Negli ultimi anni della seconda guerra mondiale fu a capo di un reparto speciale di polizia della Repubblica Sociale Italiana, noto anche come Banda Koch,, 2000. Presentazione, p. IX. che operò principalmente a Roma e in seguito, brevemente, anche a Milano, macchiandosi di numerosi crimini, contro nemici catturati e oppositori politici, come torture e omicidi.

Biografia

Pietro Koch era figlio di Otto Rinaldo Koch, un commerciante di vini ed ex ufficiale della Marina tedesca, sposatosi con Olga Politi. La famiglia negli anni trenta si trasferì da Benevento a Roma, dove Pietro si diplomò al liceo Gioberti per poi iscriversi alla facoltà di giurisprudenza. Il richiamo alle armi lo costrinse ad abbandonare gli studi intrapresi. Nel 1938 diventò ufficiale di complemento dei Granatieri di Sardegna. Nei primi mesi del 1940 fu posto in congedo e non venne chiamato alle armi fino alla primavera del 1943.

In questi tre anni visse tra Roma e Perugia come mediatore di compravendite immobiliari e agricole. La prefettura di Perugia lo segnalò, nell'ottobre 1942, per «una non indifferente attività truffaldina» (1- pg. 155). Nel 1940 si era sposato con Enza Gregori, ma il matrimonio naufragò in pochi mesi a causa della relazione con Tamara Cerri, una ragazza sedicenne conosciuta a Firenze.

Repubblica Sociale Italiana Nella primavera del 1943 fu richiamato alle armi nel 2º Reggimento "Granatieri di Sardegna" e l'8 settembre 1943 era a Livorno con il suo reparto in attesa di imbarcarsi per la Sardegna. Dopo l'8 settembre si spostò a Firenze e si iscrisse al Partito Fascista Repubblicano, entrando nel "Reparto Speciale di Sicurezza" di Mario Carità. Le incertezze del periodo sono riportate in tre lettere di Pietro Koch alla sorella, pervenute, dopo la Liberazione, a un giovane funzionario del Partito Comunista Italiano, Luca Canali, che le pubblicò parafrasate nella sua autobiografiaLuca Canali, Autobiografia di un baro, Mondadori, Milano, 1984.. In esse, si manifesta lo sbandamento di un giovane ragazzo che poi decide di aderire con convinzione fanatica alla repressione nazi-fascista. Si mise subito in evidenza con la cattura, presso un albergo cittadino, del colonnello Marino, già aiutante del generale di corpo d'armata Mario Caracciolo di Feroleto, l'ex comandante della 5ª Armata che aveva tentato la difesa di Firenze. Attraverso questa azione fu notato da Mussolini. Mario Caracciolo di Feroleto, uno dei pochi generali che si erano opposti ai tedeschi, si era rifugiato a Roma presso il convento vaticano di San Sebastiano, sotto tutela di Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo.

Il capitano delle SS di via Tasso, Kurt Schutze, del gruppo di Herbert Kappler, autorizzò Koch a violare il territorio vaticano; così la sua banda, attraverso uno stratagemma e l'appoggio esterno delle SS, riuscì ad arrestare il generale. Le SS, dopo averlo schedato, lo lasciarono a Koch, che lo trasferì a Firenze presso la sede della cosiddetta Banda Carità. Il risultato di questa azione gli permise di avere le autorizzazioni dal capo della Polizia della RSI di Salò, Tullio Tamburini, per costituirsi un suo reparto speciale. Con l'arresto del generale di corpo d'armata Mario Caracciolo di Feroleto fu rinvenuto anche il memoriale Caracciolo, documento interessantissimo scritto dal generale durante la reclusione, che contiene informazioni inequivocabili, in particolare riguardo a come la cieca ostinazione del duce abbia condotto l'Italia nel baratro. Fu grazie al tenente, poi capitano dei Granatieri di Sardegna Eraldo Barosini (Roma 3 ottobre 1915 - Roma 23 maggio 1986), capo settore della Banda Granatieri e amico di Pietro Koch, che in pieno regime nazi-fascista è stato possibile venire a conoscenza di parte di questa documentazione, sottratta dal Barosini a Koch durante un loro incontro, che né il governo repubblicano, né le autorità tedesche avrebbero mai autorizzato di mettere in circolazione e avrebbero forse un giorno distrutto.

