Questa voce analizza la libertà di stampa nel Regno d'Italia, esaminando gli aspetti legali della diffusione delle pubblicazioni a stampa (sia libri che periodici). Si osserva come una parte della legislazione che attualmente disciplina la libertà di stampa nella Repubblica Italiana risalga proprio a questo periodo.
L'Editto Albertino sulla stampa (1848)
Estensione dell'Editto Albertino sulla stampa alle nuove province del Regno I nomi dei territori sono stati trascritti letteralmente.
R. D. 31 lug 1859, l'Editto sulla stampa è esteso alla Lombardia; D. Comm. (Farini) 13 gen 1860, estensione all'Emilia e alla Romagna; L. 30 giu 1860, estensione alla Toscana; D. Comm. 5 nov 1860, estensione all'Umbria; D. Comm (Valerio) 12 nov 1860, estensione alle Marche; D. Lt. 1° dic 1860, estensione al Napoletano e alla Sicilia; R. D. 22 ago 1866, estensione alle Province Venete e di Mantova; R. D. 19 ott 1870, estensione alla Provincia di RomaSi intende l'attuale regione Lazio.; R. D. 19 giu 1921, estensione alle nuove provinceCioè ai territori acquisiti dopo la prima guerra mondiale.; R. D. 2 ott 1924, estensione a Fiume. Nel marzo 1848 Carlo Alberto di Savoia promulgò lo Statuto Albertino, legge fondante dell'Italia unitaria. La Carta - a parere di giuristi e storici - risente dell'influenza del dispotismo illuminato di derivazione francese. Un articolo dello Statuto Albertino riguarda espressamente la libertà di stampa:
Il 26 marzo dello stesso anno fu emanato per decreto lEditto Albertino sulla stampa (legge n. 695, testo). Esso contiene i principi giuridici fondamentali sulla libertà di stampa che rimasero in vigore nel Regno d'Italia fino all'avvento della dittatura fascista.
Contenuto dell'Editto Norme speciali per tutti gli stampati La legge istituiva degli obblighi tassativi: Su ogni stampato deve essere indicato il nome dello stampatore (solo lui) e il luogo e l'anno in cui è stato impresso; Lo stampatore deve presentare la prima copia di qualsiasi stampato all'ufficio dell'Avvocato Fiscale; Lo stampatore deve consegnare una copia (per la conservazione) agli Archivi di Corte.
Oltre agli obblighi erano elencati i seguenti divieti: Discussioni e deliberazioni segrete del Senato e della Camera non si potevano pubblicarePer converso, la pubblicazione dei resoconti parlamentari non dava luogo a responsabilità: per l'analogia di questa previsione con il qualified privilege inglese, v. Giampiero Buonomo, Italia, quando le vie di ricorso sono finite. Deputati “immuni”, Strasburgo in campo, in Diritto e giustizia, 17 giugno 2006.; I dibattimenti a porte chiuse nei Tribunali non si potevano pubblicare.
Per quanto riguarda la repressione dei reati a mezzo stampa, rispondeva per primo l'autore; in secondo luogo, l'editore. Era la legge stessa a prescrivere le pene, non il codice penale. Lo stesso per: Reati contro la religione ed il buon costume; Offese pubbliche contro la persona del Re, i membri del Senato, della Camera, i sovrani ed i capi dei governi esteri ed i membri del corpo diplomatico; Diffamazione e ingiurie pubbliche.
Il sequestro di una pubblicazione poteva essere disposto solo dal giudice e solo in ipotesi di reato a mezzo stampa e, quindi, solo in ipotesi d'integrazione di responsabilità penale.
La competenza per i reati a mezzo stampa spettava al magistrato d'appelloÈ una legge speciale anche questa.. I giornalisti incarcerati sarebbero stati distinti dai delinquenti comuni.
Norme speciali per i periodici a stampa L'Editto Albertino si ispirò alla legge francese del 28 luglio 1828. La legge prescriveva che si potesse stampare una pubblicazione solo in una tipografia legalmente autorizzata. Inoltre, per poter pubblicare era necessario presentare una fitta documentazione. Bisognava dichiarare, tra l'altro, il nome e la dimora del «gerente responsabile», il nome della tipografia e, infine, il nome e la dimora del tipografo.
La figura del gerente responsabile era una novità per l'Italia: lo Statuto lo individuava come responsabile legale della pubblicazione. Ad egli spettava l'obbligo di firmare la minuta del primo esemplare stampato; una copia pubblicata andava consegnata all'Avvocatura fiscale. La legge gli attribuiva la responsabilità su tutto quello che veniva stampato sul giornale. La sua era dunque una responsabilità assoluta. Se l'“autore” (leggi: un redattore) è condannato per un reato a mezzo stampa, la condanna si estende automaticamente al gerente responsabile, che è considerato “complice” dell'autore. Quindi, se si condanna il redattore, si condanna anche il gerente per lo stesso reato. L'incarcerazione del gerente responsabile comporta la sospensione del giornale (art. 46).
La legge stabilisce l'obbligo di pubblicare le risposte delle persone citate negli articoli. Infine, prevede che, se la redazione riceve uno scritto ufficiale da parte dello Stato, anche di un ente locale statale, è obbligato alla sua pubblicazione.
Leggi speciali successive La generica formula “una legge ne reprime gli abusi” è praticamente la concessione di una delega in bianco al legislatore. Nelle leggi per la pubblica sicurezza emanate negli anni successivi, la Camera inserisce norme che limitano fortemente l'esercizio della libertà di stampa.
Legge 26 febbraio 1852 e legge 28 giugno 1858 L'Editto Albertino viene modificato in senso restrittivo. Dal 2 dicembre 1851 vi è in Francia un nuovo regime fondato da Napoleone III. Due nuove leggi vengono approvate su richiesta dell'alleato franceseFranco Della Peruta, Il giornalismo italiano del Risorgimento, FrancoAngeli, pag. 179.: (1852) nei procedimenti per offese contro sovrani o capi di governo esteri non è più necessaria l'esibizione della richiesta degli offesi da parte del pubblico ministero (Editto, art. 56). La nuova legge attribuisce ai giudici togati un potere che prima era affidato ai giurati. Inoltre prevede come condanna il sequestro degli stampati; (1858) otto giorni dopo l'attentato di Felice Orsini a Napoleone III (14 gennaio 1858), viene introdotta una nuova legge speciale per punire l'apologia dell'assassinio politico a mezzo stampa.
Decreto 28 aprile 1859 La diffusione a mezzo stampa, durante una guerra, di notizie riguardanti le manovre degli eserciti è punita col carcere. Si può divulgare solo ciò che è ufficialmente comunicato o è già stato pubblicato dal governo. “È vietato il gridare le stampe di qualsivoglia genere per le vie, le piazze, e per qualunque luogo pubblico”, ed è vietata qualunque affissione di ogni genere di scritti, senza uno speciale permesso. “È vietato per mezzo di stampe (…) eccitare le passioni o la diffidenza tra i vari ordini sociali”. L'azione penale contro i contravventori per mezzo della stampa potrà esercitarsi cumulativamente contro l'autore, l'editore, lo stampatore e il gerente. Riguardo alle pubblicazioni periodiche, si potrà aggiungere la sospensione a tempo o la soppressione definitiva. Per l'apertura di una nuova testata sarà necessaria l'autorizzazione del Ministero dell'Interno.
Legge 6 maggio 1877 È vietata la pubblicazione degli atti di un processo fino a quando esso non sia chiuso.
Legge 22 novembre 1888 Molti delitti vengono disciplinati dal codice penale, non più da una legge speciale: offesa al Re, a un membro della Famiglia Reale, a un membro del Senato, della Camera e delle istituzioni costituzionali dello Stato. Contro il capo di uno Stato estero e contro un rappresentante accreditato (corpo diplomatico); delitti contro l'ordine pubblico; istigazione a delinquere; diffamazione e ingiuria.
Legge 19 luglio 1894 L'apologia di reato col mezzo della stampa è oggetto di una legge speciale.
