Lady Macbeth del Distretto di Mcensk () è un'opera in 4 atti e 9 scene del compositore russo Dmitrij Dmitrievič Šostakovič, basata su un libretto di Aleksandr Germanovič Prejs e dello stesso compositore, ispirato all'omonimo romanzo breve di Nikolaj Leskov.

La prima rappresentazione ebbe luogo il 22 gennaio 1934 al Piccolo teatro statale dell'Opera di Leningrado. Šostakovič dedicò l'opera alla sua prima moglie, la fisica Nina Varzar.

Nelle intenzioni del musicista, avrebbe dovuto essere la prima opera di una trilogia sulle donne russe; delle tre opere progettate fu l'unica portata a termine.

Trama Atto I Russia, XIX secolo. Katerina Izmajlova è infelicemente sposata con Zinovij Borisovič Izmajlov, un mercante di farina di provincia; chiusa nella sua camera, si lamenta tra sé e sé della propria solitudine, dovuta alle continue assenze del marito. Suo suocero Boris Timofeevič Izmajlov la sorprende mentre piange, e ribatte alle sue lamentele dicendo che non sarebbe sola, se avesse avuto dei figli da Zinovy; invece i due sono sposati da cinque anni, e ancora non hanno dato alla luce l'erede della casata. Katerina risponde che non è colpa sua, insinuando che suo marito, molto più vecchio di lei, sia sterile o poco virile; presa dalla discussione, si lascia sfuggire che avrebbe avuto già molti figli, se si fosse data a un uomo più giovane. Al colmo del furore, Boris la copre di insulti e la minaccia: se mai dovesse avere un amante, lui stesso la ucciderà con le proprie mani. Poco dopo Zinovy viene a salutare la moglie prima di partire per l'ennesima volta; in sua presenza, Boris fa giurare a Katerina di essergli fedele a costo della vita; lei esegue, ma appena i due uomini vanno via scoppia a piangere. Una serva, Aksinya, viene a consolarla e le racconta di Sergej, un bracciante appena assunto da Boris, uomo affascinante e con la fama di impenitente donnaiolo.

Passano alcuni giorni. Sergej, in compagnia di altri braccianti, molesta sessualmente Aksinya, dicendo di ritenere tutte le donne esseri inferiori e quindi meritevoli di violenza. Katerina assiste per caso alla scena e interviene per difendere la serva, quindi rimprovera Sergej per il suo machismo, affermando che le donne sono coraggiose e forti quanto gli uomini. Volendole dimostrare quanto si sbaglia, Sergej la aggredisce e, dopo averla scaraventata al suolo, le si lancia addosso proprio mentre entra Boris. I due, col sostegno degli altri braccianti, affermano di essere semplicemente inciampati, ma Boris, sospettoso minaccia di raccontare a Zinovy il suo comportamento; dopodiché, per estrema umiliazione, punisce Katerina ordinandole di friggere per lui i funghi di cui è ghiotto.

Viene la sera e Katerina si prepara ad andare a letto. Sergej bussa alla sua porta con la scusa di prendere in prestito un libro per conciliarsi il sonno, ma Katerina rivela di non averne, poiché le è stato vietato di imparare a leggere. L'uomo tenta di sedurla ricordandole la loro zuffa; di fronte alle sue resistenze, entra nella stanza e le si avventa addosso. Lei dapprima sembra rifiutarlo, ma quando Boris bussa alla porta, evita di dirgli che Sergej è con lei; credendola sola, il suocero la chiude a chiave nella stanza. Rimasti soli, i due hanno un rapporto sessuale, a partire dal quale nascerà la loro relazione clandestina.

