Lautismo () è una condizione del neurosviluppo innata, che presenta differenze emotive, cognitive, biologiche e nelle interazioni sociali. Le sue caratteristiche riguardano più specificamente comunicazione verbale e non verbale atipica, interessi ristretti, sensibilità sensoriale e emotiva variabile e differenze cognitive.
La definizione di autismo è cambiata nel tempo ed è tuttora soggetta a discussione. Più precisamente l'ICD-10, la classificazione dell'OMS in vigore fino al 2022, ne distingueva due forme principali: autismo infantile (F84.0) e autismo atipico (F84.1), e li inseriva fra i Disturbi evolutivi globali dello sviluppo psicologico (F84), insieme alla Sindrome di Asperger (F84.5) e altre condizioni.
Dal 2013, con la pubblicazione della classificazione DSM-5 dell'APA, è stata introdotta la classificazione Disturbi dello spettro autistico, che comprende tutti i tipi di autismo e la Sindrome di Asperger. Il DSM-5 viene utilizzato nelle ricerche scientifiche nonché da istituti di previdenza sociale per condizionare la concessione dell'indennità di accompagnamento.
Storia Alla fine del XVIII secolo, emerse la storia di Victor dell'Aveyron, un ragazzo che catturò l'attenzione di Jean Marc Gaspard Itard, un medico, pedagogista ed educatore francese che era specializzato nel lavoro con i ragazzi sordi e da molti considerato il fondatore della pedagogia speciale. Victor, la cui vicenda è stata anche oggetto di un film di François Truffaut, aveva dei comportamenti che oggi alcuni ritengono essere riconducibili all'autismo. Victor aveva circa dodici anni quando fu avvistato nel bosco della Caune nel 1797. Quando fu catturato nella foresta dell'Aveyron, Victor venne inizialmente creduto sordo. Tuttavia, Itard scoprì che il ragazzo non era sordo, ma incapace di linguaggio, e su questo concentrò la sua educazione, senza successo. L'ipotesi più accreditata oggi è che Victor fosse un bambino disabile, abbandonato dai familiari e ritrovato ancora vivo nella foresta.
Un secolo e mezzo più tardi, uno studio di D. Skuse su casi di bambini segregati per lunghi anni fin dalla nascita, dimostra che il recupero è possibile, a meno che non vi siano danni neurologici. Ciò permette di differenziare il "pattern quasi-autistico" dei soggetti deprivati dall'autismo vero e proprio. Il primo sembra avere come causa il contesto di profonda deprivazione e non i fattori organici; perciò modificando tale contesto disfunzionale per la crescita sono possibili notevolissimi margini di miglioramento.
Il termine autismo fu introdotto per la prima volta da Eugen Bleuler nella sua descrizione della schizofrenia nel 1911. La diagnosi di schizofrenia era più ampia del suo equivalente moderno; ai bambini autistici veniva spesso diagnosticata la schizofrenia infantile.
Grunya Sukhareva, esponente della neuropsichiatria infantile sovietica, è la prima ad aver descritto il disturbo dello spettro autistico ad alto funzionamento in un articolo pubblicato nel 1925 in russo.
Le teorie di Kanner Leo Kanner, osservando i sintomi fra loro simili di undici bambini, nel 1943 aveva ripreso da Bleuler il termine "autismo" per definire questa patologia, aggiungendovi "infantile precoce", descrivendola come "innata" e quindi organica. Perciò questa patologia venne chiamata anche sindrome di Kanner e classificata dall'ICD-9 nel 1990 fra le "Psicosi con origine specifica nell'infanzia". Nei sei anni successivi Kanner, che lavorava nell'ospedale universitario Johns Hopkins di Baltimora, osservò che le famiglie di questi 11 bambini e quelle che vennero da lui dopo la pubblicazione dell'articolo appartenevano alla media e alta classe borghese, con una madre acculturata e spesso "in carriera"; perciò ritenne che fossero queste le caratteristiche e quindi le cause di tutti i casi di autismo: l'inadeguatezza del rapporto di amore fra madre e figlio. Aveva sottovalutato il fatto che soltanto persone afferenti a classi socioeconomiche alte potevano riferirsi a lui, poiché avevano avuto notizia del suo articolo pubblicato soltanto in una rivista specialistica e poiché avevano i mezzi per pagare gli ingenti costi del suo rinomato ospedale. Sei anni dopo il suo primo articolo, influenzato dalle teorie psicodinamiche dominanti, riassume la sua teoria nella definizione di "madre frigorifero".
