Calimera (Καλημέρα, Kalimèra in grico) è un comune italiano di abitanti della provincia di Lecce in Puglia.
Sorge nel Salento centrale, a sud del capoluogo provinciale. Appartiene alla storica regione della Grecìa Salentina, un'isola linguistica di nove comuni in cui si parla un antico idioma di origine greca, il grico.
Geografia fisica
Territorio Il territorio del comune di Calimera, posto nella parte centro-orientale del Salento, ha una superficie di per una densità abitativa di 621 abitanti per chilometro quadrato. La morfologia del territorio è pianeggiante; sorge a e confina a nord con i comuni di Castri di Lecce e Vernole, a est con i comuni di Melendugno e Carpignano Salentino, a sud con i comuni di Martano e Zollino, a ovest con i comuni di Martignano e Caprarica di Lecce.
Classificazione sismica: zona 4 (sismicità molto bassa), Ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003
Clima Dal punto di vista meteorologico Calimera rientra nel territorio del Salento orientale che presenta un clima mediterraneo, con inverni miti ed estati caldo umide. In base alle medie di riferimento, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno ai +, mentre quella del mese più caldo, agosto, si aggira sui +. Le precipitazioni, frequenti in autunno ed in inverno, si attestano attorno ai di pioggia/anno. La primavera e l'estate sono caratterizzate da lunghi periodi di siccità.
Facendo riferimento alla ventosità, i comuni del Salento orientale sono influenzati fortemente dal vento attraverso correnti fredde di origine balcanica, oppure calde di origine africana. Secondo il proverbio popolare, durante il mese di Maggio il paese è particolarmente sferzato dal vento: sono i "venti di Roca", perché si dice che si scatenino dopo la festa della Madonna di Roca, il primo sabato di Maggio.http://clima.meteoam.it/AtlanteClimatico/pdf/(332)Lecce%20Galatina.pdf Tabelle climatiche 1971-2000 dall'Atlante Climatico 1971-2000 del Servizio Meteorologico dell'Aeronautica Militare.
Classificazione climatica di Calimera: Zona climatica: C Gradi giorno: 1173
Origini del nome Secondo un'interpretazione controversa il nome Calimera deriverebbe dal greco Καλημέρα (Kalimèra), che significa buon giorno o, secondo alcuni studiosi, bella contrada (καλλά μερέα, kallá meréa). Altre ipotesi si rifanno, invece, a una derivazione bizantina del toponimo "cal/gal", presente anche nelle parole Alliste (originariamente Calliste) o Galugnano, seppur con sfumature diverse di significato. Tradizionalmente i calimeresi credono che derivi da un modo di dire degli abitanti di Martano, ipotetici fondatori del paese, che possedevano qui le loro ville: Pame, pame, ca sìmmeri ene kalì emèra!, che in italiano significa "Andiamo andiamo (nelle ville), che oggi è una bella giornata!". Da kalì emèra sarebbe dunque derivato il toponimo Calimera.
Storia
Le origini del paese sono incerte. Seguendo un criterio cronologico possiamo dedurre, vista la presenza nelle campagne limitrofe del Dolmen Placa e della Specchia dei Mori (Segla u demonìu in grico), che il territorio fu abitato sin dall'Età del Bronzo. Inserita nel sistema viario romano della Via Traiana Calabra che collegava Otranto a Lecce e Brindisi, rappresentò subito un sito adatto a essere popolato. Come per gli altri centri ellenofoni del Salento, il dibattito storiografico lega la sua nascita a una presunta colonizzazione bizantina o a più antiche radici magnogreche.
