Il Tànaro (Tana in brigasco, Tòn-no in ormeasco, Tânar, Tan o Tani in piemontese, Tànau, Tànaru, o Tànaɹu in ligure, Tànnôu in genovese) è il secondo fiume per lunghezza del Piemonte dopo il Po, del quale è anche principale affluente di destra.

È uno dei maggiori fiumi d'Italia: sesto per lunghezza (276 o 290 km) dopo Po, Adige, Tevere, Adda e Oglio, e quarto per ampiezza del bacino idrografico (8.175 km²) dopo Po, Tevere e Adige. Possedendo la più lunga asta fluviale d'Italia, la quale misura oltre 700 km tra la sorgente del torrente Negrone (ramo sorgentizio del Tanaro) e la foce del fiume Po nell'Adriatico, il Tanaro andrebbe correttamente considerato come il fiume più lungo col corso interamente in territorio italiano.

Il toponimo Il nome Tanaro può essere associato al teonimo celtico "Taranus" e al britannico "Taran" (temporale, tuono, dio del temporale) oppure a una radice prelatina idronimica "Tan".Toponimi celtici d'Italia Cfr anche il francese Tarn (fiume).

Tanaro e Po Dal momento che il Tanaro alla confluenza con il Po misura 276 km (circa 290 km tenendo conto anche delle sorgenti del torrente NegroneIl Negrone è lungo poco meno di 14 km, vedi ) contro i 230 km che in quel punto ha percorso il Padus (il Po, appunto), secondo l'uso dei geografi antichi dovrebbe mantenere il proprio nome fino al mare Adriatico. Il Tanaro sarebbe così da considerarsi, con circa 700 km di lunghezza, il fiume più lungo d'Italia; gli stessi geografi non erano però a conoscenza di questo fattoFulvio Basteris, Garessio ieri e oggi, 1988, pag. 9Un classico esempio di fiume più lungo ma con minore portata al quale viene attribuita l'asta fluviale a valle della confluenza con un fiume più corto ma con maggiore portata è quello del Kama e del Volga: quest'ultimo, pur avendo una portata minore, mantiene il suo nome in forza della sua maggiore lunghezza al punto di confluenza.. Alcuni studiosi odierni, prendendo atto che l'asta fluviale più lunga d'Italia è quella Negrone-Tanaro-basso Po, hanno ipotizzato la possibilità di ridefinire gli idronimi della Valle Padana. Va però ricordato che almeno altri quattro affluenti del Po nel punto della propria confluenza hanno a monte un'asta fluviale più lunga del Po stesso nel punto di confluenza. Si tratta in particolare di Pellice/Chisone, Varaita, Maira/rio del Maurin e Dora Baltea/Dora di Val Ferret.

Corso del fiume

Il Tanaro nasce all'estremità sud-occidentale del Piemonte al confine con la Liguria, nelle Alpi Liguri. Si forma infatti alla confluenza dei torrenti Tanarello e Negrone al confine tra il territorio comunale di Ormea (CN) e quello di Cosio d'Arroscia (IM).

Più precisamente il Tanarello nasce dal monte Saccarello (2.201 m), la vetta più alta della Liguria, e scorre per una decina di chilometri - di cui i primi 4 km in territorio piemontese e i restanti in territorio ligure (comune di Cosio di Arroscia) - in una valle dai connotati tipicamente alpini, giungendo poi 4 km a monte dell'abitato di Ponte di Nava (frazione di Ormea), dove riceve da sinistra l'apporto del Negrone, torrente che nasce invece in territorio piemontese da Cima Missun (2356 m), non lontano da Punta Marguareis (2.651 m). Del Negrone occorre anche ricordare la caratteristica di alcune risorgenze ai piedi del massiccio carsico del Marguareis-Mongioie, dove in dedali di gallerie e cunicoli si raccoglie l'acqua piovana, che poi sgorga con cascate imponenti nella gola delle Fascette e dalle Vene del Tanaro.

Da questa confluenza tra Tanarello e Negrone a monte di Ponte di Nava il fiume raddoppia di dimensioni e cambia nome diventando Tanaro, dirigendosi così verso nord-est come spumeggiante fiume alpino in una valle stretta e boscosa e fungendo per alcuni chilometri da confine tra Piemonte e Liguria. Una volta bagnato l'abitato di Ponte di Nava e ricevuto da destra il Rio dei Boschetti (o Rio Nava), il fiume entra definitivamente in territorio piemontese giungendo presso Ormea dove riceve vari affluenti come il Rio Chiappino, il torrente Armella, che nasce dal lago del Pizzo d'Ormea, il Rio Peisino. La portata d'acqua in questo tratto subisce alcuni cali a causa di prelievi artificiali (la media annua è di circa 6,9 m³/s).

Più a valle, dopo aver bagnato il comune di Garessio ricevendo rispettivamente da sinistra il Rio Inferno e il Rio Luvia e da destra il Rio Bianco e il Rio Malsangua che vi sfocia fra due ponti, quello di metà Ottocento in mattoni rossi («scorticato» dall'alluvione del novembre 1994, poi demolito nel 2020) e quello di fine Novecento dell'Amitiè (travolto dalle acque e rifatto con imposta d'arco più alta), il fiume prende poi a scorrere per qualche chilometro in un'ampia conca pianeggiante contornata dalle cime delle Alpi Liguri raggiungendo in breve il comune di Priola e poi quello di Bagnasco dove un suggestivo ponte medievale di pietra lo scavalca (fu in parte distrutto dalla citata alluvione e poi ricostruito grazie al «Maurizio Costanzo Show»); la sua portata è ora di 9,1 m³/s.

Da qui in poi la valle si restringe nuovamente e il fiume devia bruscamente verso nord-ovest, entrando dapprima nel suggestivo tratto ingolato delle Gole dei Rocchini per poi bagnare, una volta fuori, la cittadina di Ceva, dove riceve da destra il torrente Cevetta. Da questo punto in poi il Tanaro placa la sua corsa perdendo parte dei connotati torrentizi, e l'aspetto alpino della valle muta profondamente essendo lo stesso fiume oramai giunto a lambire il complesso collinare delle Langhe.

Da qui il fiume prosegue dunque verso nord creandosi a fatica un varco fra aspri rilevi collinari raggiungendo il centro di Castellino Tanaro con una portata media di 12,40 m³/s. In questo tratto il suo letto si incassa profondamente tra i rilievi delle Langhe e lAltopiano Monregalese, divagando in modo assai irregolare e creando, ora su una ora sull'altra sponda, suggestivi calanchi di erosione e mutando anche il colore delle sue acque (sino qui trasparenti) che diventano ora limacciose a causa della natura argillosa dei terreni della valle.

Giunto a Lesegno riceve il primo importante affluente di sinistra: il torrente Corsaglia (media oltre 10 m³/s) dopo di che, sbarrato da una diga, cede tutta la sua portata per scopi idroelettrici, rimanendo completamente asciutto per circa 1 km. Recuperata la portata d'acqua, un'altra diga nei pressi di Niella Tanaro prosciuga nuovamente il fiume per qualche chilometro. A Bastia Mondovì (portata media annua di 29 m³/s), un'altra diga sottrae nuovamente tutta l'acqua al fiume per alcuni chilometri. Nello stesso tempo giungono al fiume vari affluenti tra i quali l'Ellero (media 5 m³/s), il Pesio (media 10 m³/s) e il Mondalavia che vanno a incrementare notevolmente il volume d'acque del Tanaro.

A Clavesana il fiume subisce l'ennesima notevole perdita d'acqua per ben due volte nel giro di pochi chilometri: prima viene in parte prosciugato per rifornire un canale che un tempo alimentava il locale cotonificio dell'Olcese, dopo di che, riacquistata l'intera portata d'acqua tramite una grossa bocca di scarico, viene nuovamente sbarrato poche centinaia di metri a valle da una grossa diga a paratie per alimentare un canale irriguo che gli sottrae nuovamente quasi tutta la portata. Per alcuni chilometri il suo letto ritorna pressoché asciutto.

Stesso scenario si ripresenta più a valle svariate volte come nei pressi di Farigliano, dove il fiume ha ora una portata media annua di 38,70 m³/s, per un breve tratto a Monchiero, fino alla confluenza del torrente Rea (media 1,7 m³/s) e, ancora più a valle, a Narzole dove l'acqua viene trattenuta da una grossa diga. Nonostante il massiccio utilizzo delle sue acque il Tanaro assume sempre più le caratteristiche di fiume vero e proprio, proseguendo verso nord con andamento sinuoso e allargando sempre più il proprio letto.

Giunto a Cherasco con una portata media annua di 41 m³/s, il fiume piega verso est e vi confluisce la Stura di Demonte, un fiume assai ricco d'acque (media 36 m³/s), suo principale tributario di sinistra (115,4 km). Da qui in poi il Tanaro cambia aspetto con la sua valle che diviene molto ampia (anche 3–4 km) e il suo letto che si allarga notevolmente diramandosi talvolta in vari bracci secondari; la portata idrica raddoppia sfiorando gli 80 m³/s; in questo tratto il fiume bagna Pollenzo, anticamente città romana di cui restano alcune vestigia, e, sbarrato dall'ennesima diga, va ad alimentare il Canale di Verduno.

Giunto ad Alba riceve sia da destra sia da sinistra l'apporto di modesti torrentelli: il Rio della Gera, il Mellea e il Riddone provenienti dalle modeste alture del Roero, il Talloria (1,8 m³/s), il Cherasca (0,7 m³/s) e il Seno d'Elvio, provenienti invece dalle Langhe. Con letto ampio e ciottoloso il fiume giunge a Castagnole Lanze e San Martino Alfieri entrando così in Astesana (e anche in provincia di Asti): qui attraversa la periferia sud del capoluogo ricevendo da sinistra il Borbore (9,5 m³/s), il rio Valmanera e la Versa (3,5 m³/s), corsi d'acqua drenanti tutta la porzione astigiana del bacino.

In breve poi bagna i centri di Castello di Annone e Rocchetta Tanaro, dopo di che entra in provincia di Alessandria lambendo i comuni di Masio (dove riceve da destra il torrente Tiglione) e Felizzano, dove un'ultima grossa diga sfrutta le sue acque, incominciando così il suo corso di pianura chiuso tra due alti argini.

Presso Villa del Foro giungono da destra gli apporti prima del Belbo (95 km e media annua di 8,1 m³/s) e del Canale Carlo Alberto (che drena una piccola parte delle acque della Bormida) dopo di che si appresta ad attraversare pesantemente canalizzato la città di Alessandria, con una portata media annua prossima ai 90 m³/s, ricevendo anche l'ultimo seppur esiguo tributario di sinistra: il Rio Nuovo di Loreto.

Giunto a Pavone d'Alessandria, frazione di Pietra Marazzi, qualche chilometro a valle della città di Alessandria, il fiume lambisce alla base le ultimi propaggini del Monferrato creando uno scenario molto suggestivo fatto di aspri muraglioni di erosione in sponda sinistra, lanche, ampie golene alberate, campi coltivati in sponda destra.

Qui il Tanaro riceve il suo maggior affluente di destra: la Bormida (154 km e oltre 33,2 m³/s di media annua) che, esclusa una piccola porzione a ovest del suo alto bacino in provincia di Savona, drena quasi tutta la parte appenninica del suo ampio bacino.

Dopo quest'ultima confluenza il modulo medio annuo del fiume aumenta nuovamente raggiungendo valori tra i più importanti tra gli affluenti del Po (116,2 m³/s), paragonabili quasi a quelli dell'Oglio e inferiori solo a quelli di Ticino e Adda, tutti fiumi peraltro di provenienza alpina.

Dalla confluenza il fiume prosegue pigramente con ampi meandri, lambendo i piedi della collina di Montecastello. Siamo oramai in aperta pianura, anche se il fiume sembra quasi non voler «abbandonare» del tutto i rilievi monferrini, continuando ostinatamente a lambirli in sponda sinistra. Qui diventa navigabile sino alla foce da piccole imbarcazioni (tranne che in estate).

Infine, lambito il comune di Rivarone il Tanaro passa sotto il ponte di Bassignana e con un ultimo sforzo copre l'ultimo chilometro di corso per poi sfociare nel Po, senza riuscire immediatamente a confondere le sue acque limacciose con quelle grigio-verdognole di quest'ultimo.

Affluenti L'ampio bacino del Tanaro comprende numerosi affluenti (tra parentesi il luogo di confluenza di ciascuno di essi): Destra idrografica torrente Tanarello - ramo sorgentizio destro rio dei BoschettiCarta Regionale in scala 1:25.000 della Regione Liguria, on-line su (consultato nel settembre 2017), che nasce nei pressi del Colle di Nava (comune di Pornassio) e confluisce nel Tanaro in località Ponte di Nava. rio di Prale (Ormea) rio dei Bossi (Ormea) rio Bossieta (Ormea) rio La Valle (Ormea) rio Barchi (Ormea) rio Bianco (Garessio) rio Malsangua (Garessio) torrente Cevetta (Ceva) torrente Rea (Monchiero)