LOrlando furioso è un poema cavalleresco di Ludovico Ariosto pubblicato per la prima volta nel 1516 a Ferrara.

Il poema, composto da 46 canti in ottave, ruota attorno al personaggio di Orlando, cui è dedicato il titolo, e a molti altri personaggi cavallereschi. La prima edizione originale del 1516 era composta da 40 canti. Successivamente fu ripubblicata nel 1521, con minime aggiunte, finché, nel 1532, qualche piccola correzione linguistica portò all'edizione definitiva contenente 46 canti. L'opera, riprendendo la tradizione del ciclo carolingio e parzialmente del ciclo bretone, si pone a continuazione (gionta) dell'incompiuto Orlando innamorato di Matteo Maria Boiardo; in seguito, tuttavia, Ariosto considererà lOrlando innamorato solo una fonte a cui attingere, a causa dell'inattualità dei temi del poema, dovuti alla materia cavalleresca, ma riuscirà a risolvere questo problema apportando modifiche interne all'opera - tra cui l'introduzione di tecniche narrative sconosciute al Boiardo - e soprattutto intervenendo spesso nel corso del poema spiegando al lettore il vero fine degli avvenimenti.Tra le fonti del poema ariostesco vanno annoverati anche il Morgante di Luigi Pulci e i romanzi in prosa del toscano Andrea da Barberino (soprattutto I Reali di Francia) rivolti a un pubblico popolare: il nucleo centrale è la difesa della fede cristiana, ma i valori propri dell'epica scompaiono a vantaggio dell'intreccio avventuroso.

Caratteristica fondamentale dell'opera è il continuo intrecciarsi delle vicende dei diversi personaggi, che costituiscono molteplici fili narrativi (secondo la tecnica dellentrelacement, eredità del romanzo medievale), tutti armonicamente tessuti insieme. La trama è convenzionalmente riassunta in relazione a tre vicende principali, emblemi anche del sovrapporsi nel poema di diversi generi letterari: innanzitutto la linea epica della guerra tra musulmani (Saraceni) e cristiani, che fa da sfondo all'intera narrazione e si conclude con la vittoria dei secondi.

La vicenda amorosa è incentrata invece sulla bellissima Angelica in fuga da numerosi spasimanti, tra i quali il paladino Orlando, di cui viene sin dalle prime ottave preannunciata la pazzia, portando all'estremo la dimensione del cavaliere cristiano della chanson de geste votato alla fede. Le ricerche (o inchieste) dei vari cavalieri per conquistare Angelica si rivelano tutte vane, dal momento che (prima di uscire definitivamente dal poema nel XXIX canto, per giunta a testa in giù sulla sabbia) la donna sposerà il musulmano Medoro, causando la follia di Orlando e l'ira degli altri cavalieri.

Il terzo motivo, quello encomiastico o celebrativo (su cui tuttavia persistono all'interno del poema una serie di ombre), consiste nelle peripezie che portano alla realizzazione dell'amore tra Ruggiero, cavaliere pagano discendente del troiano Ettore, e Bradamante, guerriera cristiana, i quali riusciranno a congiungersi solo dopo la conversione di Ruggiero al termine della guerra: da questa unione discenderà infatti la Casa d'Este.

Composizione dell'opera

Le vicende di Orlando e dei paladini di Carlo Magno erano già molto note alla corte estense di Ferrara grazie allOrlando innamorato di Matteo Maria Boiardo quando l'intellettuale cortigiano Ariosto comincia a scrivere il nuovo romanzo attorno al 1505. Il poema, pur essendo concepito come gionta (continuazione) dellOrlando Innamorato del Boiardo, non fu mai ridotto a vero e proprio seguito del poema boiardesco: dimostrazione di questa mancanza di completezza è il fatto che, come giustamente fa notare sul «finale epico» Alberto CasadeiA. Casadei, Il percorso del Furioso, il Mulino, Bologna, 1993., Ariosto non portò a termine tutti i nuclei narrativi aperti dal Boiardo. Anche la scelta di Angelica come punto di partenza del Furioso non era in questo senso ovvia: Boiardo aveva voluto privilegiare le "armi" agli "amori" finendo per trascurare Angelica per gran parte del secondo libro e per i nove canti del terzo nel progressivo snodarsi delle vicende epiche.Nell'Orlando Furioso sono rintracciabili vari generi letterari: episodi tratti da autori classici; motivi della poesia bucolica; elementi della novellistica di gusto boccaccesco (con mariti traditi e donne adultere); motivi del repertorio petrarchesco sull'innamoramento. (Beatrice Panebianco, Mario Gineprini, Simona Seminara, LetterAutori, edizione verde, volume primo, Zanichelli, Bologna, 2012, pag. 558-559).

