Acquedolci (, Euadauza in galloitalico) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Messina in Sicilia. Il dialetto parlato ad Acquedolci è il siciliano nella forma eteroglossa del galloitalico.

Geografia fisica Acquedolci è un Comune italiano che si affaccia sulla costa tirrenica settentrionale siciliana di fronte alle Isole Eolie. Il territorio comunale è delimitato dal torrente Furiano ad ovest e dal torrente Inganno ad est. A sud, il vallone Moneta (ad ovest) ed il vallone Baullo (ad Est) con la Strada statale 289 di Cesarò separano i territori comunali di Acquedolci e San Fratello. Il comune fa parte dell'area naturale del Parco dei Nebrodi. Il centro abitato è distante da Messina e da Palermo. La pianura fertilissima, ricca di acque sorgive nel sottosuolo, è attraversata da sette piccoli torrenti (denominati in epoca spagnola “baranche“) e conosciuti come “valloni” che da est sono: l’Acquafredda, il Favara, l’Acquedolci, il Cruzzuluddu, il Barranca, il Canneto Abbate ed il Corvo.

Il paese di Acquedolci si sviluppa alle falde del Monte di San Filadelfio o monte San Fratello, un massiccio calcareo alto 816 m, popolarmente chiamato dagli abitanti del posto ‘U Munti ("la Montagna"). L'omonima pianura origina il proprio nome da un piccolo torrente che corre lungo il Monte. Nella estrema propaggine nord del Monte si trova il Pizzo Castellaro che ospita la Grotta di San Teodoro, sito paleontologico affidato alla custodia del Parco Archeologico del Tindari. Nel territorio comunale ci sono numerose contrade: Furiano, Rinella, Piano Telegrafo, Piano Cottone,Terreforti, Catritti, Barberino, Vetrana, Santa Caterina, Mascarino, Sugherita, Nicetta, Castellaro, San Pietro o Cruzzuluddu, Pilato, Marchiseo, Scorcianebbia, Cartolari, Barranca, Buonriposo, Buffone, Aracoeli, Acquafredda, San Giacomo, Marina, Pianelle, Favara, Oliveto, Sant'Anna, Inganno, Tedesca, Presa Murata,Cosentino e Cusca. La maggioranza della popolazione risiede nel centro cittadino che si sviluppa attorno alla Chiesa Madre ed al Palazzo del Comune.

Sul territorio sono presenti colture agrarie di vigneti, oliveti, agrumeti e diversi frutteti. Il territorio si è rivelato ottimale per l'introduzione di coltivazioni di mango, papaya e kiwi. Il clima è tipicamente mediterraneo ed è mitigato dal vicino Mar Tirreno e riparato dai venti caldi meridionali dal Monte San Fratello.

La Grotta di San Teodoro- geosito mondiale Conosciuta in tutto il mondo, questa suggestiva caverna e l'intera area protetta, conserva una documentazione della storia faunistica e antropologica preistorica della Sicilia. Il Sito paleoetnoantropologico è stato interessato da rinvenimenti di inumazioni umane che testimoniano la presenza dell'uomo sul territorio entro uno spazio di tempo valutabile, all'incirca, tra il 12.000 e l'8.000 a.C. Dal punto di vista scientifico e culturale, ad Acquedolci sono documentate perciò tracce dell'ultimo periodo del Paleolitico Superiore italiano comunemente chiamato Epigravettiano finale e le tracce di alcune tra le più antiche sepolture del Mediterraneo.

Il nome della Grotta è legato all'Iconoclastia (VIII-IX sec.). Durante la persecuzione un gruppo di Monaci basiliani in fuga dall'oriente, approdò ad Acquedolci e si rifugiò nella Grotta. Questi monaci provenivano dalla località di Kağıthane in Turchia e diedero il nome alla Grotta dedicandola al loro santo patrono Teodoro Studita, grande oppositore dell'iconoclastia.

Il Monte San Fratello Sulla sommità della montagna, nel territorio del comune di San Fratello, sorgono antichi insediamenti greco-romani ed il santuario normanno dedicato ai santi martiri Alfio, Filadelfo e Cirino.

