista toscano raccontava che era il coautore a fare le ricerche, leggere i libri necessari, preparando il bozzone. Partendo da questi elementi, Montanelli operava una riscrittura definitiva. Riguardo alla stesura dei volumi, Mario Cervi, il secondo collaboratore dell'opera, rivendicò in un'intervista il proprio contributo, generalmente sottovalutato da recensori e critici, soffrendo la situazione: «...L'Italia littoria. Da qui prese il via la nostra collaborazione. In verità la gran parte dei volumi successivi, come Indro ha sempre riconosciuto, li ho scritti io, con la sua piena approvazione. Poi lui faceva le prefazioni e le postfazioni, che erano molto importanti. Naturalmente, se dovevo inserire il ritratto di un personaggio di cui Montanelli aveva già scritto, attingevo dai suoi articoli».

La collana ebbe inizio casualmente, su idea e suggerimento di Dino Buzzati, allora redattore de La Domenica del Corriere.

I due prologhi dell'opera: Storia di Roma e Storia dei Greci

La Storia di Roma non fa parte dell'opera Storia d'Italia, ma ne è il primo prologo ed è importante perché il suo successo spinse Montanelli a continuare. Venne pubblicata dapprima a puntate su La Domenica del Corriere nel 1954, dietro suggerimento e incoraggiamento dell'amico e collega Dino Buzzati. Montanelli si rivolse inizialmente ad Arnoldo Mondadori per la pubblicazione in volume, che fu rifiutata, incontrando anche il parere contrario di tre lettori interni alla casa editrice. Così fu pubblicata dalla casa editrice Longanesi. L'autore adottò come punti di riferimento fondamentali le opere di Theodor Mommsen e Jérôme Carcopino. Montanelli ricevette, nel corso della pubblicazione a puntate del libro sul quotidiano, anche molte lamentele:

Montanelli aveva infatti attualizzato la storia romana paragonando Sant'Ambrogio a Henry Ford o a John Davison Rockefeller e affermando che la monarchia di Servio Tullio:

L'opera uscì in volume nel 1957 presso la casa editrice Longanesi e Montanelli alla sua uscita si augurò:

Il libro riscosse tale successo che Montanelli pubblicò nel 1959, stavolta presso l'Editore Rizzoli, una Storia dei Greci, riepilogando con gusto giornalistico le antiche vicende dell'Ellade. Sull'onda del lusinghiero risultato, egli decise di dedicarsi a raccontare le vicende italiane dal 476 d.C., data canonica della caduta dell'Impero Romano d'Occidente, fino a Mussolini.

La Rizzoli Editore divenne così l'editore di tutti i volumi montanelliani, mai andati in quasi 70 anni fuori catalogo o fuori commercio.

L'opera: un'impresa quarantennale Indro Montanelli intese la sua Storia d'Italia come la naturale prosecuzione della Storia dei Greci e della Storia di Roma. Dopo la pubblicazione delle biografie di Giuseppe Garibaldi (firmata assieme a Marco Nozza nel 1962) e di Dante Alighieri (1964), Montanelli – data l'ampiezza e la mole del lavoro assegnatosi – iniziò una collaborazione col giovane Roberto Gervaso, ventisettenne fresco di studi. Assieme pubblicarono sei volumi: L'Italia dei secoli bui apparve nel 1965, cui seguirono L'Italia dei Comuni, L'Italia dei secoli d'oro, L'Italia della Controriforma, L'Italia del Seicento e L'Italia del Settecento. Storia di uomini più che di ideologie o fatti economico-sociali, nei volumi svettano i ritratti dei personaggi, i frequenti ricorsi all'aneddotica, ma anche l'interpretazione attualizzante dei fatti del passato. La convinzione tutta montanelliana, ribadita e rocciosa, è che nella storiografia accademica italiana siano mancati gli anelli di congiunzione tra l'Accademia e il pubblico, ignaro delle vicende italiane remote e recenti. Tra le eccezioni, individua pochi storici: Guglielmo Ferrero, Gioacchino Volpe, Roberto Ridolfi, Rosario Romeo. Di qui nasce il suo amore per la storiografia anglosassone e francese, e il rapporto di ostilità e l'ostracismo vissuto con gli ambienti accademici italiani.