La cosiddetta "Banda Koch" Attività a Roma

Nel dicembre 1943 Koch si trovava a Roma, 2000. Il periodo romano, p. 68. e si presentò al capo della Polizia Repubblicana, affermando di avere incarico dal generale Luna di riferire che il generale ricercato, Caracciolo, era nascosto presso il convento di San Sebastiano.

Una volta costituita la squadra speciale, che prese la denominazione ufficiale di "Reparto Speciale di Polizia Repubblicana",, 2000. La costituzione del Reparto, p. 71. si aggregarono anche diversi elementi della Banda Carità fino ad arrivare a circa una settantina di unità, tra i quali anche dei sacerdoti. La composizione era la più varia. La bibliografia ricorda: i preti Ildefonso Troya dell'ordine dei Benedettini Vallombrosiani (dopo la sospensione a divinis) e Pasquino Perfetti, l'avvocato Augusto Trinca Armati del foro di Perugia (a capo dell'Ufficio Legale del reparto), il giornalista Vito Videtta, l'esperto dei servizi segreti Francesco Argentino detto "Dottor Franco", Armando Tela (con il ruolo di vice-comandante). Tra gli agenti del reparto ci furono anche degli ex arrestati che collaborarono, come il gappista Guglielmo Blasi. C'erano anche diverse donne: Alba Giusti Cimini (vedova di guerra, 2000. La costituzione del Reparto, p. 72. di 28 anni, e segretaria di Koch), Marcella Stopponi (dattilografa e verbalista) e Daisy Marchi (vero nome Dusnella MarchiRoberta Cairoli, Nessuno mi ha fermata: antifascismo e Resistenza nell'esperienza delle donne del Comasco, 1922-1945, p. 244.), una soubrette che fu per un periodo anche l'amante di Koch. A Milano la Cimini e la Marchi usavano spacciarsi, con i prigionieri, per la celebre Luisa Ferida (specialmente la seconda, molto somigliante fisicamenteSanguepazzo. Note di regia di Marco Tullio Giordana. Rai. Articolo.), approfittando della penombra delle celle; è probabilmente questa l'origine della calunnia che costerà la vita all'attrice, che conosceva Koch per tramite del compagno Osvaldo Valenti (membro della Xª MAS), ma non collaborò mai con la banda.Odoardo Reggiani, Luisa Ferida, Osvaldo Valenti: ascesa e caduta di due stelle del cinema, Spirali, 2001, p. 290. Uomo di collegamento con la Xª MAS, a Roma, fu Mauro De Mauro (amico e forse amante della Stopponi), che non faceva parte della banda in maniera diretta.Giuseppe Casarrubea, Mario J. Cereghino, Lupara nera: La guerra segreta alla democrazia in Italia 1943-1947, capitolo: Uno, nessuno, centomila.

La formazione ottenne alcuni rapidi e clamorosi successi con irruzioni e perquisizioni nelle sedi della Chiesa. Gli arresti eccellenti nei conventi, la cattura di Giovanni Roveda e poi la cattura, su segnalazione del collaboratore di Koch Francesco Argentino, del professor Pilo Albertelli che fu torturato e poi fucilato con altri 334 antifascisti alle Fosse Ardeatine, produssero impressione nel comando SS.

La prima sede provvisoria del reparto si attestò brevemente a via Tasso 115, dove era acquartierato il Comando SS della città aperta. Ma già in gennaio si trasferì nella palazzina di via Principe Amedeo 2, presso la pensione Oltremare, dove occupò tre appartamenti uniti. Il vero e proprio alloggio di Koch era nella stanza matrimoniale n. 1, nella stanza n. 15 invece si trovava il suo ufficio dove avvenivano gli interrogatori, nella stanza n. 16 attigua si trovavano le due segretarie Anita e Marcella.

Tra gennaio e maggio 1944 la banda decimò le file degli antifascisti di Roma, tra i quali ben 23 esponenti del Partito d'Azione, che subì la pressione maggiore, di cui 21 furono fucilati alle Fosse Ardeatine.

Koch, la notte tra il 3 e il 4 febbraio, coordinò l'assalto dei suoi uomini al convento annesso alla basilica di San Paolo, che portò all'arresto di 67 persone fra ebrei, renitenti alla leva, ex funzionari di polizia e militari di rango del Regio Esercito (generali Monti e Fortunato) che vi avevano trovato rifugio., 2000. L'assalto al Seminano Lombardo di Santa Maria Maggiore e alla Basilica di San Paolo, p. 92.

Il 17 marzo 1944 viene fermato il tenente aus. di P.S. Maurizio Giglio, che manteneva contatti radio con il "Regno del Sud" e secondo le accuse di Koch con l'Armata del generale Clark. Fu sottoposto per giorni a brutale tortura in sei interrogatori consecutivi insieme all'agente di P.S. Giovanni Scottu che lo accompagnava; a questi eventi assisté anche il questore capitolino Caruso. Giglio ridotto in fin di vita, fu accompagnato a braccia a Regina Coeli, la sera del 23 marzo. Consegnato quindi ai tedeschi per l'esecuzione della rappresaglia conseguente all'azione partigiana di via Rasella,, 2000. L’attentato di via Rasella e il tradimento di Guglielmo Blasi pag. 130. dove una compagnia del Polizeiregiment "Bozen", forte di 156 uomini, fu oggetto di un'azione partigiana che causò 33 morti, fu condotto in una cava di pozzolana alla periferia di Roma, presso le Fosse Ardeatine e, il giorno 24 marzo 1944, fu ucciso con un colpo alla nuca insieme alle altre 334 vittime dell'eccidio. Scottu riuscirà a sopravvivere e al termine della guerra formulerà un implacabile atto di accusa contro la banda.

Nonostante non avesse conseguito la laurea in legge, Koch cominciò a essere chiamato dai suoi sottoposti semplicemente come "dottore", tipico appellativo rivolto ai funzionari di questura.

Dopo l'attentato di via Rasella, la sede del comando non fu più ritenuta adeguata, e il reparto, armi alla mano, prese possesso alla mezzanotte del 21 aprile della pensione Jaccarino, un palazzetto signorile sito in via Romagna 38. Da qui Koch, attraverso numerosi arresti e interrogatori brutali, ottenne in breve tempo il nome di Franco Calamandrei e degli altri coinvolti e ricostruì l'esatta dinamica dell'attentato gappista, di cui diede notizia al generale tedesco Kurt Mälzer, comandante della Wehrmacht nella capitale, con un dettagliato rapporto. Nella lettera Koch testimonia anche l'avversione riscontrata da parte di molte SS e l'ostruzione di certi fascisti, lamenta un'irruzione nella vecchia sede del suo reparto e il tentativo di individuare la nuova, la minaccia di un arresto nei suoi confronti, annunciando che è stato disposto un servizio di sorveglianza in modo da prevenire eventuali atti ostili.

In aprile del 1944 la banda arrestò anche Luchino Visconti. Il regista milanese, scarcerato dopo pochi giorni grazie all'intercessione dell'attrice María Denis, fu uno dei principali testimoni nella requisitoria del processo che portò alla fucilazione di Koch, raccontando i particolari sui metodi d'interrogatorio della banda.

Il 28 aprile dello stesso anno la banda, durante un tentativo di catturare un gruppo di comunisti, uccise due ignari passanti (un ragazzo, Luigi Mortelliti, e una donna, Maria Di Salvo).

Il 28 maggio, pochi giorni prima della liberazione della capitale, una pattuglia di militi fascisti della banda intercettò per caso in via Livornovicino a piazza Bologna, nel quartiere Nomentano di Roma. l'intellettuale socialista Eugenio Colorni. La banda gli intimò di rivelargli dove si stava recando (una riunione coi suoi compagni della prima brigata Matteotti), ma Colorni si rifiutò di rispondere; fu quindi spinto verso un portone e lì colpito con tre colpi di pistola. Trasportato all'Ospedale San Giovanni, morì il 30 maggio, a soli 35 anni, sotto la falsa identità di Franco Tanzi.Nel 1946 gli fu conferita la medaglia d'oro al valor militare alla memoria.