Successivamente Kanner si accorse che l'autismo era diffuso in maniera eguale anche nelle classi più povere e nel 1969, durante la prima assemblea della National Society for Autistic Children (oggi Autism Society of America), riconobbe l'errore statistico alla base della sua ipotesi esplicativa (ritenere che la propria clientela fosse un campione rappresentativo della generalità); tornò alla prima sua ipotesi, che la patologia fosse innata, e si scusò con le madri per averle colpevolizzate, riducendo lo stigma che si era creato in merito alla responsabilizzazione dei genitori in ordine all'insorgenza del disturbo.
Kanner lasciò l'eredità della direzione della rivista sull'autismo da lui fondata, il Journal of Autism, al professor Eric Schopler, che fra i primi si era accorto dell'errore del maestro ed aveva ideato il Treatment and Education of Autistic and Related Communication Handicapped Children (TEACCH), con il quale elevava i genitori al ruolo di educatori.
Dagli anni Ottanta Nel 1981, la psichiatra Lorna Wing scrisse un articolo che riprendeva quanto pubblicato in tedesco (quindi ignorato dalla comunità scientifica anglofona) dal dottor Hans Asperger nel 1944 a proposito di alcuni bambini che era riuscito a sottrarre alla morte prevista per le persone con disabilità mentale dalla famigerata Aktion T4 del Terzo Reich. Egli addusse la motivazione che fossero intelligenti e che a differenza degli altri ricoverati nella clinica dove lavorava avrebbero potuto essere produttivi, se fossero stati educati come egli auspicava ed eseguiva con l'aiuto delle suore sue collaboratrici.
"Autismo infantile precoce", a livello di classificazione nosografica, nel DSM-IV (1994) era considerato rientrare nella categoria clinica dei "disturbi pervasivi dello sviluppo", cui appartengono, fra le varie altre sindromi, anche la sindrome di Asperger, un autismo ad alto funzionamento.
Nel DSM-5 del 2013, la sindrome di Asperger viene riunita nei "Disturbi dello spettro autistico", che rientrano tra i disturbi del neurosviluppo, e possono essere classificati in tre livelli di fabbisogno e supporto; il primo livello raccoglie gran parte delle persone prima classificate con la sindrome di Asperger, mentre i livelli 2 e 3 accolgono l'autismo infantile e altre forme che esigono forme di assistenza via via più complesse, a causa di deficit cognitivo e altre patologie spesso associate, mutismo, auto- ed etero-aggressività, ADHD, epilessie, anomalie nei movimenti ed altre ancora. Queste risultano essere presenti in modo altamente significativo, tanto da rendere sconsigliabile utilizzare per queste il termine "co-occorrenza", come se si trattasse di coincidenza casuale.
Nelle classificazioni internazionali in ambito medico, l'autismo è attualmente considerato come disturbo. Tuttavia, alcuni ricercatori, in special modo quelli autistici, hanno recentemente definito l'autismo un funzionamento neuro-cognitivo, parte della neurodiversità umana, con i relativi punti di forza, sfide e vulnerabilità in base sia alle proprie differenze sensoriali e cognitive sia al contesto ambientale. Da questo punto di vista, le persone autistiche potrebbero presentare delle differenze di funzionamento ma l'approccio è mirato all'accoglimento da parte della società delle peculiarità legate all'autismo, piuttosto che alla cura delle stesse. Si sa da tempo che la disabilità può essere ridotta agendo sui due fronti: riducendo le aspettative e i preconcetti da parte della società e nel contempo supportando le peculiarità dell’individuo tramite la psicoterapia.