Probabilmente il primo nucleo del paese nacque nell'area della Masseria San Biagio, dove esisteva un casale. Solo successivamente nacque il nucleo attuale. La primitiva pianta del paese era a "T", con tre strade e un vicolo abbastanza profondo nella zona dell'attuale piazza. Le vie primitive corrispondono alle attuali vie Costantini, Mayro e Montinari. Il vico era invece chiamato "corte Ospizio", a causa della presenza di un ospizio di proprietà dei Francescani. Su tutte e tre le strade erano presenti le tradizionali e caratteristiche case a corte. Solo lentamente iniziò la costruzione di nuove strade in quello che era un casale aperto medievale. Vennero realizzate l'attuale via Roma e solo nell'Ottocento venne creata la prima via costruita in maniera diritta, via Umberto I, venendo a mancare le esigenze difensive che avevano obbligato il piccolo centro grico a costruire vie contorte.
Sino e per tutto il XIX secolo il paese era completamente ellenofono, con un'economia limitata alla produzione del carbone e solo successivamente delle patate dolci. Agli inizi del XX secolo, vennero aperte le prime scuole pubbliche, che si tenevano spesso all'interno della casa dell'insegnante. Fu così che le prime famiglie (inizialmente solo quelle nobili) iniziarono ad apprendere l'italiano come seconda lingua. A partire dal secondo dopoguerra, i genitori, nel timore che i bambini non riuscissero ad apprendere l'italiano, iniziarono a non trasmette più alla prole l'idioma greco, passando al dialetto o ad un rudimentale italiano. Con l'avvento della scuola dell'obbligo, a partire dagli anni '60 nessun bambino imparò più il grico. Attualmente la società calimerese si è completamente omologata linguisticamente a quella italiana. Pochi sono gli appassionati che cercano di riportate la lingua greca all'antico splendore, con risultati anche soddisfacenti: si sta infatti riscoprendo la propria identità grica, con diverse persone che hanno imparato volontariamente il grico. Sono state riprese anche le antiche tradizioni musicali: si è ritornato a cantare la passione in grico durante la Settimana Santa, i gruppi musicali che hanno parte del proprio repertorio in grico si moltiplicano e anche se una resurrezione linguistica sembra ancora lontana, è stato garantito un proseguimento culturale all'antica lingua.
È probabile che l'attuale centro urbano sia sorto nei pressi di un insediamento risalente all'XI secolo, al centro di un'area archeologica che mostra frequentazioni dal II al XV secolo d.C. A testimoniare quanto detto, rimangono le tracce di un insediamento medievale (tombe, fosse frumentarie, grotte, tracciati viarii).
Sino agli inizi del XVII secolo il credo della popolazione era di Rito bizantino, anche se la parrocchia apparteneva alla diocesi di Otranto di rito latino. A seguito dei rigori imposti dal Concilio di Trento, il rito greco iniziò rapidamente a declinare. L'ultimo papas greco di Calimera, Sigismondo o Gismondo de Matteis, venne sostituito da un parroco latino, don Troylo Licci. Rapidamente venne abbattuto il tempio greco, sostituito dall'attuale matrice, e l'archivio parrocchiale andò bruciato. Curioso è il fatto che fino a 50 anni fa il parroco veniva ancora chiamato papas o papa. Interessata dalle numerose invasioni dei saraceni e dei Turchi ottomani, la cittadina fu legata alle vicende della vicina Martano, di cui fu "annesso borgo" (frazione), e alle famiglie che la ebbero in feudo. Verso la metà del XVI secolo era di proprietà del marchese Del Monte, passò poi a Don Luigi Trani, al duca Lorenzo Brunossi e al marchese Sebastiano Gadaleta.
Simboli
Il simbolo dello stemma di Calimera è un sole splendente ed è stato riconosciuto con D.P.C.M. dell'11 maggio 1957. Il sole deriva dall'origine del nome del paese dal greco kalos ("bello") ed emera ("giorno"). Nella simbologia araldica il sole rappresenta l'immortalità e la regalità. Descrizione dello stemma:
Il gonfalone, concesso con D.P.R. del 14 luglio 1957, è un drappo di azzurro.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose
Chiesa madre
Dedicata al protettore San Brizio, è un ampio edificio a navata unica sorto nel 1689 sulle rovine di un tempio più antico a due navate. È situata nella centrale Piazza del Sole. Possiede un prospetto rettangolare, diviso in due ordini, con un ampio portale barocco, sul quale troneggia la statua in pietra leccese del titolare.
