Lempowerment è un processo sociale multidimensionale attraverso il quale individui e popolazioni acquisiscono una migliore comprensione e controllo sulla propria vita. È un processo di crescita, sia dell'individuo sia del gruppo, basato sull'incremento dell'autostima, dell'autoefficacia e dell'autodeterminazione per far emergere risorse latenti e portare l'individuo ad appropriarsi consapevolmente del suo potenziale. In italiano termini simili possono essere "valorizzazione", "potenziamento" o "riqualificazione" o "conferimento di responsabilità".
Storia e evoluzione del termine Il di empowerment nasce sull'onda delle influenze di riflessioni e produzioni in diversi ambiti, in particolare le scienze sociali e psicologiche e i movimenti per le minoranze a partire dagli anni 1960. Le prime teorie sullempowerment si sviluppano negli Stati Uniti d'America e sono radicate ad una prospettiva che dà rilievo ai vissuti dei popoli oppressi, evidenziando la possibilità di emanciparsi e acquisire potere liberandosi dalle oppressioni cui sono stati soggetti sottoposti.
Uno dei contribuiti che ha più significativamente ispirato tali elaborazioni sull'''empowerment è stato il concetto di "coscientizzazione" espresso nel 1968 con la pubblicazione de "Pedagogia degli Oppressi" di Paulo Freire. Ricercatori e operatori umanitari, attivisti e ONG si interessarono all'idea di Freire della possibilità di “sviluppare una coscienza critica” che sosterrebbe gli oppressi nel passaggio dalla comprensione all’azione.
Con la pubblicazione del testo di Barbara Solomon "Black Empowerment: Social Work in Oppressed Communities" il termine inizia ad essere formalmente utilizzato in ambito di ricerca accademica e dai servizi sociali dagli anni 1970 quindi l'uso si diffonde tra attivisti e operatori che si occupano di interventi per gruppi emarginati come le persone con disabilità, la popolazione afroamericana, i gay e le lesbiche.
Nel 1981 il termine viene definito per la prima volta da Julian Rappaport come «acquisizione di potere» evidenziando la possibilità dei singoli individui e dei gruppi di sviluppare un controllo attivo della propria vita.
Descrizione Lempowerment è un costrutto che viene definito in modo estremamente articolato, viene considerato infatti un modello teorico, una prospettiva valoriale nell'intervento, ma anche un processo, uno strumento e non ultimo anche il risultato caratterizzato dallo "stato empowered" di individui, gruppi e comunità del percorso stesso
Già dai primi anni del 2000 l'uso che viene fatto del termine da Banca Mondiale e altre agenzie internazionali per lo sviluppo è stato criticato infatti si ritiene che il termine sia estremamente vago e che potrebbe essere usato per promuovere i propri interessi
Nel modello di Marc Zimmerman lempowerment viene strutturato in tre livelli:
psicologico-individuale, organizzativo sociopolitico e di comunità.
Questi tre livelli sono analizzabili individualmente ma strettamente interconnessi fra di loro.
Livello individuale Il livello individuale rimanda al concetto di self-empowerment e si riferisce al processo di crescita del singolo individuo che attraverso percorsi di natura diversa (terapeutico, formativo, esperienziale, ecc.) sviluppa nuove abilità e competenze. Marc Zimmerman si è occupato di empowerment psicologico individuale come percorso che porta dall'impotenza appresa (cioè la passività appresa accompagnata da senso di sfiducia e sconforto nell'affrontare problemi quotidiani) alla "speranza appresa" (maggiore fiducia in se stessi e apprendimento della speranza). Tale costrutto viene scomposto in tre componenti che, considerate insieme, costituiscono un modello di base per la valutazione dellempowerment a livello di analisi dell'individuo:
La componente intrapersonale – controllo – (corrisponde a controllo e competenza percepiti. Include caratteristiche di personalità, caratteristiche cognitive e aspetti motivazionali). La componente interpersonale – consapevolezza critica – (corrisponde alla capacità di analizzare il contesto sociopolitico in cui si vive per comprendere il proprio ambiente. Essa si concretizza nella capacità di individuare le risorse necessarie per raggiungere un obiettivo e nella scelta di un piano di azione). La componente comportamentale – partecipazione – (corrisponde alle azioni svolte per esercitare il controllo attraverso la partecipazione attiva).
Julian Rappaport delinea lempowerment come un processo sociale multidimensionale che aiuta le persone a raggiungere un maggior controllo sulla propria vita. Permette, quindi, di incrementare il potere delle persone, per fare in modo che utilizzino tale capacità nella loro vita, nella loro comunità, nei loro gruppi. Sono tre gli aspetti in questa definizione che risultano centrali: processo sociale: processo in quanto è un percorso, un viaggio che si sviluppa e si definisce in itinere; multidimensionale: si esprime a diversi livelli (comunità, gruppi, individui) ma anche su diverse dimensioni (sociologiche, psicologiche, economiche); controllo: inteso come potere positivo, possibilità di scelta e azione.
Massimo Bruscaglioni introduce il termine Self empowerment e sostiene che l'attenzione debba cadere maggiormente sul polo positivo di questo processo: su una tensione positiva, un desiderio piuttosto che su un sentimento di mancanza. Egli parla di “io desiderante” come elemento che avvia il processo di empowerment; per cui, colui che promuove il Self empowement deve cercare di attivare fiducia, ambizione e desiderio nell'altro per “l'apertura di una nuova possibilità all'interno del soggetto”. La possibilità di scegliere è la condizione necessaria per l'assunzione di responsabilità. L'approccio generale del self empowerment ritiene che il comportamento sia causato dalla personale percezione di successo o insuccesso e quindi sia cognitivamente determinato. Per emancipare l'individuo bisognerà intervenire, dunque, sui suoi schemi cognitivi. Il modello del self-empowerment prende in considerazione quattro dimensioni:
1) Autoefficacia;
2) Collocazione interna della causalità;
3) Speranzosità (la hopefulness in Marc Zimmerman);
4) Pensiero positivo.