Storia

Una storia antica e affascinante

Origini del nome La storia di Acquedolci, denominata in epoca Romana "Aquae Dulces",nel Medioevo "Acquidulchi" e, durante il periodo del Regno di Trinacria "Acque Dulci", ha origini antiche che risalgono all'epoca Romana e sono collegate ad antiche leggende. La denominazione "Acquedolci" era già in uso nel XVI secolo e risulta individuata nella Galleria delle carte geografiche di Città del Vaticano e sembra derivare dal fatto che gli antichi romani, durante la Prima Guerra Punica, tra il 264 ed il 241 a.C., avevano individuato l'abbondanza di acqua potabile sul territorio. Al largo della costa, una sorgente sottomarina consentiva i rifornimenti di acqua direttamente in mare. Nel Terzo Secolo a.C., Acquedolci era attraversata dalla Consolare Valeria ed era individuata come una località di sosta presso la quale era possibile cambiare muli e operare lo scambio di posta. La località diventò parte della "Tavola Peutingeriana". In epoca medievale, la via Valeria diventò anche Via Francigena, percorsa da pellegrini che, ad Acquedolci, si riposavano negli Hospitalia vicini al Castello e si recavano alla Chiesa e Hospitale di San Giacomo, edificio del quale risulta traccia sin dal 1178. Qui i pellegrini si recavano in preghiera, il 25 luglio di ogni anno, in per venerare l'immagine miracolosa di San Giacomo.

Acquedolci: un nome antico La denominazione "Acquedolci" è avvolta nel mistero ma appare sempre più probabile che l'origine di questo nome non sia riconducibile agli scoli dei trappeti che lavoravano la canna da zucchero in epoca araba, poiché il nome è ancora più antico di circa mille anni. Alla dominazione araba è invece riconducibile il nome della contrada Favara,toponimo che deriva il nome da fawwāra (in arabo ﻓﻮﺍﺭة?), con significato di “Polla d'acqua che sgorga, gorgogliando, con impeto” oppure "Getto d'acqua". La teoria dei trappeti che avrebbero dato nome alla località è tuttavia adottata per la realizzazione dello stemma comunale che viene descritto in questi termini: "alla piantagione di canna da zucchero, fiorita, al naturale, terrazzata di verde; alla campagna di argento mareggiata di azzurro". Tuttavia il nome del sito è ancora più antico dei trappeti stessi. Cicerone nel libro VII delle Verrine parla del porto commerciale e militare di Apollonia (l'antico nome greco di San Fratello), base per le imbarcazioni che difendevano la costa. Attraverso il "Carricatorum Aquarium Dulcium", Apollonia riforniva di viveri i romani e viveva del commercio dei prodotti locali (formaggi, olio, vino, frumento). Nell'Eneide sembrerebbe esserci traccia di questa località descritta come "casa delle ninfe", nei pressi di una grotta, dove scorrono "Acque Dolci" e dove Enea sbarca durante il suo peregrinare attraverso il Mediterraneo. È certo che, in epoca araba, era presente un fondaco, un magazzino attorno al quale ruotava il commercio dei prodotti locali. Di questa struttura, presumibilmente affiancata da una locanda, da un ricovero per i cavalli e da una stazione di posta, si ritrovano riferimenti sia negli scritti di Tommaso Fazello che cita le "Acquae deinde cognomate Dulce cum taberna Hospitatoria", sia negli scritti di Maurolico che annota "Acquae Dulce Fundaco". Nel 1610, Acquedolci è un piccolo Borgo commerciale che deve la sua fortuna alle pinatagioni di Canna da Zucchero, alla Gualchiera per la lavorazione della seta e alla presenza di numerosi mulini. Antonio Filoteo degli Omodei, uno dei maggiori studiosi della Sicilia del XVI secolo, pernotta ad Acquedolci e annota che in questo luogo si trova “una bella Torre con osteria..”. L'antico porto di cui parla Cicerone si trovava probabilmente in via del Caricatore nei pressi del Castello. La "Taberna", di cui parla il Fazello, era posta nelle vicinanze dell'attuale stazione ferroviaria. La ricchezza di acqua nel territorio e la presenza di trappeti per la lavorazione dello zucchero sarebbero alla base dell'altra teoria sull'origine del nome. Lo storico Carmelo Trasselli descrive il porto di Acquedolci ed in particolare la costruzione di una piccola tonnara ad opera del Barone Antonio Giacomo Larcan (che fu uno dei personaggi più importanti nella storia di Acquedolci) mettendo in relazione l'abbondanza di tonni con la presenza dell'uomo sul territorio in epoca preistorica.

