La storia di Lanciano è molto antica essendo stata la città un centro di primaria importanza politica e commerciale.
Dal Paleolitico alla conquista romana
Il territorio di Lanciano è stato abitato con continuità fin dal Paleolitico: la presenza umana più antica è testimoniata da ritrovamenti di strumenti in selce e pietra, risalenti a trentamila anni fa. Rinvenimenti archeologici, riportati negli studi di Andrea Staffa e Florindo Carabba, hanno testimoniato la presenza sin dall'epoca preistorica dell'uomo a Lanciano, con gli scavi degli anni 90 presso Largo San Giovanni, piazza Plebiscito e via dei Bastioni reperti conservati nel museo civico archeologico dell'ex convento di Santo Spirito.
Diversi, poi, sono i reperti di epoca neolitica. I più importanti furono portati alla luce nel 1969 in contrada Marcianese, nel cosiddetto Villaggio Rossi: di questo insediamento sono riemersi fondi di capanna con frammenti di utensili e resti animali ed umani, il tutto risalente ad una comunità che lo avrebbe abitato nel periodo tra VI e V millennio a.C.. Successivi scavi nel corso degli anni novanta hanno permesso di ritrovare altre testimonianze risalenti al III millennio a.C. nel sito dell'attuale centro storico.
Le origini della città affondano nel mito. La tradizione, tramandata da due storici del Seicento come Giacomo Fella e Pietro Pollidori, vuole che essa sia stata fondata nel 1179 a.C. da Solima, profugo troiano approdato in Italia insieme ad Enea, un anno dopo la distruzione della stessa Troia nel 1180 a.C., col nome di Anxanon o Anxia (dal nome di un compagno morto in guerra). Solima, secondo altre credenze di epoca medioevale, avrebbe fondato di lì a poco anche la città di Sulmona. Il nome si sarebbe poi evoluto in Anxanum con la conquista romana (II secolo a.C.) e in Lanzano nel Medioevo sino a divenire quello attuale.
Secondo le notizie di alcuni storici romani (Varrone, Livio e Plinio il Vecchio), in seguito Anxanon fu capitale del popolo Frentano, gente di stirpe sannitica che occupò l'area costiera tra il Pescara ed il Fortore a partire dal V secolo a.C. In quest'epoca, probabilmente, la città subì l'influsso culturale dei Greci, che allora controllavano i traffici commerciali sulla sponda occidentale dell'Adriatico. Tra il IV secolo a.C. ed il III secolo a.C. i Frentani presero parte alle prime due guerre sannitiche, accettando di diventare foederati dei Romani dopo la sconfitta subita nel 304 a.C..
Nel periodo tra il V secolo e il IV secolo a.C. la città di Anxa con tutti gli altri centri Frentani, escluso Larinum (stato autonomo), formava un unico unione federale Frentano-Sannita. Nel suo tentativo di espansione, Roma rivolse la sua attenzione ai Sanniti, di conseguenza anche i Frentani furono coinvolti nella guerra romana. Nel 319 a.C. Roma, dopo numerosi insuccessi, accordò ai Sanniti l'antica alleanza. Nel 304 appunto i Frentani si staccarono dai Sanniti, alleandosi con Roma, conservando sempre l'autonomia, determinate fu l'aiuto che dettero ai Romani nella seconda guerra punica contro Annibale Barca.Il territorio frentano era diviso in tanti centri che costituivano, con il circondario della Val di Sangro, vere e proprie comunità politiche. Tali centri possedevano statuti e magistrati, ed erano indipendenti gli uni dagli altri. Anche Anxa costituì un centro importante, essendo la Capitale, ebbe un ruolo preminente nell'ambito del governo della valle, ed ebbe leggi proprie.
Il commercio principale era di carattere agricolo-pastorale, ma anche artigiano presso Anxa, poiché presso la valle passava un tratturo che collegava la Maiella alla Puglia foggiana. Nel Sannio pre-romano esistevano collegamenti viari non solo tra la fascia costiera e i monti, ma anche da sud a nord. Questi percorsi erano utilizzati da popolazioni che nel flusso migratorio, provenienti dalla sponda opposta del Mar Adriatico, in parte restavano lungo la costa, in parte si spingevano verso l'entroterra. Le ceramiche rinvenute negli scavi, molte delle quali di importazione dalla Daunia o dall'Africa, hanno testimoniato che l'economia lancianese era molto sviluppata e variegata, e che la città mediante il porto di Ortona riusciva a garantire lunghe rotte commerciali.
Il fenomeno della "transumanza" caratterizzò molto per secoli l'Abruzzo, e in particolare la zona frantana del Sangro, i cui percorsi permettevano collegamenti fino a Taranto, e con i Dauni del Tavoliere delle Puglie.
Epoca romana
Come detto, Anxanon entrò nella sfera di influenza di Roma intorno al 304 a.C.. A differenza delle altre popolazioni di ceppo sannita, essi rimasero fedeli a Roma durante le guerre puniche. Nella guerra sociale del 90 a.C., invece, furono tra i fautori della Lega Italica. Al termine di questo conflitto i Frentani beneficiarono dell'estensione della cittadinanza romana a tutti i popoli italici. In quest'epoca dovette subire anche la romanizzazione del nome, da Anxanon in Anxanum. Alcuni decenni dopo, con la riorganizzazione amministrativa dell'Italia voluta da Augusto, la città fu ascritta alla tribù Arniense, all'interno della Regio IV Samnium.
La città fu ordinata in seno alla Repubblica Romana come municipium: fatto attestato da una lapide, dapprima murata nel campanile di Piazza Plebiscito e, poi, fortemente danneggiata in seguito ai bombardamenti tedeschi del 6 aprile 1944. I frammenti della lapide furono in seguito ricomposti ed oggi si trovano nella parete sinistra del secondo piano del Palazzo Comunale. L'autenticità della lapide fu riconosciuta da Theodor Mommsen in una sua opera (vol. IX - Berlino 1883 pag. 280 n. 2998), nella quale afferma che questa fu rinvenuta dal poeta Oliviero nel 1510; questi la portò in Contrada Santa Giusta e da qui, nel 1520, fu ritrasferita in città per ordine del pretore Alfonso Belmonte. Lo stesso Mommsen afferma che "Lanciano fu senza dubbio un municipio romano".
In epoca romana Lanciano dovette conoscere una buona prosperità grazie alle sue fiere, dette nundinae, come testimoniato anche dagli scritti di in scritti di Varrone, Livio, Sigonio e Plinio il Vecchio. In effetti, fin dall'età antica la città ha dovuto la sua prosperità al commercio. Questa vocazione le deriva da una collocazione strategica: è a pochi chilometri dal mare ma è in collina, quindi meglio difendibile; inoltre, è vicino ad un'antichissima rotta commerciale che collegava la Puglia all'Italia settentrionale già in età preromana. Questo tracciato, probabilmente legato al tratturo L'Aquila-Foggia per la transumanza delle greggi, in epoca romana divenne una strada, detta Via Traiana, che partiva da Hostia Aterni (l'attuale Pescara) ed arrivava fino in Puglia passando per Ortona, Anxanum ed Histonium (Vasto).
Il primo a dare delle coordinate di Anxanum fu Tolomeo nella Descrizione del mondo. Anxanum venne indicata anche nella Tavola Peutingeriana e nell'itinerario di Antonino Pio risalente al 262, come stazione (mansio) della Via Traiana. I due itinerari sono stati pubblicati da Mommsen nel volume IX del "Corpus inscriptionum latinarum" a pag. 204.
Per usare le parole di un altro storico, Anton Ludovico Antinori che scrisse un saggio "Istoria critica della città di Lanciano", memorie manoscritte edite poi da Domenico Romanelli nel 1790. Secondo l'Antinori si può dire "che fosse stata una città colta, ricca, ben governata, e non ignota ai Romani, le di cui pratiche ed usanze cercavano sempre di emulare nelle cose civile e sacre". Qui si trovavano non solo importanti mercati, ma anche la sede di istituzioni e magistrature, importanti manifatture di pelle, rinomata era l'arte farmaceutica e l'unguentaria come attestato da una lapide che menzionava una certa Lucilla di professione unguentaria.
A causa della scarsità di monumenti d'epoca imperiale, non tramandatici, storici locali come Domenico Romanelli e don Uomobono Bocache scrissero diversi saggi con rinvenimenti di presunte lapidi romane, rinvenimenti di lapidi giudicate dal Mommsen false e spurie.
Nell'Alto Medioevo
Dalle invasioni ai Normanni A seguito del crollo dell'Impero Romano, Lanciano subì saccheggi dai Goti. In seguito, con l'invasione dell'Italia da parte dei Longobardi, fu conquistata e rasa al suolo (probabilmente nel 571). I nuovi dominatori si insediarono sul colle Erminio dove, secondo la tradizione, costruirono un castello (di cui però non sono mai state ritrovate tracce). In questa zona, sulle rovine di Anxanum, iniziò a ricostituirsi un nucleo abitativo, il Castrum Anxani, da cui trarrà origine il più antico quartiere medioevale, l'attuale Lancianovecchia.
Nel 2006 scavi archeologici hanno riportato alla luce alcune vestigia della città romana nel quartiere Lancianovecchia, tra cui le fondamenta di una domus ed alcuni tratti di strada: ciò ha dimostrato che tra la città antica e quella medioevale c'è stata una sostanziale continuità.
Lanciano rimase fedele ai Longobardi nelle guerre che li opposero ai Bizantini, ma dovette subire la conquista di questi ultimi nel 610, dopo l'assedio del greco Comitone. Dopo questi fatti, la città venne almeno parzialmente riedificata, come testimoniato dalla costruzione della chiesa di San Maurizio (abbattuta nel 1825, era nel sito dell'attuale Largo dei Frentani) e del monastero dei Santi Legonziano e Domiziano, che ospitava fin dal VII secolo una comunità di monaci basiliani di rito greco (sul suo sito, in seguito, fu edificata la chiesa di San Francesco, in cui, secondo la tradizione, nell'anno 800 avvenne il Miracolo eucaristico di Lanciano).
Antiche tradizioni locali stabiliscono una corrispondenza tra i siti di sette antichi santuari pagani e quelli di altrettante chiese medioevali: in particolare, la chiesa di San Maurizio sarebbe sorta su un tempio della dea Pelina, la chiesa della Ss. Annunziata sul tempio di Marte, Santa Lucia sul tempio della dea Lucina e così via. I ritrovamenti archeologici, finora, hanno permesso di confermare, almeno in parte, solo i primi due casi: nell'area di San Maurizio è stato attestato un santuario molto probabilmente dedicato al culto di Minerva, mentre nell'area della Ss. Annunziata (attuale Piazza Plebiscito) sono state sì rinvenute le fondamenta di un edificio sacro, ma non ancora si è scoperto a chi fosse dedicato.
Sul finire dell'VIII secolo Lanciano fu conquistata dai Franchi, i quali l'aggregarono prima al ducato di Spoleto e, in seguito, a quello di Benevento. In una pergamena del 981 viene nominata città e castaldia: in pratica, era una città governata da un funzionario nominato direttamente dal re e non soggetta a nessun feudatario.
Nel 1060 fu annessa dai Normanni all'istituendo Regno di Sicilia (che diverrà Regno di Napoli nel 1372). Di fatto, Lanciano seguì le vicende politiche e dinastiche di questo regno fino all'Unità d'Italia. Estinta che fu la dinastia Normanna, vide il susseguirsi delle dominazioni degli Svevi, degli Angioini e degli Aragonesi.
Dal 1060 al 1097 Lanciano fu governata da Ugo Malmozzetto, capitano Normanno che aveva guidato la conquista dell'Abruzzo. A lui si deve l'ordine, nel 1062, di racchiudere l'abitato entro un'unica cinta muraria. Infatti, a quell'epoca lo sviluppo urbano altomedievale aveva portato la città a frammentarsi in tre parti: il già citato castrum fortificato sul Colle Erminio, un secondo nucleo abitato sul Colle Pietroso, gravitante intorno al monastero dei Santi Legonziano e Domiziano, ed un terzo insediamento sul Colle della Selva, nell'area denominata Vallebona. Furono costruite, perciò, mura intorno al Colle Pietroso, delimitando quello che sarebbe diventato il quartiere del Borgo, e fu fortificata la parte più esposta del Colle della Selva, attraverso fortificazioni in parte ancora visibili nel sito delle Torri Montanare. Il quartiere di Vallebona fu in seguito accorpato a quello di Civitanova, per dare luogo alla ripartizione tuttora vigente.