I cinque volumi successivi – L'Italia giacobina e carbonara, L'Italia del Risorgimento, L'Italia dei Notabili, L'Italia di Giolitti e L'Italia in camicia nera – sono opera del solo Montanelli.

Dopo la fondazione nel 1974 de il Giornale nuovo, la cui direzione assorbe quotidianamente l'impegno di Montanelli, egli accetta la proposta di Mario Cervi (collega giornalista che l'ha seguito lasciando anch'egli il Corriere della Sera) di continuare assieme la pubblicazione dei volumi riguardanti l'Italia del XX secolo. Inaugurò così una nuova lunga collaborazione: il primo volume con Cervi è L'Italia littoria, seguono L'Italia dell'Asse, L'Italia della disfatta, L'Italia della guerra civile, L'Italia della Repubblica, L'Italia del miracolo, L'Italia dei due Giovanni, L'Italia degli anni di piombo, L'Italia degli anni di fango, L'Italia di Berlusconi e L'Italia dell'Ulivo, ultimo capitolo dell'opera. L'attualità raccontata dai due giornalisti di lunga esperienza in presa diretta sul giornale fu così travasata nel saggio storico. Come raccontato da Cervi, dopo la morte del coautore, l'anziano Montanelli firmava la prefazione dei volumi, mentre egli – dopo aver steso di comune accordo la traccia dell'opera – redigeva la gran parte dei testi adeguandosi alla linea montanelliana, al suo impianto culturale inconfondibile: Montanelli poi correggeva i testi, composti da Cervi attingendo a piene mani alla sterminata produzione giornalistica del collega per trattare il periodo divulgato nel volume.

Gli ultimi due volumi, L'Italia del Novecento e L'Italia del Millennio, sono due compendi dell'opera. Un Sommario, prima agile sintesi sugli esordi dell'Italia unita, uscì nel 1986, firmato da Montanelli e dal giornalista Paolo Granzotto.

La monumentale impresa ha avuto enorme diffusione vendendo oltre 20 milioni di copie: dalle prime edizioni rilegate in cofanetto dall'Rizzoli Editore si passò alle ristampe più economiche nei tascabili della Biblioteca Universale Rizzoli; poi si succedono le pubblicazioni parcellizzate in decine di volumetti per le edicole, pubblicate da Fabbri Editore; le edizioni nei club di vendite per corrispondenza di libri tra gli anni settanta e duemila: Club Italiano dei Lettori, Club degli Editori, Euroclub; esce in fascicoli allegati al Giornale durante la direzione di Montanelli. Da un calcolo di Emanuela Scarpellini, al 31 dicembre 2004 furono vendute 7 milioni di copie in libreria e 6 milioni nelle edicole (edizioni a fascicoli Fabbri). Dopo la morte di Montanelli, il Corriere della Sera ha pubblicato i volumi della Storia d'Italia ben tre volte: nel 2003 (raggiunse le 4,5 milioni di copie acquistate), nel 2011 e nel 2018.

A partire dall'edizione BUR pubblicata tra settembre 2010 e novembre 2012, i 22 volumi della Storia d'Italia montanelliana appaiono con la curatela di Sergio Romano, che appone delle premesse introduttive: vengono inseriti anche inserti iconografici a colori, appendici biografiche, cronologiche, bibliografiche aggiornate.

Dall'agosto 2022 fino all'inizio del 2023 è il settimanale TV Sorrisi e Canzoni a riproporre in 24 volumi la Storia d'Italia di Montanelli.