Aquae Dulces Una delle teorie più affascinanti sull'origine del nome ha natura leggendaria. Secondo questa leggenda, sotto il territorio di Acquedolci scorrerebbero copiosi fiumi sotterranei, a causa dei frequenti smottamenti del monte San Fratello. Questi fiumi affiorerebbero a poche miglia dalla costa, rendendo l'acqua del mare dolce e potabile. La leggenda racconta inoltre, che gli antichi Romani, durante le guerre puniche, spesso attingevano acqua potabile direttamente in mare, evitando così di scendere sulla terraferma. Questa teoria dei fiumi sotterranei sembra essere confermata dalle recenti indagini effettuate nel sottosuolo dopo l'ennesima frana che ha colpito nel 2010, il paese di San Fratello. I rilevamenti indicano che la montagna rappresenta un enorme bacino idrico. Il nome Acquedolci quindi deriverebbe dalla presenza di sorgenti d'acqua dolce sul territorio.

Le Notizie storiche indicano che tra i feudatari di San Fratello e Acquedolci furono: il milite Giovanni De Bullas (1270 circa); Guillot d'Alisy (1276); Raymond de Puy-Richard, castellano, subentrato allo scutifer Guillot d'Alisy (1281); il milite Squarcia Riso per concessione di Carlo II d'Angiò (1299). Dopo le guerre del Vespro: Damiano Palizzi-castellano di San Filadelpho (1305); Famiglia degli Alagona (1320); Guglielmo Ventimiglia, capitano aleramico e castellano (1356); Enrico I Rubeo (detto "il Conte"), conte di Aidone, per concessione di Federico IV (1361); Guglielmo Rosso(1378); Enrico II Rosso(1385)-castellano; Federico d'Aragona, cavaliere del regno di Trinacria (1392), reo di fellonia.

Il Periodo Spagnolo nel borgo di "Aquidulchi" La storia moderna dell'antico borgo ha origine tra la fine del XIV e l'inizio del XV secolo quando il feudo era possedimento di Federico II d'Aragona, figlio di Vinciguerra d'Aragona e cugino di Maria di Sicilia. Federico si ribellò a Martino I di Sicilia e venne punito per il reato di fellonia e perciò privato di ogni bene. Dopo questi fatti, il feudo di "San Filadelfio et Aquidulchi" venne concesso al cavaliere crociato "Angerio" o "Augerot", chiamato popolarmente "Ugerotto", della casata catalana dei Larcan. Per la ribellione di Federico d’Aragona, Martino concesse la terra di "San Filadello et Aquidulchi" ad "Angerotto de Larcha, per lui e per gli eredi dal suo corpo legittimamente discendenti, con obbligo del servizio militare e le solite riserve" (Muscia Sicilia Nobile, pag. 112). Ugerotto fu Signore del Castello e terra, di San Filadello e dei casali di Mirto, Mirtino, Crapi, Pranzano e Castel di Roma (Privilegio dato a 15 Agosto 1398. Canc., libro VII Ind., 1398, foglio 232).

Fu Ugerotto ad avviare la costruzione della Torre dell'Atàlia che fu ultimata nel 1405 e fu il primo nucleo del complesso architettonico del Castello "Larcan-Gravina". Attorno alla Torre di Acquedolci si sviluppò un piccolo borgo abitato da contadini,mezzadri, servitori e allevatori al servizio del Barone. Il Feudo ad inizio Cinquecento contava circa 300 abitanti oltre ad un nutrito numero di schiavi di origine africana, largamente impiegati per il lavoro nei boschi e nei campi. L'epoca dei Larcan, la prosperità del feudo, i Baroni e lo Schiavismo.

Angerotto De Larcan Antonio Giovanni AntonioGiacomo Vincenzo Aldonza Larcan- De Soto

La presenza di un trappeto per la lavorazione dello zucchero è documentata intorno al 1400. La Torre di Acquedolci venne ingrandita e restaurata sul finire del XV secolo da Antonio Giacomo Larcan in vista delle lotte di difesa della costa siciliana dai Saraceni.