Chiesa dell'Immacolata È la seconda, per grandezza, dopo la Chiesa Parrocchiale. Edificata nel 1636 ha subito nel corso del XX secolo radicali mutamenti, come lo smantellamento del coro ligneo e la sostituzione del pavimento maiolicato. Presenta un unico altare in pietra leccese, che riporta una tela rappresentante la Vergine Immacolata in gloria con ai piedi Sant'Oronzo, San Pietro, Sant'Antonio da Padova, San Paolo e il patrono San Brizio. Nella chiesa aveva sede la Confraternita dell'Immacolata, attiva fino agli anni '80 del XX secolo. Nel tempietto sono presenti le statue dell'Immacolata, dell'Addolorata e del Cristo Morto.
Chiesa della Madonna di Costantinopoli Esistente già nel XVI secolo, fu abbattuta negli anni settanta del Novecento per far posto all'edificazione di uno stabile, all'interno del quale è conservato un affresco, datato 1603, dedicato alla Madonna di Costantinopoli. L'affresco testimonia la convivenza del rito greco e di quello latino nella rappresentazione pittorica degli abiti talari dei due vescovi effigiati, l'occidentale Sant'Eligio e l'orientale Sant'Elia.
Chiesa di San Vito e Sacra Roccia di San Vito Ubicata nella campagna a est del cimitero, vicino a uno degli ingressi dell'antico Bosco di Calimera, risale almeno al Quattrocento. Al centro dell'unica navata, sporge dal pavimento un megalite calcareo di epoca precristiana, detto Sacra Roccia di San Vito, con un foro nel mezzo (men-an-tol, ovvero pietra forata). La tradizione vuole che nel giorno di Pasquetta la gente passi attraverso il foro per purificarsi. Questa usanza si fa risalire ai riti propiziatori della fertilità. Il sasso presenta nella parte superiore i resti dell'affresco che raffigura San Vito Martire.
Chiesa di San Biagio È una chiesa semiipogea medievale situata in aperta campagna, sulla strada che conduce a Melendugno. La chiesa è ciò che rimane di un insediamento di laure basiliane. Sorge in un'area di grande interesse storico con testimonianze che vanno dal II al XV secolo d.C. L'edificio, attualmente in fase di restauro, presenta all'interno un affresco settecentesco raffigurante San Biagio e Sant'Eligio. Il nucleo originario, la cappella vera e propria, affonda le sue origini sino all'anno 1000. Era il centro di un piccolo casale di cui oggi rimangono pochissime tracce. Decaduto il casale, anche la chiesa iniziò a deteriorarsi, sinché nel 1758 venne restaurata. Venne realizzato l'affresco sopra all'altare e la struttura fu inglobata in una struttura più ampia, che inglobava la chiesa al piano inferiore mentre nel piano superiore venne realizzato un piccolo alloggio per i monaci. L'alloggio era dotato di uno spioncino in modo che i padri potessero avvistare le numerose bande di banditi che in quel periodo battevano la zona. Col passare del tempo, la struttura subì un nuovo declino, tanto che venne declassata a fienile dopo la rimozione della pietra santa. Il livello del terreno fu rialzato fino al livello della campagna e la struttura divenne un fienile. Solo nel secolo scorso a cura dell'associazione Ghetonìa l'edificio fu ripulito e sottoposto a restauro. Ad oggi, gli attuali proprietari dell'agro in cui la chiesa è situata, hanno dato il via ad un importante lavoro di restauro e ricostruzione, che renderà definitivamente la chiesa semiipogea sicura e visitabile per gli anni a venire.
Altro Via Costantini (già Vico de li Sette Dolori)