Carovigno (Carvìgni in dialetto salentino settentrionale, codice IPA: ) è un comune italiano di abitanti della provincia di Brindisi in Puglia. La cittadina fa parte del Salento settentrionale ed è un centro di produzione di olio di oliva.

Geografia fisica

Territorio Carovigno è situata nella fascia interna dell'Alto Salento su un colle della Murgia di sud-est a 7,5 km dalla costa adriatica (ma nelle contrade interne dista anche 8 o 9 km) e 28 km dal suo capoluogo di provincia, Brindisi. Ha una superficie di 105 km2 ed è situato su un'altitudine massima di 172 m s.l.m.

Confina a nord-est e a nord con il Mare Adriatico, a ovest con Ostuni, a sud con San Vito dei Normanni e a sud-est con Brindisi.

Il nucleo abitato si estende per 144 ettari.

Il territorio del comune è per il 20% pianeggiante (qui vengono praticate le colture di ortaggi) e 80% collinare. Quest'ultima zona è ricca di oliveti ultra centenari, mandorleti e vigneti (utilizzati per la produzione di vino). Invece, molto modeste sono le estensioni di macchia mediterranea, ormai in via d'estinzione.

Non vi sono vasti corsi d'acqua, a causa della costituzione del terreno e per le poche piogge (soprattutto in estate). Ma quando avvengono eventi piovosi che si susseguono in modo più intenso, si ricostituiscono alcuni canali che corrispondono alle lame naturali. Tra questi vi sono il Canale Reale a Torre Guaceto e il Canale di Santa Sabina, nella frazione di Torre Santa Sabina. Carovigno è inoltre, grazie ad alcuni trulli situati nelle contrade interne, uno degli ultimi paesi della Valle d'Itria

Clima La stazione meteorologica di riferimento è quella di Casamassima. Il clima carovignese, è caratterizzato dal clima mediterraneo, con inverni piuttosto miti ed estati lunghe e calde. I mesi più freddi sono gennaio e febbraio, con sporadici episodi nevosi; i mesi più caldi sono luglio e agosto, con rare piogge e temperature massime che spesso raggiungono i 35-40 °C.

Origini del nome Sull'origine del nome della città esistono varie ipotesi, tra cui dal messapico Karp che indicherebbe la collina sulla quale fu eretta la città fortificata o da Καρα (Caput) e da οινος (vinum), ossia Capovino. Tuttavia l'ipotesi più accreditata rimane quella di Nicola Corcia, secondo cui il nome derivi da Καρπινη, poi latinizzato in Καρβινα ossia Carbina, con il significato di "frugifera" e che trova riscontro nella fertilità della sua terra e nell'antico culto che la popolazione tributava a Cerere. Con il passare nel tempo, in particolar modo nel medioevo, il nome mutò passando da Carbinea e Carbinium, per poi trasformarsi in Carvinea, Carvineum e Carvinium intorno al X secolo, quando il B greco veniva tradotto con il V latino. Questi latinismi a partire dal XII secolo, subirono una volgarizzazione divenendo Carvigna, Caravigna, Caravigni, Carovighe, Carvigni, Carovigni e fino ad arrivare all'attuale Carovigno.

Storia

Quanto rimane delle antiche mura e dell'acropoli e il materiale archeologico, abbondantissimo, rinvenuto nel suo territorio attestano l'origine messapica di Carovigno.

Non si hanno notizie certe sulla sua fondazione. Alcune attestazioni storiche la fanno risalire al XII sec. a.C.; secondo attendibili testimonianze repertate Carbina ebbe rapporti commerciali con Egiziani e Fenici. Secondo gli studi del dott. Vincenzo Andriani (1830), sarebbero stati i Carbinati i primi e veri abitanti della zona, in seguito, aumentando di numero per l'arrivo dei Cretesi, si formarono i gruppi etnici degli Iapigi e dei Messapi.