La dimensione metaletteraria e l'ironia narrativa costituiscono un altro elemento di straordinaria modernità. Alla libertà di Ariosto nella relazione con la sua fonte principale corrisponde anche l'impostazione di un poema che non si chiude completamente: il duello finale tra Ruggiero e Rodomonte, indubbio innalzamento epico della vicenda, lascia nel lettore un'impressione di incompletezza e insoddisfazioneL. Caretti, Ariosto e Tasso, Torino, Einaudi, 1961.. Compiutezza mancata di cui sono rappresentazioni fedeli anche la profonda ambiguità dell'autore, la perenne oscillazione tra le "arme" e gli "amori" (e quindi tra l'epos e il romanzoS. Zatti, Il furioso tra epos e romanzo, Lucca, Pacini Fazzi, 1990.) e la dimensione incompleta dei cavalieri sulla scena di cui è immagine emblematica la presentazione nel primo canto: di Orlando viene innanzi tutto evocata la pazzia; Rinaldo entrerà in scena inseguendo a piedi il suo cavallo; Ferraù è impegnato a ripescare un elmo smarrito nell'acqua; Sacripante compare mentre rimpiange la verginità di Angelica e definisce il suo amore come un insieme di pulsioni materialistiche e di ambizioni di primato, per essere poi sconfitto immediatamente al passaggio di un cavaliere senza identità.

Sin dalla quadripartizione iniziale (le donne/i cavalieri/le arme/gli amori) la trama si sviluppa evocando un tempo mitico rimpianto dall'autore sul cui sfondo si proietta la guerra tra pagani e cristiani. Quadripartizione che è anche denuncia di appartenenza a un sistema di letteratura, e fusione dei cicli epici ("le arme") medievali e della dimensione amorosa dei romanzi, in questo fedele ripresa del materiale boiardesco.

La materia cavalleresca, i luoghi e i personaggi principali sono gli stessi, ma l'elaborazione di tutti gli elementi risponde a una ricerca letteraria molto più profonda. I personaggi acquistano una dimensione psicologica potente, il racconto diviene un insieme organico di vicende intrecciate in un'architettura di grandiosa complessità, che è anche un continuo tentativo di abbracciare l'infinità mutevole dei percorsi dei personaggi.

Il Furioso si presenta dunque come opera simbolo di un sistema, quello cortigiano e rinascimentale, proprio al momento della sua crisi: lo sguardo all'indietro e il tono nostalgico dellincipit rivela (parallelamente al Cortegiano di Castiglione) già un rimpianto per una civiltà al tramonto, devastata dalle incursioni straniere e corrotta dalla sete di denaro e dall'avidità.

Pienamente inserita nel dibattito culturale dell'epoca, l'opera ariostesca acquisisce ufficialmente lo scettro del primo poema in una lingua che può considerarsi "italiana", proprio a seguito della revisione del Bembo, che nel 1525 - non a caso tra le due ultime edizioni del Furioso - aveva prodotto le Prose della volgar lingua.

A ciò si aggiunge la dimensione di un'opera letteraria pensata e curata per la pubblicazione a stampa, volta quindi alla diffusione verso un pubblico più vasto: in questo senso, e in molti altri ancora, si può parlare della prima grande opera di letteratura moderna nella cultura occidentale.