Dopo i moti di Milano del giugno 1898, il nuovo presidente del Consiglio, il generale Luigi Pelloux dispone il 1º settembre l'avvio della schedatura delle varie testate: i prefetti sono tenuti a redigere prospetti dettagliati, con cadenza trimestrale per la stampa d'opinione e settimanale per i fogli "sovversivi" (repubblicani, socialisti e anarchici).
Legge 28 giugno 1906 Una conquista della libertà di espressione: l'abolizione del sequestro preventivo. La legge n. 278 fissa un principio essenziale di libertà: “Non si può procedere al sequestro dell'edizione degli stampati e di tutte le manifestazioni del pensiero contemplate nell'Editto sulla stampa del 26 marzo 1848, se non per sentenza definitiva del magistrato”.
Legge 9 luglio 1908
Ai giornalisti professionisti sono concessi 4 biglietti di treno A/R a tariffa ridotta del 75%. Poi diventeranno 12. La legge contiene la prima definizione di giornalista professionista: “Quelle persone che, in qualità di direttori, o redattori, o corrispondenti di giornali, fanno del giornalismo la loro professione abituale, unica o principale e retribuita”.
Legge 7 luglio 1910 Non essendoci più il sequestro preventivo, è abolita anche la consegna delle bozze. La nuova norma prevede che tre copie di ogni stampato siano consegnate presso il tribunale del circondario. Però restano ferme le disposizioni che riguardano i periodici.
Norme restrittive durante il periodo bellico Il 23 maggio 1915, con i decreti nn. 674, 675 e 689, viene istituita la censura sulla stampa e sulla posta. I giornali non possono dare notizie sul numero di feriti, prigionieri e caduti, sulle nomine e sui mutamenti degli alti comandi militari, all'infuori di quelle contenute nei comunicati ufficiali. Inoltre sono introdotte alcune modifiche alla legge di pubblica sicurezza: i prefetti hanno la facoltà di ordinare il sequestro di una testata e la sua sospensione dopo due sequestri successivi. Per tutta la durata della guerra le autorità preposte al controllo degli organi di stampa, desiderose di presentare al pubblico un quadro ottimistico della situazione, suggeriscono ai giornali come selezionare le notizie. La pressione delle autorità, unita alle attese del pubblico, che desidera leggere sui giornali solo le notizie buone e non quelle cattive, fanno sì che la stampa italiana si autocensuri. I giornali, nonostante ricevano dal fronte notizie ben circostanziate dai propri corrispondenti di guerra, non pubblicano tutto: celano volontariamente al pubblico dei lettori una parte delle notizie, pubblicando articoli che nascondono, e in alcuni casi falsificano, gran parte della verità..
Dopo la fine del conflitto Il 19 novembre 1918 le cause di sequestro delle pubblicazioni periodiche vengono limitate alle informazioni di natura militare e alle notizie non conformi al vero che possano provocare allarme nella pubblica opinione o turbare i rapporti internazionali. Con un decreto del 29 giugno 1919 sono abrogate le norme restrittive entrate in vigore nella primavera del 1915; contestualmente, il direttore generale della pubblica sicurezza, Vincenzo Quaranta, attenua la sorveglianza sugli organi d'informazione.
Nel 1923 viene costituito da Benito Mussolini l'ufficio stampa della Presidenza del consiglio dei ministri. Il primo titolare dell'ufficio è Cesare Rossi; gli “ordini alla stampa” (che diverranno noti con il nome popolare di “veline”) avviano la progressiva fascistizzazione dell'informazione. Il servizio giornaliero degli “ordini” emessi dall'Ufficio stampa del governo è avviato il 6 maggio 1925Mauro Forno, Informazione e potere. Storia del giornalismo italiano, Laterza..
Soppressione della libertà di stampa nel periodo fascista
1924: il bavaglio all'informazione
Secondo Gaetano Salvemini, nel 1924 i quotidiani indipendenti potevano contare su una diffusione complessiva di 4 milioni di copie, mentre i giornali che fiancheggiavano il governo totalizzavano copie giornaliereMauro Forno, La stampa del ventennio. Strutture e trasformazioni nello stato totalitario, Rubbettino 2005, p. 47..