Atto II Una settimana dopo, di notte, Boris cammina nel cortile buio, incapace di dormire per paura dei ladri. Ricordando i suoi giorni da giovane libertino e riconoscendo la scarsa virilità di Zinovy, immagina di sedurre lui stesso Katerina per avere il tanto sospirato erede. In quel momento scorge Sergej che esce dalla finestra di Katerina: dopo un breve inseguimento lo cattura e lo frusta pubblicamente accusandolo di essere un ladro, poi lo fa rinchiudere nelle segrete. Katerina assiste a tutto ciò dalla finestra, ma non può intervenire perché è stata da lui chiusa a chiave nella sua stanza. Quando finalmente riesce a calarsi da una grondaia, si scaglia contro Boris, trattenuta a viva forza dagli altri servitori; il suocero comprende quindi che la donna prova dei sentimenti per il bracciante. Esausto per aver picchiato Sergej, Boris pretende che Katerina gli cucini il pranzo, promettendole di punire lei e Sergej a dovere; manda quindi un servitore a richiamare Zinovy, dicendo al figlio che in casa sono sorti dei problemi. Decisa a salvare sè stessa e Sergej, Katerina aggiunge del veleno per topi ai funghi e li dà in pasto al suocero, che subito accusa tremendi dolori; la donna gli sottrae le chiavi della cella e libera il suo amante. Richiamato dai servitori, arriva un prete che trova Boris agonizzante: l'uomo cerca invano di dirgli che è stato avvelenato, ma tutto ciò che riesce a fare prima di morire è indicare Katerina. La donna, fingendosi addolorata, convince il sacerdote che quelli mangiati da Boris erano funghi velenosi da lui stesso raccolti, riuscendo a scagionarsi.

Katerina si sente quindi libera di amare Sergej, ma questi le rammenta che la loro relazione dovrà finire a causa del prossimo ritorno di Zinovy, nonostante lui desideri sposarla; Katerina lo rassicura che riuscirà a risolvere la questione, ma si rifiuta di dirgli in che modo. I due si coricano insieme nel talamo nuziale, ma mentre Sergej si addormenta, Katerina, tormentata dal fantasma di Boris, non riesce a dormire; di conseguenza, quando Zinovy fa ritorno, lei se ne accorge e in tutta fretta fa nascondere Sergej in un armadio. Zinovy chiede conto a Katerina della morte di Boris, incolpandola di non aver saputo prendersene cura; Katerina, con freddezza, gli rinfaccia le sue continue assenze. A quel punto il marito nota i pantaloni e la cintura lasciati incautamente da Sergej sul letto, e capisce cos'è accaduto: l'uomo si azzuffa con Katerina e la frusta con la cintura. Sentendo le urla, Sergej si precipita a soccorrerla e affronta Zinovy, il quale, sopraffatto, corre a chiamare aiuto. Prima che possa riuscirci, Katerina lo strangola con la cintura, mentre Sergej lo finisce colpendolo con un candelabro. Gli amanti nascondono poi il cadavere murandolo in una parete della cantina.

Atto III Qualche tempo dopo, Zinovy viene dichiarato disperso e Katerina, rimasta vedova, può sposare Sergej; tuttavia lei è preoccupata dal fatto che qualcuno possa scoprire il cadavere del marito. Sergej, impaziente di impadronirsi dei beni di Boris e Zinovy, la rassicura, e i due si recano a sposarsi. Mentre di sopra si svolge la cerimonia, un contadino ubriaco irrompe nella cantina in cerca di vino, trova casualmente il corpo di Zinovy e corre a chiamare la polizia.

Al matrimonio, mentre tutti festeggiano ballando e ubriacandosi, Katerina si accorge che qualcuno è sceso in cantina; tenta allora di fuggire con Sergej, ma è troppo tardi: i poliziotti fanno irruzione alla festa, e arrestano i due amanti omicidi.

Atto IV Katerina e Sergej sono stati condannati per omicidio plurimo e vengono deportati in Siberia. Durante il viaggio, Katerina corrompe una guardia affinché le permetta di incontrare Sergej; l'uomo, tuttavia, la incolpa di tutti i misfatti e cerca platealmente di sedurre un'altra condannata, Sonyetka, per farle dispetto. Sonyetka gli chiede un paio di calze in cambio di un rapporto sessuale: Sergej inganna Katerina facendosi consegnare le sue, e poi le dà a Sonyetka, che subito schernisce l'ingenuità di Katerina assieme agli altri deportati. Furibonda, Katerina spinge Sonyetka in un fiume ghiacciato, ma vi cade dentro anche lei. Le due vengono trascinate via dalla corrente; nonostante il dolore di Sergej e degli altri detenuti, il treno prosegue il suo viaggio.

Storia dell'opera Nell'adattamento il libretto opera alcune modifiche tendenti a mettere la protagonista in una luce migliore di quella che appare nel romanzo (nel quale, ad esempio, Katerina commette un ulteriore omicidio e abbandona il figlio avuto dal suo amante; inoltre il libretto accentua la natura malvagia del suocero, per spiegare così la sua uccisione). Secondo il musicologo Franco Pulcini, Šostakovič attenua «la crudezza del racconto, rendendolo un po' meno scandaloso, e soprattutto si fa avvocato difensore della sua eroina, giustificandone la responsabilità». Il musicista «cerca di scoprire tracce di umanità anche nella psicologia criminale, verso la quale si muove con intelligenza e comprensione»; nell'opera infatti «la figura appassionata di Katerina emerge sulla banalità meschina e feroce della classe dei mercanti russi» del XIX secolo. Nell'ultimo atto, ove si svolge la deportazione in Siberia, la musica «raggiunge livelli abissali di depressione: nulla di più lontano dall'ottimismo dell'arte socialista di Stato».

Pur venendo proposta dagli autori quale espressione di rivolta antiborghese (una donna agiata prende coscienza dell'ingiustizia della società zarista ed un servo partecipa all'omicidio dei propri padroni), l'opera cadde in disgrazia presso il regime stalinista ed è oggi considerata uno dei maggiori esempi di censura politica sull'arte.

Nonostante il grande successo, sia di pubblico che di critica, Lady Macbeth fu presto lo spunto per una denuncia generale della musica di Šostakovič da parte del Partito Comunista dell'Unione Sovietica al punto che lo stesso Stalin fu incuriosito dall'opera e volle assistere a una rappresentazione. Ma il risultato fu la sua totale scontentezza: abbandonò il Teatro Bol'šoj di Mosca alla fine del terzo atto. Era il 26 gennaio del 1936. Alla fine della rappresentazione Šostakovič ricevette gli applausi ma lo videro impallidire dopo avere visto l'abbandono del palco da parte del dittatore georgiano.

Due giorni dopo, il 28 gennaio, sulla Pravda, il giornale ufficiale del Partito Comunista, uscì un articolo dal titolo "Il caos anziché la musica" («Хаос вместо музыки») di David Zaslavsky (1880-1965)"la Repubblica", inserto Album, pag.5, "Immorale pornofonia" così tra Mosca e New York Dmitrij cade in disgrazia, di Nicola Gallino, martedì 2 dicembre 2025 ispirato da Stalin stesso, dove per spregio il nome del musicista non fu neppure menzionato. L'opera fu pertanto proibita in quanto «inadatta al popolo sovietico» e mai più messa in scena per oltre un quarto di secolo.

Fu solo vari anni dopo la morte di Stalin, nel periodo in cui l'URSS era sotto la guida di Nikita Sergeevič Chruščëv, che il compositore volle riproporre l'opera, ma non nella sua versione originale. La versione revisionata debuttò, col titolo Katerina Izmajlova, l'8 gennaio 1963 a Mosca al Teatro Musicale Stanislavskij-Nemirovič-Dančenko. Šostakovič dichiarò di preferire la nuova versione, ma dopo la sua morte, la versione più rappresentata fu quella originale.

L'opera incorpora elementi di espressionismo e verismo.

Negli Stati Uniti d'America, nel 1935 sul giornale The Sun uscì una recensione negativa ove l'opera era definita come una "pornofonia""la Repubblica", inserto Album, pag.5, "Immorale pornofonia" così tra Mosca e New York Dmitrij cade in disgrazia, di Nicola Gallino, martedì 2 dicembre 2025.

L'opera e il suo autore, comunque, rivestono un'importanza artistica e culturale che non può essere ridotta alla sua sola dimensione politica: in altre parole Shostakovich merita di essere valutato come un grande compositore e non soltanto come una vittima o un oppositore dello stalinismo.

Rappresentazioni

Il 31 gennaio 1935 ebbe la prima in concerto semi-scenico a Cleveland diretta da Artur Rodziński che la diresse anche il 5 febbraio al Metropolitan Opera House di New York; il 5 aprile successivo ebbe la prima a Filadelfia ed il 16 novembre all'Opera reale svedese di Stoccolma. Il 29 gennaio 1936 ebbe la prima al Teatro Nazionale di Praga, il successivo 12 febbraio a Lubiana ed il 18 marzo alla Queen's Hall di Londra in concerto.