Lo specifico percorso formativo di self-empowerment proposto da Massimo Bruscaglioni prevede diverse tappe: l'insorgenza di un nuovo desiderio; capacità di crearsi rappresentazioni mentali positive della situazione desiderata; acquisizione di consapevolezza delle proprie risorse esterne e interne per poter mettere in atto il cambiamento; messa in atto di una prova sperimentale della realizzazione concreta del desiderio; ulteriore mobilitazione di risorse sulla base del feedback ricevuto dall'azione sperimentale; messa in atto di un vero tentativo di realizzare il proprio desiderio.
Una criticità della proposta teorica di Massimo Bruscaglioni sta nell'aver sottolineato solo l'importanza dello sviluppo di tali competenze per il benessere individuale, trascurando, invece, la centralità di una prospettiva circolare di interazione fra individuo e ambiente, presa invece in considerazione da Marc Zimmerman. Infatti l'empowerment individuale è necessariamente connesso con il rafforzamento della dimensione sociale e della sua esperienza nei contesti di vita quotidiana. Individui maggiormente empowered sono tasselli di base per il gruppo, l'organizzazione e la società.
Kiefer, invece, si occupa di empowerment individuale in un'ottica completamente comunitaria. Il suo modello di sviluppo naturale e spontaneo dell'empowerment psicologico viene elaborato dopo una indagine concretamente compiuta fra individui attivi nella loro comunità e con un alto livello di empowerment individuale. Il modello si struttura in modo circolare; qui la partecipazione, l'empowerment psicologico e il vivere in ambienti che favoriscono l'empowerment può cambiare la minaccia percepita e rafforzare il senso di comunità che, a sua volta, avrà risvolti positivi sull'individuo. Gli stadi dello sviluppo spontaneo dell'empowerment individuale sono: 1) Entrata: questa fase si basa su presupposti quali un forte senso di comunità da parte degli individui e la presenza di una minaccia ai loro interessi. Ciò porta a mettere in discussione l'autorità. 2) Avanzamento: in questa fase l'individuo si lascia affiancare da una guida che lo aiuta a superare eventuali difficoltà, che condivide le sue stesse preoccupazioni e cerca con lui possibili soluzioni, ampliando la comprensione di aspetti sociali, economici e politici della situazione. 3) Integrazione: momento cruciale in cui le nuove conoscenze ed esperienze vengono integrate con la propria identità. In questa fase ci si inizia a percepire come leader e a sentirsi bene nel portare avanti tale ruolo. Contemporaneamente, però, possono emergere dei conflitti legati alle altre sfere della vita e ad altri impegni. 4) Impegno: questa fase inizia nel momento in cui si riesce a risolvere i conflitti e a stabilizzare la propria identità. L'individuo si sente in grado di partecipare più attivamente alla vita di comunità, di avere una maggiore comprensione della realtà e possedere risorse individuali e collettive.
Livello organizzativo L'approccio organizzativo deriva dall'ambizione di superare le dinamiche strettamente individuali considerando rilevanti anche altre prospettive come i legami tra le persone, le dinamiche relazionali e la struttura delle organizzazioni.
Nonostante questo approccio faccia riferimento a molteplici contesti e situazioni, gli studi si sono limitati a considerare lo sviluppo dell'''empowerment individuale all'interno dei gruppi, delle organizzazioni e delle associazioni principalmente a livello aziendale.
Esistono due tipi di organizzazione con caratteristiche riconducibili alla definizione di empowerment di Marc Zimmerman:
a) Organizzazione Empowering: ha come obiettivo basilare quello di promuovere lempowerment personale dei suoi membri; è costituito da strutture e norme orizzontali (controllo); sono mobilitate risorse interne (consapevolezza critica); le decisioni sono prese da più membri (partecipazione).
b) Organizzazione Empowered: ha come obiettivo principale quello di influenzare il contesto in cui è inserita; nella comunità allargata e nei dibattiti deve riuscire a prendere voce in capitolo (controllo); sono mobilitate risorse interne ed esterne (consapevolezza critica); è coinvolta in reti di organizzazioni o in attività di governo della comunità (partecipazione).
La maggior parte delle ricerche si sono focalizzate sulle organizzazioni empowering. Kenneth Maton e Deborah Salem individuano, infatti, quattro caratteristiche principali per un'organizzazione empowering tramite lo studio di organizzazioni di comunità:
fornire l'opportunità ai membri del gruppo di avere ruoli diversificati, significativi e quindi importanti. Un sistema di sostegno reciproco (es. auto-aiuto) che guida i membri del gruppo a sviluppare il loro senso di fiducia, condivisione e forte identità sociale. una cultura propositiva e di crescita interessata alla qualità dei rapporti interni. Una leadership condivisa che coinvolge sia i singoli membri che l'organizzazione. È guidata da un leader formale nel ruolo di un facilitatore. All'interno è presente un ambiente egualitario in cui le decisioni e le strutture organizzative possono essere intraprese da tutti i membri.
Peterson e Marc Zimmerman indicano la presenza di tre componenti nel modello dell'empowerment organizzativo: componente intraorganizzativa, che include aspetti e caratteristiche che descrivono la struttura interna e il funzionamento dell'organizzazione; componente interorganizzativa, che enfatizza il ruolo del legame tra le organizzazioni; componente extraorganizzativa, che si riferisce alle azioni messe in atto da ogni organizzazione o rete di organizzazioni per influenzare la società allargata.