Fu distrutta e sottomessa definitivamente dai Tarentini nel 473 a.C. che crearono sul suo litorale un piccolo porto. La stessa Brindisi, di cui condivise le sorti, fu, temporaneamente, sottomessa e la sua sfera di influenza ridotta alla sola cinta muraria. L'egemonia di Taranto durò dal 473 al 400 a.C., comprendendo tutta l'area jonico adriatica e la Calabria le cui polis dovevano fornire reparti di fanteria all'esercito tarantino. La stessa moneta urbica federale forse coniata a Carovigno al tempo della guerra italica recante la legenda CARB-BRUN (Carovigno-Brindisi), attesta che la città aveva un ruolo subalterno rispetto a Brindisi e l'effigie di Taras, figlio di Nettuno ribadisce la sottomissione a Taranto. Durante la guerra fra Taranto e Roma, Brindisi e il porto di Carvinia, fungono da riva d'approdo delle truppe di Pirro, giunto in aiuto della potente città ionica. Dopo alcune vittorie, i tarantini dovettero arrendersi alla superiore organizzazione militare romana e finirono nella sfera d'influenza dell'Urbe. Durante la Seconda guerra punica, Taranto passò dalla parte di Annibale, fomentando la rivolta in tutta quella che era stata la Magna Grecia, ma questo non servì a cambiare le sorti del conflitto.

Con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, la villetta di contadini oggi nota come Carovigno venne incorporata nei territori di Ostuni: Bizantini e Goti se ne contesero alternativamente il possesso, così come, in epoca più recente, i Normanni, gli Svevi, gli Angioini, gli Aragonesi e poi i Veneziani, gli Spagnoli, gli Austriaci e i Borboni. I segni del feudalesimo sono rappresentati sia dal Castello costruito nel sec. XV dagli Orsini-Del Balzo a difesa dalle incursioni dei Turchi e dalle scorrerie dei pirati, sia dai resti delle mura innestate sulla più antica muraglia messapica. Molti sono i feudatari che hanno preso possesso del territorio di Carovigno molti anche senza risiedervi: Adamo Trambay, dispotico e crudele, Carlo de Carvigna, gli Orsini, i Loffredo, i Caputo, i Serra, i Costaguti, i Granafei, gli Imperiali e i Dentice de Frasso.

Nel 1817 era viva e presente in Carovigno una "vendita" carbonara, che teneva le sue adunanze segrete nei locali offerti all'uopo da Francesco Trisolini. Una menzione a parte merita Salvatore Morelli, perseguitato dal 1849 fino ai compimento dell'unità d'Italia, perché nemico acerrimo del regime borbonico cui dette battaglia con l'azione e con gli scritti che apparivano su Il Dittatore, il periodico da lui diretto.

Simboli Stemma e gonfalone

Descrizione araldica dello stemma:

Descrizione araldica del gonfalone:

Lo stemma del comune di Carovigno, fu riconosciuto con decreto del capo del governo del 9 febbraio 1935. Come tutti gli emblemi civici adottati in epoca fascista, lo stemma era ornato dal capo del Littorio, eliminato alla caduta della dittatura.

La forma è quella tipica dell'araldica civica italiana mentre il tema dello stemma è costituito da un delfino cavalcato da un amorino che suona la cetra.

Questi simboli ci riconducono ad una spiegazione mitologica. Le fonti narrano di un giovane di nome Arione, figlio di Poseidone, il dio del mare, e della ninfa Anea. Si narra che, durante un viaggio dall'oriente verso la Magna Grecia, ad Arione giunse voce che sarebbe stato gettato in mare, perché l'equipaggio voleva impossessarsi delle sue ricchezze. Essendo un abile suonatore di cetra, chiese prima di morire di poter suonare per l'ultima volta il suo strumento. Così fu, ma mentre Arione suonava lo strumento, il suo canto attirò nei pressi della nave un branco di delfini. Uno di questi animali prese Arione sul dorso e lo portò in salvo verso la costa. Per questo, alcune città costiere, tra cui Carovigno, ne rivendicarono l'appartenenza e a questo evento mitologico fanno risalire la fondazione della città.

Altri simboli

I principali due simboli di Carovigno, sono gli sbandieratori (tradizione quasi millenaria, della quale Carovigno vanta i natali) e il delfino, presente nello stemma. A questi due simboli sono state dedicate due statue, ognuna collocata su una rotonda in due punti d'ingresso al paese: Il "delfino cavalcato da un amorino che suona la cetra" si trova all'ingresso di Carovigno ovest (da Ostuni), l'altra statua invece, all'ingresso est, venendo da San Vito. La seconda statua rappresenta uno sbandieratore in procinto di lanciare la bandiera della "Nzegna". Sul petto vi è scolpita l'immagine della Madonna di Belvedere, patrona di Carovigno. In seguito in basso, vi è il vitellino genuflesso (come narra la leggenda) e il popolo che "corre" a venerarla.