L'Italia dei secoli bui. Il Medio Evo sino al Mille Tratta la Storia d'Italia nell'Alto Medioevo. Montanelli utilizzò come fonti la gigantesca opera dello storico bavarese Ferdinand Gregorovius, che egli ammirava profondamente, mentre per la storia dei Papi si ispirò a quella scritta da Ludwig von Pastor. Viene citato Mommsen come fonte di riferimento per la tarda età imperiale, e vengono còlti numerosi parallelismi tra gli eventi passati e quelli novecenteschi, caratteristica tipica delle presentazioni montanelliane. Un esempio fra tutti, la Grande Muraglia viene definita una delle altre Maginot di tutti i tempi. Al principio, parla del declino e della caduta dell'Impero romano d'Occidente, già trattato nella sua Storia di Roma, per cominciare a narrare la prima età medievale.

L'Italia dei Comuni. Il Medio Evo dal 1000 al 1250 L'età comunale, fondamentale passaggio storico con l'affermazione dell'autonomia locale nell'ambito dell'Impero. L'autore si ispirò all'opera dello storico britannico Anderson.

L'Italia dei secoli d'oro. Il Medio Evo dal 1250 al 1492 Ha come argomento l'evoluzione dal tardo Medioevo al Rinascimento in Italia. Gli autori seguono le vicende della penisola dal declino dell'utopia imperiale fino alla scoperta dell'America.

I grandi personaggi che caratterizzano i "secoli d'oro", da Dante a Cristoforo Colombo, sono presentati utilizzando la magistrale tecnica del chiaroscuro, sottolineandone difetti umani spesso trascurati nei manuali scolastici.

A Dante si rimprovera l'anacronismo della visione politica, spiegando che la sua fede nella restaurazione imperiale era ormai fuori tempo in un'epoca che si avviava a vedere il primato delle monarchie nazionali (e in Italia delle signorie regionali). Di Petrarca è messo in risalto, e quasi ammirato, il disincanto mondano che lo mette al riparo dalle traversie politiche. Al contrario Boccaccio appare incapace di monetizzare i numerosi incarichi diplomatici per vivere con più agio una vecchiaia tranquilla. Sempre la vita di Boccaccio viene presentata in una chiave particolare: l'autore del Decameron, dicono gli autori, si era pentito della dissoluta giovinezza napoletana, e negli ultimi anni si era convertito a una routine più severa e frugale.

Impietoso è il giudizio sulla Chiesa Cattolica, le cui vicende di corruzione e decadenza sono spesso affrontate in chiave comica: lo testimonia ad esempio il passo, magistrale per ritmo narrativo, dedicato al rudimentale "telefono" con cui il futuro Bonifacio VIII fa credere al papa in carica, Celestino V, che un angelo mandato da Dio gli ordini di rinunciare al soglio.

Da notare infine la stroncatura riservata a gran parte della letteratura dell'epoca: sono ovviamente salvati i tre massimi capolavori del periodo (Divina Commedia, Canzoniere e Decameron), ma gli autori non mancano di sottolineare come ciascuno dei tre grandi autori trecenteschi si ritenesse destinato alla gloria postuma sulla scorta di opere tutto sommato minori.

L'Italia della Controriforma (1492-1600) Il volume – a detta di alcuni il migliore della serie ma da altri criticato– si fonda sul rammarico che dopo quasi tre secoli «da protagonista, l'Italia viene degradata a oggetto delle vicende europee». Montanelli individua nella mancata Riforma protestante l'origine di tutti quei vizi e tratti autoritari che spiegano secoli di arretratezza civile ed economica. Così spiegava la sua tesi storiografica: «Ho accettato la tesi di due grandi maestri, Max Weber e Werner Sombart. Per loro la storia moderna comincia con la Riforma. Io percorro questa intuizione in senso inverso: non avendo noi italiani avuto la Riforma, abbiamo perso il treno della civiltà moderna». Un giudizio evidente nella seguente descrizione: