Con l'espressione Rivoluzione di Liegi (in vallone Binamêye revolucion, ovvero "felice rivoluzione") si definisce un violento rivolgimento politico, che, alla fine del XVIII secolo, preparò la fine del Principato vescovile di Liegi e portò alla proclamazione della Repubblica di Liegi. Essa ebbe inizio il 18 agosto 1789 e venne definitivamente repressa il 12 gennaio 1791.
Contesto La successione vescovile
Dal 1772 al 1784, il trono episcopale venne occupato dal vescovo de Velbrück. Egli incoraggiò le "idee nuove" dell'Illuminismo, specie fondando, nel 1779, una "società di emulazione" (Société libre d'émulation), per incoraggiare "il gusto delle arti e delle lettere e delle scienze". Da essa usciranno alcuni capi della rivoluzione.Alla sua morte, nel 1784, gli successe lo Hoensbroeck. Venne giudicato assai più autoritario e reazionario del suo predecessore. Non solo nel senso che fu meno aperto alle "idee nuove", ma anche che non incoraggiò in alcun modo un'attenuazione dei poteri, non amplissimi, che la costituzione del Principato assegnava al Principe Vescovo.
Antiche rivendicazioni costituzionali In particolare, da circa un secolo, il dibattito atteneva al cosiddetto Regolamento del 1684, una costituzione politica che Massimiliano Enrico di Baviera, Principe vescovo fra il 1650 ed il 1688, aveva imposto per emendare la precedente, che lasciava maggior potere al terzo stato (i ceti mercantili ed urbani, in particolare, mai il grosso del terzo stato, sempre ovviamente e come ovunque escluso dai giochi) in materia di elezione dei magistrati cittadini ed amministrazione municipaleBenché la costituzione del Principato fosse mutata più volte nel corso dei secoli, essa veniva sempre fatta risalire alle libertà originariamente concesse con la Pace di Fexhe del 1316, un evento reale che assumeva la funzione di catalizzatore del dissenso politico, in analogia con quanto avveniva, parallelamente, nel Ducato del Brabante con la Joyeuse Entrée. Cfr.: Mémoire sur le droit publique du Pays de Liège au moyen age, op. cit...
Tale Regolamento del 1684 aveva potuto essere imposto, anche perché la famiglia di Baviera ne aveva conquistato l'autorità attraverso la repressione di due insurrezioni: la prima, nel 1649, allorché il predecessore Ferdinando di Baviera si era spinto sino ad assediare e bombardare Liegi per reprimere le pretese del 'partito popolare' (detto dei Grignoux, in opposizione ai Chiroux, partigiani del principe), che si era imposto con una rivolta nel 1646; la seconda nel 1684.
Da quel momento il potere politico appartenne, per un secolo e mezzo, al Principe Vescovo, ai canonici della Cattedrale di Saint-Lambert ed all'aristocrazia (i tréfonciers), che lo esercitavano attraverso un'assemblea detta degli Stati. E per circa un secolo e mezzo la borghesia urbana non ottenne mai di recuperare le antiche libertà (o privilegi, che dir si voglia)Louis-Philippe de Ségur, cap.VII, op.cit...
Occorre insistere, comunque, sulla circostanza che il Regolamento del 1684 interveniva esclusivamente in materia di elezione dei magistrati cittadini ed amministrazione municipale, ma lasciava intatte le antiche carte. Ad esempio gli "Stati" conservavano pienamente il diritto di votare le tasse. E, quanto all'esclusione dalla loro composizione dei segmenti inferiori del primo (il basso clero), del secondo (la piccola nobiltà) e del terzo stato (il popolo in senso stretto), tale esclusione non faceva certo scandalo nell'Europa del XVIII secolo, dominata, al più, dal principio del dispotismo illuminato. Tanto che anche un polemista radicale come il Mirabeau, che visitò il Principato nel 1787, alla vigilia della rivoluzione, poteva commentare: «Noi Francesi cerchiamo di fare una rivoluzione per ottenere qualcuna delle garanzie che voi di Liegi da secoli possedete»Liège l'ardente, XVIIIe siècle: Des idées nouvelles, ..
L'affare della casa da gioco Fra gli avvenimenti pivotali della crisi, si ricorda la questione delle case da gioco della città termale di Spa: qui, il principe aveva concesso il monopolio del gioco d'azzardo agli abitanti della cittadina che gestivano due case da gioco. Avendo tal Noël Joseph Levoz apertane una terza, nel 1785, il de Hoensbroeck reagì inviando, nel giugno 1787, 200 soldati e due cannoni ad imporre la chiusura della casa da gioco illegale.
Orbene, la questione divenne politica, in quanto il monopolio era stato concesso dal Principe vescovo "di sua sola autorità", mentre la costituzione prevedeva che una legge non potesse essere pubblicata senza il consenso degli Stati, ovvero l'assemblea del primo, secondo e terzo stato, che pure sopravvivevaMémoire sur le droit publique du Pays de Liège au moyen age, op. cit..
La chiusura della casa da gioco, quindi, divenne l'epifenomeno dell'abuso dei poteri costituzionali che i borghesi attribuivano al principe. Il processo che seguì, quindi, catalizzò i polemisti dell'opposizione. L'esempio della Rivoluzione francese Il Principato era però un'entità politica troppo piccola perché la condotta della politica interna potesse prescindere dagli eventi che interessavano le vicine e confinanti potenze. Anzitutto Parigi: con la Presa della Bastiglia e la Notte del 4 agosto 1789, quando l'Assemblea Nazionale Costituente, riunita a Versailles, aveva decretato la soppressione dei diritti feudali, delle decime, contro riscatto e di un'infinita serie di prerogative provinciali e municipali ed il sistema delle corporazioni.
La rivoluzione Il 18 agosto 1789 il partito democratico, incoraggiato da questi eventi esterni, mise in atto un colpo di mano: una milizia borghese, guidata da Jean-Nicolas Bassenge si recò all'hôtel de ville, dove impose le dimissioni del magistrato in carica, sostituito d'imperio con due borgomastri "popolari": Jacques-Joseph Fabry e Jean-Remy de Chestret. Non solo, essi s'impossessarono anche della cittadella della città, sulla soprastante collina di Sainte-Walburge. E il Principe vescovo venne scortato dalla milizia all'hôtel de ville, ove «sanzionò tutto quello che era accaduto nella giornata», ovvero confermò i nuovi magistrati e, soprattutto, rinunciò al tanto contestato Regolamento del 1684. L'indomani, la milizia borghese assistette ad un Te Deum in cattedraleGazette de Liège, Liegi, 20 agosto 1789.. Eppoi il Principe vescovo passò nel suo castello di Seraing.
Una posizione internazionale assai incerta Fuga del Principe Vescovo Alcuni giorni più tardi, però, de Hoensbroeck poté fuggire e rifugiarsi a Treviri, in Germania, allora sede di un altro, assai potente, principato vescovile. Il suo Principe vescovo, Clemente Venceslao di Sassonia, che era anche elettore dell'Impero, ebbe abbastanza influenza da pretendere che il tribunale imperiale di Wetzlar condannasse l'insurrezione di Liegi ed ordinasse, con decreto del 27 agostoLouis-Philippe de Ségur, appendice, op.cit.., il ristabilimento del principe nei suoi poteriPetrus Johannes Blok, op.cit.. Tali avvenimenti incoraggiarono i più radicali fra i democratici a proclamare, a Liegi, la repubblica ed approvare una costituzione piuttosto liberale.
Mancato sostegno delle potenze La fuga del Principe vescovo poneva la neonata repubblica in una situazione internazionale estremamente instabile. Il suo territorio era incastonato fra le Province Unite ed i Paesi Bassi austriaci, entrambe retti da governi non favorevoli al colpo di stato che aveva rovesciato il Principe vescovo: le Province Unite erano rette da Guglielmo V d'Orange, che, appena due anni prima, aveva ferocemente represso la Prima Rivoluzione batava, di orientamento assai simile a quella in corso a Liegi. i Paesi Bassi austriaci, retti da un sovrano, Giuseppe II, cui le rivendicazioni degli insorti riecheggiavano sinistramente quelle avanzate, da alcuni anni, dai suoi propri sudditi dei Paesi Bassi austriaci.
Lì, infatti, l'Imperatore aveva cercato d'introdurre delle riforme che avrebbero grandemente aumentato l'autorità del sovrano, a danno di quella delle aristocrazie locali, riunite in assemblee detti "Stati". La crisi politica s'incancrenì, passando attraverso una rivolta a Bruxelles, il 14 maggio 1787 e lo scioglimento degli Stati del Brabante e dell'Hainaut e del Consiglio del Brabante, il 18 giugno 1789. Al momento, però, gli Imperiali non avevano modo di intervenire direttamente a reprimere la rivoluzione di Liegi, in quanto il grosso dell'esercito era impegnato in oriente nella guerra con il Turco e le poche forze disponibili nei Paesi Bassi, affidate al generale d'Alton, erano impegnate nella repressione militar-poliziesca delle irrequiete proprie province. Tuttavia, dalle intenzioni delle autorità imperiali v'era poco da sperare. Cosicché molto v'era da temere dopo che Giuseppe II avesse concluso con successo la guerra contro i Turchi. Sostegno ai partigiani belgi
Tale prospettiva sembrò avvicinarsi, al giungere della notizia delle due grandi vittorie del von Laudon a Belgrado, l'8 ottobre e del Principe di Coburgo sul fiume Rymnik, il 21 settembreRif.: Christophe Koch, cap. LXX, op. cit.. Fu anche per questo, oltre che per simpatia nazionale, che i rivoluzionari di Liegi stabilirono di fornire il proprio sostegno a quella gran parte della classe dirigente dei Paesi Bassi austriaci che stava tentando una rivalsa. L'affinità ideologica giocò, però, un ruolo, come dimostra la circostanza che, mentre gli esuli di parte aristocratica (come il van der Noot e il Van Eupen) avevano scelto di esiliarsi nelle Province Unite, nel territorio di Liegi si concentrarono gli esuli di parte popolare o democratica, a partire dal loro leader, il Vonck. Questi passò il confine all'inizio del 1788Etienne de Jouy, op. cit. e venne ad insediarsi nella città di HasseltLouis Dieudonne Joseph Dewez, op. cit.. Qui il governo repubblicano giunse a consentirgli di organizzare in banda un considerevole numero di espatriati dai Paesi Bassi austriaci ed esercitarli in evoluzioni militariChristophe Koch - F. Schoell, cap. XXV, op. cit..
L'insurrezione del Brabante
Fu proprio una di queste bande, partita da Breda, nelle Province Unite (che la tolleravano in quanto posta sotto l'egida dell'opposizione aristocratica del van der Noot) che, sotto la guida del Vander Mersch effettuò una scorreria nei Paesi Bassi austriaci, il 24 ottobre 1789, conclusa con un'inattesa e brillante vittoria alla battaglia di Turnhout.
Di seguito, altre colonne d'insorti giunsero rapidamente dal territorio di Liegi e dalle Province Unite e, contro ogni previsione, furono capaci di cacciare le truppe imperiali da Gand e Bruxelles, costringendo il generale d'Alton a ripiegare addirittura su Lussemburgo.
Sulla compromissione delle autorità di Liegi non v'è alcun dubbio: ad esempio, una delle colonne d'insorti, diretta su Namur, giunse il 20 novembre a Liegi e vi venne talmente bene accolta dalle autorità e dalla popolazione da passarvi "tre giorni fra i divertimenti".
L'intervento prussiano La condanna della camera imperiale Mentre i Paesi Bassi austriaci si liberavano dal principe straniero, però, quasi contemporaneamente toccò alla repubblica di Liegi subire un'occupazione straniera. Era accaduto che, a seguito dell'appello del Principe vescovo in esilio al tribunale imperiale di Wetzlar, questi aveva incaricato il Circolo di Vestfalia (cui il Principato di Liegi apparteneva) di ristabilire la legalità istituzionale.
A sua volta, il Circolo di Vestfalia si era rivolto al Re di Prussia, Federico Guglielmo II, che aveva accettato di inviare sue truppe. Queste giunsero del Principato ed occuparono Liegi e le altre maggiori città e fortezze del Principato.
Atteggiamento mediatorio dei Prussiani