Rapporti storici fra autismo e psicoanalisi Le origini dei rapporti Prima di Leo Kanner, Melanie Klein descrisse negli anni Trenta del XX secolo un caso che lei chiamava di psicosi infantile e che oggi verrebbe diagnosticato come autistico. Dopo di lei e dopo Kanner, che dette il nome alla sindrome negli anni Quaranta, psicoanalisti come Margaret Mahler, e presunti tali come Bruno Bettelheim, e in Inghilterra Frances Tustin, Donald Meltzer, si occuparono di questi bambini dagli anni 60 alla fine del secolo, perseverando nell'errore di Kanner. Essi esportarono il concetto dalla Tavistock Clinic anche in Italia, con frequenti viaggi della Frances Tustin a Bologna e a Roma.
Anche con il loro stimolo, un crescente interesse veniva rivolto alle particolari differenze di comportamento, comunicazione e sviluppo in generale dei bambini e delle persone con autismo infantile e quelle con sindrome di Asperger, che prima era quasi del tutto ignorata, favorendo un aumento di conoscenze e di interesse nel campo della psicologia dello sviluppo e nella psichiatria dell'infanzia.
Dagli anni Ottanta, trovarono grande sviluppo le ricerche sull'attaccamento, linfant research sulle interazioni precoci, le ricerche cognitiviste sulla teoria della mente e le indagini mediche epidemiologiche, genetiche e di neuroimaging, che svolgono attualmente un grande rilievo nella ricerca clinica.
Fin dalla sua prima descrizione dell'autismo, sia Leo Kanner (1943) sia Hans Asperger (1944) avevano ritenuto che si trattasse di una sindrome dovuta a una condizione organica. A differenza di Asperger, Kanner, compiendo un grave errore metodologico statistico, successivamente ipotizzò che l'autismo fosse provocato da cause psicodinamiche. Soltanto nel 1969 ammise pubblicamente il suo errore, tornando alla primitiva ipotesi organica e scusandosi con le madri di bambini con autismo.
Vi è tuttora, seppur in termini molto diversi rispetto alle teorie di Kanner, una linea di riflessione sulle ipotetiche ed eventuali concause psicologiche dell'autismo, intese nel senso che, sulla base comunque di predisposizioni genetiche e neurologiche e col concorso di altri fattori ambientali, eventuali fattori psicologici o relazionali potrebbero avere un ruolo nelle comorbidità e/o nelle difficoltà percepite dalle persone dello spettro autistico.
Un'ipotesi consequenziale Sulla base dell'errore di Kanner si era basata la seconda ipotesi che il bambino autistico fosse neurologicamente sano, e che la causa dell'autismo fosse individuabile solo in un ipotetico "rapporto inadeguato" con la madre. Per circa un ventennio questa ipotesi, oggi ritenuta scorretta, ha dominato la scena clinica internazionale, indirizzando spesso bambini e nuclei familiari esclusivamente verso trattamenti senza prove di utilità terapeutica. BettelheimLa fortezza vuota. L'autismo infantile e la nascita del sé, Garzanti, 1990, riediz. 2007 - ISBN 978-88-11-67436-8 e la psicanalista Tustin (della Tavistock Clinic di Londra) sono stati tra i principali esponenti di questo approccio derivato dall'errore di Kanner, che diffusero a livello internazionale, ormai considerato desueto.
Anna Freud e Sophie Dann (1951)An experiment in group upbringing, The psychoanalytic study of the child, 6, 1951, pp. 127-168, con un'indagine su alcuni bambini sopravvissuti ai campi di concentramento nazisti alla fine della Seconda guerra mondiale, avevano dimostrato che neppure quelle condizioni estreme di privazione di affetto potevano indurre comportamenti autistici.