Edizioni e revisioni Ariosto iniziò la prima stesura dell'opera tra il 1504 e il 1507. I primi riferimenti sicuri circa un lavoro dell'autore attorno all'opera sono del 3 febbraio 1507; le notizie si infittiscono negli anni a seguire finché una missiva del 17 settembre 1515, indirizzata dal cardinale Ippolito d'Este - al cui servizio si trovava Ariosto in quel momento - al marchese di Mantova Francesco II Gonzaga, lascia intendere che il poema sia stato portato a termine e vi sia una prima volontà di pubblicazione.C. Bologna, Tradizione e fortuna dei classici italiani, vol. I, Torino Einaudi, 1993, p. 404 La prima edizione dellOrlando Furioso, contenente quaranta canti (e non quarantasei, come nell'edizione definitiva), apparve a Ferrara il 22 aprile 1516, per l'editore Giovanni Mazocco: recava una dedica al cardinale Ippolito, il quale, poco interessato alla letteratura, non mostrò alcun apprezzamento (proprio alludendo all'ingratitudine del cardinale il poeta concluse l'opera con il motto Pro bono malum, “Male in cambio di bene”). Il successo complessivo fu invece già molto significativo, e non mancarono ammiratori illustri quali Niccolò Machiavelli, che parlò di poema «bello tucto, et in di molti luoghi […] mirabile».Lettera a Lodovico Alamanni del 17 dicembre 1517

La seconda edizione fu pubblicata ancora a Ferrara il 13 febbraio 1521 per i tipi dell'editore milanese Giovanni Battista da la Pigna. La necessità di questa prima revisione nasce dal fatto che l'edizione del 1516 aveva molte imperfezioni secondo il parere dello stesso autore: questi, infatti, si impegnò subito in una lunga revisione, soprattutto per quanto riguardava le scelte linguistiche, in cui l'autore vi si mosse per una toscanizzazione dell'opera, dapprima infatti impostata su d'un forte plurilinguismo di matrice toscana, padana (specie ferrarese e lombarda) e latineggiante. Infine, bisogna ricordare che questa prima edizione era stata pensata quasi esclusivamente per divertire la corte e per celebrare la casata estense. Non ci sono tuttavia altre modifiche di rilievo, nonostante fra il 1518 e il 1519 Ariosto avesse ideato cinque nuovi canti, che per volontà dell'autore, probabilmente per la loro eccessiva dissonanza con il resto del poema, non vennero però mai inseriti nell'opera.Queste due edizioni erano tuttavia ancora molto diverse da quella finale. Nel frattempo Ariosto si rese conto che l'opera aveva riscosso un grande successo: prima della terza edizione aveva già avuto, a seguito della grande richiesta, ben 17 ristampe.

Una terza edizione fu pubblicata, sempre a Ferrara, il 1º ottobre 1532 presso Francesco Rosso da Valenza.Le date precise delle tre edizioni sono reperibili in C. Bologna, cit., vol. I, p. 403. Ariosto aveva rielaborato il testo in maniera più ampia. La differenza è subito evidente sul piano linguistico: le prime due edizioni rimanevano comunque rivolte prevalentemente a un pubblico ferrarese o padano, scritte in una lingua che teneva comunque conto delle espressività popolari, soprattutto lombarde e toscane. La seconda revisione invece mira a ricreare un modello linguistico italiano e nazionale secondo i canoni teorizzati da Pietro Bembo (che nelle sue Prose della volgar lingua, pubblicate dal Bembo quattro anni dopo la seconda edizione del Furioso, riformula il suo ideale di petrarchismo).Inoltre viene modificata la struttura e vengono inseriti nuovi canti (i canti IX-XI, XXXII-XXXIII, XXXVII, XLIV-XLVI) e gruppi di ottave distribuiti in parti diverse dell'opera. Le dimensioni cambiano, il poema viene quindi portato a 46 canti, modificandone la suddivisione e l'architettura. Vengono aggiunti diversi episodi e scene, che risultano tra quelli di maggiore intensità (anticipando in un certo grado anche la futura teatralità shakespeariana). Infine compaiono i molti riferimenti alla storia contemporanea, con numerosi accenni alla grave crisi politica italiana del Cinquecento.