Soprannome Uno dei simboli di Carovigno, sono gli sbandieratori, nati grazie alla tradizione della "Nzegna". Carovigno stessa viene anche chiamata "Città della Nzegna", appunto per ricordare e onorare . Carovigno, per la presenza di torri difensive sulle sue spiagge, viene chiamata anche la "Città salentina tra torri e mare".

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose

Chiesa Madre, dedicata all'Assunta, costruita già dal XIV secolo e più volte modificata. Conserva della costruzione cinquecentesca una rosa sul fianco destro e l'abside della navata sinistra. Particolare l'abside interna scavata da dieci nicchie su due ordini, dedicato a Sant'Antonio da Padova. Sull'altare maggiore Ultima Cena, tela solimenesca (XVIII secolo). Sono presenti anche le statue dei santi patroni, Filippo e Giacomo, e della protettrice del paese, la Madonna di Belvedere,a cui è dedicato un altare sul lato sinistro della chiesa, sotto il rosone e di fronte all'abside. Chiesa di Sant'Angelo (sec. XV). Chiesa del Carmine (1625), attigua al palazzo di città, ex monastero del Carmine "maggiore". All'interno sono custoditi affreschi risalenti al sec. XVIII rappresentanti lUltima Cena e Sant'Elia nel deserto, nonché un San Lorenzo tra i martiri Leonardo e Stefano, olio su tela del sec. XVIII. Chiesa di Sant'Anna (XVII-XVIII sec.), edificata dalla famiglia Imperiali (secc. XVII-XVIII) nei pressi del castello, con funzione di cappella privata dei feudatari (profondamente rinnovata in stile neoromanico). Chiesa di San Nicola extra moenia(XV-XVI sec.), chiesetta tardo medioevale, sconsacrata verso la fine del '900, situata poco fuori le mura medioevali (da qui il titolo "extra moenia") in piazza IV Novembre, detta anche "del Sannale" dove un tempo sorgeva la Colonna dell'Osanna. Chiesa dell'Addolorata o dell'Ospedale (sec. XVI), dedicata alla Madonna Addolorata, rappresentata anche in una statua e un dipinto tardo-settecentesco. In questa piccola chiesa sono conservate alcune delle statue portate nella processione dei Misteri del venerdì santo. Chiesa Nuova o di Maria Santissima di Belvedere (XIX-XX sec.), sorge sul pendio ovest della collina, voluta a causa dell'aumento della popolazione tra '700 e '800. Completata nel 1965-1969 dall'architetto Cino Mazzotta. Chiesa della "Cunedda" (rione Conella) dedicata a San Pietro Apostolo, venne costruita nel 1967 a causa dell'espansione della città verso nord. È attigua a un'edicola intitolata all'Immacolata Concezione, costruita da un fedele nel 1786. Chiesa del Soccorso, dedicata alla Madonna del Soccorso. Ce ne sono due: una più grande e recente inaugurata il 27 gennaio 2005, l'altra più piccola e attigua all'ex monastero del Carmine "minore" fondato nel 1588, entrambe sono nella zona sud del paese, rione Pacifico. Chiesa di Santa Maria Goretti, ubicata nella frazione di Serranova. Analoga anche una chiesetta nella marina di Specchiolla, utilizzata nei mesi estivi. Chiesa di Santa Sabina, ubicata nella marina di Torre Santa Sabina.

Santuario di Maria Santissima di Belvedere, situato a 4 km a nord-est dal paese, ricostruito nel 1875 sul posto di un monastero basiliano, di cui resta una cripta in cui vi si accede scendendo 47 scalini. Il ciborio conserva la data del 1501, la firma di un Giovanni Lombardo di Ostuni e il nome del committente: Pirro de Loffredo. Su un altare laterale vi è l'affresco (molto antico, ma più volte ridipinto) con il dolce volto della Madonna di Belvedere molto venerato dal popolo nella settimana successiva alla Pasqua, e altri affreschi tardo-bizantini.

Architetture militari

Nel territorio di Carovigno, sono presenti ben 14 torri e due castelli. Tra gli edifici più importanti ricordiamo: